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Venerdì, 12 Novembre 2010 23:00

Passioni segrete

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Per servirla avevo imparato a cucinare e a svolgere tutte le normali faccende di casa, e per poter stare ai suoi piedi avevo imparato anche a fare il pedicure.
Era come una droga per me, non potevo resistere neanche un giorno senza poter sentire il dolce sapore dei suoi piedi, e vivevo col solo scopo di poterla servire e adorare, desiderando null'altro che questo..
Venerdì, 30 Ottobre 2009 16:53

Mara, Cap. 25, il quiz

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Il quiz

 

Passarono altri due anni da quell’intervista…. io conducevo la vita di sempre in una routine che lasciava pochissimo spazio al riposo…

Lei ormai passava giornate intere senza rivolgermi parola, usandomi sotto i piedi come se non esistessi…. Poi c’erano  giornate in cui sembravo tornato suo amico, quasi che quegli anni non fossero passati.

In realtà anche io apparivo spesso confuso…. cercavo di svolgere i miei compiti al meglio, ma ogni tanto non ero molto presente, per cui, anche nei giorni positivi di Mara, a volte non riuscivo a formulare risposte soddisfacenti e mi limitavo a leccarle i piedi,  succhiarle gli alluci.

Accadeva che ogni tanto si divertisse a farmi male… o a prestarmi a qualche amica come tappetino anti stress. Diceva che ero bravo e resistente…. ma a volte tornavo da lei in condizioni difficili, come quando venivo da casa di Valentina e Paola. O da Leila.

Perché Leila in quegli anni era molto cambiata:  spesso era nervosa, si divertiva a far male quasi come Valentina e, a differenza da lei,  adorava usare i tacchi alti su tutto il mio corpo.

Ma. durante uno dei giorni normali, Mara tornò a casa euforica…

-          Ehilà, tappetino, vieni qua!

Mi avvicinai, baciandole le scarpe.

-          Sai, ci hanno preso per il quiz preserale, andremo a Milano tra un paio di settimane…e dai che magari si porta a casa qualche soldino!

-          Gra..grazie padrona, cioè…è bellissimo!

-          Certo che è bellissimo, andrò a comprarmi un vestito nuovo, delle scarpe e mi farò una giornata alla beauty per mettermi a posto. Anche tu però avrai bisogno di una piccola sistemata, eh?

-          Come vuoi, Mara…

-          Ma cos’è quella faccia da funerale, non sei contento? Ho detto che mi prenderò cura di te, hai capito bene?

In un momento realizzai quello che mi aveva detto e le feci un sorriso.

-          Bravo, così che ti voglio, sorridente. A Milano, che bello!

 

Le due settimane successive Mara si curò di me. Mi fece un’accurata pulizia, mi passò più volte la crema per cancellare le impronte che avevo ovunque e mi usò sempre e solo a piedi nudi, raccomandandosi anche con quelle sue amiche che ogni tanto venivano a trovarla.

Il martedì mattino di due settimane dopo, Mara ed io, fummo pronti per andare a Milano.

Saremmo stati accompagnati da Leila, che si era offerta di guidare fin laggiù e che sarebbe stata parte del pubblico dei fans.

Io ero seduto nel sedile posteriore, Mara mi dette da leccare le scarpe che si era portata per quel pomeriggio di registrazione. Erano delle decolletèè  bellissime, chiare e molto eleganti, con un tacco fine ed appuntito.

Le leccai la suola nuova e poi passai al tacco, pensando a come sarebbero affondati in me in quella giornata.

Giunti allo studio televisivo, fummo subito separati: Mara andò al trucco, Leila nella parte del pubblico ed io mi trovai per la prima volta in compagnia di altri due tappetini come me, che appartenevano alle altre due concorrenti.

Come me erano preoccupati e straniti dalla nuova situazione e nessuno sembrava avesse molta voglia di parlare.

Ad un cenno, un’assistente ci accompagnò nella nostra postazione.

Fui steso dietro una postazione trasparente:  vedevo una sorta di posto a sedere vicino a me, mentre Mara probabilmente sarebbe dovuta restare dietro la postazione e in piedi, almeno per quella parte del gioco.

Fui completamente immobilizzato, avrei potuto ruotare solamente la testa, se avessi voluto.

Guardai il pubblico, cercai di scorgere Leila e la vidi in seconda fila, vicina ad altre ragazze, con le scarpe ben piantate su un tappetino sotto di loro.

Si avvicinarono a me due donne.

Una di loro era una ragazza giovane e molto carina, forse brasiliana, con la pelle olivastra e l’altra era l’assistente che mi aveva portato lì.

La brasiliana aveva dei tacchi molto alti ma, appena seduta,  li tolse e mise i suoi piedi nudi sulla mia faccia.

Erano  molto belli, soffici…..  non riuscii a trattenermi dal leccarli.

Con una pedata mi fece cenno di smettere, si sfregò i piedi sulla mia faccia per asciugarli e poi si alzò.

-          Si, molto bene, comodo…

Se ne andarono ed entrarono Mara con le altre due concorrenti.

Mara era bella come non mai, il vestito le donava tantissimo,  azzurro…. i capelli mossi e  un trucco leggero  ne valorizzavamo la bellezza.

Salì su di me e subito sentii i suoi tacchi penetrarmi nella pelle.

Mi scappò un piccolo urlo ma bastò il suo sguardo per convincermi a resistere.

Capii che mancavano pochissimi minuti all’inizio della trasmissione e Mara rimase in posizione su di me.

Un movimento del pubblico mi fece capire che uno dei tappetini sarebbe stato sostituito, forse era già rotto o era poco resistente. Le ragazze alzarono un attimo i loro piedi e poi li misero giù, andando a schiacciare il loro nuovo tappetino.

La conduttrice, una bella quarantenne,  molto, elegante coi tacchi alti, si andò a piazzare al suo posto, seduta su uno sgabello, con i tacchi appoggiati sulla faccia di un altro tappetino.

Buio. Sigla. Luci.

-          Eccoci qua, care telespettatrici alla nuova puntata del nostro quiz!

Applausi.

Furono presentate le concorrenti, ad una ad una, io non riuscivo a vederle dalla mia posizione e quando toccò a Mara, sentii i suoi tacchi premere nervosamente nel mio stomaco.

Poi le telecamere inquadrarono brevemente anche noi.

-          Eccoli qua i tappetini della serata! Come sapete questo quiz si fonda anche su di loro! Saranno infatti loro a subire le punizioni in caso di risposte errate da parte della concorrente, fino al gioco finale, in cui rimarrà uno sola! Una sola!!!!!!!!!!!! Ma andiamo per ordine…. iniziamo a far entrare le nostre vallette!

Entrarono tre ragazze giovani e molto belle: una di loro era la brasiliana di cui avevo saggiato i piedi, le altre due, una bionda e una bruna, erano italiane, probabilmente.

Dopo il balletto, tutt’e tre si andarono a posizionare al loro posto.

La ragazza brasiliana si avvicinò, si tolse le scarpe e mi trovai nuovamente sotto i suoi piedi nudi morbidi e leggermente sudati.

La conduttrice fece una prima domanda…. si prenotò proprio Mara ma per l’emozione sbagliò la semplice risposta.

La ragazza brasiliana, al cenno della conduttrice, alzò i suoi piedi e me li fece calare a tutta forza sulla faccia, strappandomi un ‘ouff…’.

Passarono alla seconda domanda… la concorrente rispose esattamente e fu subito in vantaggio.

Sentivo il nervosismo di Mara attraverso i suoi tacchi…. scossi un po’ la testa schiacciata dai piedi della bella brasiliana.

Lei li spostò  cercando di chiudermi le vie respiratorie.

In tanto Mara si prenotava per la risposta successiva… ma sbagliò nuovamente e questa volta mi arrivarono in faccia altre due pedate molto forti.

Sentivo già il gusto di sangue in bocca, schiacciato nuovamente sotto i suoi bei piedi.

Probabilmente per lei ero il noioso lavoro quotidiano, per cui non solo non badava a quanto male potesse fare, ma addirittura  si divertiva a farmene più del dovuto, usando i suoi piedi che invece avrei leccato e adorato volentieri.

Alle successive domande si prenotarono altre concorrenti, sentivo Mara in difficoltà, sempre più nervosa, i suoi tacchi iniziarono a torturare il mio torace nudo.

Mara si prenotò per la risposta successiva e finalmente fece centro.

Non ebbi alcun premio, semplicemente la  brasiliana  non mi colpì.

Mare era per il momento in svantaggio, ma il quiz prevedeva un recupero con la “domandona” finale.

Rispondendovi esattamente si acquisiva direttamente l’accesso al gioco successivo.

Speravo che Mara ce la facesse, anche perché non volevo assolutamente sapere cosa mi sarebbe capitato in caso di eliminazione.

La conduttrice fece la domanda. Per qualche secondo nessuna di loro si prenotò, era difficile.

Poi Mara premette il pulsante e con voce insicura provò a formulare la risposta.

-          Risposta esatta!!! Incredibile, la concorrente maggiormente  in svantaggio, riesce a giungere al gioco successivo! Viene eliminata la concorrente numero due!…

Vidi che la pedana su cui era il tappetino della concorrente eliminata si muoveva.

La ragazza sopra di me, mi liberò dai  piedi, si mise le scarpe e giunse a centro palcoscenico assieme alle altre ragazze, dove il tappetino era arrivato.

Mara mi guardò, era raggiante, la supplicai per un istante di lasciarmi riposare e lei si spostò di quel tanto dal non avermi direttamente sotto i suoi piedi.

Respirai e mi voltai verso il centro del palcoscenico.

Tutt’e tre le ragazze erano salite coi loro tacchi sul tappetino. Stavano ferme, in attesa di un cenno della conduttrice. Erano fuori onda per una piccola pausa pubblicitaria, ma non per questo liberarono il tappetino dalla tortura dei loro tacchi.

Quando tornarono in onda, fecero un balletto e a turno lasciarono un’impronta con i tacchi su una parte del corpo del tappetino, aggiungendola alle altre già presenti.

Quindi gli dettero un calcio ognuna, scesero e si andarono a preparare per il gioco successivo.

La pedana su cui ero steso si mosse… raggiunsi un'altra postazione.

Questa volta, sempre immobilizzato, mi trovai in posizione seduta, avevo di fronte a me l’altro tappetino, che come me, aveva impronte di tacco sul torace.

Rientrarono le tre vallette, questa volta erano a piedi nudi, con un vestito nuovo.

La conduttrice spiegò il gioco successivo.

Si trattava di indovinare delle parole secondo una sequenza logica ma questa volta le due concorrenti avrebbero giocato in tempi diversi.

Avrebbe iniziato l’altra concorrente, quindi le tre ragazze si posizionarono vicino all’altro tappetino.

Alzarono i loro piedi sul tappetino, erano tre ragazze davvero molto belle, ma, al via della conduttrice, iniziarono a colpirlo con calci e pedate su tutto il corpo.

Non erano calci forti ma continui e non risparmiavano nessuna parte del corpo del tappetino, compresi la faccia e le palle.

Se la concorrente avesse indovinato la parola o la frase intera, le ragazze avrebbero smesso di colpire per un tempo proporzionale alla difficoltà della parola o della frase da indovinare.

Questa volta la concorrente si fece prendere dall’emozione, sbagliò molto più di quello che le era concesso. Le tre ragazze centrarono il tappetino per quasi tutti i sette minuti del gioco…. vedevo la brasiliana colpire con particolare violenza la testa e alla fine del tempo lo scorsi crollare con il capo verso il basso.

Ci fu una interruzione pubblicitaria.

Le tre ragazze ne approfittarono per riposare e provare a farsi leccare i piedi dal tappetino appena preso a calci, ma lui sembrava incosciente. Lo slegarono e  portarono via.

Quindi le tre vallette si avvicinarono a me.

Guardai loro i piedi nudi, quelli della brasiliana che ben conoscevo e quelli delle altre due ragazze.

La bionda alzò i suoi piedi e se li fece leccare brevemente, ma appena l’interruzione pubblicitaria finì, spostò i piedi e, come le altre me li mise addosso, pronta a colpire.

Tornammo in onda.

-          E rieccoci in onda, care telespettatrici! Colpo di scena, il tappetino della concorrente che ha appena giocato, è fuori uso. Secondo il regolamento di questo gioco se non si riprenderà, la concorrente non potrà comunque accedere al gioco finale. Ma ora passiamo all’altra concorrente. Ragazze siete pronte?

Vedevo i loro piedi pronti a colpirmi e al cenno della conduttrice iniziarono ad arrivarmi pedate ovunque.

La brasiliana mi colpiva nei testicoli con particolare durezza…. poi salì sul torace e quindi sulla faccia, stordendomi a forza di calci.

Sotto la mattanza di colpi, temevo di non riuscire a farcela, la testa iniziava a girare e le forze a cedere…. Ma poi, finalmente, si interruppero.

Il timer contò 15 secondi, cercai di assaporarli uno per uno ma, al termine, ricominciarono a colpirmi.

Si interruppero altre 4 volte e ciò voleva dire solo una cosa: Mara era in netto vantaggio.

Fu questione di minuti e Mara fu proclamata campionessa, col diritto di accedere all’ultimo gioco.

Ci fu un’altra pausa pubblicitaria e Mara si avvicinò per accertarsi delle mie condizioni.

Scossi la testa cercando di riprendermi….. Mara ebbe il tempo per una brevissima carezza prima che la pedana riprendesse a muoversi,,,, fui di nuovo steso e mi trovai sotto la sedia su cui si sarebbe seduta Mara.

Lei mi concesse qualche secondo di riposo ma al cenno di una assistente, si sedette e, togliendosi le scarpe, mise i suoi piedi nudi sulla mia faccia.

Ritrovai il suo odore familiare……… era molto nervosa, cercai di calmarla con alcune leccate sulla pianta.

Nella pausa fu anche cambiato il tappetino della conduttrice….sanguinava da alcune ferite in faccia… anche un altro tappetino del pubblico fu sostituito.

Finita la pausa, la conduttrice spiegò il gioco finale… Consisteva in due parti: nella prima, Mara doveva indovinare tra due parole quella che sarebbe stata l’indizio giusto.

Si sarebbe trattato di pura fortuna, speravo che ne indovinasse la maggior parte per lasciare intatto il montepremi.

Nella seconda , invece, per potersi portare a casa il montepremi, avrebbe dovuto indovinare il titolo del film o della canzone cui si rifacevano gli indizi.

Il montepremi era particolarmente alto e la tensione anche.

Partì il tempo e al primo indizio Mara partì, sbagliando.

-          Mi dispiace, signorina, si deve mettere le scarpe e torturare il suo tappetino per un minuto.

Mara si mise le scarpe e mi trovai i suoi energici tacchi su entrambe le guance….mi schiacciò un po’ le guance e poi piantò vigorosamente il tacco nella guancia sinistra.

Iniziai a lacrimare, subivo una tortura senza motivo dai piedi che adoravo di più in assoluto.

Il tempo finì e finalmente potei di nuovo respirare sotto i suoi piedi nudi.

Ma sbagliò di nuovo e sentii dell’aria nelle mie parti basse e poi un piede nudo che iniziava con forza a colpirmi nei testicoli.

Non potevo ripararmi visto che ero completamente immobilizzato, soffrivo per i colpi, mentre Mara cercava di accarezzarmi sulle guance con i piedi nudi.

Le pedate finirono dopo qualche secondo… Eccoci al terzo indizio.

E Mara sbagliò anche quello….  vidi che qualcosa si muoveva ai lati della mia faccia.

Mara alzò i piedi, liberandomi la faccia, la postazione si mosse e ritrovai i piedi di Mara sul mio torace.

Le vallette, la bionda e la bruna si misero ai lati e appoggiarono entrambe i loro tacchi sulla mia faccia, schiacciandomela.

Si sarebbe trattato per me di una punizione senza tempo, quella terribile posizione sarebbe durata fino al prossimo indizio.

Poi Mara indovinò il quarto indizio… ma purtroppo sbagliò di nuovo il quinto.

Le ragazze si mossero, tolsero un tacco ognuna dalla mia faccia ed iniziarono a colpirmi a turno la faccia con l’altro, fino a che nuovamente terminò il tempo della punizione.

Era il momento dell’ultimo indizio, quello più importante.

La pedana si mosse nuovamente e finalmente ritrovai i piedi nudi di Mara.

Respirai dalla mia faccia torturata e pur con qualche difficoltà, cercai nuovamente di leccarle i piedi per tranquillizzarla.

Alla scelta però sbagliò nuovamente.

La conduttrice dette il via ad una sorta di display numerico con i numeri che andavano da cinque a cinquanta, il display si fermò sulla cifra venti.

-          Venti colpi! Le è andata ancora bene, tutto sommato. Allora, per favore spostate il tappetino qua sotto che questa volta ci voglio pensare io.

La pedana si mosse ma poi si fermò in una strana posizione a metà tra Mara e la conduttrice.

La regista comunicò con la conduttrice e le disse che per problemi tecnici, avrebbe dovuto spostarsi lei nella postazione di Mara, se avesse voluto punirmi in prima persona..

In mezzo agli applausi di incoraggiamento, la conduttrice, scherzando sull’inconveniente, fece alzare Mara dalla postazione, accomodandosi su di me.

Non sapevo che cosa intendesse per i venti colpi, iniziai a temere che non si togliesse neppure le scarpe. La osservai brevemente, il pubblico la incitava con gli applausi…. lei si tolse le scarpe.

-          Pronti? Via! E uno, due, tre…

I suoi piedi nudi iniziarono a colpirmi in faccia con forza e ritmo, non arrivai alla fine, che persi conoscenza.

Ebbi solo dei lampi di coscienza ogni tanto….. Mara che mi colpiva per risvegliarmi ma non riuscii a seguire la gara.

 

Mi svegliai definitivamente con una sensazione umida sulla guancia.

Aprii gli occhi e vidi che una ragazza, non Mara, stava cercando di medicarmi le ferite.

Era Leila ed eravamo nel bagno della stanza d’albergo.

Iniziai a tremare a capii che ero completamente nudo e che Leila si era presa cura di tutte le mie ferite.

-          Ma..Mara?

Leila mi guardò, come se fosse stupita che mi fossi già svegliato.

-          Mara cosa? Vuoi sapere com’e andata dopo che la conduttrice ha usato la tua faccia come kicking-ball? Be’, puoi ringraziare che ogni tanto ti svegliavi, se no Mara non avrebbe vinto nulla!

-          V…vinto?

-          Si, certo che ha vinto!

Me lo disse come una cosa ovvia, non aveva capito che, anche se ogni tanto ero sveglio, non ero riuscito a sentire nulla.

-          Dov’è?

-          Di la in camera che si sta guardando la registrazione del programma, vuoi andare da lei?

Feci cenno di si.

Leila mi accompagnò, aiutandomi a mettermi a quattro zampe, sbandai clamorosamente e quasi finii contro la doccia.

Notai per un istante la mia immagine sullo specchio, i lividi e i segni di tacchi sulla mia faccia e in tutto il corpo. Leila aveva fatto un buon lavoro, ma non era riuscita a nascondere tutto. Avrei nuovamente avuto bisogno di tempo per guarire.

Leila decise di farmi mettere a terra per trascinarmi verso la stanza.

Mi trascinò mentre ero pancia a terra, le vedevo i piedi nudi camminarmi davanti alla faccia.

Nella camera vidi per prima cosa i piedi della mia padrona, era sul letto e si stava guardando la registrazione del programma.

Aveva le sue scarpe ai piedi del letto, gliele osservai ricordando il tacco appuntito nelle guance.

-          Che stupida, questa la sapevo, ma come ho fatto?

-          Mara, se vuoi si è risvegliato.

Si sporse dal letto e finalmente riuscii a vederla interamente.

-          Grande! Non pensavo ti riprendessi così in fretta…

Si avvicinò, Leila andò a sedersi sul letto e Mara mi abbracciò, tenendomi su la testa e accarezzandomi.

-          Scusa, non ti avevo detto che era un gioco un po’ duro, è un miracolo che non ti abbiano rotto nulla con i calci…

-          Nngnhh…- dissi, sputando un po’ di saliva.

-          Sai che abbiamo vinto quasi tremila euro? Ho dimezzato il montepremi un po’ troppe volte ma l’importante è che non sono andata via a mani vuote, non sei contento?

Accennai un sorriso.

-          Lo prepariamo già per la notte?- chiese Leila.

-          Si, un attimo, solamente.

Continuò ad accarezzarmi la faccia.

-          Sei davvero il migliore tappetino da piedi che potevo sperare di avere…

Mi accarezzò, e mi abbracciò, dandomi un bacio.

-          Comunque- disse Leila- il tappetino sotto di me non se l’è passata meglio, te lo posso assicurare! Forse i miei tacchi erano un po’ troppo appuntiti, a metà trasmissione si è sentito male e  lo hanno dovuto sostituire.

Mara mi accarezzò ancora, poi con l’aiuto di Leila mi trascinò verso il letto.

Vidi che naturalmente era disposto per accogliere un tappetino da piedi per la notte e fui messo al mio posto.

Spensero la tv, avrebbero guardato più volte il resto della puntata nei giorni a venire e in breve mi trovai con i piedi di entrambe sulla mia faccia.

Chiacchierarono a lungo, ridendo.

Leila spostò un attimo i piedi dalla mia faccia.

-          Tutto bene lì sotto?

Io provai ad accennarle un sorriso, non capendo bene il senso della domanda.

-          Lasciamolo dormire, è stordito per le pedate, mi sa che stasera non riusciremo a cavarne nulla- disse Mara, accarezzandomi col suo piede.

Continuarono a chiacchierare, ignorandomi completamente fino a che la stanchezza non le vinse e si addormentarono.

Nel buio odoroso, sotto i loro piedi, sfinito, mi addormentai anch’ io…. un lungo sonno senza sogni.

Venerdì, 23 Ottobre 2009 14:54

Mara, Cap.24, L'intervista

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L'intervista.

 


Dopo quella prima esperienza in infermeria, ne seguirono molte altre, per lo più brevi.

Passarono i giorni e poi i mesi e quindi gli anni. Ogni tanto Mara, normalmente gentile e cauta nell’usarmi duramente, si scatenava e provava a fare su di me ogni cosa gli venisse in mente. Iniziai a conoscere quei momenti, arrivavano a caso ma mi bastava vedere il suo sguardo per capire che era di nuovo giunto il momento.

In genere, dopo il mio ricovero, le cose tornavano normali, almeno per un po’, ma ad ogni ricovero le mie forze andavano gradualmente diminuendo, di pari passo con la mia lucidità mentale, che ogni tanto era più debole.

Probabilmente era tutto colpa delle pedate in faccia e in testa che ricevevo, durante i suoi momenti cattivi ma anche normalmente. Quando mi colpiva in faccia, sapevo che probabilmente le sue pedate avrebbero finito per far danni prima o poi, ma non potevo farci nulla e imparai a subire, senza oppormi con le mani, per non rischiare di innervosirla ulteriormente.

Ogni tanto il suo piede sembrava non volersi fermare mai, altre volte invece si lasciava accarezzare e mi permetteva di calmarla con ampie leccate.

Quando tornai da uno dei miei giorni in infermeria, Mara mi accolse con una notizia inaspettata.

Si stava massaggiando i piedi usando la mia faccia, quando mi rivolse parola.

-          Sai che vogliono intervistarti?

Non capii subito, sepolto sotto i suoi piedi.

-          Hai capito o, forza a tenerti li sotto, stai rimbambendo?

Era nervosa, ma non come quando aveva i suoi momenti, lo sentivo dal suo sudore.

-          Io…intervista….chi?

-          Son quelli della televisione locale. Mica capito perché han scelto te, forse vogliono conoscere uno dei pochi che ha fatto vita da libero fino a quasi trent’anni.

-          Ma..il tappeto di Valentina?

-          Chi, quello? Sai bene la fine che ha fatto, no?

-          Non…non ho più sentito nulla…

-          E, secondo te dall’ultima volta che lo hai visto, quanto può esser durato ancora? Ha realizzato il suo desiderio…e, tanto per cambiare, Valentina è in cerca di un altro tappetino. Avrei scommesso che questo gli sarebbe durato, era suo amico o almeno cosi mi diceva…ma purtroppo per lui era molto poco resistente.

Pensai a quello che mi aveva detto e per un momento realizzai la crudeltà delle due sorelle sul loro tappetino comune.

-          Quando…?

-          Quando cosa? L’intervista? Domani pomeriggio alle 14,  mi sa che dovrò darti una bella ripulita, non credi?

Andammo in bagno, dove si prese cura della mia igiene, mettendomi nella vasca.

Quindi mi usò normalmente per il resto della sera e il giorno dopo tornò a casa per l’ora di pranzo.

 

-          Sei pronto? Dai che tra meno di mezz’ora arrivano…

Ero steso al mio solito posto, le avevo pulito le scarpe e cercato di pulire casa, ma i frequenti capogiri mi avevano reso difficile quel compito.

-          Mettiti sul sofà, come pensi che ti possano intervistare se sei steso?

Mi aiutò e mi sedetti sul divano, dopo tanto tempo.

Era una sensazione strana, quasi come se per qualche istante fossi tornato quello di prima, quello di tanti anni fa.

Le massaggiai i piedi da quella per me insolita posizione, ma passò meno di mezzora che suonarono alla porta.

Mara andò ad aprire ed entrò una giovane giornalista con il suo cameraman.

Era vestita elegante, un tailleur chiaro che ben si adattava alla sua capigliatura bionda, capelli mossi, le scarpe a punta col tacco alto sotto le sue nude gambe.

Non sapevo cosa fare e restai li seduto, in attesa che mi arrivasse davanti.

-          Oh, eccolo qua il nostro tappetino…ma…che cosa ci fa seduto sul divano?-disse, vedendomi

-          Ehm, beh pensavo che fosse più comodo per voi intervistarlo.

-          Si, in un certo senso si, ma magari poi dopo un po’ lo mettiamo giù, così lo intervistiamo nella sua mansione abituale.

Mara le portò una sedia, mentre il cameraman si inginocchiò accanto alla giornalista, pronto a filmare l’intervista.

-          Vedi di fare delle buone riprese, idiota! Se me le fai brutte come l’altro ieri, guarda che ti punisco a pedate e questa volta non mi fermerò!

Per rendere la frase più incisiva, gli piazzò un calcio di punta con la scarpa nello stomaco.

Il cameraman si piegò per il calcio, le baciò la scarpa per chiedere pietà e poi alzò la maglietta per osservare il danno e massaggiarselo, un livido vicino a tanti altri simili.

Quindi la giornalista riprese il suo abituale sorriso, si sedette e dette il via all’intervista, mentre il cameraman iniziò a filmare.

-          Care telespettatrici, siamo qua a casa della signorina Mara ed oggi intervisteremo il suo tappetino. Pensate che fino a quasi trent’anni non è stato posseduto da nessuna e questo è davvero una rarità in questi tempi in cui c’e costante carenza di tappetini da piedi.

Il cameraman iniziò ad inquadrarmi. Mi faceva uno strano effetto, essere inquadrato dal basso, visto che normalmente ero sotto i piedi di qualcuna.

-          Stop! No, così non va. E’ troppo in alto…forse meglio fare tutta l’intervista nella sua posizione normale. Signorina Mara, venga pure qua, si sieda sul divano…e tu, tappetino, prendi la posizione!

Mi stesi, era già finita l’illusione di una intervista alla pari.

Appena mi stesi, la giornalista mi porse la sua scarpa, mi ero scordato di baciarle i piedi e la baciai sotto le suole, notando quanto la scarpa fosse a punta.

Mara si sedette, mettendomi i piedi nudi sullo stomaco, avevo le scarpe della giornalista vicino alla mia testa.

Ripartì la registrazione, questa volta l’inquadratura era dall’alto verso il basso e alla giornalista la cosa sembrò molto più naturale.

Inquadrarono subito i piedi di Mara, il mio stomaco sotto di loro, poi l’inquadratura venne su di me.

-          E allora signor tappetino, cosa mi dice di questa sua situazione atipica fino ai trent’anni?

-          Beh, ecco…io quasi non ricordo la prima parte della mia vita…è tutto così sfumato e mi sembra quasi di essere schiavo di Mara da una vita.

Avevo la mente confusa, il mal di testa si faceva strada in me.

-          Ma avrà pure qualche ricordo, come giudicava i tappetini che incontrava quando usciva di casa? Non riteneva che dovesse diventare prima o poi un suo compito?

-          Beh io uscivo in realtà molto poco, il meno possibile e…a dire il vero non pensavo di sicuro di diventare quello che sarei diventato, semplicemente mi era estraneo il pensiero e…

-          Stop! Ma come diavolo è possibile, è una intervista banale! Possibile che non si ricordi quasi nulla.

La giornalista mi dette un paio di pedate sulla spalla con una sua scarpa a punta.

Sentivo i piedi di Mara diventare nervosi sul mio stomaco, lo sentivo dal suo sudore.

-          No, ecco, signorina…è che forse è un po’ confuso e allora…-cercò di giustificarmi.

-          Confuso un corno! L’intervista così non va!

-          Ehm, ecco…se forse ci spiegasse o meglio, gli spiegasse che cosa vuole che dica…

-          Che cosa voglio che dica? Semplice, voglio che dica la verità, che in realtà ha sempre desiderato di vivere sotto i piedi, che sperava di essere scelto da qualcuna prima o poi le solite cose…ecco cosa voglio che dica! E’ così difficile?

La giornalista si girò verso il cameraman, improvvisamente divenne furiosa.

-          Idiota che non sei altro!

All’improvviso iniziò dargli calci nello stomaco con le sue scarpe a punta.

-          Non è possibile! Mi mandano sempre a fare interviste idiote. Cosa pensano di ottenere da un tappetino come lui, rimbambito a forza di stare sotto i piedi? Solo cretinate, niente altro!

-          Si calmi signorina…

-          Si calmi un accidenti, non sa che dovrei essere in ben altre mansioni! E invece sono qua, son tre anni che continuo a fare interviste in giro, con quest’altro imbecille di cameraman che per quanto lo punisca, mi fa sempre delle inquadrature di pessima qualità.

Si era fermata un attimo, il cameraman era a terra dolorante, lo sguardo terrorizzato verso le scarpe della giornalista.

Lei lo guardò furibonda e poi gli dette un’altra serie di pedate nello stomaco.

Lui urlò per il dolore, cercando di parare i colpi ma non ci riuscì e sperò che smettesse di dare calci.

Sputò un po’ di saliva, lo guardai mentre Mara e la giornalista parlavano tra di loro.

-          E’ solo un anno che lavoro per lei...sicuro che…le sue scarpe a punta…mi uccideranno..un giorno..o l’altro…

Continuò a massaggiarsi lo stomaco, sputando altra saliva.

-          Alzati, idiota!

Il cameraman provò ad alzarsi ma lei gli dette un paio di forti pedate nello stomaco.

Lui cadde nuovamente a terra, iniziando a baciarle le scarpe per implorarle pietà.

Si stava lentamente calmando, ma non era ancora calma.

-          Senta, per favore la smetta con i calci, mi pare che ne abbia avuti abbastanza…

-          Oh, è un ottimo commediante, non ha di certo ancora subìto abbastanza oggi…

Gli dette ancora due pedate nello stomaco ed una forte in faccia.

-          Si fermi, la prego…Se vuole calmarsi, il mio tappetino può provare a massaggiarle i piedi con la lingua, sa è molto bravo e così, magari…

La giornalista guardò il cameraman steso a terra, forse si era calmata già un po’, pensò se dargli ancora delle pedate ma si sedette,  si tolse le scarpe e piantò con forza i piedi nudi sulla mia faccia.

-          Va bene, vediamo se è poi così bravo a leccare! Sto idiota manco quello sa fare!

I suoi piedi nudi erano molto sudati, ossuti e nervosi come colei che li possedeva , ed io provai a leccarne la pianta con ampie linguate mentre lei parlava con Mara, dandomi delle pedate ogni tanto.

Dopo qualche minuto sembrava più calma, mi osservò al lavoro sotto i suoi piedi, poi decise che il tempo iniziava a scarseggiare e si apprestò a continuare l’intervista, rimettendosi le scarpe.

Il cameraman che si era rialzato, sputava ancora saliva, massaggiandosi lo stomaco, scosse la testa e poi, per non rischiare altre punizioni, accese la telecamera.

Notavo che aveva un livido sotto l’occhio sinistro, mentre cercava di riprendere me, nuovamente steso a terra con i piedi di Mara sullo stomaco.

Per non rischiare ulteriormente altre scene isteriche, recitai la parte che la giornalista aveva scelto per me.

Dissi tutto quello che lei voleva sentire e sentii che anche Mara si era calmata, non le sudavano più i piedi sul mio stomaco.

Ebbi solamente un lungo momento di confusione verso la fine, mi era tornato il mal di testa, ma mi calmai, accarezzando i piedi nudi di Mara.

       - Andiamo, idiota, che con te non ho ancora finito con te stasera!- disse, terminata l’intervista al suo cameraman che si rassegnò a seguirla, faticando ed incespicando con la telecamera in mano.

In se forse sperava che quella sera lei non lo avrebbe più punito, ma si rassegnò all’idea che così non sarebbe stato e se ne andarono, lo sguardo fisso alle scarpe a punta della giovane giornalista.

 

-          Cavoli, mai visto una donna così giovane e isterica allo stesso tempo…ci credo che abbia già fatto fuori un cameraman in questi anni…

-          Cioè…?

-          Boh, mi è sembrato di capire quello…e non faticherei a crederci!

Una piccola pausa, si sedette sul sofà e io mi misi sotto i suoi piedi, provando a massaggiarglieli.

-          Beh almeno un vantaggio lo abbiamo avuto: 100 euro, i soldi dell’intervista. Che cosa vuoi che ti compro?

-          Co…come?

-          Beh, mi hanno dato qualche soldo per l’intervista, di questi la metà me li tengo io, che sono la tua padrona e l’altra metà posso lasciarla a te, se la vuoi…

Era il primo regalo che mi faceva da che ero al suo servizio, e non sapevo cosa desiderare.

-          Non…non saprei…che cosa posso volere?

-          Se non li vuoi, lasciali a me, io so di sicuro cosa farne!

Pensai a che cosa potevo volere, ma, data la vita che conducevo, avevo ben poche necessità.

-          Facciamo così…mi compro delle scarpe, magari come quelle rosse col tacco che ti piacciono tanto. E con quello che avanza ti compro della crema per farti passare le ferite di tacco che avrai quando le userò su di te, ti va come idea?

-          Si…certo, non saprei cosa altro volere.

-          Bene, quasi temevo che volessi comprarti un giorno di libertà…costa giusto 50 euro che sarebbero andati ovviamente a me. Ma per fortuna vedo che preferisci stare sotto i miei piedi…

Non sapevo se scherzasse o meno.

-          Ma..padrona…io non ricordo quasi più cosa sia la libertà, è troppo che non ne godo, son più di tre anni che sono sotto di te…

-          Esatto, sono quasi tre anni e mezzo, e quindi hai deciso che la libertà non ti serve e preferisci continuare a vivere ogni giorno sotto i miei piedi. Ottimo, di questo ne prendo atto e te ne sono grata…

-          Ma, si invece, se fosse possibile anche solo una mezza giornata…

-          Tempo scaduto. Mi compro delle scarpe e il tuo unguento.

-          Non posso cambiare idea?...

Mi fissò, uno sguardo di quasi compassione, poi si mise a ridere.

-          Eh eh eh! Vedi che sei ormai rimbambito, non capisci che ti sto prendendo in giro? Come pensi di poterti comprare la libertà dai miei piedi. E’ impossibile, il contratto non lo prevede e starai sotto di me tutti i santi giorni della tua vita, lunga o breve che sia!

Non avevo capito che scherzava, scossi la testa, a metà tra il confuso e il deluso.

-          Lo so. A volte non capisco più niente…Ho paura che le pedate che mi dai, mi intontiscano troppo. Ho sovente dei mal di testa e dei capogiri.

-          Si, è probabile ma a me piace dartele e tu non puoi far altro che subirle…

-          E’ vero ma posso chiederti un favore?

-          Chiedi pure..

-          Se ogni tanto fosse possibile invece che in testa o in faccia, fossero magari altrove…

-          Preferiresti nello stomaco come il cameraman e fare la sua fine? Prendimi un paio di scarpe, allora…

-          No…non so…

-          Mi spiace, io trovo molto più comodo dartele in testa e mi piace vederti barcollare, cercando l’equilibrio ogni volta che te ne arriva una.

Mi dette improvvisamente una forte pedata in faccia.

Improvvisamente avevo paura, notai quel suo sguardo strano, come quando mi puniva senza ragione.

Incominciò a darmi forti pedate in testa, cercai di sottrarmi ai colpi che mi arrivavano dai suoi piedi nudi, ma erano troppi e troppo forti e mi risolsi a subirli come al solito, girando inconsapevolmente la faccia in modo che mi colpissero pienamente, pregando che smettesse.

Smise qualche minuto dopo.

Io avevo un forte mal di testa, la faccia completamente dolorante, le osservai i piedi nudi ora fermi a poca distanza dalla faccia che avevano colpito.

-          Sei bravo come tappetino anti stress, lo sai? Mi serviva proprio darti una scarica di pedate per rilassarmi, lo sai  che ero nervosa anche io durante l’intervista? Quando ti sei inceppato verso la fine, avrei tanto voluto darti le pedate che ora ti ho dato.

-          Ma..mmmg…Mara…

-          Dimmi…

-          Sto male…testa che fa male…gghn…

-          Sai che conosco una terapia per il mal di testa? Vuoi provare?

Mi mise il piede nudo davanti alla bocca.

-          Apri la bocca, che ti faccio entrare la terapia tutta bene fin giù in gola….

Aprii la bocca e mi infilò con violenza dentro il piede, causandomi della tosse.

Tolse il piede e mi dette un’altra serie di pedate in faccia.

Quando mi coricai sfinito con la testa sul sofà, mi infilò in bocca di nuovo il piede e se lo fece succhiare fino all’ora di cena, facendosi leccare ogni tanto la pianta.

Anche quella notte avrei dormito con lei. Mi chiesi se e come tutto sarebbe andato a finire….

Venerdì, 16 Ottobre 2009 16:33

Mara: Cap.23, Requiem per un tappetino

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Dopo quell’esperienza in infermeria, la prima di alcune altre, la mia routine tornò nella norma.

In un giorno qualunque, Mara mi comunicò che per un intera giornata avremmo avuto come ospite il tappetino di Valentina. Mi spiegò che in quel modo voleva sdebitarsi  dalle volte in cui lei era venuta a casa sua per utilizzarmi. In realtà sapeva che le due sorelle sarebbero dovute andare via per tutto il giorno e non avevano nessuna voglia di lasciarlo a casa a far nulla.

Così arrivarono di prima mattina. Dovevano aver faticato a trascinarlo fino a lì, non riusciva a rimanere nemmeno a quattro zampe, e quando Mara aprì la porta, lui crollò a terra ai suoi piedi, con la faccia direttamente sulle sue scarpe. Iniziò a leccarle debolmente i piedi, calzati in un paio di scarpe chiuse con poco tacco.

-          Come vedi, lo abbiamo educato bene –disse Valentina - non dovrebbe darti alcun problema… ma se te ne desse, non esitare a punirlo. Stai magari attenta solamente al torace, le costole non sono ancora perfettamente guarite, ma per il resto usalo pure tranquillamente!

Mi mossi verso la porta per baciare i piedi di Valentina e quelli di Paola.

-          Ah…. Si è ripreso dall’ultima volta che lo abbiamo visto.

-          Si- sorrise Mara –ora sta decisamente meglio fisicamente, anche se ogni tanto mi sembra non esserci troppo con la testa. Dev’essere lo stare sempre con la faccia sotto i miei piedi…

Il tappetino era ancora a terra e stava provando a leccare le scarpe di Mara, in realtà sbavando.

Lei gli dette una pedata, facendolo smettere di leccare, appoggiandogli la scarpa sul collo.

-          Sono sicura che io e lui non avremo problemi, verranno anche Claudia e Leila a darmi una mano, nel caso! Per me due tappeti sono perfino troppi, eheh!

-          Ottimo, allora ci vediamo stasera!

Valentina e Paola se ne andarono e aiutai Mara a trascinare il tappetino fino al divano.

-          Mettiamolo li- disse lei, indicando il pavimento sotto la sbarra.

-          Ma non sarà troppo…debole?

-          Boh, chissà? Ma devo pure provarlo, no?

Misi il tappetino nella posizione desiderata.

Mentre lo trascinavo, mi guardava con sguardo spento, forse non capendo nemmeno esattamente dove fosse. Mara tolse le scarpe e salì a piedi nudi sul suo stomaco.

L’aria uscì violenta dai suoi polmoni, iniziò ad agitarsi come se non riuscisse a far fronte al suo peso ma lei non si spostò.Le sue mani cercavano di raggiungere i piedi che lo schiacciavano ma riuscivano tutt’al piu ad accarezzarli, senza riuscire a spostarli. Mara si spostò brevemente sul suo torace e poi gli salì sulla faccia. Era la prima volta che potevo osservare bene dei piedi nudi su una faccia, senza esserne calpestato, osservai come le piante dei piedi deformassero la sua faccia col loro peso. Sembrava che quasi smettesse di respirare, mentre la pianta schiacciava la fronte e le guance con forza. Cercava di spostare la faccia per non avere tutto il suo peso su di lui, ma Mara glielo impediva continuando a schiacciarlo e raddrizzandogli la faccia quando lui cercava di mettersi di lato. Per sua fortuna, suonarono alla porta e Mara andò ad aprire.

Appena libero lo schiavo trasse dei lunghi respiri, girando al testa come istupidito, massaggiandosela con le mani.

-          Come va?- gli chiesi.

-          Do…dove sono?

-          Sei a casa della mia padrona Mara, era lei che ti stava camminando sopra prima…

-          Mara…chi Mara? Chi sei tu?

-          Mara è la mia padrona ed io sono il suo tappetino, ci siamo visti in infermeria, ricordi?

-          Ricordo dolore…e sempre scarpe da leccare..di continuo…

-          Si, ma c’ero pure io, non mi hai visto…

-          Non ricordo…

Capii che non potevo ottenere più nulla da lui, probabilmente era in una fase in cui tutto quello che lo circondava non era altro che piedi che lo calpestavano o erano da leccare e tutto il resto, i nomi, i visi o tutto quello che non erano piedi, per lui non avevano piu significato. All’improvviso si voltò e fu preso da agitazione. Mi voltai anche io, era entrata Leila, che aveva ai piedi delle scarpe col tacco molto alto.

-          No…no…ti prego…no…

-          Che cos’ha? –chiese Mara stupita.

Leila si guardò le scarpe, tacco alto nei piedi nudi, una cavigliera a sinistra.

-          Penso che abbia riconosciuto le scarpe, sono quelle della festa punitiva, se ti ricordi.

Il tappetino continuava ad agitarsi, aveva ricordato come quei tacchi avessero scavato nelle sue guance. Leila si avvicinò, mettendogli la suola sulla bocca, il suo tacco molto vicino alla guancia.

-          Però un bacio lo voglio!

Lui la guardava con vero terrore.

-          No…no…ti pp..prego…

-          Baciamele, o meglio puliscimele, e poi ti libero!

Il tappetino era in agitazione, cercava di scacciarle i piedi in modo scoordinato, girando la faccia e cercando di sottrarsi.

-          Leccami le suole, se no mi arrabbio!

-          Vuoi dire che si ricorda? Quindi se mi metto le scarpe rosse della festa, le riconosce ancora?

-          Si, penso di si. Prova!

Mara andò a prendersi le scarpe e sul ritorno suonarono alla porta. Leila stava continuando a torturare il tappetino, cercando di farsi leccare le suole e stava lasciandogli dei segni di tacco su tutta la faccia.

-          Che fai?- chiese Claudia, appena entrata, a Leila.

-          Non mi vuole leccare le scarpe, ma ora gli sto dando una lezione!

-          Secondo me-disse Mara- ha ancora dei ricordi confusi della festa punitiva, ora volevo provare con queste scarpe. Leila mi fai posto?

Appena Mara mise le sue scarpe davanti al viso del tappetino, lui prese ad agitarsi sempre di più.

Mara iniziò a divertirsi, piantandogli il tacco nella sua faccia, e seppure non glielo affondasse, lui andò in panico. Intanto Leila si era seduta, appoggiando i suoi tacchi sul mio torace. Io iniziai ad accarezzarle i piedi, dal dorso fino alla cavigliera, sentendo i tacchi premere nel mio costato.

-          Dimentichi che alla festa c’ero pure io –disse Claudia.

Mara si spostò, l’altra  si tolse le scarpe e gli mise i piedi in faccia.

Vidi i suoi quaranta coprire interamente la sua faccia…. nudi e sudati, mentre la sua agitazione scemava gradualmente, quasi soffocato dal suo peso.

-          Vedi, si è calmato! –disse lei..

-          Non è calmo, probabilmente lo hai soffocato.

Claudia allora tolse i piedi nudi, liberandogli la faccia. Leila mi permise di voltarmi e vidi che era probabilmente incosciente, lo sguardo spento.

-          Cavoli, non ha davvero nessuna resistenza, mi chiedo come faccia con quelle due pazze…

Decisero di lasciarlo riposare e Claudia sedette sul sofà mettendomi subito i suoi grandi piedi sulla faccia, mentre Mara, sedendosi di fronte a loro, mise i suoi piedi sul braccio, allungandomeli ogni tanto sul torace. Chiacchierarono tra di loro, ignorandomi, mentre il tappetino si stava riprendendo.

Lo sentirono muoversi e blaterare parole incomprensibili qualche minuto dopo.

Leila si alzò e gli mise subito i piedi in faccia, togliendosi le scarpe per evitare altre crisi.

-          Bentornato! Spero che questi ti facciano sentire meglio!

Iniziò a strofinargli i piedi sulla sua faccia, mentre lui cercò confusamente di leccarglieli.

Mara e Claudia si alzarono ed andarono vicino al tappetino, per poterlo nuovamente provare sotto di loro a piedi nudi. Stette immobile a ricevere tutto quello che volevano fargli, lo vedevo con lo sguardo spento o quasi triste mentre a turno tutt’è tre si divertivano a camminargli addosso o a tenerlo semplicemente sotto i piedi. Quasi avevo pena per lui e arrivai a sperare che usassero più me per potergli permettere un po’ di riposo. A pranzo lui non riuscì a mangiare nulla e si limitò a leccare i piedi a Leila, mentre io, schiacciato da Mara e da Claudia, riuscii a trangugiare qualche boccone. Verso le quattro, Leila se ne andò. Spostammo il tappetino in modo che fosse sotto Mara, mentre io restai a far da appoggiapiedi a Claudia. Una volta tanto Mara, tenendo appoggiati i suoi piedi sul suo stomaco, provò a far conversazione con il tappeto che era sotto di lui.

Claudia mi permise di voltarmi, tenendo i suoi pesanti piedi sul mio fianco.

-          Come va li sotto?

Il tappetino la guardò, come stupito che lei gli rivolgesse parola.

-          Io…non molto bene…

Lei lo accarezzò con i suoi piedi.

-          Non sei molto resistente, vero? Non so quanto ti potrà tenere Valentina…

-          No…ti prego….io…non voglio andare in strada…

Sembrava terrorizzato dall’idea di essere abbandonato, iniziò a stringere nelle mani i piedi di Mara, accarezzandoli.

-          E quale alternativa vedi per te?- gli chiese Claudia.

Lui la guardò, appoggiando nuovamente i piedi di Mara sul suo stomaco.

-          Niente…niente piedi…non ce la faccio più…

Era sinceramente sfinito, chissà quanto tempo era che non mangiava e che subiva ogni genere di tortura dalle due sorelle crudeli. Mara si accorse della sua fatica ma tenne entrambi i piedi fermi e appoggiati nel suo stomaco, spostandone poi solamente uno verso la faccia per farselo leccare.

Faticando, il tappetino iniziò a massaggiarle la pianta del piede con la lingua.

-          Niente piedi- disse Mara- Ma tu sai che non è possibile, tu sei un tappetino e i tappetini stanno sotto i piedi! Diglielo anche tu! –disse rivolta a me.

-          Si, è vero, stare sotto i piedi è il nostro unico destino…per sempre…-gli confermai, con aria un po’ sconsolata, mentre Claudia iniziò ad accarezzarmi sul lato della faccia.

Lui mi guardò, distogliendo un secondo l’attenzione dai piedi di Mara, le lacrime agli occhi.

-          Ma io non…non ce la faccio…

Si mise a piangere.  Mara lo schiacciò giù verso il basso e gli mise anche il secondo piede in faccia, massaggiandogliela e asciugandogli le lacrime con la pianta dei piedi. Quando poi esaurì le lacrime, si calmò, continuando a singhiozzare. Mara gli porse i piedi da leccare e poi prese ad accarezzarlo con un piede sulla guancia.

-          Forse dovresti imparare ad amare di più i piedi, magari se li ami, non troveresti così pesante…

-          Ma…io li adoro…io adoro i vostri piedi! –disse, baciandoglieli- Anche Valentina ha dei piedi molto belli e Paola…ma sono molto cattive…e a volte i calci non finiscono mai…io glieli lecco e glieli bacio spesso e glieli succhio…ma poi mi colpiscono…e a volte…esagerano…

Voltò la testa come pensando ai moltissimi calci ricevuti, dei lividi sulle guance lo dimostravano.

Quindi si girò nuovamente riprendendo a baciare i piedi di Mara.

-          …però li adoro e non voglio diventare schiavo di strada…

Mara lo guardò, stette un attimo a pensare mentre lui baciava e cercava di massaggiare il suo pesante piede.

-          Facciamo così- disse Mara- magari gli facciamo promettere che non ti lasceranno mai diventare schiavo di strada, ti va?

Mara fece un cenno a Claudia, sapevano bene cosa questo sarebbe significato.

Significava via libera ad ogni tortura e che lui avrebbe finito i suoi giorni sotto i piedi delle due sorelle. Il tappetino non lo colse e sembrò sentirsi sollevato.

-          Si, vi prego, chiedeteglielo, voglio essere il loro tappetino per sempre! Non voglio andare a lavorare in strada…

-          Bene, allora puoi chiederglielo tu tra poco, direttamente. Noi ti sosterremo. Se questo è il tuo desiderio…

-          Si, si, vi prego, non voglio finire in strada…

Il tappetino prese a leccare i piedi di Mara con devozione ed io mi accucciai sotto i piedi di Claudia, lasciando che tornassero a schiacciarmi la faccia. Appoggiò i pesanti talloni uno sulla bocca e l’altro sugli occhi e poi iniziò a massaggiarsi la pianta usando la mia faccia. Persi percezione del tempo finché  sentii che erano tornate Valentina e Paola. Il tappetino, vedendole, fu quasi preso da eccitazione. Provò a muoversi ma fu Claudia a impedirglielo, spostando da me un piede e mettendoglielo sullo stomaco.

-          Vale e Paola, venite qua! Il vostro tappetino vi deve fare una richiesta!

Valentina e Paola si avvicinarono.

-          Accomodatevi pure e magari toglietevi le scarpe.

Entrambe si slacciarono i sandali, appoggiando su di lui i loro piedi nudi. Valentina prese posto sulla sua faccia e Paola sul suo stomaco. Mara si mise invece vicino a Claudia, appoggiando i suoi piedi sul mio stomaco. Il tappetino prese a massaggiare i piedi nudi di entrambe.

-          Cosa hai da dire? Ce l’hai ancora la parola, vero?

-          Si, padrona…Ti prego…vi prego…voglio chiedere…di essere vostro…per sempre…

-          Come? Ho capito bene?- chiese Valentina, stupita.

-          Si, hai capito bene- disse Claudia- vuole essere vostro per sempre, non vuole diventare schiavo di strada. Vuole…ehm…finire i suoi giorni sotto i vostri piedi…vi va di prometterglielo?

Valentina guardò Paola, un sorriso sadico di intesa tra di loro.

-          Certo, eccome no! Noi pensavamo di fargli un favore a liberarlo, ma se vuole stare sotto i nostri piedi fino all’ultimo dei suoi giorni, lo accontenteremo, vero Paola?

-          Si, per me va benissimo! Potremo provare a fare molte altre cose su di lui, tanto non sarà necessario tenerlo bene per poi liberarlo, no?

-          Oh, certo che no! Domani gli preparo il contratto e quando l’avrà firmato, inizieremo a divertirci sul serio!

Valentina aveva un sorriso sadico, il tappetino non percepì quel loro scambio di battute, continuando a leccarle i piedi.

Capimmo tutti che sarebbe iniziato un periodo molto difficile per il loro tappetino, mentre lui, adorante passò a leccare i piedi di Paola.

 

L’ultima volta che lo vidi fu una sera che passammo da casa loro. Era steso alla cucina e Paola era in piedi su di lui con dei sandali col tacco alto. Era malconcio, pieno di impronte e ferite, probabilmente incosciente, non era chiaro se respirasse o meno ma Paola era su di lui come se fosse pavimento, affondando i tacchi nel suo costato. Valentina passò lì vicino, gli dette un calcio in testa e dal mugugno che sentimmo, capii che respirava ancora. Mi voltai dall’altra, preferendo non vedere e quando tornammo in auto, stetti silenzioso a riflettere sulla crudeltà delle due sorelle.

Mara rispettò il mio silenzio, avevamo parlato già molte volte di come andavano le cose in quei tempi, per cui non le sembrò di aver altro da aggiungere. Arrivati a casa sua, le massaggiai lungamente i piedi cercando conforto proprio in coloro che probabilmente mi avrebbero ridotto esattamente come l’altro tappetino, solo in più tempo... Quella sera, mentre i suoi piedi si massaggiavano lungamente sulla mia faccia, mi addormentai con un piccolo tocco di tristezza in più.

Venerdì, 09 Ottobre 2009 13:52

Mara:Tappeti che vanno e vengono, cqp.21-22

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Cap. 21

 

Il lunedì mattina alle 8, steso nel letto dell’infermeria, ricevetti una visita di Mara.

Ero in un vero letto, mi stavo lentamente riprendendo e avrei avuto bisogno di almeno qualche altro giorno prima di stare abbastanza meglio da tornare alle mie mansioni o almeno questa era l’opinione delle due dottoresse che mi avevano visitato.

Non avevo fratture, se non quella al naso che si stava ricomponendo e i lividi stavano guarendo, ma ero debole e avevo un po’ di febbre.

Mara entrò nella camera e mi si avvvicinò, salutandomi e poi dandomi un bacio sulla guancia.

-          Come sta il mio tappetino preferito?

Come tutte le volte in cui si dimostrava dolce nei miei confronti, le sorrisi.

Nonostante tutto, in quei giorni mi era mancata.

-          Meglio. Sono ancora debole e ho…febbre ma mi sto riprendendo…

-          Non ti piacerebbe venire a casa già domani?

-          Mi hanno detto…giovedì, non prima…

-          Si lo so, ma se dici che stai meglio magari ti fanno venire a casa prima. Mi manchi, lo sai? Ho bisogno di averti a mia disposizione, ci sono le scarpe da pulire e i miei piedi da massaggiare e leccare…

-          Se vuoi te li lecco anche subito…

-          Saresti gentilissimo! Son due giorni che non li lavo, aspettavo che la tua lingua tornasse a pulirmeli.

Mara si sedette, si tolse le scarpe e appoggiò i piedi vicino al mio cuscino.

Aveva dei collant scuri, ne sentii il forte odore, se li tolse e mi mise i piedi nudi in faccia.

Con devozione incominciai a leccarle via  tutto ciò che il tempo aveva lasciato in ricordo: per me….

-          Magari potremmo fare una piccola prova: se mi vedessero camminare su di te, capirebbero che stai già meglio, lasciandoti libero di tornare a casa…

-          Mara, vorrei tanto ma temo di essere ancora un po’ debole e ho anche un po’ di febbre…

-          Non preoccuparti, non ti userò con i tacchi in questi giorni. A casa poi ti curerei io, se vuoi prendo ferie per domani.

Leccandole i piedi, feci cenno di si.

-          Ottimo. Allora finisci di pulirmi bene i piedi, così poi chiamo le dottoresse e facciamo questa piccola prova, per far vedere che stai bene!

Le feci nuovamente cenno di si, baciandola sotto i piedi. Lei si alzò, mi dette una carezza e andò in corridoio a chiamare le dottoresse. Capii che il mio breve periodo di riposo stava per terminare.

Tornarono nella mia camera dopo qualche minuto, parlando.

-          …e secondo me lo potreste già dimettere domani…-diceva Mara.

La dottoressa più anziana mi guardò.

-          Sempre così, prima lo massacrate e poi lo volete già al vostro servizio il giorno dopo…

L’altra dottoressa, più giovane, bruna, un po’ sovrappeso, si limitava ad osservare l’operato della sua collega.

-          Ma lui sta bene sotto i miei piedi, è il suo posto naturale! E’ vero che hai voglia di tornare a casa?

Guardandola, feci cenno di si.

-          Bene, ma come sa, signora, qua le cose funzionano un po’ diversamente. Siamo noi a dover decidere ed è lui a doverci chiedere di fargli un test, se proprio vuole.

-          Ma…non posso occuparmene io direttamente e farvi vedere?

-          Certo che si, ma è lui che deve volerlo, le ripeto, io mi metterò vicino ad osservarlo. Roberta, la mia assistente le darà una mano.

-          Per me va bene, se questa è la procedura…-disse Mara..

Mara si rivolse a me, mi accarezzò, lo sguardo dolce.

-          Lo vuoi, vero? Ti va che cammino un pò su di te…e magari anche lei, com’è che si chiama?

-          Roberta…volevo dire: dottoressa Mandelli.

La guardai, feci un altro cenno affermativo. Stavo per tornare sotto i suoi piedi.

Mi rivolsi alla dottoressa, con voce un po’ affaticata le dissi:

-          Dottoressa…vorrei fare il test…

-          Perfetto, iniziamo subito, allora.

Abbassarono il letto, la dottoressa anziana si mise vicino a me, seduta, mentre Mara salì sul mio letto, tenendosi le scarpe che avrebbe messo per andare al lavoro.

-          Sarebbe meglio senza scarpe, signorina.

Mara si tolse le scarpe e salì sul mio stomaco a piedi nudi. Mi schiacciò il torace, pensai di urlare, ma dovevo dimostrare di stare bene e cercai, sudando, di stare zitto.

La sentivo molto pesante quel giorno, ma il suo sguardo mi convinse a resistere.

La dottoressa anziana fece cenno a Mara di scendere.

-          Direi abbastanza soddisfacente. Ora Roberta, se ti va, mettiti sulla sua faccia, vediamo se è tornato abbastanza forte da sopportare il peso.

La osservai, era una ragazza sovrappeso e sarebbe dovuta salire sulla mia faccia ancora dolorante.

Si tolse le ciabatte ospedaliere e poi le calze bianche, si mise vicino alla mia testa e appoggiò un piede sulla mia bocca.

Senza tante cerimonie, sentii il suo piede premere sulla mia bocca, un odore debole di sudore e vidi l’altro piede salirmi sugli occhi.

Era pesantissima, non riuscivo a sostenerla, le mie mani provarono a stare ferme lungo i fianchi, avrei dovuto resistere ma poi raggiunsero i suoi piedi, accarezzandoli, per supplicarla di scendere.

Aspettava ordini dall’altra dottoressa e, per quanto mi agitassi, non scese.

Sentivo nuovamente gusto di sangue, i denti contro le labbra.

Poi, dopo un po’ di tempo scese e mi trovai ancora una volta, fermo, come istupidito e senza vista.

-          A parte forse qualche problema sulla faccia, direi che il test è positivo. Domani può venirselo a riprendere, signorina. Faccia solo attenzione in questi giorni ad usarlo senza troppa violenza, va bene?

-          Certamente, grazie infinite!

Restammo soli, stavo riprendendo a vedere, vidi che Mara si avvicinava a me.

Mi accarezzò con la mano sulla faccia.

-          Splendido, domani tornerai a casa, così potrai recuperare il tempo perso! Ho delle idee e vorrei sperimentarle su di te, ma con calma..

Mi accarezzò ancora e capii che molto probabilmente quella non sarebbe stata la mia unica occasione di ricovero in infermeria.

Con lo sguardo le chiesi perché, ma lei mi accarezzò ancora, smettendo però quasi subito.

-          Puzzi un po’ di piedi, lo sai? Ma se vuoi, continuo ad accarezzarti un po’ con i piedi, ti va?

Si sedette, mi mise di nuovo in faccia i piedi nudi e mi accarezzò, fino a che non mi addormentai.

Mi svegliai più tardi, era andata a lavorare ed io riposai tutta la giornata, cercando di prender fiato.

 

Mara cap. 22

 

Il mattino successivo, non erano ancora le 8, che ricevetti un'altra visita assolutamente inattesa.

Era Paola, la sorella di Valentina, la guardai con aria molto stupita, non sapevo cosa fosse venuta a fare.

-          Ciao, come stai?

-          Un po’ meglio, grazie ma…tu?

-          Son qua anche io e c’e pure mia sorella Valentina, di la! Sai che tu e il suo tappetino siete vicini di stanza? Lui è di là, se ti va di andarlo a trovare…

-          Beh, sto aspettando Mara e non so se…

-          Scendi dal letto e mettiti a quattro zampe, la aspetteremo di la!

Mi fece mettere a quattro zampe e si fece baciare i piedi, collant scuri in scarpe col tacco

Aiutandomi, mi fece poi muovere verso la camera vicino alla mia.

Il tappetino era steso nel letto e Valentina stava facendosi leccare le suole delle scarpe.

-          Guarda chi ti ho portato!- disse Paola al tappetino.

Lui distolse un secondo l’attenzione dalle suole che stava leccando.

-          Gh…ngh…

Valentina lo riprese con una pedata e gli buttò in faccia le suole da leccare.

-          Ti sta salutando, forse. Non si capisce, non riesce più a parlare…ma per fortuna la lingua gli funziona ancora- disse Valentina, ruotando su di lui le scarpe, per fargli pulire bene lo sporco sotto.

Mi accucciai vicino a Paola e lo osservai: aveva impronte e lividi ovunque, e, mentre leccava, traeva respiri lunghi, come se faticasse.

Notai segni di tacchi ma soprattutto lividi, segno che era stato usato molto a lungo a piedi nudi.

-          Dev’essere stata la festa di sabato scorso, secondo me. Sai, c’erano un  sacco di ragazze e c’era anche Mara: penso proprio che si sia divertita molto!

-          Già, eccome si è divertita: non la smetteva più di ballargli addosso! Peccato solo che lui sarà fuori uso per un po’, almeno fino a venerdì, o almeno così ci hanno detto –disse Paola.

-          E intanto, detto tra noi, vedremo se e come si riprende! Lo terremo ancora un po’, finchè serve a qualcosa…-disse Valentina.

Ebbi pena per lui: era schiavo di Valentina, usato anche da Paola, da soli sette mesi e già parlavano come se dovessero disfarsene.

A vista non sembrava apparentemente avere nulla di rotto, ma se era li, era per qualche danno di sicuro.

-          Gh…ngh..

Il tappetino si girò e smise per un istante di leccare le scarpe di Valentina.

Lei gli dette un colpo di tacco sulla guancia per fargli riprendere la leccata, lui si lamentò ma poi Paola, osservandolo, capì che forse aveva bisogno di qualcosa.

-          Che vuoi?- chiese Valentina, spostando le sue scarpe per guardarlo.

-          Forse vuole acqua- disse Paola.

Prese la bottiglietta ma era vuota.

-          Oh cavoli, non ce n’e…bisogna prepararne dell’altra! Ci penso io.

Con calma, Valentina si tolse le scarpe e poi le calze, prese una piccola bacinella, si lavò i piedi con l’acqua di una bottiglietta nuova, pulendosi bene tra le dita, e poi prese l’acqua con cui si era lavata, e la mise nella bottiglietta, usando un piccolo imbuto.

Aveva un aspetto molto meno limpido di prima, ma quella sarebbe stata l’unica acqua a disposizione del tappetino.

Lui bevve avidamente, aveva sete dopo aver leccato le scarpe di Valentina per chissà quanto tempo.

-          Ga..azie-

-          Bene, vedo che torni a parlare. Allora forse il danno alla trachea non è così grave come dicevano…-disse Valentina, reggendogli la bottiglietta.

-          Ghghh..male…

-          Si, lo so che stai male. Hai un paio di costole incrinate! Se solo ieri non mi avessi fatto incavolare troppo, non ti saresti preso tutti i calci che ti ho dato!

-          Tutta colpa delle tue scarpe…te lo dicevo che erano troppo a punta e che stavi un po’ esagerando, continuavi a colpirlo che già non respirava…

-          Già ma non mi pare di avere esagerato, è che continuava a cercare di scapparmi da sotto i piedi: dovrebbe saperlo che li è il suo posto!

Lui abbassò lo sguardo, quasi per chiederle scusa, lei si sedette, allungò i piedi nudi su di lui e iniziò a strusciarseli sulla faccia, per asciugarli.

Lui provò a fare un minimo di resistenza, non riusciva a respirare bene, ma i piedi nudi di Valentina lo seguirono in ogni movimento.

 

Entrò Mara, aveva indovinato che ero li, non trovandomi nella mia stanza.

-          Ehila, ragazze tutto bene? E tu, come stai? Vedo che sei bell’e che pronto per tornare a casa!

In realtà ero tutt’altro che in forma, ma mi abbassai e le baciai i piedi, anche lei collant scuri e scarpe col tacco non troppo alto.

-          Ciao Mara, ti sei ripresa da sabato?- la salutò Valentina.

-          Io, ma che dici? Solo perché ero un po’..ehm..allegrotta, eheh?

-          Si, si, ti sei scatenata un casino! Mi sa che se non te lo toglievamo da sotto, saresti ancora li a ballare. Ti sei divertita eh?

-          Moltissimo, peccato solo che non avevo il mio tappetino, domenica i suoi massaggi mi sarebbero serviti, eccome!

-          Potevi usare lui sabato sera, lo tenevi fermo e ti massaggiavi i piedi su di lui..

-          Ma eravate già in quattro a farlo, mi mettevo in coda?

Capii allora cosa erano quelle strisce rosse che il tappetino aveva su tutto il corpo, erano i segni di piedi nudi che si erano massaggiati su di lui, dopo il ballo.

Mara si era seduta ed io, accucciato sotto di lei, le baciai i piedi, poi le sfilai le scarpe, iniziando ad accarezzarla dolcemente sotto le piante, con profonda adorazione.

Sentivo il suo odore, la morbida pianta calzata nelle mie mani.

Lei mi disse che dovevo pulirle le scarpe e allora gliele misi nuovamente ai piedi,  iniziando a leccarle le scarpe e la suola.

Mentre chiacchieravano, mi fu inevitabile pensare che proprio quei piedi che ora adoravo, mi avevano ridotto quello che ero e, a sentir loro, forse avevano anche avuto un ruolo importante nel rendere necessario il ricovero del tappetino di Valentina.

Quindi, dopo aver chiacchierato ancora un po’, Mara decise che era ora di andare, si guardò le scarpe per vedere se erano pulite e mi permise di alzarmi a quattro zampe.

Baciai i piedi a Valentina e Paola, erano piedi piccoli e molto belli, ma non riuscii a non pensare quanto fossero crudeli.

Quindi, raccolte le mie poche cose, ce ne andammo.

 

Giungemmo a casa e subito Mara andò a cambiarsi, mettendosi dei pantaloncini corti e una maglietta, nonostante la stagione autunnale avanzata.

Era davvero bella e molto sexy, forse quello era il suo modo per ringraziarmi.

Mi misi al mio solito posto e lei allungò i piedi nudi su di me, perché glieli leccassi.

Iniziai come al solito dal tallone, glielo succhiai e lo leccai, risalendo con lentezza lungo la pianta, fino alle dita, succhiandogliele.

Le succhiai entrambi gli alluci e poi lasciai che lentamente mi entrasse in bocca con tutte le altre dita.

-          Ah…non sai quanto mi è mancato questo tuo massaggio…sei bravo con la lingua, sai?

-          Mmgg…

-          Oh, non riesci a dir nulla col mio piede in bocca? Non importa, non parlare adesso, succhiameli bene…

Non mi lasciò uscire il piede e continuai a succhiarglielo.

Dopo una brevissima pausa, mi fece succhiare anche l’altro.

-          Uhh…sabato è stata davvero una gran festa….e pensa che quasi stavo per non andarci! C’eravamo tutte le solite e c’era pure il tappetino di Gianna, che però se lo è tenuto quasi tutta la sera lei.

Avrei voluto dirle qualcosa, ma il suo piede prepotente me lo impedì.

-          Per fortuna c’era il tappetino di Valentina, che poi è diventato anche quello di Paola da qualche giorno, nel senso che lo usano entrambe. Avessi visto quanto abbiamo ballato su di lui, sempre senza scarpe, ovviamente! Era bellissimo sentire la sua pelle nuda sotto i nostri piedi!

-          Mggg…

-          Cosa vuoi? – tolse il piede, un istante, tenendolo un millimetro fuori della bocca.

-          Ha…avuto molte…crisi?

Mi voltai nuovamente verso il suo piede, permettendo che mi tornasse in bocca.

-          Oh si, un casino! Non riuscivamo a tenerlo fermo, cercava di liberarsi e poi dopo un po’ che ci provava, forza a schiacciarlo e dargli pedate, è stato fermo! Abbiamo ballato su di lui sempre a piedi nudi, anche io ho ballato tantissimo, ma, sinceramente, non capivo se era incosciente o no..avrei continuato, non fosse che se lo son prese per farsi massaggiare i piedi. E non c’e stato verso di usare il tappetino di Gianna, se l’è tenuto lei tutta la sera, pensa te, che egoista!

Finalmente mi liberò la bocca, trassi un profondo respiro.

-          Ti mancavo io….-le dissi.

-          Esattamente, saresti stato perfetto come mio tappetino da ballo!

-          Scusami…-disse leccandola ancora con devozione tra le dita.

-          Oh, non farti problemi, recupererai…

Le leccai con devozione le piante dei piedi, immaginandole ballare su di me, senza fermarsi mai.

-          Però dopo averlo visto così…perché non lo hanno portato in infermeria?…

-          Domenica gli serviva per un pranzo, Valentina lo ha tenuto sotto tutto il giorno e poi se l’è pure portato a dormire…

-          E’ cattiva…

-          Un po’ si, ma purtroppo lui non è nemmeno tanto resistente…

-          Cosa capiterà?

-          E’ evidente, non durerà tanto, se non si adatterà…secondo me tra meno di un anno lo vedremo all’angolo di qualche strada a fare da leccapiedi pubblico…

Iniziai a massaggiarle i piedi con la mia faccia, volevo sentire la sua pianta morbida su di me, anche se avevo ancora dolore. Mi rassicurava il contatto con i suoi piedi e il suo odore.

-          Bravissimo, proprio il massaggio perfetto…

Si rilassò e passammo buona parte della giornata tra massaggi e lunghe leccate e non pensai allo schiavo sfortunato di Valentina.

 

 

Martedì, 06 Ottobre 2009 13:32

Mara

Scritto da
Prologo:

Era molto tempo che ci provavano, ma alla fine c’erano riuscite e mi avevano convinto.
In una società in cui gli zerbini umani erano di uso quotidiano per le donne, io vagavo per il mondo per lo più come pochissimi altri uomini, quasi come un uomo libero.
Nelle poche occasioni in cui uscivo di casa, a volte provavo un po’ di compassione per quei tappeti umani a lungo calpestati e usati da migliaia di donne, ma avevo da tempo capito che l’unico modo per rimanere nel mio stato era uscire il meno possibile.... ed era esattamente quello che facevo.
Avevo alcune amiche, ma molto raramente quando le andavo a trovare avevo a che fare con i loro tappeti umani. Diciamo chiaramente che avevo vissuto per lo più, fino a quel momento, come in una realtà sospesa...
... sottomesso sì alle donne, ma tutto sommato senza subire quello che di norma pativano i loro tappeti umani.
A queste mie amiche, le volte che andavo a trovarle, spesse avevo dovuto massaggiare i piedi... anche lungamente... ma il nostro era quasi un rapporto alla pari... pur con un certo innegabile grado di sottomissione. Uhm, ma così va il mondo, almeno di questi tempi, no?
Comunque tutto questo era durato fino a che Mara si era trovata senza il suo tappeto umano.
Lei... 28 anni, alta, bionda, un gran bel fisico, poco seno ma tutto molto ben proporzionato: una bella ragazza, insomma... Era una delle mie amiche speciali, una delle poche persone, tutte donne, con cui avevo contatti umani. Era pure la mia confidente e con lei passavo molte ore piacevoli quando ci vedevamo. A dirla tutta, nel passato avevo anche avuto con lei una breve ma intensa storia di sesso che non era durata, secondo lei, proprio per non compromettere la nostra amicizia. Uhm..
In ogni caso, dal giorno in cui appresi era rimasta senza il suo tappeto umano, i suoi inviti a casa si intensificarono.
Sulle prime non ci badai quasi, anche perché, come al solito, da lei erano presenti altre amiche e nelle occasioni in cui eravamo da soli, si parlava come di tante cose.
Però, goccia a goccia, inziava a sembrarmi che ogni parola, ogni argomento andasse a parare sempre sullo stesso punto: i piedi... E, in particolare, quanto fossero belli i suoi.
Ogni volta che ci vedevamo ero ai suoi piedi o a quelli di una qualche sua amica... massaggiandoli, si parlava. A volte notavo che venivo escluso dai loro discorsi, quasi come se non esistessi... altre volte invece era tutto normale.
Finché in uno di quei giorni, mentre eravamo soli, mi arrivò la domanda diretta...
- Ti piacciono i miei piedi?..
Lo chiese mentre glieli stavo massaggiando.
- Si certo...
Le risposi, così... io senza esitazione
- Sai – – mi manca l’avere un tappeto umano…
Lo diceva iniziando ad accarezzarmi sensualmente il braccio con il piede libero... Trasalii, pur preso dalla piacevolezza di lei che mi carezzava
- Volevo dire- Son almeno 10 anni che ne avevo uno per casa e mi ero abituata, come dire, a non camminare sul nudo pavimento…
Iniziavo a temere dove sarebbe andata a parare la conversazione.
Massaggiavo il suo piede destro mentre il sinistro continuava ad accarezzarmi.
- Sì, insomma ci conosciamo da molto tempo, sai che io non sarei mai cattiva con te…
Il piede sinistro, nudo saliva verso la mia faccia.
- ..se non lo stretto necessario...
Quest’ultima frase la disse con un tono di voce appena intellegibile.
- Insomma, te lo chiedo in modo diretto: vorresti diventare tu, insomma, il mio…tappetino?
Con il piede aveva raggiunto la mia faccia, accarezzandomi.
- Ti farei firmare un contratto di dieci anni, come il precedente tappetino che avevo, vitto alloggio e l’unico obbligo di vivere sotto i miei piedi e di essere sempre a mia disposizione per ogni esigenza. Ma non preoccuparti: con te sarò gentile.
Sottolineò questa frase togliendomi il piede dalla mano e massaggiandomi con molta dolcezza il pene già ‘in stato di agitazione’.
Ero come imbambolato. Sapevo di aver vissuto fino ad allora una vita piuttosto atipica, ma mai avrei pensato che qualcosa avrebbe dovuto cambiarla.
Lavoravo in casa, uscivo pochissimo, mi piacevano i piedi, mi piaceva massaggiarli, ma non avevo mai pensato seriamente di doverci un giorno vivere sotto.
Non risposi quel giorno e la conversazione scivolò verso altri lidi.
Nel periodo successivo, le visite in casa sua divennero quasi quotidiane... Naturalmente con me sempre impegnato a massaggiare i suoi piedi o quelli di una qualche sua amica presente.
Non mi ripeté più in modo diretto la domanda ma molto spesso lanciava battute e frasi che facevano sottintendere quasi che vivere sotto i suoi piedi sarebbe stato per me necessario e che quello in fondo in fondo fosse il mio unico destino.
Provai solo una volta a chiederle come mai si fosse liberata del tappeto precedente.
Fece una smorfia vaga e si limitò a dire che aveva voglia di cambiare...
Intanto le carezze si sprecavano...come i complimenti per come massaggiavo bene i piedi.
E fu così che presi la decisione: in fondo, cosa sarebbe cambiato se l'avessi accontentata? E poi, per dirla tutta, meglio lei che un'altra... E il rischio che mi piombasse tra capo e collo una padrona sconosciuta è sempre dietro l'angolo nella nostra società, vi pare?.
In ogni caso, firmai il contratto...
... e scoprii il senso del detto che "il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi" .. perchè da quel giorno la mia vita cambiò in modo radicale.
Per sempre.



Primo giorno-educazione:

Impacchettai le mie poche cose per trasferirmi a casa di Mara. Prima però c’era da informare la padrona di casa. La incontrai nell’androne, erano le dieci del mattino e aveva evidentemente appena finito di sistemare casa sua. Era una donna alta e bruna, con occhi penetranti e un tono di voce stridulo. Era vedova e non era brutta, anzi, però io preferivo non incontrarla, quando ero di fronte a lei mi faceva sentire a disagio. Quando le dissi di cosa si trattava non mi fece alcuna difficoltà.
- Ti sei deciso finalmente… hai fatto bene, tra poco ti avrei denunciato alla buoncostume..
Capii immediatamente che approvava la scelta che avevo fatto: nella nostra società la condizione di semi libertà non è particolarmente ben vista…
- Oh…Non preoccuparti, vedrai che tutte le procedure burocratiche saranno espletate in un lampo.
Le brillavano gli occhi mentre le mostravo il contratto che per dieci anni costringeva la mia vita sotto i piedi di Mara.
- E così sei diventato ufficialmente uno schiavo, eh?
Mi fece entrare dentro casa sua per espletare le formalità… poi non esitò a chiamare la mia padrona per congratularsi. E lì cominciai a comprendere quanto sarebbe cambiata la mia vita. Mara infatti dovette autorizzare la mai ex affittuaria a servirsi di me.
- Si, si, certo…. un pedicure di saluto… non preoccuparti, sono sicura che comincerà ad imparare… Mentre ancora era al telefono mi fece segno di sdraiarmi sul pavimento davanti a lei. Si sfilò lentamente pantofole da lavoro ad un millimetro dal mio naso e cominciò a sghignazzare come una matta quando l’odore mi inondò come una piena….
…inutile stare a spiegare che i piedacci di quella signora se ne stettero in ammollo nella mia bocca per un bel pezzo… e che lei non esitò a condire di ogni genere di offese il mio lavoro… Ma ogni cosa prima o poi finisce e così… con una pedata in faccia la mia ex affittuaria mi congedò,
promettendomi che prima o poi sarebbe tornata per aggiornarmi sugli effluvi dei suoi piedi..…
Era quasi mezzogiorno e Mara lavorava fuori casa… sapevo per certo che per almeno nove ore al giorno non sarebbe stata in casa. In quel tempo contavo di ‘prendere il fiato’: avevo nove ore di tempo, per abituarmi alla mia nuova vita. Certo le ore si erano ridotte, dopo il laborioso servizio effettuato alla mia ex affittuaria…
Ma rimasi sorpreso quando giunto a casa sua lei era lì: forse aveva il turno pomeridiano, forse avevo comunque qualche ora per abituarmi…, ma intanto, come istruito in precedenza, mi chinai a baciarle i piedi, appoggiando in terra i miei borsoni.
- Benvenuto, tappetino. Vai a posare le tue cose nella tua camera e torna di qua… subito. Posai le borse e la raggiunsi. Era sdraiata sul sofà, i piedi in alto sul bracciolo, nudi.
- Mettiti in ginocchio.
Mi inginocchiai di lato, vicino ai suoi piedi.
- E’ ora che tu faccia una migliore conoscenza dei miei piedi, visto che da oggi in poi passerai la maggior parte del tuo tempo lì sotto..
Non risposi, limitandomi a guardare i suoi piedi.
- Hai mai leccato un piede?
- Be…in verità sì….ehm…. se ricordi, ehm… qualche anno fa abbiamo avuto…
Non riuscii a terminare la frase… una pedata, non molto forte ma inaspettata, mi raggiunse sullo zigomo sinistro.
- Non menzionare mai più quella storia. Dimenticala. Ed ora inizia a leccarmi i piedi.
Scoccavano le dodici: indossava decolté chiuse con il tacco… se aveva il turno pomeridiano tra un po’ lei sarebbe dovuta uscir di casa per andare a lavorare.
Comunque iniziai ad eseguire questo suo primo ordine.
Sfilate le scarpe lentamente la mia lingua uscì dalla bocca e prese ad assaggiare il sudore sotto le dita dei suoi piedi. Era la prima volta che mi capitava di assaggiare quel piede che tante volte avevo massaggiato dopo una mezza giornata in una scarpina chiusa.. Ma d’altra parte prima non ero un tappetino…
Mara aveva un 39 molto bello, pianta arcuata, dita affusolate ma non troppo lunghe, una pelle liscia sulla quale notai un po’ di pelle dura, forse per lo sfregare delle scarpe col tacco che normalmente indossava al lavoro. E che le avevo appena sfilato..
Iniziai a lavorare sotto la pianta con lentezza e decisione facendo entrare in me il suo aroma intenso… ..dalla sua espressione, capii che stavo facendo bene, o almeno così dava ad intendere. Nal frattempo l’altro piede restava calzato e il tacco aguzzo ogni tanto si poggiava sul mio collo... …Continuai finché non mi fece cenno di passare con la lingua all’altro.
Andai avanti così per parecchi minuti e mi accorsi che intanto si era quasi alle dodici e trenta.. Mi interruppi un istante per farglielo notare.
E beccai ancora un colpo. In faccia, naturalmente..
- …dovresti sapere che per tutta questa settimana non andrò al lavoro. E’ previsto nel contratto…. ma immagino non lo avrai letto, vero? Si interruppe per guardarmi fisso negli occhi… - Ho il compito di prepararti per la festa di benvenuto di sabato prossimo… possiamo far figuracce con le mie amiche? In un istante compresi che sarebbe stata una lungo pomeriggio e, ancor più, una lunga settimana. - Ah… ti sei divertito con la tua padrona di casa, eh? E’ stato il mio regalo d’iniziazione…
Ridacchiò…
- Io ne ho profittato per fare due passi in centro…. Adesso stenditi vicino al muro.
Avevo previsto che mi facesse a breve il test di resistenza e mi stesi dove mi aveva indicato.
Sul muro c’era una sbarra, probabilmente si sarebbe retta a quella per potersi equilibrare su di me. Si alzò in piedi, si avvicinò. Mi tastò gli addominali con un piede nudo.
- Reggi?
Poi posizionò un piede sulla pancia, molleggiandosi e quindi salendo. Mi uscì tutta l’aria dai polmoni. Era snella, non mi aspettavo pesasse così tanto.
- Starò ferma qualche minuto, vedi di non morire subito eh?
Non capii se scherzasse o meno, iniziai a sudare, faticando seriamente a respirare. Provai a resistere ma poi iniziai a dimenarmi con le mani per supplicarla di scendere.
Scese, dandomi una forte pedata nello stomaco.
Respirai brevemente, il suo piede nudo fermo sulla mia pancia.
- Stai fermo, sennò dovrò immobilizzarti e la cosa potrebbe piacerti molto poco.
Salì nuovamente da dove era scesa.
Questa volta resistetti di più, finché non iniziò a ondeggiare sulla mia pancia.
Sentivo tutto il peso concentrato sulla punta e di nuovo non riuscii ad evitare di dimenarmi.
- Va bene, lo hai voluto tu…
Scese ed io presi subito a respirare profondamente.
Andò via tornando dopo qualche istante con delle manette.
Mi immobilizzò le mani, assicurando le manette ad un gancio lì vicino.
Fu una sensazione spiacevole, per la prima volta non potevo disporre delle mie mani per potermi difendere.
Appena immobile, prese a colpirmi. Calci nella pancia.
Il mio respiro si fece affaticato, mentre il suo piede nudo mi colpiva.
Quindi salì, dapprima stando immobile e successivamente iniziando di nuovo a ondeggiare. Non potevo difendermi questa volta.
Iniziò a camminare sul mio corpo, avanti e indietro. Senza sosta. I suoi piedi: prima sulla pancia e poi sul mio pene e poi di nuovo sulla pancia, sul costato e poi sulla faccia. Senza sosta.
Il mio respiro faticava ad adattarsi a questo continuo camminare su di me, il dolore iniziava a farsi insistente ad ognuno dei suoi passi,
Camminò su di me molto a lungo, avanti ed indietro. Per quanto provassi a dimenarmi, non potevo certo liberarmi da quei piedi nudi che mi calpestavano.
Prima venne il sudore e poi pian piano le lacrime.
Quando se ne accorse si fermò.
- Cavoli, pochi minuti di tappeto e già piangi? Eh eh…pensa quando tirerò fuori i tacchi allora!
Mi asciugò le lacrime con il piede destro, facendosele poi leccar via, quindi restò ferma sulla pancia.
Riprese a molleggiarsi e poi eseguì un salto.
L’aria mi uscì violenta dai polmoni in un – Uuufff!... ma potei appena riprendermi che saltò di nuovo.E saltò ancora. Ed ancora…Mi guardava inespressiva, cercando di capire quale sarebbe stato il mio punto di rottura, cercando di farmi avvicinare il piu possibile ad esso, senza farlo superare.
- La prossima volta conterai i salti..
Lo disse fermandosi per un istante e asciugando le nuove lacrime che si erano formate nei miei occhi. Poi rincominciò a saltare, e di nuovo il mio respiro divenne affaticato sotto i suoi salti. Finalmente scese dal mio corpo e tornò a stendersi sul sofà. Ripresi a respirare, indolenzito. Non ebbi il tempo di riprendermi che mi sentii trascinare di quel mezzo metro, giusto per trovarmi ai piedi del sofà. Appoggiò i suoi piedi sulla faccia. Respiravo a fatica sotto la nuda pianta dei suoi piedi che coprivano quasi interamente la mia faccia.
- Dovrai anche abituarti all’odore, oltre che al sapore. Per questo ho qua preparato qualcosa per te.
Da un sacchettino a tenuta ermetica, tirò fuori un paio di calze bianche usatissime.
Appena aprì il sacchettino sentii l’odore.
Le indossò e lentamente vidi i suoi piedi ora calzati scendere verso la mia faccia.
- E’ una settimana che le uso, solo per te, non sei contento? Le annuserai fino a che non sarà andato via l’odore. Completamente. Poi le assaggerai.
L’odore era molto forte, cercai di divincolarmi, dimenticando che ero ancora immobilizzato. Con facilità ebbe ragione dei miei movimenti e mi trovai, per quanto mi dimenassi, sempre con il naso sotto le dita dei piedi, dove il sudore si accumula di più..
Mi sentivo come drogato dal loro aroma, ma….vuoi per il sollievo di non esser più calpestato, vuoi per questa strana situazione, mi eccitai.
Se ne accorse.
- Bene - bene, vedo che ti piace stare li sotto eh?
Mi massaggiò la faccia con le sue calze sudate e questa volta non feci nulla per sottrarmi.
- Bravo, meriti un premio. Ti libererò le mani!
Tolse i suoi piedi dalla faccia. Mi girai per seguirli. Lei si inginocchiò vicino a me per liberarmi. Si accorse di questo movimento e, con ironia..
- Tranquillo- tranquillo … tornano subito..
Si sedette di nuovo rimettendomi i piedi calzati in faccia. Le mie mani salirono per accarezzarli. Se li lasciò accarezzare un po’, poi me li tolse dal viso.
- Basta calze per il momento, ora di far di nuovo quattro passi su di te.
…si tolse le calze.
- Ora di un po’ di sana adorazione…baciami i piedi.
Iniziai a baciarli prima sopra e poi sotto sulla pianta e poi sulle dita, un bacio per ogni dito. Anche se avevano provocato dolore e altro ne avrebbero provocato, erano piedi bellissimi e non avrei faticato a passare ore ad adorarli.
- Apri la bocca..
Appena aperta cercò di infilare dentro il piede ma si accorse che per quanto provasse, non riuscivano ad entrare bene tutte le dita.
- Che peccato, hai la bocca un po’ piccola…dovrò farti educare un po’ dalla mia amica Claudia che ha il piede piu largo…ma prima potrei provar io..sennò rischi di farle male…
Si alzò, sentii dei rumori e poi tornò, indossando questa volta degli stivali col tacco. Iniziai ad aver paura, al pensiero di quei tacchi nella mia carne.
- Non preoccuparti…. non ancora per il momento.
Si sedette, accavallando una gamba.
- Prendi in bocca la punta dello stivale, cerca di farla entrare più che puoi..
Mi avvicinai, vedendo che era un po’ a punta ma a pianta larga.
Provai a prenderlo in bocca… ma un pò per lo spessore della suola, un po’ per la maggiore larghezza non ci riuscii.
Lei sospirò…
- Facciamo così…
Prese uno sgabello alto con schienale e lo mise vicino al muro. Si sedette, facendomi cenno di mettermi ai suoi piedi. Non capivo e allora un calcio mi fece comprendere che dovevo allargare le gambe attorno allo sgabello, mettendomi con la schiena al muro.
Appena sedette lei, mi mise la punta dello stivale in bocca, si accomodò meglio e poi facendo leva sulla sbarra sul muro, iniziò a far forza per farla penetrare..
Un dolore intenso agli angoli della bocca. Quello stivale era decisamente troppo grande.. Cercai di divincolarmi nuovamente, ma questa volta ero come immobilizzato col suo stivale che con forza cercava di farsi strada. Non so come, ma riuscii a far uscire la punta dello stivale dalla bocca. Mi girai dall’altra parte.
- Voltati e prendi subito lo stivale in bocca!
Era un ordine perentorio. Dalla mia posizione non riuscivo a vedere la sua faccia, a capire se era arrabbiata o meno. Vedevo solo di lato la punta del suo stivale che voleva entrarmi in bocca e l’altro stivale che cercava di fare in modo che mi girassi. Tentai una resistenza ma lei prese a darmi peste di punta sulle guance e sugli zigomi, cercando di farmi aprire la bocca..
- Guarda che ti faccio male eh?
Voltavo la faccia, cercando di non avere mai la bocca indirizzata verso la punta dello stivale, ma le pedate continuavano, non solo di punta ma anche di pianta. Ora si era un po’ allontanata dal muro. Si fermò un istante, il suo stivale sulla mia spalla.
- Se non la smetti di resistermi, finirai molto male!
Capii che era molto nervosa, ma le sue pedate mi avevano un po’ intontito. Ne arrivarono ancora altre in faccia…. Con mano malferma, riuscii a fermare lo stivale. Fece un po’ di resistenza per liberarlo e continuare a colpire. Ma poi vide invece che mi stavo arrendendo: osservai un secondo in silenzio gli stivali… poi prima un paio di leccate… quindi mi voltai, prendendo in bocca la punta dello stivale. E subito e con violenza iniziò a spingerlo, facendomi sanguinare le labbra e i lati della bocca. Il mio respiro era affannato, in mezzo alle lacrime che uscivano spontaneamente, bagnando quello stivale che voleva entrare.. Cercò di muovere ancora, di farlo entrare di più… ma poi, dopo avere insistito ancora un po’ e con violenza, lo tolse finalmente dalla bocca, alzandosi dallo sgabello. Scivolai lentamente a terra, stordito e umiliato. Spostò lo sgabello ed io scivolai giù Appoggiò lo stivale sul mio torace. Dall’alto mi guardò vittoriosa negli occhi.
- Hai capito, vero, che mi devi sempre ubbidire?
Non risposi, sentendo il tacco che mi penetrava nella carne.Facevo fatica a riconoscere la mia amica Mara, quella che era stata la mia confidente per anni. Ma, evidentemente, quella sarebbe stata la mia vita da ora in poi, per i prossimi dieci anni. Dopo avermi così a lungo torturato con i suoi stivali, mi lasciò qualche istante di respiro. Ripresi lentamente il fiato, riflettendo. Intanto lei si sedette sul sofà, accendendo la tv. Fece cenno di mettermi al mio posto, sotto i suoi piedi, ora nuovamente nudi. Con fatica mi trascinai e mi misi in modo che il torace fosse sotto i suoi piedi. Distrattamente il piede sinistro si mosse sulla mia faccia, l’altro a schiacciare il dolore sulla mia pancia. Riflettei ancora sulla bellezza dei suoi piedi, che sapevano essere così crudeli. Le dita che ora premevano distrattamente sulla mia bocca, prima nello stivale cercavano di entrarci con prepotenza. La pianta liscia ed arcuata, che tanto avevo accarezzato e massaggiato, non aveva risparmiato dolore, camminandomi addosso. E quel tallone che, girandosi si stava quasi stanziando nel mio occhio, prima era affondato, salto dopo salto, nel mio stomaco. Guardò la televisione a lungo, tenendomi nella posizione che da quel momento sarebbe stata la piu naturale. Sotto i suoi piedi. Poi decise che era arrivata ora di pranzo. Si alzò, stirandosi e sbadigliando, in piedi su di me. Fece cenno di seguirla, lo sguardo a terra sui suoi piedi.Mi fece sdraiare vicino alla cucina. Camminandomi addosso preparò il suo pranzo e con un altro cenno mi fece mettere sotto il tavolo mentre lo consumava. Leccai i suoi piedi mentre mangiava. Ogni tanto mi porgeva un pezzo di pane o di cibo: lo metteva tra le dita del piede e poi mi permetteva di mangiarlo. Ubbidivo, pur nel dolore che sentivo ancora agli angoli della bocca. Alla fine del pranzo mi comunicò che avrei dovuto ordinare la cucina e di tornare da lei non appena avessi finito. Mi alzai a fatica da sotto il tavolo. Respirai un attimo, prima appoggiato e poi seduto sulla sedia, prima di rialzarmi. Scossi la testa, intontita ancora per i calci di prima. Quindi mi rialzai e lentamente iniziai a riordinare la cucina.
- Muoviti! Senno’ dovrò punirti Era ricomparsa come d’incanto, per riprendermi dalla lentezza con cui stavo eseguendo il lavoro.
- Scu…scusa…ma sei stata un po’..dura…e sto faticando ad…abituarmi…
Mi guardò un istante, mi sembrò di vedere in lei un leggero velo di compassione ma poi la sua espressione divenne di nuovo dura.
- Non permetterti più di farmi rimostranze…ti sei appena guadagnato una punizione, sia per la lentezza del tuo lavoro che per queste tue lamentele
- Ma non sono…
- Taci! Finisci in fretta e torna di là: ti farò assaggiare per la prima volta i tacchi. E baciami i piedi.
La guardai, per un istante non seppi che fare, mi chinai e le baciai i piedi nudi.
Un calcio.
- Muoviti e poi vieni subito di là..
Cercai di essere veloce e alla fine, con rassegnazione, andai di nuovo da lei.
Seduta sul sofà, indossava sandali argentati col tacco alto.
- Mettiti li sotto..
Mi stesi di nuovo sotto di lei.
Subito appoggiò i suoi sandali su di me, affondando lentamente il tacco nel mio torace. Sentivo sotto il suo splendido piede, il tacco affondare nella carne. Presi a lamentarmi ma non per questo smise di affondare... Sapevo che dovevo sopportare, quello era il mio destino da quel giorno in poi, ma non riuscii a trattenere altre urla.
- Quando arriveranno le mie amiche sabato, dovrai far loro da zerbino all’ingresso. Quindi si accomoderanno e metteranno i loro piedi su di te. Di norma portano sandali, data la stagione, alcune con il tacco alto ed altre no. Dovrai cercare di resistere senza urlare e sperare che una di loro, presa da compassione, si tolga i sandali e rimanga a piedi nudi su di te.
Tremai alla prospettiva, visto che in quel momento bastavano i suoi tacchi a farmi urlare..
- Qualcuna di loro potrebbe volere testare la tua lingua. In questo modo dovrai leccare via lo sporco dalle loro suole, cercando di farle diventare il più pulite possibile.
- Ma…padrona…e se, ahia!, fossero sporche..ahia!...?
- Leccherai lo stesso, cercando di portare via tutto lo sporco. Potresti faticare e metterci del tempo per farlo, ma sarà meglio per te che tu faccia un buon lavoro, sennò potrebbe volere punirti.
Mosse la scarpa verso la mia bocca.
- Vediamo come te la cavi..
Guardai la suola del suo sandalo. Era nera per l’uso quotidiano, un po’ sporca.
- Lecca, vedi di non fartelo ripetere.
Pensai quello che poteva esserci sopra, lo sporco di mille camminate quotidiane. Ma il suo piede era bello sopra la suola e senza far resistenza incominciai a leccare. Il gusto era polveroso e mi prese un conato allo stomaco. Tornai a guardare la sua suola e il suo bellissimo piede. Un altro colpo di lingua, una altro ancora e di nuovo un conato. Scossi la testa per riprendermi, non era di certo soddisfatta, visto che teneva ancora la suola alzata.Allora facendomi forza e trattenendo i conati ripresi a leccare via lo sporco. Andai avanti così, leccando via lo sporco e trattenendo i conati. Mi porse l’altra suola e ripetei la stessa penosa sequenza di leccate e conati. Mi guardò soddisfatta, forse per esser già riuscita a piegarmi ai suoi voleri.
- Bene, meriti un premio.. Mi fece alzare da terra.
- Siediti li.
Mi fece cenno al sofa, vicino a dove era seduta.
- Come premio, puoi massaggiarmi i piedi con le mani
Mi porse i piedi. Ebbi come un ricordo che sembrava lontano, i pomeriggi in cui massaggiandole i piedi, si parlava e si parlava. Ma questa volta lei era zitta ed io massaggiavo, silenzioso. Prese un libro. Ebbi un attimo di stanchezza, seduto quasi normalmente dopo tanto tempo e mi prese la sonnolenza. Una pedata mi riportò al mio dovere, il piede tornò di prepotenza nella mia mano. Leggeva silenziosa ed io massaggiavo, senza parlare né potermi fermare. Non appena accennavo a fermarmi, anche solo per fare un po’ di stretching alle mani, il suo piede mi seguiva, non permettendomi un istante di riposo. Mi rassegnai nuovamente a massaggiarle i piedi senza fermarmi. Passai tanto tempo in questa posizione, persi del tutto la cognizione del tempo che passava Se da una parte provavo sollievo dal non essere calpestato, dall’altra volentieri mi sarei fermato almeno un paio di minuti dal massaggio, visto che le mani e i polsi iniziavano a farmi male. Ma non me lo permetteva, perché appena mi fermavo o arrivava una pedata o i piedi si piantavano nelle mani perché continuassi.
- Massaggia meglio!
Mi ordinò alcune volte. Fu l’unica cosa, con le pedate, a spezzare la monotonia di quell’infinito massaggio. Quindi richiuse finalmente il libro. Mi guardò massaggiare faticosamente i piedi.
- Puoi smettere con le mani. Abbassati e lecca, mentre mi riposo un po’.
Mi inginocchiai, i suoi piedi nudi davanti alla mia faccia. Di nuovo, lentamente presi a leccarle i piedi. Quel lunghissimo pomeriggio finì così, mentre ancora le leccavo i piedi. Si fece leccare soprattutto dove era la pelle dura, per ammorbidirla. La cena fu di nuovo come il pranzo e la sera guardò la tv, tenendomi al mio posto naturale. Sotto i suoi piedi. Erano le otto del mattino, so che lei sarebbe dovuta uscir di casa da lì a breve per andare a lavorare.
Iniziai ad eseguire questo suo primo ordine.
Lentamente la mia lingua uscì dalla bocca e prese ad assaggiare il sudore sotto le dita dei suoi piedi.
Aveva un 39 molto bello, pianta arcuata, dita affusolate ma non troppo lunghe, una pelle liscia sulla quale notai un po’ di pelle dura, forse per lo sfregare delle scarpe col tacco che normalmente indossava al lavoro.
Iniziai a lavorare sotto la pianta con lentezza e decisione facendo entrare in me il suo gusto sudato e, dalla sua espressione, capii che stavo facendo bene, o almeno così dava ad intendere.
Nal frattempo massaggiavo l’altro piede con la mano.
Continuai finché non mi fece cenno di passare con la lingua all’altro.
Andai avanti a leccare parecchi minuti e mi accorsi che intanto si erano fatte le otto e trenta.
Mi interruppi un istante per farglielo notare.
Un’altra pedata mi raggiunse in faccia.
- Non ti interrompere! Dovresti sapere che per tutta questa settimana non andrò al lavoro. E’ previsto nel contratto ma immagino non lo avrai letto, vero? Ho il compito di prepararti per la festa di benvenuto di sabato prossimo e mica posso far figuracce con le mie amiche?
In un istante compresi che sarebbe stata una lunga giornata e, ancor più, una lunga settimana.
- Adesso stenditi vicino al muro.
Avevo previsto che mi facesse a breve il test di resistenza e mi stesi dove mi aveva indicato.
Sul muro c’era una sbarra, probabilmente si sarebbe retta a quella per potersi equlibrare su di me.
Si alzò in piedi, si avvicinò. Mi tastò gli addominali con un piede nudo.
- Reggi?
Poi posizionò un piede sulla pancia, molleggiandosi e quindi salendo.
Mi uscì tutta l’aria dai polmoni.
Era una splendida ragazza e dal corpo snello, non mi aspettavo pesasse così tanto.
- Starò ferma qualche minuto, vedi di non morire subito eh?
Non capii se scherzasse o meno, iniziai a sudare, faticando seriamente a respirare.
Provai a resistere ma poi iniziai a dimenarmi con le mani per supplicarla di scendere.
Scese, dandomi una forte pedata nello stomaco.
Respirai brevemente, il suo piede nudo fermo sulla mia pancia.
- Stai fermo, sennò dovrò immobilizzarti e la cosa potrebbe piacerti molto poco.
Salì nuovamente da dove era scesa.
Questa volta resistetti di più, finché non iniziò a molleggiare sulla mia pancia.
Sentivo tutto il peso concentrato sulla punta e di nuovo non riuscii ad evitare di dimenarmi.
- Va bene, lo hai voluto tu…
Scese ed io presi subito a respirare profondamente.
Andò via tornando dopo qualche istante con delle manette.
Mi immobilizzò le mani, assicurando le manette ad un gancio lì vicino.
Fu una sensazione spiacevole, per la prima volta non potevo disporre delle mie mani per potermi difendere.
Appena immobile, prese a colpirmi con pedate sulla pancia.
Il mio respiro si fece affaticato, mentre il suo bel piede nudo mi colpiva sullo stomaco.
Quindi salì, dapprima stando immobile e successivamente iniziando di nuovo a molleggiarsi.
Non potevo difendermi questa volta.
Iniziò a camminare sul mio corpo, avanti e indietro. Senza sosta. Solo i suoi piedi prima sulla pancia e poi sul mio pene e poi di nuovo sulla pancia, sul costato e poi sulla faccia. Senza sosta.
Il mio respiro faticava ad adattarsi a questo continuo camminare su di me, il dolore inizava a farsi insitente sotto ognuno dei suoi passi,
Camminò su di me molto a lungo, avanti ed indietro.
Per quanto provassi a dimenarmi, non potevo liberarmi da quei piedi nudi che mi calpestavano.
Prima venne il sudore e poi pian piano le lacrime.
Quando se ne accorse si fermò.
- Cavoli, pochi minuti di tappeto e già piangi? Eh eh…pensa quando tirerò fuori i tacchi allora!
Mi asciugò le lacrime con il piede destro, facendosele poi leccar via, quindi restò ferma sulla pancia.
Riprese a molleggiarsi e poi eseguì un salto.
L’aria mi uscì violenta dai polmoni in un – Uuufff!... ma potei appena riprendermi che saltò di nuovo.
E saltò ancora. Ed ancora…
Mi guardava inespressiva, cercando di capire quale sarebbe stato il mio punto di rottura, cercando di farmi avvicinare il piu possibile ad esso, senza farlo superare.
- La prossima volta conterai i salti – mi disse fermandosi per un istante e asciugando le nuove lacrime che si erano formate nei miei occhi.
Rincominciò a saltare, e di nuovo il mio respiro affaticato sotto i suoi salti.
Quindi scese dal mio corpo e tornò a stendersi sul sofà.
Ripresi a respirare, indolenzito.
Non ebbi il tempo di riprendermi che mi sentii trascinare di quel mezzo metro, giusto per trovarmi ai piedi del sofà.
Appoggiò i suoi piedi sulla faccia.
Respiravo a fatica sotto la nuda pianta dei suoi piedi che coprivano quasi interamente la mia faccia.
- Dovrai anche abituarti all’odore, oltre che al sapore. Per questo ho qua preparato qualcosa per te.
Da un sacchettino a tenuta ermetica, tirò fuori un paio di calze bianche usate e sporche.
Appena aprì il sacchettino sentii l’odore.
Le indossò e lentamente vidi i suoi piedi ora calzati scendere verso la mia faccia.
- E’ una settimana che le uso, solo per te, non sei contento? Le annuserai fino a che non sarà andato via l’odore tutto. Poi le assaggerai.
L’odore di sudore era molto forte, cercai di divincolarmi, dimenticando che ero ancora immobilizzato.
Con facilità ebbe ragione dei miei movimenti e mi trovai, per quanto mi dimenassi, sempre con il naso sotto le dita dei piedi, dove il sudore si accumula di più..
Mi sentivo come drogato dal loro odore, tanto che, vuoi per il sollievo di non esser piu calpestato, vuoi per questo strana situazione, mi eccitai.
Se ne accorse.
- Bene bene, vedo che ti piace stare li sotto eh?
Mi massaggiò la faccia con le sue calze sudate e questa volta non feci nulla per sottrarmi.
- Bravo, meriti un premio. Ti libererò le mani!
Tolse i suoi piedi dalla faccia. Mi girai per seguirli. Lei si inginocchiò vicino a me per liberarmi.
Si accorse di questo movimento e, con ironia disse:
- Tranquillo tranquillo che tornano subito
Si sedette di nuovo rimettendomi i piedi calzati in faccia.
Le mie mani salirono per accarezzarli.
Se li lasciò accarezzare un po’, poi me li tolse dalla faccia.
- Basta calze per il momento, ora di far di nuovo quattro passi su di te.
Quindi si tolse le calze.
- Ora di un po’ di sana adorazione…baciami i piedi.
Iniziai a baciarli prima sopra e poi sotto sulla pianta e poi sulle dita, un bacio per ogni dito.
Anche se avevano provocato dolore e altro ne avrebbero provocato, erano piedi bellissimi e non avrei faticato a passare ore ad adorarli.
- Apri la bocca
Appena aperta cercò di buttar dentro il piede ma si accorse che per quanto cercasse, non riuscivano ad entrare bene tutte le dita.
- Che peccato, hai la bocca un po’ piccola…dovrò farti educare un po’ dalla mia amica Claudia che ha il piede piu largo…ma prima potrei provar io..sennò rischi di farle male…
Si alzò, sentii dei rumori e poi tornò, indossando questa volta degli stivali col tacco.
Inizia ad aver paura, al pensiero di quei tacchi nella mia carne.
- Non preoccuparti, non ancora per il momento.
Si sedette, accavallando una gamba.
- Prendi in bocca la punta dello stivale, cerca di farla entrare piu che riesci in bocca.
Mi avvicinai, vedendo che era un po’ a punta ma a pianta larga.
Provai a prenderlo in bocca ma un po per lo spessore della suola, un po’ per la maggiore larghezza non ci riuscii.
- Facciamo così…
Prese uno sgabello alto con schienale e lo mise vicino al muro. Si sedette, facendomi cenno di mettermi ai suoi piedi.
Non capivo e con una pedata mi fece capire che dovevo allargare le gambe attorno allo sgabello mettendomi con la schiena al muro.
Appena si sedette lei, mi mise la punta dello stivale in bocca, si accomodò meglio e poi facendo leva sulla sbarra sul muro, iniziò a far forza per farmi entrare la punta dello stivale in bocca.
Un dolore intenso agli angoli della bocca. Quello stivale troppo grande per la mia bocca..
Cercai di divincolarmi nuovamente ma questa volta ero come immobilizzato col suo stivale che con forza cercava di entrarmi in bocca.
Non so come ma riuscii a far uscire la punta dello stivale dalla bocca.
Mi girai dall’altra parte.
- Voltati e prendi subito lo stivale in bocca!
Era un ordine perentorio. Dalla mia posizione non riuscivo a vedere la sua faccia, a capire se era arrabbiata o meno. Vedevo solo di lato la punta del suo stivale che voleva entrarmi in bocca e l’altro stivale che cercava di fare in modo che mi girassi.
Cercai di far resistenza ma lei prese a darmi pedate di punta sulle guance e sui zigomi cercando di farmi aprire la bocca
- Guarda che ti faccio male eh?
Voltavo la faccia, cercando di non avere mai la bocca indirizzata verso la punta dello stivale, ma continuarono le pedate non solo di punta ma anche di pianta, visto che si era un po’ allontanata dal muro.
Si fermò un istante, il suo stivale sulla mia spalla.
- Se non la smetti di resistermi, finirai molto male!
Capii che era molto nervosa, le sue pedate mi avevano un po’ intontito.
Ne arrivarono ancora altre due in faccia, e poi ancora una di punta.
Con mano malferma, riuscii a fermare lo stivale. Fece un po’ di resistenza per liberarlo e continuare a colpire.
Vide invece che mi stavo arrendendo, osservai un secondo in silenzio gli stivali e poi prima un paio di leccate e quindi mi voltai, prendendo in bocca la punta dello stivale.
Subito e con violenza iniziò a spingerlo in bocca, facendomi sanguinare le labbra e i lati della bocca.
Il mio respiro era affannato, in mezzo alle lacrime che uscivano spontaneamente, bagnando quello stivale che voleva entrare in bocca.
Cercò di muovere ancora per farlo entrare di più ma dopo avere insistito ancora un po’ e con violenza, lo tolse finalmente dalla bocca, alzandosi dallo sgabello.
Scivolai lentamente a terra, stordito e umiliato. Spostò lo sgabello ed io scivolai a terra.
Appoggiò lo stivale sul mio torace.
Dall’alto mi guardò vittoriosa negli occhi.
- Hai capito, vero, che mi devi sempre ubbidire?
Non risposi, sentendo il tacco che penetrava nella mia carne.
Avevo fatica a riconoscere la mia amica Mara, quella che era stata la mia confidente per vari anni.
Ma, evidentemente, quella sarebbe stata la mia vita da ora in poi, per i prossimi dieci anni.

Dopo avermi così a lungo torturato con i suoi stivali, mi lasciò qualche istante di respiro.
Ripresi lentamente il fiato, riflettendo.
Intanto lei si sedette sul sofà, accendendo la tv.
Fece cenno di mettermi al mio posto, sotto i suoi piedi, ora nuovamente nudi.
Con fatica mi trascinai e mi misi in modo che il torace fosse sotto i suoi piedi.
Distrattamente il piede sinistro si mosse sulla mia faccia, l’altro a schiacciare il dolore sulla mia pancia.
Riflettei sulla bellezza dei suoi piedi, che sapevano essere così crudeli.
Le dita che ora premevano distrattamente sulla mia bocca, prima nello stivale cercavano di entrarci con prepotenza. La pianta liscia ed arcuata, che tanto avevo accarezzato e massaggiato, non aveva risparmiato dolore, camminandomi addosso. E quel tallone che, girandosi si stava quasi posizionando nel mio occhio, prima era affondato, salto dopo salto, nel mio stomaco.
Guardò la televisione a lungo, tenendomi nella posizione che da quel momento sarebbe stata la piu naturale, ossia sotto i suoi piedi.
Al termine si accorse che era arrivata ora di pranzo.
Si alzò, stirandosi e sbadigliando, in piedi su di me.
Fece cenno di seguirla, lo sguardo a terra sui suoi piedi.
Mi fece sdraiare vicino alla cucina.
Camminandomi addosso preparò il suo pranzo e con un altro cenno mi fece mettere sotto il tavolo mentre lo consumava.
Su suo ordine, leccai i piedi mentre mangiava. Ogni tanto mi porgeva un pezzo di pane o di cibo, se lo metteva tra le dita del piede e poi mi permetteva di mangiarlo, pur nel dolore che sentivo ancora agli angoli della bocca.
Finito il pranzo, mi disse che avrei dovuto ordinare la cucina e di tornare da lei non appena avessi finito.
Mi alzai a fatica da sotto il tavolo. Respirai un attimo, prima appoggiato e poi seduto sulla sedia, prima di rialzarmi.
Scossi la testa, intontita ancora per i calci di prima. Quindi mi rialzai e lentamente iniziai a riordinare la cucina.
- Muoviti! Senno’ dovrò punirti
Era ricomparsa come d’incanto, per riprendermi dalla lentezza con cui stavo eseguendo il lavoro.
- Scu…scusa…ma stamattina sei stata un po’..dura…e sto faticando ad…abituarmi…
Mi guardò un istante, mi sembrò di vedere in lei un leggero velo di compassione ma poi la sua espressione divenne di nuovo dura.
- Non permetterti più di farmi delle rimostranze…ti sei appena guadagnato una punizione, sia per la lentezza del tuo lavoro che per queste tue rimostranze
- Ma non sono…
- Taci! Finisci in fretta e torna di là che ti farò assaggiare i tacchi per la prima volta. Baciami i piedi.
La guardai, per un istante non seppi che fare, mi chinai e le baciai i piedi nudi.
Un calcio.
- Muoviti e poi vieni subito di là
Cercai di far veloce e alla fine, con rassegnazione, andai di nuovo da lei.
Seduta sul sofà ,aveva dei sandali argentati col tacco alto.
- Mettiti li sotto
Mi stesi di nuovo sotto di lei.
Subito appoggiò i suoi sandali su di me, affondando lentamente il tacco nel mio torace.
Sentivo sotto il suo splendido piede, il tacco affondare nella carne.
Presi a lamentarmi ma non per questo smise di affondare il tacco su di me.
Sapevo che dovevo sopportare, quello era il mio destino da quel giorno in poi, ma non riuscii a trattenere altre urla.
- Quando arriveranno le mie amiche sabato, dovrai far loro da zerbino all’ingresso. Quindi si accomoderanno e metteranno i loro piedi su di te. Di norma portano sandali, data la stagione, alcune con il tacco alto ed altre no. Dovrai cercare di resistere senza urlare e sperare che una di loro, presa da compassione, si tolga i sandali e rimanga a piedi nudi su di te.
Tremai alla prospettiva, visto che in quel momento bastavano i suoi tacchi a farmi urlare
- Qualcuna di loro potrebbe volere testare la tua lingua. In questo modo dovrai leccare via lo sporco dalle loro suole, cercando di farle diventare il piu possibile pulite.
- Ma…padrona…e se, ahia!, fossero sporche..ahia!...?
- Leccherai lo stesso, cercando di portare via tutto lo sporco. Potresti faticare e metterci del tempo per farlo, ma sarà meglio per te che tu faccia un buon lavoro, sennò potrebbe volere punirti.
Mosse la scarpa verso la mia bocca.
- Vediamo come te la cavi
Guardai la suola del suo sandalo. Era nera per l’uso quotidiano, un po’ sporca.
- Lecca, vedi di non fartelo ripetere.
Pensai quello che poteva esserci sopra, lo sporco di mille camminate quotidiane.
Ma il suo piede era bello sopra la suola e senza far resistenza incominciai a leccare.
Il gusto era polveroso e mi sorprese. Smisi subito, un conato allo stomaco.
Tornai a guardare la sua suola e il suo bellissimo piede.
Un altro colpo di lingua, una altro ancora e di nuovo un conato.
Scossi la testa per riprendermi, non era di certo soddisfatta, visto che teneva ancora la suola alzata.
Fecandomi forza e trattenendo i conati ripresi a leccare via lo sporco.
Andai avanti così, leccando via lo sporco e trattenendo i conati.
Mi porse l’altra suola e ripetei la stessa penosa sequenza di leccate e conati.
Mi guardò soddisfatta, forse per esser già riuscita a piegarmi ai suoi voleri.
- Bene, meriti un premio
Mi fece alzare da terra.
- Siediti li.
Mi fece cenno al sofa, vicino a dove era seduta.
- Come premio, puoi massaggiarmi i piedi con le mani
Mi porse i piedi.
Ebbi come un ricordo che sembrava lontano, i pomeriggi in cui massaggiandole i piedi, si parlava e si parlava.
Ma questa volta lei era zitta ed io massaggiavo, silenzioso.
Prese un libro.
Ebbi un attimo di stanchezza, seduto quasi normalmente dopo tanto tempo e mi prese la sonnolenza.
Una pedata mi riportò al mio dovere, il piede tornò di prepotenza nella mia mano.
Leggeva silenziosa ed io massaggiavo, senza parlare né potermi fermare.
Non appena accennavo a fermarmi, anche solo per fare un po’ di stretching alle mani, il suo piede mi seguiva, non permettendomi un istante di riposo.
Mi rassegnai nuovamente a massaggarle i piedi senza fermarmi.
Passai tanto tempo in questa posizione, persi del tutto la cognizione del tempo che passava
Se da una parte provavo sollievo dal non essere calpestato, dall’altra volentieri mi sarei fermato almeno un paio di minuti dal massaggio, visto che le mani e i polsi iniziavano a farmi male.
Ma non me lo permetteva, perché appena mi fermavo o arrivava una pedata o i piedi si piantavano nelle mani perché continuassi.
- Massaggia meglio!
Mi ordinò alcune volte. Fu l’unica cosa, con le pedate, a spezzare la monotonia di quell’infinito massaggio.
Quindi richiuse finalmente il libro.
Mi guardò massaggiare faticosamente i piedi.
- Puoi smettere con le mani. Abbassati e lecca, mentre mi riposo un po’.
Mi inginocchiai, i suoi piedi nudi davanti alla mia faccia.
Di nuovo, lentamente presi a leccarle i piedi.
Quel lunghissimo pomeriggio finì così, mentre ancora le leccavo i piedi.
Si fece leccare soprattutto dove era la pelle dura, per ammorbidirla.
La cena fu di nuovo come il pranzo e la sera guardò la tv, tenendomi al mio posto naturale, sotto i suoi piedi.

Martedì, 06 Ottobre 2009 13:26

Mara, Cap 2-3, Non ti muovere

Scritto da
1. Non ti muovere..

Passai quei primi giorni di questa mia nuova vita, massaggiando e leccando i piedi della mia padrona. Mi calpestò. Spesso. Non mancò di punirmi. Spessissimo e per ogni mia minima mancanza. Ma, in fondo, ero solo un tappetino- recluta e quello era il mio addestramento. Ma, nei panni della “sergente di ferro”, quasi non riconoscevo la mia amica Mara, quella che era stata la mia confidente. In quei tre giorni ebbi rapporti lunghi e prolungati. Ma con i suoi piedi, null’altro. I suoi piedi, il mio universo. La mia vita, ai suoi piedi.
***
Giovedì: mancavano solo due giorni alla mia “festa” d’iniziazione
Avevo velocemente imparato ad apprezzare tutti i momenti di riposo in cui potevo restare sotto di lei senza essere calpestato. O dover leccare, massaggiare. Diventavano sempre più rari perché la sera del sabato si avvicinava e Mara non voleva sfigurare con le sue amiche.
Quel giorno, dopo l’ennesima ora passata a servirla, mi fece stendere vicino al divano.
- Bene, bene, bene…. proverò ora ad insegnarti un fondamentale…. che per voi tappetini risulta sempre un po’ “ostico”.
Restò in silenzio e rise piano godendosi la mia attesa: il suo piede, ancora umido di leccate, giocava col mio naso, poi…
- L’immobilità..
Non capivo bene cosa intendesse.
- …. dovrai cercare di stare assolutamente immobile, qualsiasi cosa deciderò di farti. Capito?
- S..si padrona.
- Speriamo: avanti, si comincia… E’ inutile dirti che se ti muovi o cerchi di sottrarti, dovrò punirti….pronto?
Avevo scelta? Ma non sapevo cosa mi aspettasse e guardavo il suo piede nudo indugiare intorno al mio naso….spostò le sue dita, iniziò ad avvicinarle ai miei occhi….sentì le palpebre chiudersi al loro contatto, poi con maggiore decisione affondò l’alluce nel mio occhio destro.
Cominciai ad avere paura…. che mi volesse accecare? Così non riuscii a star fermo e dopo pochi istanti, girai la faccia verso l’esterno... Un paio di pedate mi raggiunsero sulla bocca. Forti..
- Ho detto fermo! Ho detto di non muoverti!
E fu la volta del tallone… Lo sistemò con decisione sul naso. Di nuovo la paura…. E se me lo avesse rotto? il peso era forte. Ma cercai di resistere, di restare fermo… ma poi lei decise di andare avanti: Accavallò una caviglia sopra l’altra, raddoppiando la pressione. Allora provai con movimenti lievi a liberarmi…. ma lei non aveva nessuna intenzione di mollare la presa. Di nuovo la paura mi prese… girai la testa, facendo cascare il tallone sulla mia guancia. E allora quello stesso tallone mi colpì. Non so quante volte sulla guancia. E poi sul torace con forza. Finchè le dita afferrarono con forza il naso e l’altro piede mi penetrò in bocca.
Ecco cosa voleva : soffocarmi. Ed io non ero pronto, non avevo ispirato a sufficienza.
Quando mi mossi ancora due peste raggiunsero la mia faccia. Quindi si alzò in piedi. Mi fece cenno di mettermi vicino alla sbarra. Mi ci trascinai vicino e lei subito salì sul mio collo, premendo in modo che mi mancasse il respiro. Poi alzò l’altra gamba sopra la sbarra, mettendo tutto il suo peso proprio sulla mia gola. Dall’alto mi osservava inespressiva. Iniziai ad agitare le mani ma non si spostò. Forse voleva vedere se avrei avuto il coraggio di farla cadere. Ma era troppo bella… ed io, nonostante tutto, speravo che non terminasse così il mio servizio sotto di lei… Iniziavo a vedere ombre scure, le braccia caddero e poi le forze mi abbandonarono del tutto… …Non so quanto tempo dopo lei mollò la presa.
- Bravo, sei abbastanza resistente. Come vedi non ho dovuto neppure punirti troppo…
Disteso a terra faticavo a riprendere il fiato. A ricacciare le ombre nere dagli occhi.
- Meriti un piccolo premio: riposa cinque minuti…. poi vieni qua a massaggiarmi i piedi.
Respirai profondamente, ma sentivo di non avere più forze. Boccheggiavo..
Tra le ombre la vidi prendere in mano un libro…
- Torna qui, i cinque minuti son passati.
Aveva sollevato le gambe. Avrei dovuto sedermi sul divano, prendere in mano i suoi piedi e massaggiarli finché non mi avesse detto basta...
- Forza, alzati su… vieni a massaggiarmi i piedi.
Avrei voluto, ma non avevo la forza...
- Se non vieni su te, verrò lì io…
Alzò un secondo lo sguardo dal libro e mi guardò: a terra, senza forze.
Prese uno sdraio e senza dir parola, mi piantò i piedi nelle mani.
- Massaggia!
Le mani ricadevano dai suoi piedi, senza forza. Un pedata nelle palle, un ‘umfff’ di risposta ma le forze non tornavano.
- Se non è con le mani, è con la lingua…
Spostò lo sdraio e m i trovai con la faccia sotto i suoi piedi.
- Lingua!
Aprii la bocca, almeno quello riuscivo a farlo. Permisi senza oppormi alle sue dita di entrare in bocca. Alla sua pianta di inumidirsi della mia saliva, al suo tallone di insistere sui denti.
Si mosse, alzandosi dalla sua posizione... Posò il libro in grembo, spostò i piedi dalla mia faccia sul torace. Mi guardò.
- Forse non sei poi così resistente come pensavo. Peccato che il contratto non ti permetta la rescissione per cui…rassegnati e subisci. Stanotte dormirai con me… nel mio letto.
Non afferrai subito il senso di quella frase…. Iniziai invece a farmi strane idee e l’eccitazione fece si che una qualche energia tornasse. Sorrise…
- Uhm… vedo che non sei poi così morto …secondo te un tappetino come te, in che posizione dormirà stanotte…. sempre che dorma?
- A..ai..tt..tuoi…piedi?..
- Bingo! Vedrai come ti divertirai… eh-eh!
… i suoi piedi tornarono a coprire la faccia… e io caddi nuovamente in quel torpore privo di forze…
***
Il giorno passò senza altre cose nuove. A cena riuscii a malapena a succhiare qualcosa dalle dita dei suoi piedi… guardò la tv. Poi venne l’ora di andare a dormire.
Mi trascinai faticosamente verso la mia stanza. Lei mi chiamò.
- Non dirmi che hai dimenticato che stasera dormi da me.
Il mio sguardo incrociò il suo… era bella. Era dolce. Era come la ricordavo ai tempi del nostro.. ..amore? Entrai nella sua camera.
Nonostante la stanchezza e tutto quello che era accaduto, vedendola con la sua camicia da notte corta e sexy scoprii che la desideravo. Ancora. E molto,
Era estate, le gambe nude schiudevano altri orizzonti sognati al di sopra dei suoi piedi.
Le spalline del reggiseno, con quel suo seno piccolo che stava nel palmo di una mano.
Mostrai subito un indubitabile interesse. Le forze mi tornavano imperiose. Se ne accorse. Mi parve tentennare… Poi mi porse il piede perché la massaggiassi. Leccassi. Ma non ricaccio la mano che saliva verso le sue gambe, le ginocchia…Leccavo il suo piede ma sentivo di poter avere anche altro.
Si stava eccitando, rispondendo alle mie carezze che ora stavano salendo sopra il ginocchio.
- Hai…subìto tutto quello che..volevo da me in questi giorni...leccami..i piedi…
La sua voce aveva delle incertezze…non dovevo smettere altrimenti in un istante sarei stato ricacciato di sotto. Ai i suoi piedi. Invece la mia mano raggiunse il suo sesso mentre la mia bocca avanzava lungo le gambe. Sentivo vicino il premio, anche se ogni tanto lei opponeva una qualche resistenza. Poi la mia bocca raggiunse il suo sesso. Lentamente assaporai la sua eccitazione. La portai a raggiungere l’ orgasmo. Come tanto tempo prima….
Quando questa mia opera terminò, provai ad avere qualcos’altro... Ma le sue mani non me lo permisero. I nostri rapporti erano drasticamente cambiati: Mi spinse via, ai suoi piedi… glieli baciai nuovamente…. Con un calcio mi ordinò di sparire dalla sua vista.
Con un groppo amaro, ricacciai dentro di me l’eccitazione e filai a dormire.
Un tappetino non è un amante.

2. Il giorno prima della festa.

Mi alzai come al solito per prepararle la colazione e attesi sotto il tavolo che arrivasse: non avevo ricevuto alcun ordine di svegliarla.
Sentii dei passi, poi lo sciacquone, di nuovo i passi… la porta che si aprì sbattendo.
Mi accucciai sotto il tavolo.
La sentii prendere il latte, metterlo nella scodella… vidi i suoi piedi negli zoccoli.
Non una parola, seduta appoggiò gli zoccoletti sul mio torace.
Normalmente li toglie, mi sorprese questo atteggiamento. Mi scappò persino un lieve mugugno disapprovante dalla bocca.
Sentì che mangiava e questa volta non mi arrivano briciole. Non avevo ancora visto le dita dei suoi piedi quella mattina…
Mangiò in silenzio. Poi con un ordine perentorio mi fece sparecchiare prima di raggiungerla.. Eseguii, notando l’impronta dei suoi zoccoli sul mio torace, poi la raggiunsi nel salotto.
Vidi che aveva spostato i mobili per fare spazio. Si era tenuta l’abbigliamento di prima ma calzava scarpe da ginnastica bianche, senza calze.
- Mettiti lì!
Faceva cenno di mettermi con la schiena al muro.
Mi infilò il collare e lo assicurò alla parete con una catena: lo stesso fece per le manette.
Il mio cuore andava a cento all’ora, non capivo le intenzioni che aveva..
- Ieri sera- iniziava - dovevi dormire con me, ai miei piedi..
- Si..m..ma..
Uno schiaffo mi raggiungeva al volto.
- Taci! Non hai eseguito un mio ordine… stamattina dovevo trovarti ai miei piedi e tu non c’eri… ecco tutto!
Non sapevo cosa dire, ed ero ancora un pò stordito per lo schiaffo.
- La considero una mancanza grave….dovrò punirti più severamente del solito. Domani sera forse avrai un po’ di dolore.
- M..mma..che cos…
Mi sollevò il mento con la mano.
- Sono un po’ nervosa, dovrai aiutarmi ad esser più tranquilla e subire un po’ di punizione stamattina. Non è cosa da tutti i giorni, tranquillo, ma per adesso rassegnati.
Vidi che tirava fuori una maschera anti colpi, quelle per il pugilato e la ‘dentiera’. Me le mise lei addosso e mi fece indossare anche protezioni a braccia e torace.
- Questo ti eviterà i lividi, ma non il dolore.
Una piccola carezza e si mise in piedi.
Non lo vidi arrivare, un calcio forte sul volto, di lato, mi sorprende.
Ne seguì subito un altro e un altro ancora. Poi abbassò il tiro e fu la volta del torace, poi delle braccia. E poi ancora la faccia.
Ringraziai le protezioni ma i calci erano forti, facevano male. Mi stupivo della rabbia e della forza in lei. La sentii ansimare per la fatica. Prese la mira con la punta sotto il mento e poi un calcio ancora che mi arrivò sulla guancia sinistra protetta. E ancora calci e un paio di schiaffi forti e dei pugni. Quindi allargò le mie gambe. Volevo dirle che li si era dimenticata di mettermi la protezione, ma la dentiera me lo impediva. Un pestone violento mi giunse sulle palle, cercai di urlare ma non riuscii… un altra pestone mi raggiunse e poi una ancora… Abbassai lo sguardo per cercare di valutare i danni che mi stava producendo… ma un paio di calci in faccia me lo fecero rialzare. Ora ero del tutto intontito, non riuscivo a capire… mi aveva dato delle protezioni ed allo stesso tempo mi stava massacrando dove non le avevo….Ma poi, dopo qualche altro calcio mi liberò delle protezioni e mi slegò. Aveva il fiatone mentre mi poggiava il piede sul torace.
- Ricorda che io sono e sarò sempre la vincitrice!
Restò ferma ad osservare quello che era rimasto di me dopo che le avevo fatto da sparring partner…. Quindi se ne andò, senza dir altra parola.
Quando tornò era vestita per uscire.
- Esco a far spesa per domani sera. Quando arrivo ti voglio lì alla porta a far da zerbino d’ingresso.
Tirò fuori dal sacchetto le calze usate del primo giorno.
- Tieni queste per compagnia.
Me le mise di forza sul naso, sapeva che probabilmente non mi sarei rialzato per un po’.
Mentre se ne andava, tra le mille confusioni mentali, pensai assurdamente che quella mattina non le avevo ancora visto le dita dei piedi. Provavo un’assurda sensazione di nostalgia. Come se già mi mancasse il contatto con i suoi piedi nudi. Volevo sentirli sulla lingua. Per ora avevo solo il suo odore… In quello mi addormentai… dimenticando il mio dovere di zerbino all’ingresso.

Rientrò con le borse della spesa.
Il rumore mi svegliò e scrollandomi, feci cadere le calze dal naso.
- Che fai ancora li? Alzati…. vieni subito qua.
Sentii che il nervosismo non le era passato del tutto.
Provai ad alzarmi, mi scrollai, era forte il mal di testa per le botte di prima che però, è vero, non avevano lasciato lividi.
Mi spostai a quattro gambe verso di lei, e mi stesi… le borse della spesa erano già in cucina.
Salì con le sue scarpe, un paio di sandali dal tacco basso non particolarmente belli ma pratici.
Si pulì bene le scarpe sul mio torace: il mio respiro si fece faticoso, i miei muscoli non erano ancora abituati al suo peso. Pretese un paio di leccate per suola, quindi andò a cambiarsi.. tornò indossando gli zoccoli da casa. Istintivamente mi mossi verso i suoi piedi, si era seduta sul sofà. Sfilò il piede dallo zoccolo…. finalmente rivedevo i suoi piedi, le sue dita… un moto di eccitazione si faceva strada... Il caldo l’aveva fatta sudare. Il suo odore era forte.
Sapevo cosa fare, la mia lingua si insinuava tra le dita. Si stendeva e io potevo assaporare l’aroma della sua pianta. Si rilassava, forse il nervosismo le stava finalmente passando. Mi fermava un attimo, un piede per ogni parte della mia faccia.
- Come stai? Non ti ho fatto troppo male, vero?
Volevo raccontarle la verità, che di male me ne aveva fatto e lo sentivo ancora addosso… che non immaginavo così cattiva… che per un momento avevo temuto che i suoi calci non si fermassero mai. Ma il suo sguardo era tornato dolce. I suoi capelli sciolti sulle spalle. Osservai i suoi piedi vicini alla mia faccia. Le baciai la pianta.
- No…. non troppo…. E poi… hai dei piedi da favola..
Scuoteva il capo…
- Non è vero… guarda li…. Ho un durone lungo tutto il piede..
La rassicuravo..
- Non preoccuparti, ci penso io…
Iniziavo a leccare con forza la pelle densa lungo il piede. E poi quella del tallone.
- Grazie, sei gentile….sei il migliore tappeto che abbia mai avuto.
Si stendeva sul sofà, liberando le ultime gocce di nervosismo, godendo delle mie leccate.
- Mi raccomando però eh? Domani sera non mi far sfigurare…
Mi ero quasi dimenticato della festa del giorno dopo. Un piccolo momento di sconforto ma poi riprendevo a leccare i suoi piedi nudi. La mia vita era lì, ai suoi piedi..…
Martedì, 06 Ottobre 2009 13:22

Mara, cap. 4, la sera della festa

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La giornata del sabato passò senza episodi particolari.
Mara era indaffarata a preparare la festa…. più volte si avvalse del mio aiuto, trattandomi sì, quasi alla pari… ma, naturalmente, affidandomi i lavori più pesanti.
E pretendeva che fossi rapido… ma le peste del giorno prima mi costringevano a fermarmi ogni tanto… qualche capogiro si affacciava rapido a riportarmele alla mente.
.. e poi avevo dormito poco… niente di strano, con tutti gli avvenimenti della settimana… e con quello che mi aspettava per la sera incombente.
Ma tutte le volte che mi fermavo, dovevo poi baciarle i piedi.. scusandomi perché non avevo svolto immediatamente il compito assegnatomi.
Quella sera sarebbero intervenute altre 6 ragazze, tutte sue amiche.
Alcune le avevo viste di recente, ma altre non le incrociavo da lungo tempo.
L’appuntamento era fissato per le otto della sera.. Mara sulle prime immaginò che le accogliessi da zerbino d’ingresso…. salvo poi stabilire alla fine che mi stendessi tra il sofà e le sedie, in modo che fossi già al mio posto di tappeto per tutte loro.
Mancavano quasi 20 minuti alle otto.. Mara si mise sul sofà a riposare e riprendere fiato, lasciando me, disteso, a massaggiarle i piedi. Suonò il campanello.
- Ma chi cavolo…avevo detto dopo le otto di sera…
Andò alla porta. Sentii la voce che…
- Ma ciao! Come va? Son arrivata prima per vedere se dovevo dare una mano..
Dalla voce sembrava Valentina, una ragazza minuta, alta meno di Mara, capelli scuri lunghi e un piede 36.
Non mi vide subito.
- E dov’e il festeggiato?
Mara le mostrò la mia posizione.
Mi voltai in tempo per vedere le sue scarpe, dei sandali col tacco alto, avvicinarsi.
Le baciai i piedi, l’atto dovuto.
- Accomodati pure, vado a prendere da bere
Valentina restò un secondo perplessa, poi si sedette sul sofà, appoggiando i suoi sandali col tacco sul mio torace.
- Eccoti qui, festeggiato!
Il suo tacco appuntito mi strappò un piccolo urlo di dolore.
- Fanno male? Oh, non ti preoccupare, più tardi me le tolgo.
Vedevo il suo piccolo piede nudo nel tacco.
- Incredibile vero? Solo ieri mi massaggiavi i piedi e quasi ti consideravo mio pari, ed oggi sei il mio tappetino…o, meglio, il tappetino di Mara. Non è strano?
Sottolineò la frase facendo leva sul tacco nel torace.
- D’altronde era ovvio che sarebbe capitato, no? Tu e Mara avete sempre avuto un rapporto speciale e i suoi piedi ti son sempre piaciuti molto, vero?
- S..si..ha dei piedi mm…molto..bbellli…
- Oh lo sapevo che ti sarebbero piaciuti. Scommetto che ‘sta settimana si è divertita molto ad educarti. Immagino che le dispiacerà di dover tornare al lavoro la prossima settimana… Non…non so se…ahia!...
Il suo tacco affondava nella carne del mio torace.
- Deve ancora far qualcosa per la tua resistenza eh? E’ un peccato avere un tappetino e non poterci usare sopra i tacchi…
- Ci lavoreremo assieme sta settimana, vero?-tornò Mara- Oh, vedo che non hai perso tempo ad usarlo eh?
- Beh si sai, da quando, beh insomma lui, capisci…il tappetino che ho in casa, è un po’ di tempo che…
- Ma come? Un altro?
- Ma come, un altro? Il primo non conta, me l’aveva dato mia sorella ed era già tutto usato.
- Ma non è da tanto che…
Suonarono alla porta.
- Scusami, continuiamo dopo, stanno arrivando!
Altre due voci femminili. Mi parve di conoscere Claudia, quella dai piedi grossi, e forse Leila, che non vedevo da molto e non ricordavo neppure così bene. Ma non potevo voltarmi con Valentina che teneva i tacchi ben piantati sul mio torace.
- Vale…alza un secondo i piedi e permettigli di salutare…
Mi voltai, ecco Claudia con flip flop ai suoi piedoni 40 e Leila, un 38, a giudicare dalla forma nei sandali aperti. Dopo il bacio di rito, mi voltai nuovamente per accogliere i tacchi di Valentina.
Claudia si tolse subito i flip flop, restando a piedi nudi. Me li appoggiò sul braccio e mi fece capire che avrei dovuto lavorare con le mani. Leila invece si sedette vicino a Claudia e si tenne i sandali, ma li appoggiò sulla gamba senza provocarmi troppo dolore. Parlarono fra di loro, per lo più ignorandomi, mentre le mie mani lavoravano sui piedoni di Claudia. Lei era la classica “ragazzona”, alta capelli corti, leggermente sovrappeso ma non certo grassa. Però i suoi piedi pesavano sulle mie mani.
Leila invece era molto silenziosa e quasi timida ad appoggiare i suoi piedi su di me. Era una ragazza normale, alta un po’ meno di Mara, la mia padrona, ma non altrettanto bella.
Suonarono ancora alla porta ed entrarono altre due ragazze. Subito si scusarono perché la terza, Gianna, sarebbe arrivata in ritardo. Non conoscevo nessuna delle due dalla voce. Appena furono in vista, avrei dovuto voltarmi per baciarle i piedi, ma oramai mi era impossibile.
- Tappetino, ti presento Laura e Ashley. Ashley è inglese ed è ora dove lavoro a fare lo stage. Laura invece è una ballerina ed è amica mia e di Gianna, che tu già conosci.
Feci un cenno di saluto col capo. Ashley aveva delle scarpe da ginnastica rosa senza calze, era piuttosto carina, snella, viso un po’ arrogante, capelli rossi. Laura invece era non tanto alta e magra e aveva ai piedi delle ballerine, che però tolse subito.
Ashley pretese un posto in cui potesse avere la mia faccia a disposizione, mentre Laura sedette vicino a Valentina che teneva ben fermi i tacchi sul mio torace e pretese l’altra mano per massaggiarle i piedi. Parlarono concitatamente, Ashley con un pò di difficoltà per via della lingua.
Senza farsi problemi, appoggiò le sue scarpe da ginnastica sulla mia faccia.
Mancava Gianna ma quello che temevo, lì schiacciato da cinque ragazze, era che soffocassi senza che neppure se ne accorgessero.Perché oramai lo spazio era ridotto al minimo e la pressione enorme. Decisero di iniziare la festa senza aspettare Gianna. Iniziarono con le tartine e salatini, bevendo capirinha…
Sentii rumore di tacchi, voltai la faccia da sotto i piedi di Ashley, notando come la mia padrona Mara si fosse in scarpe rosse chiuse col tacco alto: molto sexy nel suo piede nudo.
Avrei continuato a guardare, ma Ashley pretese che mi voltassi di nuovo e tornassi con la faccia sotto le sue scarpe.
- Ehi, questo qui sotto, mangia?
Era Valentina che aveva parlato.
- Beh, è il festeggiato, se volete lasciarli qualcosa.
- Ashley…. sposta i piedi, please move your feet off his face..
- Why..what…o si- si i piedi che mangia..
Spostò le sue scarpe da ginnastica che avevano già lasciato le impronte sulla mia faccia. Laura allungò il piede, mettendo un salatino tra le dita e se lo fece leccare bene. Valentina invece infilò un altro salatino sotto il tacco e se lo fece succhiare via con cura.
- You can put your feet on him, if you like it
- Oh..cool! Yes I do it for sure.
Ashley mise di nuovo le sue scarpe sulla mia faccia, rendendomi faticosa la masticazione. La serata proseguì, Mara la mia padrona, mise i suoi piedi vicino alla mia faccia, ogni tanto togliendosi le scarpe ed accarezzandomi di lato le guance schiacciate dai piedi di Ashley. Un breve sollievo, i tacchi della minuta Valentina, si alzarono un secondo, forse doveva andare al bagno e Laura ne approfittò per fregarle il posto. Invece dei tacchi di Valentina, ora avevo i ben più morbidi piedi di Laura su di me. Avevo smesso di massaggiare i piedi di Claudia, che pesanti erano appoggiati e schiacciavano la parte sinistra del mio torace e della pancia. Leila rimaneva un po’ nell’angolo, senza parlare molto. Suonarono alla porta, Mara si alzò ed andò ad aprire. Era Gianna, la ragazza mancante.. Io e lei non avevamo mai avuto un bel rapporto, non capivo la sua antipatia verso i miei confronti, forse innata, di sicuro corrisposta. Lei non era molto bella ma neppure brutta, magari solo un po’ grossolana. Mi ricordo che una volta mentre le massaggiavo i piedi mi aveva tirato una pedata molto forte e solo con fatica mi aveva poi chiesto scusa. Si fece largo nella selva di piedi sopra di me, semplicemente camminandomi sopra. Aveva anche lei delle scarpe da ginnastica, ma portava le calze. Si andò a sistemare in fondo, e sedendosi, appoggiò rozzamente i suoi piedi sui miei testicoli.. Iniziò a giocarci un po’, calpestandoli e sfregandoci sopra la suola delle scarpe. Da sotto le scarpe di Ashley avevo una visuale molto limitata.
Quando Valentina tornò dal bagno pretese che Laura si spostasse. Al suo rifiuto, mi camminò sopra fino ad andare a raggiungere la posizione dove prima era Laura.
La festa iniziò ufficialmente…. ogni tanto Ashley spostava le sue scarpe regalandomi un po’ di luce e di respiro, mentre Gianna si divertiva con il suo rozzo giochetto con i miei testicoli.
- Can we try..him? Se può?
Ashley stava chiedendo a Mara, la mia padrona, il permesso di fare qualcosa.
Mara accettò. Ashley si tolse le scarpe e appoggiò i suoi piedi nudi e umidi sulla mia faccia. Erano davvero molto odorosi doveva averli tenuti per ore chiusi nelle sue scarpe da ginnastica. Ridendo..
- Lick my feet, please…..
Non c’era necessità di traduzione…
- Datti da fare, tappetino sennò questa puzza ammorba pure noi..
Era la voce di Valentina… seguirono un bel po’ di risate e una pestata ben assestata di Gianna “laggiù”, che mi fece mancare il respiro… Ciò nonostante iniziai con ampie linguate a tergere quei nauseabondi piedi inglesi, 38. La festa era nel pieno della parte gastronomica, Ashley mi concesse un altro salatino direttamente dalle dita dei suoi piedi. Chiacchieravano tranquille e libere, ignorandomi… se non per chiedermi un massaggio con le mani o con la lingua, come aveva fatto Ashley.
Faticavo a respirare sotto il loro peso, non sapevo quanto sarei durato lì sotto, soffocato tra l’altro dal profumo intenso dell’inglese che stava finendo per intero nella mia bocca.
- Spostate tutte i piedi!
Mara aveva parlato provvidenzialmente e tutte le ragazze spostarono i piedi da sopra di me. Un sollievo incredibile, di nuovo il poter respirare, seppure steso sul pavimento.
- Girati dall’altra parte, a pancia in giù
Faticosamente mi girai, i piedi odorosi di Ashley ad un centimetro dalla mia bocca. Vidi che c’era una torta per terra, una crostata alla frutta.
- Tanti auguri, mio nuovo tappetino, che la tua vita di servitù possa essere lunga sotto i miei piedi!
Ero emozionato per la sorpresa che mi aveva fatto Mara, non me la aspettavo, la ringraziai baciandole i piedi nelle sue scarpe rosse dal tacco.
Anche Ashley pretese un bacio e in breve dovetti baciare i piedi di tutte le ragazze.
- Ed ora, battesimo!
Come prese da una frenesia, le ragazze si alzarono, mi superarono e iniziarono a camminare sulla torta. Vedevo la torta man mano distrutta dai loro piedi nudi o calzati e mi prese la tristezza…. come temendo di dover prima o poi fare la fine della torta.
- Ora, ordinatamente, fatevi pulire bene… non voglio schifezze per casa!
Manco a dirlo Gianna fu la prima. Non si era tolta né scarpe né calze e aveva tutto sotto le suole delle scarpe. Dovetti leccare a lungo prima che si ritenesse abbastanza soddisfatta.
Poi toccò a Laura che invece era a piedi nudi succhiai a fondo tra le dita. Ad Ashley avevo già leccato a lungo prima, Leila si lasciò leccare riservatamente le suole, con Claudia faticai non poco, dati i piedi grandi e poi Valentina, la minuta, pretese le succhiassi bene il tacco.
Quando fu la volta di Mara, la mia padrona, le leccai le suole, faticando un pò, visto che ero tornato ad essere il tappetino di tutte.
Quindi portò via il piatto con i resti della torta e dalla cucina portò una bacinella d’ acqua con cui dovetti nettare dallo zucchero rimasto i piedi e le scarpe delle ragazze. L’unico vantaggio fu che Valentina dovette rinunciare per un po’ ai suoi tacchi, mentre Gianna rifiutò il lavaggio, dicendo che avrei leccato via lo zucchero con più calma dopo.
Alla fine l’acqua era sporca e non aveva certo un aspetto invitante. Mara mi disse che quella era l’acqua per me e che quella sera non avrei avuto altro da bere.
Lappai un po’ di acqua, gusto di torta e sudore, non poteva esser altro.
Dovetti girarmi di nuovo, steso con la pancia in alto.
Avrei avuto bisogno di qualche minuto per digerire ma all’unisono i piedi di tutte tornarono su di me. Anzi ora Valentina, senza scarpe mi dava pedate sullo stomaco con i suoi piedi piccoli e nervosi.
I piedi di Ashley tornarono prepotentemente, nudi ed ancora odorosi sulla mia faccia.
Li accarezzai perché me li spostasse un secondo dal viso, faticavo a respirare..
Iniziavo a sentirmi male, per lo schiacciamento continuo e per le pedate.
Con le mani glieli tenni sollevati qualche secondo, osservando la pianta numero 38 che cercava di tornare nuovamente a schiacciare la mia faccia.
Le mani cedevano sotto il suo peso, glieli appoggiai di nuovo sulla mia faccia. Poi glieli alzai nuovamente. Girai la faccia, e per un momento tenni i suoi piedi sul mio orecchio destro. Visto che non andava meglio, a fatica glieli sollevai nuovamente, mi girai nell’altro senso, solo per vedere il piede nudo di Mara davanti a me, la scarpa rossa col tacco poco più in là.
Mara si accorse che mi ero girato, girò il suo piede e iniziò ad accarezzarmi la faccia….il suo odore era così familiare. Per un momento sembrava stessi meglio, anche se i piedi di Ashley premevano sulla parte sinistra della mia faccia. Ma Valentina non smetteva di dar pedate, i piedoni di Claudia si erano ben pesanti sullo stomaco, mentre Gianna mi schiacciava i testicoli senza sosta..
Sudavo e respiravo poco. Spostai timidamente il piede di Mara dalla mia faccia, mi voltai di nuovo e spostai con più forza i piedi di Ashley.. Avevo bisogno di aria.
Ashley reagì male, rimettendomi in faccia con altrettanta forza i suoi piedi. Ero il suo tappeto, non potevo ribellarmi. Provai allora con altri piedi, ottenendo le stesse risposte. Claudia pensò che le volessi fare un massaggio e lasciò fare ma quando glieli cacciai dalle mani, li fece ricadere con forza nello stomaco. Ma alla lunga questo mio agitarmi attrasse l’attenzione. Fu proprio Claudia la prima a spostare i suoi piedoni dalla mia pancia. Poi tutte le altre, tranne Ashley che continuava a schiacciarmi la faccia.
- Forse sta male…
Era la voce di Leila, che finora non aveva di fatto ancora parlato.
Svogliatamente Ashley spostò i piedi dalla mia faccia, liberandomi dal suo odore e regalandomi un po’ di ossigeno prezioso. Appena fui libero, cercai di sollevarmi per respirare, ma crollai a terra, rischiando di versare la bacinella. Ero voltato a sinistra, davanti a me vedevo i piedi nudi di Valentina. Glieli afferrai, ricordando un secondo i massaggi che le facevo e in modo scoordinato e confuso provai a massaggiarli, cercando di tornare a respirare. In realtà era la cosa più vicina e familiare che avessi. Visto che non mi riprendevo, Mara mi trascinò via di peso.
- Che cos’hai?
Mi abbracciava il viso tra le mani e mi accarezzava. Era un gesto incredibilmente affettuoso e carino da parte sua. Incominciai allora a respirare con più tranquillità.
Mi stavo riprendendo e con un’eruttazione, liberai l’aria dello stomaco.
- Fatto ruttino? – era Valentina che mi prendeva in giro- adesso torna sotto il piedino a fare massaggino!
Risate.
- Su su, è niente, ricominciate pure- rassicurò Mara.
Gianna mi trascinò per i piedi. Lentamente passando vicino ai piedi di Valentina, tornai nella posizione di prima. Valentina me li porse.
- Massaggino!
Ashley mi mise nuovamente i piedacci in faccia, sollevando un po’ il sinistro sulla mia bocca.
- Si, si massaggino eheh
Mentre i piedi di Claudia, pesanti tornarono sullo stomaco, la mia lingua tornò a stimolare oralmente i piedi di Ashley. Ma Mara non era tranquilla.
- Per favore, evitate d’ora in poi di dare calci e mettetevi tutte a piedi nudi, compreso te Gianna e Leila.
Gianna si tolse le scarpe e le calze e pretese di avere una porzione di faccia a disposizione
Svogliatamente Ashley le cedette il posto e in breve mi trovai i suoi volgari piedi 39 al posto di quelli di Ashley. Ripresi ad accarezzare i piedi di Valentina che si prestarono alle mie carezze.
Gianna appoggiò bene i suoi talloni sulla mia faccia e, non vista da Mara, mi piantò due forti pestate di tallone sulla bocca e sugli occhi. Poi iniziò a sfregare il piede sulla faccia, con la poca grazia che aveva, usandola per massaggiarsi la pianta dei piedi Pretese un po’ di lingua e, non vista, mi appioppò ancora un paio di colp. Quindi finalmente tutto si calmò. Sotto la massa di piedi che mi schiacciava, la serata scorreva lenta. Ebbi altre crisi di respiro, mi voltai alcune volte per non avere i piedi di Gianna a chiudermi le vie respiratorie. Con gentilezza Mara mi accarezzava la faccia: tutte le volte che mi voltavo il suo odore familiare mi rassicurava e mi aiutava a sopportare. La serata proseguì, faticai non poco sotto il loro peso.
E alla fine, una per volta, dopo aver chiacchierato e ascoltato musica, le ragazze se ne andarono.
Per questa volta e per non causarmi ulteriori crisi, evitarono di usarmi da pista da ballo.
Laura la ballerina accennò solo un paio di passi su di me, ma era magra e non ebbi difficoltà a sostenerla. Dovetti baciare singolarmente i piedi di ognuna, Gianna pretese ulteriori leccate alla suola delle sue scarpe e non vista da Mara che salutava le altre, mi appioppò un altro po’ di colpi in faccia. Quindi si alzò e camminandomi ancora addosso alla fine se ne andò.
- E bravo il mio tappetino!
Era tornato il silenzio e la tranquillità in casa di Mara.
Avevo ripreso un po’ di forze e le stavo massaggiando i piedi nudi.
- Domani non sono previste attività o educazione alcuna
Non risposi, concentrato nel massaggio dei piedi.
- Un giorno intero di riposo, ti riprenderai in brevissimo tempo e inizierai a dormire nel mio letto da domani sera o forse lunedì, ma seriamente e come si deve stavolta, eh?
Aveva superato la rabbia per quello che aveva considerato la mia grave mancanza del giorno prima..
- Sai che le mie amiche tutte si sono complimentate con me, per la tua resistenza?
Le baciai spontaneamente i piedi.
- Resistere sotto 6-7 ragazze con solo una crisi e per di più passeggera, mica è da tutti eh?
Un altro bacio e poi di nuovo il massaggio.
- Sai che il tappetino nuovo di Leila è stato ricoverato in ospedale dopo la prima festa? Beh, quella sera eravamo anche in dieci e c’era una ragazza che pesava forse 80 kg e che continuava a passare su e giù su di lui.
- Leila…è strana…
- Beh strana…non parla molto e da quella volta ha paura di esagerare, hai visto come era timida.
- Si..quasi aveva paura di farmi male, quando appoggiava i piedi su di me.
- E poi Claudia con i suoi piedoni. Ti farò allenare un po da lei nei prossimi giorni, sai? Non posso avere un tappetino che non riesca neppure a succhiarmi i piedi…
Pensavo già ai piedoni di Claudia che tentavano di entrarmi in bocca violentemente. Fu una breve distrazione, perché il mio pensiero tornò di nuovo ai piedi cui appartenevo e che stavo massaggiando.
- E Ashley invece…
- Beh l’inglese…sentivo di qua i piedi che puzzavano, d’altronde senza calze e con le scarpe da ginnastica…
- Era cattiva…non voleva che mi alzassi…
- No, non è stata cattiva, ti stava solo usando come appoggiapiedi, non ti ha dato neppure le pedate che ti saresti meritato
- Me…meritato?
- Si, certo, mica puoi spostare i piedi dalla tua faccia a piacimento? Se alla padrona piace usarti così, tu non puoi e non devi fare un bel niente..
- Ma…stavo ma..male..
- Male, male…E chi se ne importa, hai visto: era niente!
- Scu..scusa..
Iniziai a baciarle i piedi con più volontà.
- Lascia stare, non fa niente, era solo per educarti bene. Ma continua a baciare i piedi che mi piace.
- E Laura...
- Laura ha ballato un po’ ma non penso che ti abbia fatto troppo male, leggera com’è
- No, no anzi, respiravo bene sotto di lei..
- Valentina invece è leggera ma anche un po’ cattiva, non trovi?
- Si aveva i tacchi alti, ho tutte impronte qua..
- E Gianna invece come l’hai trovata?…
- Odiosa come al solito!
Mi tira una pedata in faccia.
- Non ti permettere, è una mia amica, sai?
- Si ma mi ha tirato calci nelle palle e poi sulla faccia.. non hai visto che pedate…
- Come? Pedate?
- Si, quando non guardavi e alla fine..
- Sta cretina…ecco perché hai la parte sinistra della faccia tutta rossa…
- No, quello penso che sia il sudore dei piedi di Ashley.
- Eh beh, chissà da quanto non si li lavava prima di stasera e delle tue linguate..
Rise Mara. Le baciai ancora i piedi, visto che le piaceva. Presa da stanchezza si stese sul divano, senza più rivolgermi parola. Continuai il massaggio e i baci, finché non sentii russare. Volli farle una sorpresa e mi misi ad attenderla ai piedi del suo letto. Ma mi addormentai e lei dormì sul sofà fino al mattino successivo. Meno male che avevo preso le sue calze usate…. le avevo li vicino e me le misi sul naso. Avevo almeno qualcosa di lei a tenermi compagnia durante il sonno
Martedì, 06 Ottobre 2009 13:11

Mara. cap. 5-6

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1° , Domenica, nessuna pausa…

La prima parte della domenica dopo la festa, passò in tranquillità Dovetti darle una mano a pulire e riordinare. Come già il giorno prima, ogni tanto dovevo fermarmi. Tutte le volte che lo facevo, si fermava anche lei, mi porgeva i piedi e se li faceva massaggiare. Non mi concedeva un secondo di pausa. Per lei il massaggiarle i piedi e il non dovermi chinare a baciarli o leccarli, era quasi un premio. Non concepiva il fatto che potessi rimanere in casa sua senza fare nulla, visto che ero il suo schiavo e il suo tappetino. Pensavo al giorno dopo, alle mie prime nove ore di riposo, pensando che le avrei passate semplicemente dormendo e cercando di far mente locale sulla nuova situazione. Un messaggio al cellulare di Mara nell’altra stanza, per un istante i suoi piedi abbandonano le mie mani, mi appoggio al tavolo, metto la testa sopra per prendere un po’ di fiato. Torna mezzo minuto dopo.
- Che fai? Non è ora di dormire!
Mi porge di nuovo i piedi. Mi chino e baciandoglieli, chiedo scusa.
- Domani viene Valentina..
- Co…come?
- Si, Valentina, la conosci no?
- Si, certo, c’era ieri sera…
- Verrà verso le nove e mezza. Hai giusto un ora di tempo per lucidare le mie scarpe con la lingua e poi avrai compagnia per il resto della giornata.
- Ma..ma..come?
- Come, cosa? E’ in ferie questa settimana e verrà ad educarti lei, visto che io non ci sono.
Mi chino sui suoi piedi, riprendendo a baciarli.
- Ma..pa..padrona..sono sff..sfinito, avrei bisogno di …riposo…
- Beh ti stai riposando già oggi, no? …oggi non ti ho ancora neppure camminato addosso, dovresti ringraziarmi! E poi Valentina è rimasta senza tappetino, mica vorrai evitarle il piacere di avere qualcuno sotto i piedi?
- Come?..senza…?
- Si, lo ha detto ieri sera, no? Me lo ha confermato oggi: fuori un altro! Nel senso che, beh, ha dovuto rescindere il contratto…
- Cioè…è mo…
- Mo? Ah, morto? No, dai, non esageriamo! Lo ha fracassato un po’ e ha deciso che non le serviva più. Andrà a servire qualcun'altra o farà da tappeto pubblico..
In quel momento sento il sottile terrore di essere abbandonato, diventare come quei tappetini leccapiedi agli angoli delle strade trafficate…. o a far da zerbino nei negozi. Nei luoghi pubblici. Se ne accorge e inizia a carezzarmi la faccia col piede nudo.
- Ma, vai tranquillo, a te non capiterà, sei tutto mio per i prossimi dieci anni e forse più, e non ti lascerò mai per la strada, a meno che tu non inizi a venir meno ai tuoi obblighi!
- Ma..ma..io lecco, massaggio…
- Si, vero e lo fai pure bene. Però sai che non basta! Devo educarti ai tacchi e devo fare in modo che inizi a succhiare i piedi. Fossi in te, supplicherei di andare qualche giorno da Claudia per farlo.. Dopo i suoi piedoni, i miei ti sembreranno niente!
- Fa..fammi provare adesso
- Cosa? A succhiarmi i piedi?
- Si, si, vo..voglio provare
- Ma non ne sei capace. Se non mi soddisferai, sai che dovrò punirti. Vuoi lo stesso succhiarmeli?
- Si…Ti prego…
- Va bene, accomodati pure allora…
Mi abbasso a terra, i suoi bei piedi nudi numero 39 davanti alla mia faccia. Non so se ho fatto bene ad accettare la sfida, ma il mio unico desiderio adesso è di soddisfarla. La lecco un po’ sotto le dita e poi tra le dita, assorbendo il gusto del suo sudore. Poi apro la bocca….. tutto quel che riesco, l’alluce e poi le altre dita.. fatico un po’ sull’ultima. Il piede entra fino in fondo alla lingua ed inizio a succhiare. Succhio un po’ ma lo faccio con fatica: il suo piede è molto grande, mi manca l’aria. Ho paura di non riuscire a fare come vuole lei…. così cerco di massaggiare con la lingua mentre succhio, anche se lo spazio per farlo è poco. Quasi subito l’altro piede inizia a colpirmi dietro la nuca, forse per forzarmi meglio il piede in bocca. Cerco di ripararmi…. provo a fermarle il piede… .. non ci riesco.. mi sposto di lato per non farmi colpire sulla nuca. Poi il suo piede scivola via dalla mia bocca. Torno a respirare, la bocca violentata dal suo grande piede nudo. Resto a terra con il tallone che mi ha colpito sulla testa e l’altro piede umido davanti alla mia bocca.
- Eh, no, non è così facile succhiare bene i piedi…
Le lecco un po’ il piede davanti la bocca.
- Non mi sei proprio piaciuto. Ne hai da imparare eh…D’altronde mica siamo tutte come Valentina con il piedino 36…
Scuoto, alzandomi, ancora stordito per i colpi..
- Non me li hai succhiati bene e solo per questo ti dovrei punire, lo sai?
- Ma..le pedate..
- Quali pedate? Ah, quelle? … erano solo un aiuto per farti entrare il piede in bocca, dovresti ringraziarmi.
Eccomi di nuovo a terra, ai suoi piedi.
- Pu..puniscimi..
Un paio di forti calci laterali, inattesi, mi arrivano in faccia. Poi un altro, di tallone sulla spalla ed uno laterale. Sulla faccia, ancora. Piango per la forza con cui le ho ricevute, che davvero non mi aspettavo, dopo averle massaggiato ed adorato i piedi tutta la mattina. Mi lascia piangere, le lacrime inumidiscono la parte superiore dei suoi piedi. ….mentre scorrono le ultime lacrime, con profonda adorazione torno a baciarle i piedi. Li massaggio da sotto con le mani, baciandoli da sopra.
Appena mi sono calmato, mi fa rialzare. Mi guarda negli occhi, un piccolo sorriso:
- E…riguardo ai tacchi cosa pensi di fare?
- Io..io…voglio diventare il tuo zerbino e stare sotto i tuoi tacchi!
- Bene, molto bene, ma dovrei allenarti allora!
- Si, si ti prego…
- Allora vai di là e prendimi delle scarpe, scegli tu, purché abbiano un minimo di tacco. La scarpiera sai dov’e. Portamele in sala, così vediamo quanto resisti.
Faccio per muovermi, mi ferma col piede sulla spalla.
- Potrei chiedere a Valentina di portare per domani delle scarpe col tacco alto. Lo vuoi?
Esito un momento, pensando a quanto avrebbe potuto essere doloroso.
- Si, ti prego, schiacciami sotto i tacchi e…va bene anche Valentina…
- Bene, intanto ti alleno un po’ io. Vai!
Provo ad alzarmi di scatto ma mi fermo subito, appoggiandomi alle sue ginocchia e poi al tavolo. Non sono ancora in piedi che un calcione mi prende sulle palle
- A quattro gambe, lo sai… e portale in sala con la bocca, se ci riesci..
La mezza giornata di pausa è proprio finita…


2°, amore sotto i tacchi:

Nella sua scarpiera ebbi l’imbarazzo della scelta.
Vista la stagione pensai a dei sandali, come quelli bianchi che avevo in quel momento in mano. Poi però vidi le scarpe rosse col tacco, quelle della festa della sera prima. Mi ricordavo come i suoi piedi nudi fossero splendidi in quelle scarpe e le presi. Provai ad afferrarle in bocca ma non mi riuscì molto bene. Allora provai ad uscire dalla stanza a a quattro gambe, reggendole nella mano e provai ancora a metterle in bocca per l’ultimo metro fino al divano dove era seduta.
- Dovrai imparare anche questo.
Gliele misi davanti ai piedi.
- Mettimele, ma senza usare le mani.
Provai ad armeggiare, non avevano cinghiette da assicurare per fortuna. Se le infilò ma, tenendole sollevate, capii che voleva la mia lingua come calzascarpe…. restò presa tra scarpa e piede e dovetti faticare per sottrarla. Mi avvicinai all’altro piede pronto a fare la stessa cosa, leccando il tallone in attesa che mettesse dentro il piede.
- Non hanno cinghiette, ma fanno male alla lingua, non trovi?
Schiacciò ancora piu forte e stavolta mi scappò un piccolo urlo per la lingua dolorante. Mi allontanai di qualche centimetro. Avevo ragione: i suoi piedi nudi in quelle scarpe erano molto sexy.
- Stenditi lì, vicino al muro
Vidi che c’era un cuscino dove avrei messo la testa e mi distesi.. Lei si alzò e si avvicinò, mettendo una scarpa sul mio torace.
- Sei pronto? Per questa volta affonderò poco i tacchi ma, perché il tuo allenamento abbia un senso, starò su di te almeno dieci minuti, attento a non farmi cadere…
Dieci minuti. Dovevo resistere dieci minuti. Trassi un respiro profondo, le feci un cenno con la testa e lei salì col suo peso su di me. Avevo ancora difficoltà a sopportare il suo peso, lei si tenne dapprima sulle punte e poi iniziò a far sentire il tacco nella mia pelle. Sentii dolore, il suo sguardo fisso su di me…era bellissima. Anche le sue scarpe erano molto belle, sentivo che non dovevo, non potevo cedere. Le mie mani libere quasi raggiunsero il suo piede sinistro ma questa volta si limitarono ad accarezzarlo. Il dolore dei suoi tacchi era quasi insopportabile, sudavo e faticavo a respirare. Un contrasto tra il suo sguardo dolce e quello che i tacchi stavano facendo su di me.
Finalmente si mosse, incominciò a camminare su e giù su quello che era il suo tappetino nuovo.
Appoggiò anche le scarpe sulla mia faccia ma senza salire, facendo capire che voleva che le pulissi le suole con la lingua. Lo feci, mentre qualche lacrima iniziò a scendere dai miei occhi. Il tempo passava lento e lei camminava su di me, lasciando i suoi segni. Volevo urlare per il male che mi faceva, per come il tacco infieriva nel mio torace. Ma poi c’era il suo sguardo così dolce…. le mie mani non scacciarono quei piedi bellissimi e crudeli, lasciando che facessero quello che lei voleva. Finalmente discese. Ripresi a respirare. Prima in modo affannato e poi via-via più tranquillo.
Il paradiso di quel momento era per me l’assenza di dolore. Mi alzai di quel poco per osservare il mio torace, vidi le sue impronte regolari, il suo tacco con la forma leggermente quadrata. Mi voltai verso di lei, seduta sul sofà, le guardai le scarpe. Mi guardò lasciando trasparire un’ombra di compassione. Avevo sofferto per lei e lei non si era fatta remore ad usarmi per quello che ero, il suo nuovo tappetino.
- Vieni qua…. stenditi qua sotto.
Non aveva pietà, nemmeno un minuto di pausa. Faticai ad alzarmi e con altrettanta fatica presi la mia posizione abituale, sotto i suoi piedi. Aveva ancora le sue scarpe e le appoggiò su di me.
- Silenzio, non voglio sentir parola o rumore!
Con tranquillità affondò di nuovo i tacchi, li sentii nel costato e nelle ferite di qualche minuto prima. Cercai di obbedire e di tacere, ma mi scappò un piccolo gemito quando il tacco finì proprio nella ferita di un suo passaggio. Pronta, arrivò un colpo. Ero alla totale mercé dei suoi tacchi, me ne affondò anche uno in faccia, sulla guancia destra e poi tornò di nuovo a torturare il torace.
Non potevo credere alla crudeltà dei suoi piedi così belli. Quando finì, guardò l’orologio e soddisfatta disse:
- Bravo, hai appena sopportato la tua prima mezzora di tacchi…
Facendo leva sul mio costato si tolse le scarpe e rividi finalmente i suoi piedi nudi. Un breve respiro subito soffocato. Me li mise in faccia e si fece leccare via il sudore accumulato durante quella mezzora, mentre il mio fiato affaticato, cercava un po di spazio tra i suoi piedi.
- Meriti un piccolo premio.
Pensavo che mi sarei di nuovo dovuto alzare a massaggiarle i piedi ma lei mi fermò.
Incominciò ad accarezzare molto dolcemente il mio torace torturato e la mia faccia con i suoi piedi.
Sapeva che provavo ancora molta attrazione verso di lei, sapeva che quando si dimostrava dolce, era inevitabile che le dimostrassi il mio interesse. Mi accarezzò il torace e poi il suo piede scese piu in basso, sul mio pene, lo accarezzò e per un momento mi sentii in paradiso, pronto ad esplodere.
Brividi intensi questa volta ma di piacere, mentre mi accarezzava sotto i suoi piedi nudi.
Poi, proprio mentre speravo che continuasse, smise. Il mio premio era finito.
Mi appoggiò i piedi in faccia e accese la tv. Finalmente potevo avere qualche minuto di riposo.
Passai tutto il pomeriggio così, la mia faccia a farle da appoggiapiedi. Mi accarezzava ogni tanto una guancia, quasi a verificare che non stessi soffocando con i suoi piedi sulla faccia.
Riposai, pur respirando con un po’ di fatica e, tra una carezza e l’altra, riuscii pure a dormire qualche istante. Fui svegliato da una sensazione di freddo, i suoi piedi si erano alzati dalla mia faccia, lasciando un alone di sudore su di me. Aprii gli occhi, per un istante ebbi un po’ di panico, non vedevo nulla. Poi la vista tornò lentamente, provai ad alzarmi ma il mal di testa era forte, un senso di malessere generale e nausea. Lei non era lì. La sentivo armeggiare in cucina.
Scossi più volte la testa e mi tornò violento il dolore sul torace. Sapevo cosa fare e muovendomi presi posto sotto il tavolo. Cercò di farmi mangiare qualcosa dalle dita dei suoi piedi ma quella sera non avevo fame e mentre la nausea e il malessere tornava in me, incominciai a leccarle i piedi. Sapevo che le faceva piacere. Mi ringraziò carezzandomi: passai tutta la cena e il resto della sera a disposizione dei suoi piedi.

3°, Mara e Valentina.

Mi svegliai la mattina successiva nel mio letto.Il senso di nausea e malessere non era passato, avevo dormito male ed ero agitato. Avevo il dolore dei suoi tacchi nel costato e sapevo che più tardi sarebbe arrivata Valentina.Aveva dei piedi piccoli, ma essendo non molto alta si statura, adorava camminare con i tacchi alti. Inoltre era abbastanza nervosa, in quanto aveva passato la sera della festa a tirarmi calci e pedate. Preparai la colazione, faticando un po’ di più del giorno prima. Lei si alzò, assonnata e di cattivo umore, visto che era lunedì e tornava da una settimana di ferie. Sentii lo sciacquone del bagno e poi i suoi passi verso la cucina, io ero già sotto il tavolo. Non mi salutò, appoggiò distrattamente i suoi piedi nelle mie mani per avere un massaggio. Iniziai a massaggiarle i piedi ma qualcosa non la soddisfò, mi calciò via le mani e mi dette una pedata nello stomaco. Distrattamente mise un pezzo di fetta biscottata tra le dita dei piedi e me la porse. Gliela succhiai via ma sentii che non avevo fame e che il mio malessere non era migliorato. Distrattamente prese un altro pezzo di fetta biscottata e la incastrò tra alluce e secondo dito. Questa volta, feci per prenderla ma esitai un po’.
- Non la vuoi?
Le dissi di no. Me la infilò di forza in bocca perché non voleva sprecarla. Quindi il suo piede si stampò sulla mia faccia.
- Va bene, lecca allora.
Non mi aveva neppure ancora guardato in faccia, né salutato, ma solo dato ordini.
Presi a leccarle i piedi come meglio sapevo e per un momento si acquietò. Finita la colazione, si alzò. La seguii, per aiutarla a calzare le scarpe. Mi guardò distrattamente, senza parlare né chiedermi nulla. Mi fece cenno ai suoi piedi e alle scarpe che le dovevo infilare. Provai a farlo con la bocca ma, tirandomi una pedata, disse che era tardi e dovevo farlo con le mani. Gliele infilai. Prese la borsa e fece per uscire. Si girò verso di me, porgendomi la suola perché gliela pulissi.
- Riordina tutto e lucidami le scarpe per domani. Poi attendi Valentina. Fai tutto quel che ti ordina, se mi dirà che ti sei comportato male, stasera faremo i conti!
Toglie la suola dalla lingua ed esce, senza nemmeno salutare. Da quando era iniziato tutto, era la prima volta che restavo in casa da solo per una intera ora, eccezion fatta per il venerdì in cui era andata a far la spesa. Avrei potuto riordinare, leccarle le scarpe e riposarmi qualche minuto prima dell’arrivo di Valentina, ma il malessere stava aumentando, non sapevo se per le pedate ricevute o per le suole che avevo leccato. Andai nella sua stanza e presi a leccare le scarpe del giorno dopo, erano un altro paio di sandali aperti, bianchi con poco tacco. Il bianco era un po’ sporco e iniziai a leccare sperando che tornasse pulito in fretta.Ma un crampo allo stomaco mi bloccò e la scarpa mi sfuggì di mano. Fu un momento, passò ma non stavo affatto bene. Ripresi in mano la scarpa, avevo deciso non potevo arrendermi così. Altre leccate e di nuovo un crampo. Questa volta strinsi la scarpa più forte quasi a cercare conforto nell’odore, appena presente, dei suoi piedi Non appena passò, con lunghe leccate, ripresi a leccarle la suola e poi il tacco. Non avevo ancora finito che sentii dei movimenti. Era già arrivata Valentina.
- Tappetino! Dove sei?
Misi le scarpe in ordine e poi mi trascinai verso la porta d’ingresso. Mi guardava, piccola, dolce e carina, il suo vestito a fiori corto, i capelli lunghi e legati. Ai piedi dei sandali bianchi nel suo piccolo piede nudo numero 36. Le baciai i piedi e poi mi stesi a farle da zerbino. Appena salì tornò in me il dolore e il malessere di prima. Urlai per i suoi tacchi che non risparmiavano il mio torace. Non ci fece caso, scese solo in seguito, controllando che li avesse puliti abbastanza. Mi porse la suola ed io iniziai a leccarle via lo sporco rimasto.
- Questo pomeriggio ti lascerò con Claudia. Sono due giorni che Mara vuole che Claudia ti insegni a succhiare i piedi. E oggi ho chiesto a Claudia se poteva venire. Visto che resterò solo fino all’ora di pranzo, non ho portato altre scarpe. Oggi lavorerò sulla tua resistenza.
- Ma…io..in…in realtà…oggi sto po..poco bene…
- Beh, che ci vuoi fare, è normale, vieni calpestato e preso a calci, devi leccare e massaggiare: ti ci devi abituare! Pensavi che fosse semplice diventare un tappetino? Sei stato tu a scegliere, no?
- No, non so se volevo. Eravate voi a dirmi… che era il mio destino..e non avevo scelta.
- Si in effetti era così, però potevi scegliere altro, per esempio avresti potuto diventare il mio tappetino! O meglio: avresti dovuto! Non ti sarebbe piaciuto stare sotto di me? Ho dei piedi piccoli e sono più leggera. Se vuoi, possiamo ancora cambiare, eh?
Continuai a leccarle le suole, e notavo che in effetti i suoi piedi erano piccoli, rispetto al 39 di Mara. Certo, non avrei avuto alcun problema a succhiarli. Pensai a come poteva essere il diventare il tappetino di Valentina ma poi, leccando ancora le sue suole, presi la decisione definitiva….
- ....io sono di Mara..
Un calcio in faccia e poi uno nello stomaco..
- Come vuoi! Comunque sia, stamattina sei tutto mio!
Lo disse rabbiosamente, invitandomi a seguirla verso il divano. Si fermò però prima, facendomi stendere a terra. Disse che voleva farmi un test: avrei dovuto rimanere immobile a subire quello che voleva fare. Col pretesto di testare la mia resistenza, iniziò quindi a tirarmi calci ovunque. Io dovevo rimanere a terra davanti a lei e subire passivamente. Non ce la feci e cercai di ripararmi ma mentre riparavo lo stomaco, mi arrivava un calcio nei testicoli, li riparavo…. un calcio nello stomaco e poi in faccia. Terminò solo quando si sentì stanca, le scarpe e sedette sul divano. Alzò il piede.
- Su, forza, la tua padrona dice che non sai succhiare i piedi, prova un po’ con i miei!
Tenendomi lo stomaco dolorante, mi trascinai verso di lei. Appena vicino, mi stampò un paio di pedate laterali in faccia e poi m’infilò il piede in bocca. Se lo fece succhiare per un po’, non faticavo a tenerlo dentro ma lei volle piantarmelo bene in gola, fino quasi a provocarmi conati. Cercai di far uscire il piede dalla mia bocca ma me lo impedì, tenendomelo dentro con forza. Mi arresi. Lei lo tenne ancora a lungo per poi farlo uscire solo quando fu soddisfatta.
- Bah, avuto di meglio…proviamo con l’altro.
Me lo infilò in bocca e di nuovo, per quanto cercassi di resisterle, lo tenne dentro con forza.
- Pensa un po’: nemmeno due settimane son passate. Prima passavi ore a massaggiarmi i piedi e quasi ti consideravo mio pari. Ora stai succhiandomi i piedi e posso darti tutti i calci che voglio. E non ti puoi opporre!
Riflettei un secondo intorno alla verità delle sue parole: la mia attuale condizione…. ero con il suo piede quasi in gola e avevo l’unica speranza che non mi prendesse più a calci o almeno, che non mi facesse troppo male. Guardai l’orologio, erano appena le 10 e 30 del mattino…Continuò e continuò: pretese massaggi e leccate… Beccai ancora molti calci. Ovunque. Si divertiva a vedere i miei tentativi di difesa, sempre più lenti e inefficaci, man mano che continuava a colpirmi. Raggiunsi uno stato di passività, tanto che lei mi incitava a difendermi…. Invece restavo a guardare i suoi piedi colpirmi ovunque, pregando che smettessero il più in fretta possibile. Smise solo quando venne scoccò mezzogiorno. Per allora ero pieno di tanti piccoli lividi…. E dolore. Ovunque. Non mi aveva dato calci troppo forti. Ma tanti E dappertutto. Pretese un massaggio ai piedi disse che era stanca. Appena sedette sul sofà cambiò idea, dicendo che preferiva la lingua. Mi avvicinai e presi a leccarle i piedi, sperando che non mi arrivassero più altre pedate. Continuai a leccare fino all’arrivo di Claudia, circa un’ora dopo. Al suo arrivo,tentai di staccarmi dai piedi di Valentina per andarla a salutare. Lei non me lo permise, nonostante stessi leccando già da un bel po’ : mi affibbiò un paio di pedate perché avevo tentato di sottrarmi...
Claudia si avvicinò.
Dopo i convenevoli, Valentina mi sferrò un'altra pedata, facendomi smettere di leccare.
- Tutto tuo, divertiti pure.
- Grazie…ha già mangiato?
- Oh, già, mi sono dimenticata di chiedere! Però ho come l’idea che non abbia proprio fame.
Claudia mi osservò meglio.
- Beh, a giudicare da come l’hai ridotto, lo penso anche io
Risero assieme, poi Valentina se ne andò, comunicandomi che il giorno dopo avrebbe portato le scarpe col tacco. Per allenarmi.


4°, Claudia


Claudia si sedette sul divano e si tolse le scarpe. Osservai quei piedi immensi.. Sapevo cosa fare, e senza dir nulla, glieli presi tra le mani e me li avvicinai alla faccia.
Ispirai, erano naturalmente sudati visto che faceva caldo. Ed erano anche impolverati. Iniziai subito a leccarglieli e continuai, osservando ogni tanto le sue dita, pensando che tra breve sarebbero state nella mia bocca.
- Valentina è stata un po’ cattiva, vero?
Per la prima volta da che era entrata, alzai lo sguardo verso il suo. Ero concentrato nel mio lavoro di rimozione dello sporco e del sudore e non risposi, continuando a leccare Mi mise il piede sotto il mento, togliendomelo dalla bocca.
- Ti ho chiesto qualcosa, rispondimi!
L’occhio un po’ chiuso le risposi di si, che era stata molto cattiva. Lei osservò un segno rosso che avevo in faccia.
- E’ suo?
Le dissi di si, che era stato un calcio, uno dei tanti.
- Ora capisco perché i tappetini le durano così poco!
Abbassai il naso tra le sue dita e ripresi a leccare.
- Il suo problema è che è un po’ gelosa di Mara. Secondo Valentina, tu avresti dovuto essere tutto suo. Ti voleva per sé, sapeva che eri disponibile, ma sapeva anche che lei partiva in svantaggio rispetto a Mara
- Sarebbe cambiato..qualcosa per me?
- Probabilmente no, magari qualcosa in peggio. Lei è molto meno legata a te di Mara.
- Ma anche Mara, è stata cattiva- dissi, mentre la massaggiavo- Questa mattina non mi ha né guardato né salutato e mi ha solo usato. Ieri è stata dura coi tacchi, e son due giorni che non riesco a mangiare per un continuo stato di nausea e di dolore ovunque
- Beh, è normale, mica eri abituato a leccar piedi e suole e ad esser calpestato? Dovrai abituarti!
- Me lo ha detto anche Valentina e poi mi ha preso a calci il resto del mattino. Ma è possibile che non abbia avuto nessuna pietà, nonostante non fossi in forma?
Intanto lei aveva avvicinato di nuovo i suoi piedi alla mia bocca. Capii che dovevo di nuovo leccare..
- Non devi vederla così. Sei un tappetino e devi abituarti a tutto quello che la tua padrona o una qualsiasi ragazza decide di fare su di te. Tu sei come un mobile, e come tale vieni usato, senza poter fare altro che sottometterti. Potrebbe crearti dei problemi questa tua situazione, potrebbe peggiorare la tua nausea, è normale che sia così, probabile che non avrai appetito per un po’ ma, tranquillo, non deperirai, almeno per ora.Le guardai le dita dei piedi, accostando il naso sotto di esse.
- Ma tu sai perché son qua vero?
Feci cenno di si..
- Lo sai, è molto probabile che ti farò un po’ male. La cosa migliore è che tu non ti opponga…ed è necessario. Servirà a renderti più resistente. Come i calci di Valentina.
Glieli baciai ancora, grandi e pesanti.
- Se non ti riterrò bravo abbastanza, dovrò punirti. In genere io do delle pedate, ma penso che tu ne abbia avute abbastanza di oggi. Potrei camminare su di te, il mio peso dovrebbe punirti a sufficienza, non sei d’accordo?
Feci cenno di si, baciando le sue dita.
- Mettiti lì..
Capii che voleva che mi mettessi nella stessa posizione in cui Mara aveva provato a farmi entrare lo stivale in bocca.Eseguii subito, sapevo che era inutile opporsi.Mi legò col collare al muro, lasciandomi poca libertà, le mani legate dietro la schiena.Prese lo sgabello, si sedette e accavallò le gambe, facendomi trovare il suo grande piedone nudo davanti alla bocca.
- Apri la bocca.
Le leccai le dita e subito con violenza il suo piede provò ad entrare… Fui scioccato dalla violenza e dalla forza del suo piede e, mentre affondava, non riuscii neppure a tentare di sottrarmi. Me lo tenne dentro cercando di affondare ogni tanto, e girando per quel poco spazio che riusciva, facendomi soffocare. Poi lo tolse. Ripresi a respirare con fatica. Dalla poca libertà che mi dava la corda e il collare, reclinai il capo, provando a far tornare regolare il mio respiro, scuotendo la testa. Provai a far salire la mano, ma mi ricordai che ero legato. Il suo piede nudo tornò davanti ai miei occhi, mi sollevò il mento. Non riuscii a sollevare lo sguardo nei suoi occhi, ma sentii che mi guardava, cercando di capire come stavo.
- Ancora! Apri di nuovo la bocca.
Di nuovo la stessa scena di prima e poi ancora ed ancora. Dopo la sesta volta, la testa pesante giaceva molle trattenuta dal collare al muro. Mi ripresentò ancora il suo grande piede davanti alla bocca, ordinandomi di aprirla. Provai a guardarla e lei prese la mira ma sbagliò perché mi sottrassi.
- Non mi fare innervosire, eh?
Mi dette un paio di pedate e tornai a reclinare il capo.
- Apri la bocca!
In realtà non la tenevo chiusa, vidi le sue dita andarla a cercare, provare ad entrarci e poi, trovata la via, tornare a spingere di nuovo con violenza. Mi andò la saliva per traverso, iniziavo a soffocare, supplicavo col pensiero che togliesse il suo piede dalla bocca, ma non lo spostò e continuò a muoverlo e a cercare di farlo entrare di più. Per fortuna, non so come, si accorse che stavo soffocando. Tolse subito il piede ed iniziai a tossire con violenza. Mi venne un conato e stavolta non ce la feci a trattenerlo. Visto che non avevo mangiato, sputai solo un pò di saliva. Attese qualche istante che mi riprendessi e poi il piede tornò davanti alla mia bocca. Dovetti subire quella tortura ancora altre 4 volte prima che decidesse che era abbastanza. Mi slegò ed io crollai a terra. Si sedette sul sofà e stette semplicemente ad osservarmi. Preso da una sorta di istinto, cercai di avvicinarmi, le strinsi il piede per farmi forza a strisciare da lei e giunto in prossimità, incominciai a massaggiarle il grande piede. Con l’altro piede mi avvicinò a lei e il suo pesante sinistro mi calò sulla faccia. Me lo mise sugli occhi, chiudendomeli e mi lasciò riposare. Io ripresi lentamente la respirazione normale e mi addormentai. Mi svegliò con una piccola pedata dicendo che Mara sarebbe arrivata da li a poco e che intanto dovevo subire ancora la mia punizione per non averle succhiato bene i piedi. Mi trascinò verso il muro, mi voltò bene a pancia in su e i suoi pesanti piedi nudi incominciarono subito a schiacciarmi senza pietà. Era conscia del suo peso e ciò nonostante mi schiacciava per punirmi, ma stando sempre attenta a che continuassi a respirare. Era ancora su di me quando arrivò Mara.Claudia scese subito dal mio corpo. Ripresi di nuovo a respirare, il mal di stomaco ancora più forte, calpestato dai suoi pesanti piedi. Parlarono un po’ assieme e non afferrai quasi nulla del loro discorso. Secondo Claudia ‘ero un po’ bollito’, questa l’unica cosa che afferrai, pur non capendone esattamente il significato in quel momento. Infine mi porse i piedi da baciare e se ne andò, dicendo che era disponibile altri giorni, soprattutto di pomeriggio, se fosse servito. Appena tornammo soli, Mara mi venne vicino. Si inginocchiò vicino a me e notò tutti i segni per le pedate che avevo ricevuto. Si accertò delle mie condizioni. Ai suoi occhi apparivo certamente ‘bollito’ al punto giusto. Un piccolo sguardo, sembrava quasi di compassione. Mi dette una piccola carezza e un buffetto, speravo che mi lasciasse un po’ a riposare.
Invece si alzò in piedi e un piede per volta salì sul mio torace con i tacchi che aveva ancora ai piedi. Ritrovai la forza di urlare, i suoi sandali mi calpestavano, senza pietà, nonostante tutto quello che avevo già subito. Non mi calpestò a lungo ma con maggiore violenza del giorno prima. Poi scese, mi venne vicino e mi disse, dandomi una piccola carezza:
- Era la tua punizione per non aver riordinato la cucina. La prossima volta, ricordatelo!
Trovai ancora la forza per chiederle scusa, ma non riuscii a girarmi per baciarle i piedi. Mi lasciò lì a riprendermi. Anche quella sera non mangiai nulla e stetti immobile a farle da appoggiapiedi, ma leccando e massaggiando tutte le volte che me lo chiedeva.
Martedì, 06 Ottobre 2009 09:54

Mara: Cap 7-10, The world today

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Fu una settimana molto lunga, Valentina venne tutti i giorni, mi calpestò con i tacchi e mi dette molti calci ‘per aumentare la resistenza’ come diceva lei. Mara le lasciò carta bianca, dicendo tutt’al più solo di non esagerare con i calci.
- Non sto esagerando- disse tirandomi una pedata nello stomaco- E’ che se vuoi che duri almeno qualche anno, devi renderlo forte!
Osservava giorno per giorno le mie condizioni sempre un po’ peggiorare, non mangiavo praticamente nulla oramai da domenica ed era giovedì sera. Però continuavo a massaggiarle e leccarle i piedi tutte le volte che voleva e quindi, visto che le ero d’uso, non si preoccupò troppo.
Il venerdì fu infernale. Valentina era molto nervosa. Forse stava rimuginando su quella storia per cui sarei dovuto diventare il suo tappetino e non avevo scelto lei. Inoltre sapeva che quello sarebbe stato l’ultimo giorno in cui aveva me come giocattolino completamente a disposizione. Non so esattamente cosa successe e quanto durò, so solo che a fine giornata, dopo l’ennesimo calcio, ma un po’ più forte, entrai in una sorta di incoscienza. Mi svegliai molto più tardi con i piedi di Mara sul mio torace. Sentì che mi ero svegliato dal respiro profondo che trassi. Si sporse, appoggiandosi ai piedi che erano su di me, quel tanto che riuscì a vedermi in viso. Lentamente tornò tutto il dolore ma fu subito lenito dalla vista soave del suo viso. Era bellissima, quasi non me la ricordavo così bella da tanto tempo. Percepii che ero immobilizzato, perché non riuscii a muovere le mani.
Mi aveva legato e mi aveva usato come appoggiapiedi.
- Buongiorno e bentornato!
- B..b..buon..giorno..
- Ti starai chiedendo che cosa è successo e perché sei legato vero?
Feci cenno di si, non riuscivo a smettere di guardare e ammirare quanto fosse bella..
- Che cosa è successo è semplice!
Mi accarezzò col piede nudo sul torace.
- Valentina ha esagerato un pochino. Domani sera saremo a cena da lei e ti chiederà ufficialmente scusa.
Non realizzai subito. Cena da lei? Altra festa?
- Non preoccuparti, ci saremo io, lei e forse Leila e basta, E tu, sotto di noi, ovviamente.
Mi tranquillizzai. Se ci fosse stata Gianna, temo, non sarei sopravvissuto.
- In quanto al fatto che sei legato, è solo perché volevo stare più comoda, senza che ti agitassi. Prima di calmarti, ti sei agitato un bel po, sai!
Mi mostrò un barattolo. Avevo ancora la vista un po’ annebbiata e non capii cosa era.
- E’ un unguento agli oli essenziali. Sarà almeno mezzora che te lo sto spalmando sul torace e sulla faccia. Dovrebbe aiutarti a guarire in fretta
In effetti notai in quel momento uno strano odore. Le sorrisi per ringraziarla e, in effetti, nonostante il dolore, mi sentivo già un po’ meglio. Era sempre lei, Mara, la mia amica ed ex confidente.
Anche se i nostri rapporti erano parecchio cambiati in quelle due settimane, e nonostante alcuni suoi momenti di crudeltà che lei chiamava ‘educazione’, aveva dei momenti di una dolcezza incredibile. In quel momento mi slegò e riprese a massaggiarmi il torace e la faccia con quell’unguento. Le baciai i piedi quando mi arrivarono sulla faccia e lei lasciò fare, godendo quei momenti di adorazione spontanea.
- Ehi, tu li sotto, non divertirti troppo eh?
Notò un piccolo rigonfiamento nei pantaloni. Smise di massaggiarmi, avendo notato che l’unguento si era assorbito.
- Ok, basta, mi sono stancata, massaggia un po’ tu!
Con devozione e dolcezza, presi in mano i suoi piedi. Faticavo ma sentivo anche che il dolore stava passando. Massaggiai con le mani fino all’ora di cena e durante la cena, dopo quasi una settimana accettai un pezzo di pane dai suoi piedi.

La sera successiva dovevamo uscire per cena e mi cambiai, aiutato da lei. Vista la posizione che avrei dovuto ricoprire, non mi misi nulla di elegante, ovviamente. Erano due settimane che non uscivo da quella casa, avevo voglia di respirare un po’ di aria pura e vedere una casa che non fosse quella della mia padrona. Salimmo in auto e viste le mie condizioni, decise di guidare lei.
Era una calda serata estiva, vedevo ragazze e donne da sole o in gruppo, vestite con i loro leggerissimi vestiti estivi. Nessun ragazzo o uomo, probabilmente erano a casa ad aspettarle e a svolgere i lavori che loro avevano assegnato. All’angolo della via, un tappetino pubblico offriva massaggi rilassanti a piedi accaldati ed aveva un paio di clienti in coda. Davanti al negozio di moda, l’andirivieni di donne e ragazze passava sul tappetino del negozio. Sapevo che venivano cambiati molto spesso, mi immaginai il dolore ma poi scacciai con forza quella immagine e mi voltai dall’altra parte, verso la mia padrona. Quella sera era ancora più bella del solito. Si era messa un top rosso su una gonna bianca, aveva i capelli sciolti alla spalla e un paio di orecchini molto eleganti. Ai piedi un paio di sandali bianchi. Riflettei che quell’estate i sandali bianchi dovevano essere di gran moda, di certo erano molto belli nel suo piede altrettanto bello. Arrivammo a casa di Valentina. Fatte le scale, mi fece mettere a quattro zampe e suonò il campanello. Aprì Leila e le baciai le scarpe, un paio di infradito nere, mentre Mara la stava salutando. Andammo in cucina e vidi che era tutto quasi pronto, tre posti preparati a tavola e il mio, sotto il tavolo, con una specie di ciotola e dell’acqua. Valentina era ai fornelli con delle pantofole da casa. Vidi che il mobile cucina era predisposto per legare un tappetino a terra e poterci camminare sopra. Mi avvicinai a lei, che si girò per salutare Mara, sentivo un tocco di freddezza tra di loro, forse per quello che mi aveva fatto il giorno prima. Le baciai le pantofole e le chiesi se dovevo farle da tappetino. Mi guardò con un tocco di tristezza, una piccola carezza.
- Con quello che ti ho fatto ieri…sei molto gentile ma…vai pure al tavolo al tuo posto.
Mi accomodai sotto al tavolo.Quella sera erano solo in tre. Suonarono alla porta. Valentina andò ad aprire, sentivo una voce che non conoscevo.
- Voglio vederlo!
Entrò una ragazza in cucina, mi porse i piedi a baciare, in infradito nere. Assomigliava a Valentina come statura ma forse aveva qualche anno di più.
- Ehm..tappetino questa è mia sorella Paola, che non si ferma per cena…vero?
- E perché non..
Uno sguardo fulminante di Valentina
- Si in effetti ho proprio un impegno. Ma tu sei il nuovo di Mara?
- Si..sono io.
- Piacere di averti conosciuto, magari ci vedremo poi altre volte! Peccato per stasera, mi sarei fermata a provarti ma..ehm..ho un impegno!
Fece per girarsi.
- Ma cosa sono quei segni che hai li in faccia?
Valentina la trascinò via.
- Scusate tutte, devo proprio andare!
La porta d’ingresso che sbattè, dopo alcune frasi concitate tra le due. Mara intanto si era seduta, porgendomi il piede sotto la bocca.
- Scusatela..è che è un po’..ehm…agitata ma le voglio bene lo stesso, eheh!
Mara cercò allora di affrontare subito l’argomento.
- Valentina, ti va se..ne parliamo subito?
Si avvicinò, si sedette sulla sedia ma stranamente non appoggiò i piedi su di me. Feci per prenderglieli ma fece cenno di no. La guardai negli occhi, ma lei cercò di sfuggire al mio sguardo.
Si schiarì la voce.
- Ieri, ecco ho un po’…esagerato e per questo…ti chiedo…scusa..
L’ultima parola riuscii appena a percepirla.
- Non so quanto sarei andata avanti se non mi fossi accorta che eri...beh…eri incosciente. Ero rabbiosa e mi stavo sfogando su di te e…non so cosa mi ha preso…
Piccola pausa.
- Ho esagerato…perché ora non ho nessuno a farmi da tappetino e avrei voluto che ci fossi tu…ma è bene ed è giusto che sia Mara la tua padrona. Io me ne troverò un altro e farò in modo che duri un po’ di più…
Un mezzo sorriso e poi Mara le si avvicinò. Si abbracciarono. Non sapevo cosa fare, tornai al mio posto, sfilai la pantofola di Valentina e le accarezzai i piedi. Lei lasciò fare e li allungò su di me perché fossi più comodo e me li mise addosso. Pensavo a quanto erano stati crudeli quei piedi il giorno prima e tutta la settimana, ai calci furiosi che non finivano mai. Ma erano piedi piccoli e piacevoli al tatto, e accarezzandoli e poi baciandoli, accettai le sue scuse. La cena passò piacevole, si erano tolte il peso tra di loro. Anche io, schiacciato sotto i loro piedi, riuscii a mangiare qualcosa.
Più volte Valentina mi imboccò con il suo piede nudo e io lo presi come un gesto di affetto.
Leila aveva appoggiato i suoi piedi nudi sulla mia schiena e Mara era seduta davanti a Valentina, e come lei aveva un piede appoggiato sulla mia spalla e uno davanti a me, a dare il cambio a Valentina quando si stancava di darmi da mangiare.

Dopo cena restai qualche istante da solo con Leila. Era seduta sul sofà, davanti al mobile tv, lo stereo acceso. Mara e Valentina erano andate in camera già da qualche minuto, non capivo a fare cosa. Era una ragazza enigmatica e molto silenziosa. Mi chinai davanti a lei e le baciai i piedi.
Poi glieli presi in mano, iniziando a massaggiarglieli.
- No..non è necessario se..non vuoi..
La guardai.
- Io devo, sono un tappetino e servo a questo. E’ questa l’unica mia utilità.
Sembrò tranquillizzarsi, mi accarezzò col piede e poi mi porse la pianta da leccare. Il suo 38 era più magro e ossuto rispetto agli altri piedi che conoscevo, ma non per questo smisi di cercare di farle piacere, leccandoglielo. Tornarono Mara e Valentina.
- …e sono quasi sicura che ora è resistente al punto da potergli ballare addosso.
Era Valentina e Mara sorrideva. Le due erano tornate amicone dopo quella breve incomprensione e a quanto pare, avevano anche parlato di me.
- Tappetino! Prendi la posizione che voglio bailar!
Mara la vedevo un po’ strana. Vidi che Valentina aveva portato con se delle bottiglie di alcolici e forse ne aveva già dato assaggiare a Mara. Mara non reggeva molto, alla festa non aveva bevuto quasi nulla per tenere tutto sotto controllo ma lì non era in casa sua e sapeva che con Leila che era timida e Valentina che aveva appena chiesto scusa, non avrebbe avuto da temere troppo per me e quindi si era lasciata andare. Mi stesi a metà sala.
- Non li, scemino! Vicino al muro.
Mi spostai, non vedevo sbarre cui poteva reggersi ma a questo sopperì Valentina offrendole la mani.
Mara salì sul mio torace nudo. Valentina alzò il volume, abbandonandola un secondo e poi, prendendole le mani, la resse mentre iniziò a ballare su di me. Iniziavo ad abituarmi al suo peso e c’era sempre la sua bellezza che mi faceva resistere.
- Leila, vieni anche tu, c’e posto!
Leila la guardò era ancora seduta, non sembrava volesse partecipare.
- Su , dai che c’e posto, adesso sale anche Valentina e staremo comodissime in tre su questo tappetino!
Vidi il piede di Valentina cercare di salirmi sotto la spalla, Mara era si spostò sul mio stomaco.
Poi reggendosi a Mara, salì sul mio torace a piedi nudi. Ora iniziavo a faticare a respirare.
Leila mi si avvicinò.
- Dove posso mettermi?
- Scegli, o le palle o la faccia!
Fu indecisa, poi mi mise un piede in faccia, scivolò un istante sulla mia bocca e poi salì sulla mia faccia con entrambi i piedi.
- Salta salta salta!
La canzone che appena sentivo, chiamava al salto. Sentii il peso di Mara e Valentina abbandonarmi per un istante e poi giù di forza.
- Salta, Leila!
- Ma non posso, non vedi dove sono?
- E che ti frega, sei mai stata in discoteca, ti sei mai fatta sti problemi?
Iniziò a muoversi sulla mia faccia e poi fece un piccolo saltino. Mara e Valentina continuarono a saltare su di me a ritmo, mentre Leila tentava qualche saltino ma senza cattiveria. Poi la canzone finì e scesero tutte dal mio corpo. Restai immobile a cercare un respiro regolare, distrutto e calpestato per via dei salti, il dolore per lo schiacciamento che aveva richiamato il dolore dei giorni precedenti. Mara mi guardò un secondo.
- Alzati che hai sei piedi da massaggiare e leccare. E i miei me li succhi anche!
Mossi le braccia, ma non avevo forze e il respiro non era ancora regolare.. Valentina si avvicinò.
- Se vuoi dei calci per alzarti, non hai che da dirlo.
Mara riflettè un po’ e poi iniziò a ridere sguaiatamente. Vidi di nuovo il piede nudo di Valentina farsi minaccioso. Mi dette un calcio sul braccio e poi uno sul lato destro della testa.
- Non si fa così, Vale! Guarda come si fa!
Mara si avvicinò e mi dette una calcio forte sul braccio, mi girai e ne ricevetti un altro sullo stomaco.
- Alzati subito.
Mi sembrava incredibile da come era iniziata la serata, che continuasse così. Mi alzai un po’, Valentina colse l’occasione per darmi un'altra pedata e poi si sedette sul sofà. Tutt’e tre alzarono un piede.
- Vieni vieni, tappetino!- era Mara.
Stava perdendo il controllo e anche Valentina rideva molto. Mi avvicinai, timoroso e provai a lanciarmi sui piedi di Leila che mi pareva la più tranquilla. Mara invece mi piantò entrambi i piedi in faccia, e Valentina cercò di raggiungere la mia bocca.
- Chi glieli mette in bocca per prima, vince!
Allora si scatenò la caccia alla bocca. Nel tentativo di sottrarmi, presi in bocca un piede di Leila.
- Hai vinto! Bevi qua!
Valentina gli porse la bottiglia e Leila ne bevve una sorsata. Poi rifecero il gioco della bocca altre tre volte, so solo che comunque mi girassi mi trovavo con un piede in bocca.
- Bravo tappetino!
Mara mi colpì forte sulla spalla in un gesto che forse doveva essere affettuoso. Poi mi fece mettere giù in modo che facessi da appoggiapiedi a tutte e tre. Finalmente la serata sembrò acquietarsi, anche se spesso mi arrivavano delle pedate. Massaggiavo i piedi di Leila, mentre Mara mi massaggiava e colpiva il torace e leccavo i piedi di Valentina. Valentina me li mise in bocca, facendoselo succhiare. Sotto il loro sudore e il loro peso, la conversazione si fece da rumorosa con risate a sempre più lieve con l’aumentare del tasso alcolico di tutt’e tre. So che avremo dormito li, visto le condizioni di Mara e le mie. Leila, l’unica un po’ sana, decise invece di andare a casa.
La salutarono e restarono sul divano abbracciate a scambiarsi confidenze. La conversazione si fece ancora più lieve e si addormentarono. Avevo entrambi i piedi di Valentina piantati in faccia, quelli di Mara sul mio stomaco.Faceva molto caldo ed erano sudate e pesavano, rendendomi difficoltoso il respiro. Cercai di muovermi senza svegliarle, dovevo andare in bagno. Con fatica provai a sollevare i piedi di Valentina, riuscendo finalmente a respirare un po’ meglio e poi con leggerezza li spostai vicino alla mia testa ma sul pavimento. Poi toccò a Mara. Provai ad accarezzarglieli anche a lei, sperando non si svegliasse.
- Che [Censored] fai?
La sua voce era spenta.
- Ti prego…togli i piedi dal mio..stomaco…devo andare in bagno…
Lei spostò a fatica i suoi piedi, era mezzo addormentata.
- Ti voglio qua sotto in meno di un minuto, intesi?
Mi alzai faticosamente. Altra nausea e fatica a muoversi. Andai in bagno, urinai e vomitai un po’ di saliva. Dovevo tornare a far loro da appoggiapiedi, nonostante la nausea e il malessere generale. Quando tornai, sembravano addormentate ma Mara si girò verso di me.
- Spegni la luce e mettiti qua sotto.
Spensi la luce, lasciando però accesa la piantana dalla luce soffusa. Feci per mettermi come prima ma Mara mi fece notare che ero suo, per cui dovevo mettere la faccia sotto i suoi piedi. Valentina era invece addormentata, abbracciata a Mara. Le presi i piedi con delicatezza e me li misi sulla pancia, istantaneamente il suo peso tornò a schiacciarmi lo stomaco. Quindi mi coricai vicino ai piedi di Mara. Glieli baciai per far capire che ero nella posizione che desiderava. Li sollevò, e poi con forza li lasciò cadere su di me. Seppure schiacciato sotto i piedi di due ragazze, con i piedi di Mara che quasi mi impedivano di respirare, mi addormentai. Le sentii muovere pochissimo, sul tardi prima Valentina e poi Mara andarono in bagno ed io riuscii a respirare più liberamente per pochi minuti, ma poi i piedi di entrambe tornarono su di me e mi addormentai di nuovo profondamente.

2
Il mattino dopo si svegliarono quasi assieme, non me ne accorsi, se non dal fatto che iniziarono di nuovo a ridere. Valentina aveva staccato i suoi piedi dal mio stomaco e stava facendo vedere a Mara che aveva lasciato delle impronte. Mara volle allora verificare se anche la mia faccia aveva impronte. Staccò i piedi sudati dalla mia faccia.
- Oh mio Dio, altro che impronte! E queste quando mai vanno via!
Cercai di aprire gli occhi ma non ce la feci. Mara mi dette un paio di pedate non forti sulla guancia.
- Sveglia!!
Un piccolo suono gutturale e finalmente aprii gli occhi. Momenti di panico. Non ci vedevo nulla, se non qualcosa tipo ombre lontane.
- Pa..padrona…n..non ci vedo…
- Eh eh, ma che cosa dici, dai!
- Non ci vedo quasi nulla.
Valentina si alzò. Mi mise un piede sul naso.
- Di chi è questo?
Era un piede più piccolo di quello di Mara che conoscevo bene e non faticai ad indovinare.
- Allora è una palla, ci vedi bene, alzati subito che ci devi preparare colazione! Anzi la preparo io, ma tu mi fai da tappeto, va bene?
- Vale, ma che fretta c’hai? E’ domenica. Lascia almeno che mi dia una bella leccata ai piedi prima di colazione
- Giusto, tanto vado in bagno a far la doccia, che con sto caldo son tutta sudata.
Mara mi porse i piedi, ne percepii l’esistenza e l’aroma, ma non riuscivo a vederli bene.
Mi avvicinai più per l’istinto che per quanto li vedessi e presi a leccarli come meglio potevo, visto che li conoscevo molto bene.
- Davvero non ci vedi?
- Si, nel senso (slap) che vedo solo ombre (slap) ma non vedo altro…
- E come fai allora a leccarmi così bene i piedi?
- Son quasi (slap) due settimane che non faccio (slap) altro..
Tornò Valentina.
- Ma, Vale, ti è mai successa sta cosa, che il tuo schiavo perdesse momentaneamente la vista?
- Si, abbastanza spesso direi, quasi tutte le volte che l’ho tenuto a dormire sotto i miei piedi
- E poi..che è successo?
- Oh..nulla, in genere dopo meno di un’ora ci vedeva esattamente come prima, sarà la prolungata pressione dei piedi sulla faccia, boh, me lo avevano spiegato una volta…
- Oh, buona questa, allora non c’e da preoccuparsi, quindi!
- Direi di no. Riesci ad usarlo lo stesso?
- Si, si. Lecca i piedi che è una meraviglia!
- E allora che ti frega se ci vede o no?
Mara mi accarezzò interrompendo un secondo le leccate.
- Vai tranquillo, tornerai a vederci bene.
Le leccai i piedi per almeno un quarto d’ora, mentre Valentina si faceva la doccia.
- Vale! Ti serve un tappetino per preparare colazione?
- No, cioè, no se lo devi usare tu…
- Vai tranquilla, tanto devo andare in bagno anche io e posso restar senza di lui qualche minuto.
Con una piccola pedata, capii che dovevo smettere di leccare.
- Portamelo qua allora. Visto che non ci vede, usa il collare, è li vicino da qualche parte.
Collare?
- Trovato! Alzati pure da li, che ti porto da Valentina.
Mi alzai a quattro zampe, sentii qualcosa stringere il collo e le sue mani che mi tenevano, dandomi poco gioco nei movimenti.
- Avanti!
Vedevo un po’ di luce ma non distinguevo nulla attorno a me, rischiai un paio di volte di andare a sbattere contro qualcosa e passai col ginocchio sopra una scarpa, o almeno quello mi sembrò.
- Eccotelo qua, dove lo vuoi?
- Stendilo li, c’e il posto per legarlo a terra.
Mi fece stendere, sentii che stava armeggiando con qualcosa e mi trovai a far da pavimento a Valentina. Valentina salì sulla mia pancia coi piedi nudi, freschi per la doccia appena fatta.
- Comoda?
- Si, molto, grazie!
Mara uscì e Valentina iniziò a preparare la colazione camminando su di me.
- E’ un peccato che non puoi vedere le mie impronte sulla pancia e quelle di Mara sulla tua faccia: rischiano di svanire prima che tu riesca a vederle!
- Ma, davvero, entro un ora tornerò a vedere?...
- Boh chissà, l’ho detto così per dire. Il mio tappetino le prime volte me lo faceva notare sia che non ci vedeva, sia quando ricominciava ma ultimamente non parlava più e chissà... tanto era di utilità lo stesso come tappeto e, sinceramente, non ci badavo…Ma tu non ci vedi adesso, vero?
Scese dal mio corpo. Stavo per dirle la cosa delle ombre quando, improvvisamente saltò sul mio stomaco. I miei addominali non erano pronti e le dita affondarono nella mia pancia, togliendomi il fiato. Iniziò a saltare sulla mia pancia, due tre salti e poi si fermò.
- Ti ho fatto una domanda…
Ero inquieto, non la sentivo sopra di me ma era li vicino. Avevo i muscoli tesi per evitare che affondasse le dita su di me, prendendomi alla sprovvista come prima. Mi dette una pedata in faccia.
- Rispondi, se no passo alle maniere dure..
- No..ummffff…
Riprese a saltarmi sulla pancia, approfittando del fatto che avevo di nuovo rilassato gli addominali per poterle rispondere Poi iniziò a camminare su di me, sui talloni per farmi male, su e giù un paio di volte. Scese dal mio corpo, un momento di paura, non sapevo cosa aspettarmi. Una piccola pedata mi colpì sulla bocca. Mi girai ma ne ricevetti un'altra sempre sulla bocca. Provai a girarmi e ancora una sulla bocca e poi ancora un'altra.
- Basta, ti prego…
- E perché, mi sto divertendo e tu non ti puoi opporre…
Quindi mise un piede sul mio naso.
- Non dire nulla a Mara di quello che ti sto facendo, intesi?
Iniziò a schiacciare il naso con forza.
- Tornerai da me o io tornerò da te, in qualche modo ti saprò ripagare, se lo farai…
Mollò la presa. Era tornata la ragazza sadica di sempre, come se le scuse di ieri fossero lontane mesi. Per un momento non successe nulla, non sapevo dove fosse, mi girai ma non riuscivo a vedere. Non me ne accorsi e spiccò un salto, atterrando sul lato della testa, quasi sulla mia faccia.
Poi fece ancora un salto e uno ancora, sempre sulla testa. Mi dette un colpo e poi mi saltò l’ultima volta sulla faccia. Temevo mi volesse rompere il naso. Provai di tutto, pur di fermarla.
- Un secondo…
Si fermò, mettendo un piede sulla faccia. Respirai, un forte mal di testa stava arrivandomi.
- Dimmi, non ti stai forse divertendo?
- No…ti prego, mi rompi qualcosa se mi salti ancora sulla faccia…
Rientrò Mara. Valentina spostò un piede sulla bocca.
- Che succede? Cosa dice sui salti sulla faccia?
- Niente, mi stava dicendo qualcosa sul saltargli sulla faccia. Ma non ho capito bene. Vuoi forse che ti salti sulla faccia?
Non spostandomi il piede dalla bocca, non riuscii a parlare. Mara si avvicinò. Valentina spostò il suo piede sulla mia gola, premendo in modo che soffocassi un po’.
- Cosa vuoi? Vuoi che ti saltiamo sulla faccia? Vuoi stupirci e farci vedere quanto sei resistente?
Valentina mosse un piede sulla gola, muovendomi come per farmi dire si e poi finalmente spostò il piede. Presi un secondo a respirare ma non mi venivano le parole.
- Oggi vuoi davvero impressionarci! Quante volte vuoi che salti? Due, tre?..
- Proverei almeno con cinque per valutare il test di resistenza. Vuoi che faccia io che son piu leggera?- propose Valentina.
- No, no, meglio se faccio io che non so mica se poi non mi fai danni…Gira bene la faccia verso l’alto, sei pronto?
Non risposi e lei lo prese per un si. Entrambi i suoi piedi caddero dall’alto di piatto sulla mia faccia, era molto piu pesante di Valentina ma continuò, saltò via e poi saltò ancora e poi ancora contando fino a cinque. Quindi scese.
- Eh però, complimenti, stai davvero diventando resistente eh?
- Dai, mi fai provare almeno un paio di volte anche a me?
- Ok, ma non fargli troppo male eh?
- Va bene, pronto?
Saltò su di me con forza, fece due soli salti ma, nonostante fosse piu leggera, mi fece più male di Mara.
- Bravissimo, proprio bravo.
Mi fece una carezza sulla faccia.
Scossi la testa con forza, mi sembrava che le ombre fossero piu nitide, ma in compenso avevo un forte mal di testa.
- Vieni sotto il tavolo!
Feci per alzarmi, dimenticando di esser legato a terra. Mara si avvicinò, mi spinse giù col piede.
- Stai fermo, che ti slego.
Mi slegò dalla cucina e mi fece accomodare sotto il tavolo.
- Beh come resistenza non sei davvero messo male, complimenti! Ma come stai?
Scossi la testa, come intontito.
- Ubb..che male!
Entrambe si misero a ridere, vedendomi scuotere la testa. Anche Valentina rise, il suo piede tornò a schiacciarmi il collo, Mara me ne mise uno sul torace e uno sugli occhi. Provai a scuotere ancora un paio di volte la testa, anche se Mara e Valentina cercavano di impedirmi di muovere. Sentii come un click e improvvisamente tornai a vederci molto meglio.
- Ci…ci vedo!
Mara spostò il piede dalla mia faccia.
- Si, davvero?
- Si, si davvero, non so come sia successo, mi sento come ubriaco ma..ci vedo!
- Forse dovremmo saltarti piu spesso in faccia allora, ahah!
Risero di nuovo. Ero contento per aver riavuto la vista, potevo di nuovo vedere i piedi di entrambe, al momento solo quello, visto che ero sotto il tavolo. Valentina spostò il piede sulla mia faccia.
- Mangi qualcosa?
Ero contento ma per il forte mal di testa non avevo fame. Le dissi di no.
- Allora leccami via il sudore e lo sporco, mi raccomando fai un buon lavoro!
Presi a leccarle i piedi, che erano anche sporchi per il fatto che aveva camminato a piedi nudi. Nervosamente mi rese difficile il compito, schiacciandomi la faccia. Ma dopo un po si tranquillizzò e si lasciò leccare e lentamente rimossi tutto lo sporco. Finita la colazione, Mara decise che era ora di rientrare. Ringraziò Valentina per la cena, mentre io le baciavo piu volte i piedi, per ringraziarla, anche se non sapevo bene di cosa. Sempre con molta attenzione, mi fecero scendere i gradini delle scale perchè anche se vedevo, barcollavo per il mal di testa. Mi sedetti in macchina, senza godere del panorama, tenendomi la testa fra le mani Giunti a casa, Mara mi aiutò a salire i gradini di casa sua e mi accompagnò fin dentro, per timore che cascassi. Il mal di testa era forte, avevo un disperato bisogno di qualche minuto di riposo. Per un momento sperai che deviasse verso camera mia, ma invece mi fece accomodare vicino al sofà. Si sedette sul sofà, si tolse le scarpe e mi mise in faccia i piedi per farseli leccare. Non potevo avere nemmeno un secondo di riposo.
- Una bella leccatina a portar via il sudore, ecco cosa ci vuole!
Si fece leccare via il sudore e lo sporco da sotto i piedi, anche se ogni tanto barcollavo con la testa.
- A dire il vero però meriti un piccolo premio.
Alzai gli occhi a lei, con un filo di speranza. Il mal di testa non mi dava tregua e speravo mi lasciasse riposare almeno qualche minuto.
- Eh si, sei stato bravo tutta la notte con la faccia sotto i miei piedi, per cui, se vuoi sali su e siediti pure sul sofà e massaggiami i piedi.
Con un po’ di delusione, mi alzai da terra, sedendomi sul sofà. Pose un piede vicino alla testa, accarezzandomi, l’altro in grembo a massaggiare.
- Sei un bravo tappetino e quando ti ho scelto lo sapevo. Non sei stato tu a scegliere, come Valentina pensa, ma io. Ti volevo sotto di me da..beh..da molto tempo!
Le baciai i piedi.
- Con me non dovrai mai avere paura, non ti tratterò mai troppo male, anche se a volte ti sembrerò crudele…ma solo quando sarà necessario o dovrò sfogarmi per qualcosa andato storto.
Continuai a baciarle i piedi, ogni tanto allungando la lingua.
- Vivrai e coccolerai i miei piedi fino all’ultimo giorno di questi dieci anni, e se sarai ancora in grado, ti lascerò a vivere sotto i miei piedi ancora per molto tempo, chissà, fino all’ultimo dei tuoi giorni. I miei piedi non ti abbandoneranno mai…
Erano parole carine e gentili, ma avevano anche con un tocco di crudeltà.
- Vuoi ancora che ti salti addosso per un po’?
- No, ti ringrazio ma ho..già un terribile..mal di testa…
- Bene, se vuoi, non hai che da chiedere, mi son divertita a farlo…e tu sei stato proprio bravo in questa prova di resistenza!
Pensai di raccontarle la verità ma temevo la prossima visita della sua amica Valentina. Continuai a massaggiare, lei abbassò il piede che mi aveva accarezzato, porgendomelo all’altra mano
- Padrona?
- Dimmi, ma chiamami pure Mara quando non c’e nessun altro
- Grazie..posso chiedere se…
- Dimmi, non fare il timido…
- Beh, vedi, stanotte non ho dormito molto bene e ho un forte mal di testa. Se fosse possibile, vorrei riposare qualche minuto.
- Uhmm..si va bene, ma mettiti li, per rimanere a disposizione dei miei piedi
- Grazie ma come…
- Prenditi una sedia o altro su cui appoggiarti e metti lì la faccia li vicino ai miei piedi, prometto che non te li metterò addosso o negli occhi! Son qua stesa comoda e cosi resterò.
Presi una sedia li vicino.
- Molto bene. Ora siediti e poi mettiti giù con la testa sul sofà
Eseguii, stendendomi ai suoi piedi. Lei non li appoggiò in faccia ma li tenne vicino.
Mi girai verso di lei, scomodo sulla sedia, i suoi piedi in faccia ma non appoggiati e cercai di addormentarmi. Riuscii a riposare poco e male. Mi svegliai pochi minuti dopo.
- Ti sei già svegliato? Stai meglio?
- Si, pad..Mara, grazie. Sto un pò meglio.
Non era affatto vero, ma sotto dei piedi cosi belli mi venne da mentire.
- Sono contenta. Allora rimani pure li e leccami bene via il sudore.
Con fatica, presi a leccarle via il sudore. Non fece nulla per facilitarmi il compito, quasi non mi guardò, semplicemente stette li a farsi leccare i piedi per buona parte del pomeriggio.
I suoi piedi non mi davano tregua, non potevo respirare o togliere da loro lo sguardo senza che mi seguissero a reclamare ulteriori leccate. Tolsi la sedia e mentre la spingevo via, avevo già un suo piede davanti alla bocca. Non mi era possibile nemmeno un istante di respiro, quasi soffocavo per la sua insistenza. Fu una domenica molto lunga e faticosa ma tutto sommato tranquilla. Mi restò solo il dubbio su quale ragazza sarebbe arrivata ad educarmi l’indomani…

3
La mattina successiva fu la fotocopia del precedente lunedì, si alzò di cattivo umore, mi usò senza rivolgermi parola e poi si fece mettere le scarpe, usando le mani perché era in ritardo.
Mentre davo un paio di leccate alle suole, mi disse che dovevo riordinare e pulire casa alla perfezione e che sarebbe tornata alla solita ora come tutte le sere.
- Scusa..ma oggi viene qualcuna delle tue amiche?
- Oggi ? Ma chi cavolo vuoi che venga, con tutto quello che hai da fare!
Se ne andò senza salutare, come al solito e io restai li per la prima volta ad avere per me un intera giornata senza dover subire alcuna educazione. Mi accorsi però che le cose da fare erano tante ed io ero tutt’altro che in forma, nonostante avessi passato una domenica pomeriggio di lunghe leccate ma abbastanza tranquilla. Iniziai i lavori, cercando di fare in fretta e bene, fermandomi ogni tanto per prender fiato. Man mano che procedeva la giornata, iniziai a pensare.
Pensavo a tutta quella situazione, a Mara, a come era dolce in alcuni momenti e crudele in altri.
Mi chiesi che cosa rappresentavo per lei, al di la del semplice tappetino, e se provava ancora qualcosa per me vicino all’amicizia o no. Si dimostrava protettiva quando ero con le altre ragazze, chissà se era così con quello che c’era stato prima di me? Prima di me…iniziai a pensare come poteva essere quello che mi aveva preceduto, chi era, che fine aveva fatto.
Mentre stavo pulendo casa, questo pensiero divenne quasi un’ossessione e decisi di andare in cerca di una qualsiasi sua traccia in quella casa. Iniziai a cercare ovunque, ma non trovai nulla.
Sembrava non ci fosse mai stato nessuno prima di me, non una foto, non uno scritto. Poi, mentre stavo pulendo la sua scarpiera, notai una sorta di doppio fondo e da li spuntò una prima foto.
Era una foto abbastanza recente, datata nemmeno due mesi prima. In quella foto c’erano tre ragazze sedute sul sofà del salotto, sorridenti. Riconobbi dalla sinistra Claudia, aveva i capelli un pò più lunghi in quella foto. Sulla destra c’era Valentina, l’amica del cuore di Mara e al centro abbracciate ad entrambe c’era proprio Mara. Sotto i loro piedi c’era qualcuno, probabilmente il precedente tappetino di Mara. Claudia le teneva i piedoni sulle palle, Mara sulla pancia e Valentina sulla testa.
Era girato verso la macchina fotografica e nonostante la grande pressione che subiva e i piedi di Valentina sulla testa, stava cercando di sorridere. Notai che era pieno di segni, forse lividi ed era incredibilmente magro e i piedi delle tre ragazze affondavano in lui, non incontrando apparentemente nessuna resistenza. Ma cercava di sorridere. Quella foto faceva parte di un piccolo album. In nessun altra foto era girato verso la macchina fotografica, ma aveva sempre i piedi di qualcuna sulla sua faccia, oltre a quelli di Mara sullo stomaco e quelli di un’altra ragazza sulle palle. I piedi di Mara in tutte le foto sembravano quasi dentro il suo stomaco, forse per esser stati in quella posizione per molto tempo, senza che gli addominali riuscissero più a controbilanciarne il peso. Ripresi in mano la prima foto, era quella che mi turbava di più di tutte. Era magro, affaticato, pieno, forse, di lividi, ma si era girato o era stato girato verso chi faceva la foto e cercava di sorridere, seppure con un sorriso e uno sguardo spenti. Le tre ragazze invece erano abbracciate e sorridevano allegre. Ora che avevo trovato la traccia, cercavo solo il modo per poterne parlare a Mara. Quando tornò a casa non ne ebbi il coraggio subito, tutto procedette nella norma ma dopo cena, mentre ero ai suoi piedi e la stavo massaggiando, iniziò ad accorgersi che qualcosa non andava e che ero più pensieroso del solito.
- Che c’hai? Ti vedo stanco, pensieroso. E’ tutta la sera che mi sembri strano.
Le baciai le dita dei piedi e poi la pianta. Da una parte ero quasi contento che ogni tanto mi guardasse ancora, dall’altra però avevo paura di dire quello che avevo da dire.
- Ehm, ecco oggi, ehm..stavo pulendo la scarpiera…
- Si, bravo, ho visto che hai pulito bene e anche le scarpe per domani sono pulite in modo soddisfacente
- No, cioè volevo dire che…beh, c’era una foto e…
- Foto, quale foto?
Fece un secondo mente locale.
- Hai per caso curiosato nella mia roba?
Si stava facendo nervosa, mi aveva tirato una piccola pedata per farmi smettere di baciarle i piedi e, datimeli in mano, sentivo che li stava spingendo dentro i miei palmi.
- No, assolutamente non volevo ma, mentre mettevo a posto le scarpe, ho notato che c’era uno sportello che si apriva e…
- Non è uno sportello, è un doppio fondo e fossi stata in te, non avrei curiosato in cose che non ti riguardano!
- Ma, Mara…
- Mara un cazzo! Chiamami padrona e mettiti giù che meriti una punizione!
Mi stesi a terra. Sapevo di aver combinato un casino ed ora ne avrei subito le conseguenze. Speravo che non fosse troppo dura e steso a terra, capii che voleva prendermi a calci. Per non innervosirla ulteriormente, cercai di tenere le mani dietro la schiena. Il suo piede nudo che poco prima adoravo e massaggiavo, mi colpì nello stomaco. Poi un altro calcio ed un altro ancora. Non avevo protezioni, ma neppure lei per fortuna aveva le scarpe da ginnastica. Mi colpì ancora un paio di volte nelle palle e una volta in faccia e quindi mi schiacciò nervosamente la faccia e il collo sotto i suoi piedi.
Sembrava soddisfatta della punizione, per fortuna non troppo forte, e si sedette di nuovo sul divano, indicando che dovevo mettermi sotto i suoi piedi. Un po’ dolorante per i calci, mi avvicinai e mi misi sotto di lei. Disse che dovevo rincominciare il massaggio, provai ad alzarmi per mettermi nella posizione di prima, ma mi disse che dovevo farlo da li sotto e anche bene, se no mi avrebbe di nuovo punito. Lentamente sembrò calmarsi e quando fu un po più calma, permise che mi alzassi, continuando a massaggiarla. Voleva vedermi negli occhi.
- Non mi piace quello che hai fatto, ma visto che lo hai fatto, parliamone!
Mi mise un piede sulla bocca, schiacciandomela e poi tentando una carezza.
- Che cosa ti ha reso così pensieroso?
Le baciai i piedi.
- Mara...padrona…il fatto è che c’erano tante foto ma una…una mi ha colpito.
Un altro bacio, sentivo che era quasi calma, finalmente.
- Quella foto mostrava tu, Valentina a Claudia su questo divano e quel coso, quel tappetino che sorrideva sebbene avesse la testa sotto i piedi di Valentina ed era, come dire, tutto schiacciato…
- Si, la conosco quella foto, ma che cosa esattamente ti ha colpito?
- Beh, lui cercava di sorridere, anche se era un sorriso spento e si vedeva che era affaticato. Vi teneva su tutte e tre ma era molto, molto magro e quello sguardo spento e il vostro sorriso e i piedi come se fossero non su di lui ma…dentro…di lui…
Riflettè un attimo per dare la risposta, poi disse:
- No, non era magro, era solo come un tappetino vecchio tutto schiacciato e i piedi ti sembravano dentro di lui perché non aveva più la forza di sostenerci…
Piccola pausa. Mi appoggiò un piede sul naso, l’altro nella mia mano a massaggiare.
- Bene, già che ci siamo ti racconto tutta la storia dall’inizio, anche se pensavo di non doverlo ancora fare per qualche tempo..
Continuai a massaggiarle i piedi, attento a quella che era la storia che mi stava per raccontare.
- Al mio diciottesimo compleanno venne anche un amico di Valentina che appena conoscevo, il quale, a sorpresa, si dichiarò follemente innamorato di me. Anche lui aveva diciott’anni e anche lui prima o poi avrebbe dovuto, come dire, accasarsi, scegliendo o venendo scelto da una di noi. Come persona mi piaceva decisamente poco, lo trovavo noioso, assillante ma...
Piccola pausa, mi guardò bene negli occhi.
- Feci due più due…Mi confidai con Valentina sul da farsi e lei mi suggerì, visto che avevo appena compiuto diciott’anni e ne avevo diritto, di prenderlo con me come tappetino…Era la soluzione perfetta: un ragazzo che mi adorava, pronto a stare sotto i miei piedi. Per farla breve, andai da lui e gli dissi che se voleva stare con me, doveva farlo sotto di me. Lui non ci pensò nemmeno un istante e accettò, prendendo a baciarmi i piedi, a dire che avevo piedi bellissimi e che sarebbe stato felice di vivere sotto di me per sempre…eh si…per sempre, ecco quello che disse…
- Si, era vero padrona: hai dei piedi bellissimi anche oggi…
- Grazie, sei molto gentile.
Mi accarezzò la guancia col suo piede nudo.
- Beh insomma, per farla breve gli feci firmare il contratto e poi iniziai ad educarlo. Il problema era che non avevo alcuna esperienza e fui subito molto dura con lui, allenandolo con forza ed ininterrottamente per buona parte della giornata. Dopo sole due settimane, un giorno perse addirittura conoscenza mentre lo stavo calpestando sotto i tacchi.
Le guardai i piedi, e per un momento li pensai calpestare un tappetino fino all’incoscienza.
- Fu solo la prima di tante volte ma quella volta ebbi paura e chiamai una dottoressa. Lei lo visitò, provò a camminarci su per vedere se si risvegliava e, visto che non riusciva a svegliarlo bene, mi disse di lasciarlo a riposo e non mettermi i tacchi su di lui per almeno una settimana. Io stetti ad osservarlo ancora, aspettai che si risvegliasse per bene e per un po’ ci andai leggera e a piedi nudi. Poi non resistetti alla tentazione e ricominciai di nuovo ad allenarlo molto duramente sotto i miei tacchi. Quel sabato ci sarebbe stata una festa e non volevo certo sfigurare….
Piccola pausa, come se stesse pensando a cosa dire esattamente e come dirlo. Io tremavo per quello che mi stava per dire ma al tempo stesso, ero attento come non mai.
- Beh, era ovvio: la festa andò malissimo, almeno per lui e dovetti farlo ricoverare per qualche giorno. Insomma, avevamo iniziato il nostro rapporto davvero nel peggiore dei modi!
Fece una piccola pausa, mi guardò.
- Beh ma vuoi sapere solo come andò a finire o tutta la storia proprio?
- Come vuoi padrona…
- Chiamami Mara, scemo! Comunque non te la racconterò tutta, perché è troppo lunga: la farò piu breve. Beh, il fatto che notai appena tornò a casa, è che non era per nulla arrabbiato con me. Insomma: lo avevo usato e calpestato senza pietà e lo avevo ridotto dopo nemmeno un mese a dover necessitare di un ricovero…ed invece, appena giunto, mi si buttò ai piedi, chiedendo di tornare ad allenarlo, si scusava per avermi deluso, visto che non era stato abbastanza resistente. Io ci pensai su e poi lo accontentai.
Bevve un sorso di acqua, mentre, quasi per tranquillizzarmi, presi a massaggiarle i piedi.
- Lo trattai sempre più duramente, per me lui era pavimento sotto i miei piedi, lo calpestavo e non ci badavo e lui sviluppò per me una vera e propria adorazione. Per quanto dura fossi su di lui, diceva sempre di esser contento, che adorava i miei piedi e che non gli importava se e quanto gli facessero male. Disse addirittura che gli piaceva fare da pista da ballo alle feste e visto che ero diciottenne e piena di amiche, iniziai ad organizzarne una quasi ogni sabato in cui c’erano tante ragazze, tutte solo per lui…
- Solo lui..e quante ragazze?
- Oh beh, anche dieci o quindici per sera. Iniziò pian piano a stare male seriamente, a volte appena si riprendeva da una festa, ce n’era subito un'altra e così via…Ma visto che leccava i piedi e massaggiava ed era sempre sotto di me quando lo volevo, non ci badai e pensai che alla fin fine non stesse poi così male.
Una piccola pausa.
- Notavo anche che si stava come…appiattendo. Era sempre stato magro ma dopo un anno di utilizzo mi sembrava addirittura quasi piatto…era sempre sotto di me, studiavo da casa per l’università e mi ero abituata quasi a non appoggiare mai i piedi sul pavimento.
Avvicinai il suo piede al mio naso, avevo bisogno del suo odore, un qualcosa che mi rassicurasse.
- Per lui gli ultimi anni con me furono penosi. Vedevo che soffriva, aveva delle crisi di respiro soprattutto perché, visto che non mi massaggiava più, avevo preso l’abitudine a massaggiarmi i piedi sulla sua faccia. Inoltre non parlava, mi sembrava come istupidito, io ogni tanto gli offrivo delle pause ma poi lui non riusciva ad alzarsi e rimaneva steso sotto il tavolo. Quando gli chiedevo perché non si alzasse, lui faceva segno che voleva rimanere lì, che stava bene, e mi accarezzava i piedi, avvicinandosi e baciandoli e allora io ricominciavo ad usarlo e gli mettevo di nuovo i piedi addosso. Non si riposava mai, tranne quelle volte che venivi tu da me e mi massaggiavi i piedi. Io me li ricordo ancora: che bei pomeriggi passavamo!
Le sorrisi, ricordando anche io quei pomeriggi.
- Quella che hai visto stamattina è la sua ultima foto sotto di me, cercò di sorridere anche se era sfinito e pieno di lividi. Quella sera c’era una bolgia di ragazze che lo avevano giù calpestato e che lo reclamavano in mezzo alla pista per divertirsi. Non si riprese più, lo lasciai con me fino all’ultimo giorno alla fine del contratto, ed era meno di un mese dopo la foto. Poi lo liberai. Non so se fu contento né se capi bene cosa gi stesse succedendo, tanto che non sono sicura che si sia accorto che lo portassero via.
Sorrise.
- E…adesso..?
- Boh, non ho idea. So che non riuscì a fare il leccapiedi di strada, perché non…ci riusciva, ecco tutto. So che ha fatto per un certo periodo il tappetino all’ingresso di boutique, non so quanto sia durato e dove sia adesso. Presumo che si arrangerà a far lavori saltuari, sempre che riesca ancora a far qualcosa.
- E…non ti manca? Non ti spiace averlo ridotto così?
- A dire il vero no, l’ho semplicemente utilizzato per quello che era, non provavo niente per lui e per me era un semplice oggetto da piedi. Come per Valentina e tutti i tappetini che sono stati sotto di lei.
Mi accarezzò la faccia con i suoi piedi.
- Ma con te sarà diverso, per te provo qualcosa che non è il semplice attaccamento ad un normale tappetino. Non sarò mai troppo cattiva con te, cercherò di non esagerare e, forse, riuscirai ad andare anche oltre i dieci anni di contratto
Trasse un profondo sospiro, si era liberata di un peso e mi porse i piedi da leccare.
Glieli baciai e glieli leccai con adorazione, quasi non sentendo le sue parole dolci ma venate di sottile crudeltà. Sentivo che l’essersi liberata di quel peso, la faceva stare bene.
Si stese, stirandosi in modo sensuale e smisi di pensare per un attimo alla sorte di quel povero tappetino. Sentivo che anche quella sera potevo andare oltre, per una volta potevo andare al di sopra dei suoi piedi. Iniziai a far salire la mano e poi iniziai a baciarla sulle caviglie e poi sulle gambe.
Molto lentamente la mia bocca iniziò a salire verso le ginocchia e poi oltre le ginocchia e, come qualche sera prima, la mia lingua regalò al suo fiore, il più dolce degli orgasmi. Mi chiesi se mai in dieci anni il suo precedente tappetino avesse provato a fare qualcosa di simile…

4

Il giorno dopo si svegliò di buon umore, entrò in cucina a piedi nudi, salutando me che ero sotto il tavolo e sedutasi, mi porse i piedi a massaggiare.
- Uh, dormito d’incanto stanotte. E poi ieri sera sei stato bravo..beh non solo nel leccarmi i piedi, eheh!
- Grazie padrona, sei molto gentile
Un buffetto sulla guancia.
- Scemotto, ti ho detto che devi chiamarmi Mara, quando non c’e nessuno! Oggi ho proprio voglia di trattarti bene, arriverò dal lavoro un’oretta prima e mi prenderò cura di te! Si si ti tratterò bene, te lo meriti proprio.
Spostò il suo piede sulla mia faccia, accarezzandomi e facendomi leccar via l’odore del suo sudore.
- Tra pochi minuti verrà Laura con una sua amica, Cristina, che forse non conosci. Si alleneranno un po’ su di te, ma Laura mi ha detto che Cristina è perfino più leggera di lei, per cui non dovresti aver problemi
- No, grazie Mara, non avrò nessun problema.
Erano risposte piatte, in linea con quello che era il mio umore quel giorno. Quella notte avevo dormito molto poco, avevo pensato a Mara, al suo vecchio tappetino e a come era stato ridotto dopo dieci anni di utilizzo. Mara mi aveva detto che non mi avrebbe mai usato così duramente, ma ugualmente non riuscii a non pensare come sarei stato io da li a dieci anni. Si alzò, andò in salotto e mi fece stendere a terra. Decise di mettersi lei le scarpe, usando però la mia faccia come appoggio e poi si fece leccare a lungo le suole delle scarpe, parlando di altre cose, che non afferrai se non in parte. Quindi, dopo aver ispezionato le suole e ringraziato per la pulizia, andò via, augurandomi una buona giornata. Arrivarono dopo pochi istanti sia Laura che la sua amica Cristina, bionda, alta più o meno come lei ed ugualmente magra. Mi presentai a lei, baciandole i piedi e assunsi, obbediente la posizione vicino al muro e alla sbarra. Si tolsero le scarpe ed iniziarono ad allenarsi su di me.
La mattina andò avanti con un continuo calpestamento, erano leggere e non ebbi problemi anche quando erano in due su di me, pranzarono con uno yogurt mentre massaggiavo loro i piedi e poi subii altre due ore di allenamento di entrambe. Se ne andarono ringraziandomi. Per tutta la giornata ero rimasto in uno stato di passività totale, avevo subito senza oppormi in alcun modo ed avevo rifiutato il pranzo quando me lo offrirono, preferendo piuttosto massaggiare loro i piedi.
Rimasi a terra, vicino al sofà, attendendo l’arrivo di Mara. Arrivò in casa qualche minuto dopo, le andai a fare da zerbino alla porta e poi, accomodatasi in salotto, le tolsi le scarpe per liberarle con la lingua i piedi dallo sporco e dal sudore. Iniziò a muovere i piedi a ritmo mentre glieli stavo leccando, ed intanto mi raccontava la giornata lavorativa con mille dettagli che afferrai solo in parte. Era allegra e di buon umore, mentre io ero giù di morale. Poi finalmente, dopo tanto parlare suo e leccare da parte mia, mi guardò per la prima volta in viso, spostando i piedi da esso.
- Ehila, ma che c’hai, che sei così triste?
- No, padrona è che…
Piccola pedata.
- E dagli con sta padrona, sono Mara, Mara!
- Si, scusami, Mara…è che non sono riuscito a non pensare a tutto il giorno a..a..quello..al tuo ex tappetino…
- E…sei triste per lui?
- Beh si, visto che il tempo passa per tutti e…anche per me tra dieci anni…non vorrei essere come lui…
- E...che vorresti fare? E’ ovvio che man mano che il tempo passa, tu sarai sempre meno in forma! E’ il calpestio quotidiano, il sudore dei miei piedi, lo sporco delle mie suole, il mio peso o quello delle mie amiche, i calci o anche solo il far da appoggiapiedi a tutte noi, le feste, il ballare su di te…
- Ma…non posso avere ogni tanto qualche minuto di…pausa…?
- Eh già, e io che tengo un tappetino a fare se poi non lo posso usare! Te l’avevo detto che il tuo unico obbligo era stare sempre sotto i miei piedi.
- Ma..a volte temo di non riuscire a respirare, a volte come l’altra sera che mi saltavate e ballavate addosso mi sembrava di morire…
- Esagerato…il fatto è che non sei ancora abbastanza allenato. Quando lo sarai, non dico che non soffrirai, soprattutto quando saremo in tre o quattro su di te, e magari qualcuna o tutte avremo i tacchi, ma riuscirai a sopportare meglio!
- Ma se non riuscirò a sopportare…se smettessi di respirare e…
- Beh in genere lo notiamo: eheh, cambi colore! Noi ce ne accorgiamo e scendiamo, poi risaliamo solo quando ti sei ripreso, magari togliendoci le scarpe..
- Ma…perché tutto questo? Perché non posso vivere senza stare sotto i tuoi piedi o quelli delle tue amiche?
- Beh, dovresti sapere come va oggi il mondo, no? Hai vissuto troppo tempo in un universo parallelo senza molti contatti con la realtà. Ma ora basta accendere la tv, guarda qua!
Mi permise di girarmi verso la tv, ma senza allontanarmi, tenendomi i piedi sulle spalle.
Girò qualche canale, poi passò sul satellite, cercando un canale di sole notizie. L’annunciatrice, stava leggendo le notizie dalla sua scrivania trasparente, con i piedi in scarpe col tacco alto fermamente appoggiati su un tappetino totalmente immobile. Dopo le solite notizie politiche, passò alla cronaca.
-…e le indagini sono ancora in corso per scoprire le organizzatrici del mega rave party di sabato e domenica scorsa. Dopo quasi 48 ore di balli scatenati son rimasti sul terreno almeno una decina di tappetini inutilizzabili e le investigatrici sono certe che il party fosse pieno di minorenni. Come è ben noto, le minorenni non possono, per legge, possedere o utilizzare tappetini se non per periodi molto brevi…
Le immagini del posto del rave non erano molto nitide ma ugualmente terribili, una investigatrice toccò col piede il corpo di uno dei tanti tappetini stesi a terra senza riceverne risposta e richiamò l’attenzione di una delle soccorritrici. Avrei voluto voltarmi e non guardare, ma Mara me lo impedì, forzandomi con i piedi a guardare. La seconda notizia riguardava invece un tappetino leccapiedi di strada preso a calci da una gang di ragazze e ridotto a mal partito, mentre la terza notizia invece faceva il punto sulla situazione di grave carenza dei negozi della città nel trovare nuovi tappetini per l’ingresso. Successivamente si passò alle notizie frivole, alle mode dell’estate e ai giochi di spiaggia da fare rigorosamente a piedi nudi sui propri tappetini personali e così via. Spense il televisore e mi permise di girarmi verso di lei.
- E allora cosa ne pensi?
Non riuscivo a trovare parole per risponderle, in effetti avrei dovuto ritenermi fortunato, rispetto a tanti altri tappetini come me.
- Scusa padrona Mara…ogni tanto mi illudo di tornare come prima, alla vita tranquilla e isolata che facevo e non mi accorgo che la mia vita adesso è servire i tuoi piedi e quelli delle tue amiche.
- Bene, come vedi è naturale che in tutto il mondo i tappetini stiano sotto i piedi, non trovi? Quando uno arriva a compiere diciott’anni, in genere cerca di accasarsi presso qualcuna delle sue amiche e sono in molte in genere a contenderselo. Io sono stata fortunata perché il primo mi si è offerto subito senza che lo cercassi…e poi ci sei stato tu, ho solo dovuto un po’ corteggiarti.
- Ma…se mi fossi rifiutato? Se non avessi voluto…
- Prima o poi sarebbe capitato, e magari capitavi davvero sotto Valentina…o Gianna!
- Oddio, meno male! Ma tutti diventano tappetini?
- Si, quasi tutti, è naturale e normalmente siete proprio voi a scegliere di diventarlo, come hai fatto tu.
- Ma..come?
- Venite educati pian piano alla sottomissione e al massaggio dei piedi, per questo vi è poi naturale diventare tappetini.
- Vuol dire che quando venivo da te quei pomeriggi..
- …massaggiavi i miei piedi e grazie a questo hai iniziato ad amarli e ad abituarti a loro. Ti è stato più naturale sottometterti a loro dopo, no?
Infilò il suo piede in bocca.
- D’altronde mica stai male lì a succhiarmi i piedi o a farmi da tappeto? E’ il tuo posto naturale, non trovi?
Non riuscivo a rispondere col suo piede in bocca ma succhiai con volontà il suo bellissimo piede.
Ero ancora un po confuso ma iniziavo a capire.
- Ora basta chiacchiere che si fa tardi. Andiamo di la che ti faccio il bagno, prima che arrivi la dottoressa per la prima visita.
Si alzò ed io la seguii meccanicamente.

Il bagno e la visita.

Entrammo in bago e Mara iniziò a riempire la vasca di acqua, tastando ogni tanto se era sufficientemente calda. In genere mi ero sempre occupato io della mia igiene personale, non mi era chiaro perché volesse farlo lei ma forse era un suo modo per farsi vedere gentile e lo apprezzai.
- Puzzi terribilmente di piedi, Laura e Cristina devono aver sudato molto su di te.
- Si, Cristina sudava tanto…
- Bene, allora ti serve un bel bagno. Spogliati e stenditi pure nella vasca.
Mi spogliai, non avevo grossi problemi nel mostrarle le mie nudità. Lei per un secondo mi osservò, in piedi vicino a lei e provò a toccare i segni che avevo su di me.
- Beh, sei quasi guarito dai calci di Valentina…e hai relativamente pochi segni in generale. Meno male che sei un tappetino resistente!
Mi inginocchiai e le baciai i piedi.
- Su, forza entra nella vasca
Entrai nella vasca e mi fece stendere sul fondo. Notai che l’acqua mi giungeva alle orecchie e non sentivo più nulla se non ovattato dall’acqua. Mi salì sul torace. Iniziai a temere di finire sott’acqua e il mio respiro divenne subito affannoso. Provai a tenere sollevata un po’ la testa mentre vedevo che cercava di strofinarmi il corpo e il torace sotto i suoi piedi, per pulirlo. Quindi passò a ‘pulire’ i genitali e li ebbi una normale reazione, un onda di piacere nel sentire il suo piede nudo sulle mie parti private e sotto di esse. Si girò, si fece lavare il piede destro e prese a cercare di pulirmi la faccia. All’inizio cercò di farlo seriamente ma poi prese a divertirsi. Notò che il livello dell’acqua era abbastanza alto, allora schiacciò giù la mia faccia verso l’acqua. Mi entrò un po’ di acqua nel naso e presi ad agitarmi e tossire violentemente. Mi permise di girarmi ma poi ripetè la pressione del piede, incominciando a ridere, divertita. Bevvi altra acqua e appena mi liberò, cercai di far uscire la testa, tossendo ancora. Mise il piede che era sulla mia faccia sul torace, spostando di qualche centimetro l’altro che si era quasi incollato alla mia pancia.
- Ah, ah, sei troppo divertente, vedessi le facce che fai!
Spostò di nuovo il piede sulla mia faccia, tenendolo sollevato.
- Oh, oh, il piedino ti fa tornare giù sotto!
Mi spinse giù e per quanto provassi a far resistenza, mi trovai di nuovo sott’acqua. Si stava divertendo e rideva, mentre io tossivo con forza e soffrivo sotto di lei. Ripeté ancora il tutto altre volte e poi decise che si era divertita abbastanza, anche perché iniziava ad essere tardi. Appena si alzò, provai ad alzarmi, continuando a tossire.
- Asciugati e rivestiti, tra pochi minuti arriva Luisella, la nostra dottoressa.
Tossendo e annaspando, mi alzai dalla vasca e con fatica mi rivestii. Sentivo che Mara non era già più sola e a quattro zampe mi diressi verso il salotto. Seduta con lei c’era una donna sulla cinquantina, biondo tinto, un bel fisico nonostante l’età, pelle abbronzata e molto morbida soprattutto sui piedi, che accarezzai e baciai subito.
- Eccolo qua il nostro eroe!
Mi rialzai, prendendo di nuovo a tossire.
- Oh, ma che tosse che c’hai…
- Eh si, gli ho appena fatto il bagno, eh- eh!
Senza una parola, mi stesi li vicino e provai a toglierle le scarpe, lei lasciò fare, mentre Mara appoggiava i suoi piedi sul mio stomaco. Con delicatezza le presi i piedi nudi e leggermente odorosi e me li appoggiai sulla faccia, aspirandone via l’odore.
- Beh, servizievole e ben educato, complimenti!
- Eh si, ha un indole sottomessa di natura ed è bravo davvero a leccare e massaggiare.
La dottoressa, mi porse il piede ed io capii che dovevo iniziare a leccare.
- Uh, si, direi che è bravo si! Ma ora parliamo di quello che son venuta a fare. Che mi dici dell’allenamento, che cosa hai fatto e come ha reagito?
- Beh l’ho calpestato spesso sia io che le mie amiche, anche con i tacchi e gli siamo saltate addosso in tre l’altra sera…e a parte qualche crisi, ha reagito abbastanza bene.
- Bene…e lo hai già fatto dormire con te?
- No…cioè si. Ecco, proprio quella sera ha dormito con la faccia sotto i miei piedi e il mattino dopo ha avuto un calo della vista.
- Beh, è normale, se sei stata col tuo peso sulla sua faccia tutta la notte.
- Si così è stato più o meno. E poi il mattino dopo io e la mia amica Valentina gli siamo saltate sulla faccia…può esser per quello che poi ha ripreso a veder quasi subito?
- Beh può essere. Comunque stasera fallo dormire con te, domani prova ad allenarlo coi tacchi e poi ci sentiamo per sapere come sta
Le stavo leccando la pelle dura sotto le dita ed intanto sentivo per capire cosa mi sarebbe aspettato.
- Bravo, lecca bene li. Il mio tappetino si dimentica sempre di insistere su quella parte…
Parlarono ancora un po’ mentre le leccavo i piedi. Poi me li sfilò dalle mani e se li rimise nelle scarpe. Le baciai ancora i piedi ma lei mi fece cenno di mettermi sotto, quindi mi appoggiò le scarpe sulla testa, il tacco sulla tempia e l’altra scarpa sopra il collo. Parlarono ancora ma sotto i suoi tacchi quasi non sentivo nulla. Mise una scarpa davanti alla mia faccia, la caviglia nuda di fronte a me. Le leccai la scarpa per pulirla meglio, poi mi fece girare, la sollevò e si fece leccare le suole.
- Ancora nessuna conseguenza per la leccatura delle suole?
- No, gliele faccio leccare tutte le mattine e la sera al ritorno e per ora, ringraziando, nulla.
- Bene, continua così, fallo insistere perché te le pulisca bene e fai lo stesso per le tue amiche. Avesse qualcosa, ci sentiamo.
Tornarono ai convenevoli, la dottoressa si alzò e si salutarono. La serata passò tranquilla, visto che mi aspettava una lunga notte…
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