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Venerdì, 23 Ottobre 2009 14:54

Mara, Cap.24, L'intervista

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L'intervista.

 


Dopo quella prima esperienza in infermeria, ne seguirono molte altre, per lo più brevi.

Passarono i giorni e poi i mesi e quindi gli anni. Ogni tanto Mara, normalmente gentile e cauta nell’usarmi duramente, si scatenava e provava a fare su di me ogni cosa gli venisse in mente. Iniziai a conoscere quei momenti, arrivavano a caso ma mi bastava vedere il suo sguardo per capire che era di nuovo giunto il momento.

In genere, dopo il mio ricovero, le cose tornavano normali, almeno per un po’, ma ad ogni ricovero le mie forze andavano gradualmente diminuendo, di pari passo con la mia lucidità mentale, che ogni tanto era più debole.

Probabilmente era tutto colpa delle pedate in faccia e in testa che ricevevo, durante i suoi momenti cattivi ma anche normalmente. Quando mi colpiva in faccia, sapevo che probabilmente le sue pedate avrebbero finito per far danni prima o poi, ma non potevo farci nulla e imparai a subire, senza oppormi con le mani, per non rischiare di innervosirla ulteriormente.

Ogni tanto il suo piede sembrava non volersi fermare mai, altre volte invece si lasciava accarezzare e mi permetteva di calmarla con ampie leccate.

Quando tornai da uno dei miei giorni in infermeria, Mara mi accolse con una notizia inaspettata.

Si stava massaggiando i piedi usando la mia faccia, quando mi rivolse parola.

-          Sai che vogliono intervistarti?

Non capii subito, sepolto sotto i suoi piedi.

-          Hai capito o, forza a tenerti li sotto, stai rimbambendo?

Era nervosa, ma non come quando aveva i suoi momenti, lo sentivo dal suo sudore.

-          Io…intervista….chi?

-          Son quelli della televisione locale. Mica capito perché han scelto te, forse vogliono conoscere uno dei pochi che ha fatto vita da libero fino a quasi trent’anni.

-          Ma..il tappeto di Valentina?

-          Chi, quello? Sai bene la fine che ha fatto, no?

-          Non…non ho più sentito nulla…

-          E, secondo te dall’ultima volta che lo hai visto, quanto può esser durato ancora? Ha realizzato il suo desiderio…e, tanto per cambiare, Valentina è in cerca di un altro tappetino. Avrei scommesso che questo gli sarebbe durato, era suo amico o almeno cosi mi diceva…ma purtroppo per lui era molto poco resistente.

Pensai a quello che mi aveva detto e per un momento realizzai la crudeltà delle due sorelle sul loro tappetino comune.

-          Quando…?

-          Quando cosa? L’intervista? Domani pomeriggio alle 14,  mi sa che dovrò darti una bella ripulita, non credi?

Andammo in bagno, dove si prese cura della mia igiene, mettendomi nella vasca.

Quindi mi usò normalmente per il resto della sera e il giorno dopo tornò a casa per l’ora di pranzo.

 

-          Sei pronto? Dai che tra meno di mezz’ora arrivano…

Ero steso al mio solito posto, le avevo pulito le scarpe e cercato di pulire casa, ma i frequenti capogiri mi avevano reso difficile quel compito.

-          Mettiti sul sofà, come pensi che ti possano intervistare se sei steso?

Mi aiutò e mi sedetti sul divano, dopo tanto tempo.

Era una sensazione strana, quasi come se per qualche istante fossi tornato quello di prima, quello di tanti anni fa.

Le massaggiai i piedi da quella per me insolita posizione, ma passò meno di mezzora che suonarono alla porta.

Mara andò ad aprire ed entrò una giovane giornalista con il suo cameraman.

Era vestita elegante, un tailleur chiaro che ben si adattava alla sua capigliatura bionda, capelli mossi, le scarpe a punta col tacco alto sotto le sue nude gambe.

Non sapevo cosa fare e restai li seduto, in attesa che mi arrivasse davanti.

-          Oh, eccolo qua il nostro tappetino…ma…che cosa ci fa seduto sul divano?-disse, vedendomi

-          Ehm, beh pensavo che fosse più comodo per voi intervistarlo.

-          Si, in un certo senso si, ma magari poi dopo un po’ lo mettiamo giù, così lo intervistiamo nella sua mansione abituale.

Mara le portò una sedia, mentre il cameraman si inginocchiò accanto alla giornalista, pronto a filmare l’intervista.

-          Vedi di fare delle buone riprese, idiota! Se me le fai brutte come l’altro ieri, guarda che ti punisco a pedate e questa volta non mi fermerò!

Per rendere la frase più incisiva, gli piazzò un calcio di punta con la scarpa nello stomaco.

Il cameraman si piegò per il calcio, le baciò la scarpa per chiedere pietà e poi alzò la maglietta per osservare il danno e massaggiarselo, un livido vicino a tanti altri simili.

Quindi la giornalista riprese il suo abituale sorriso, si sedette e dette il via all’intervista, mentre il cameraman iniziò a filmare.

-          Care telespettatrici, siamo qua a casa della signorina Mara ed oggi intervisteremo il suo tappetino. Pensate che fino a quasi trent’anni non è stato posseduto da nessuna e questo è davvero una rarità in questi tempi in cui c’e costante carenza di tappetini da piedi.

Il cameraman iniziò ad inquadrarmi. Mi faceva uno strano effetto, essere inquadrato dal basso, visto che normalmente ero sotto i piedi di qualcuna.

-          Stop! No, così non va. E’ troppo in alto…forse meglio fare tutta l’intervista nella sua posizione normale. Signorina Mara, venga pure qua, si sieda sul divano…e tu, tappetino, prendi la posizione!

Mi stesi, era già finita l’illusione di una intervista alla pari.

Appena mi stesi, la giornalista mi porse la sua scarpa, mi ero scordato di baciarle i piedi e la baciai sotto le suole, notando quanto la scarpa fosse a punta.

Mara si sedette, mettendomi i piedi nudi sullo stomaco, avevo le scarpe della giornalista vicino alla mia testa.

Ripartì la registrazione, questa volta l’inquadratura era dall’alto verso il basso e alla giornalista la cosa sembrò molto più naturale.

Inquadrarono subito i piedi di Mara, il mio stomaco sotto di loro, poi l’inquadratura venne su di me.

-          E allora signor tappetino, cosa mi dice di questa sua situazione atipica fino ai trent’anni?

-          Beh, ecco…io quasi non ricordo la prima parte della mia vita…è tutto così sfumato e mi sembra quasi di essere schiavo di Mara da una vita.

Avevo la mente confusa, il mal di testa si faceva strada in me.

-          Ma avrà pure qualche ricordo, come giudicava i tappetini che incontrava quando usciva di casa? Non riteneva che dovesse diventare prima o poi un suo compito?

-          Beh io uscivo in realtà molto poco, il meno possibile e…a dire il vero non pensavo di sicuro di diventare quello che sarei diventato, semplicemente mi era estraneo il pensiero e…

-          Stop! Ma come diavolo è possibile, è una intervista banale! Possibile che non si ricordi quasi nulla.

La giornalista mi dette un paio di pedate sulla spalla con una sua scarpa a punta.

Sentivo i piedi di Mara diventare nervosi sul mio stomaco, lo sentivo dal suo sudore.

-          No, ecco, signorina…è che forse è un po’ confuso e allora…-cercò di giustificarmi.

-          Confuso un corno! L’intervista così non va!

-          Ehm, ecco…se forse ci spiegasse o meglio, gli spiegasse che cosa vuole che dica…

-          Che cosa voglio che dica? Semplice, voglio che dica la verità, che in realtà ha sempre desiderato di vivere sotto i piedi, che sperava di essere scelto da qualcuna prima o poi le solite cose…ecco cosa voglio che dica! E’ così difficile?

La giornalista si girò verso il cameraman, improvvisamente divenne furiosa.

-          Idiota che non sei altro!

All’improvviso iniziò dargli calci nello stomaco con le sue scarpe a punta.

-          Non è possibile! Mi mandano sempre a fare interviste idiote. Cosa pensano di ottenere da un tappetino come lui, rimbambito a forza di stare sotto i piedi? Solo cretinate, niente altro!

-          Si calmi signorina…

-          Si calmi un accidenti, non sa che dovrei essere in ben altre mansioni! E invece sono qua, son tre anni che continuo a fare interviste in giro, con quest’altro imbecille di cameraman che per quanto lo punisca, mi fa sempre delle inquadrature di pessima qualità.

Si era fermata un attimo, il cameraman era a terra dolorante, lo sguardo terrorizzato verso le scarpe della giornalista.

Lei lo guardò furibonda e poi gli dette un’altra serie di pedate nello stomaco.

Lui urlò per il dolore, cercando di parare i colpi ma non ci riuscì e sperò che smettesse di dare calci.

Sputò un po’ di saliva, lo guardai mentre Mara e la giornalista parlavano tra di loro.

-          E’ solo un anno che lavoro per lei...sicuro che…le sue scarpe a punta…mi uccideranno..un giorno..o l’altro…

Continuò a massaggiarsi lo stomaco, sputando altra saliva.

-          Alzati, idiota!

Il cameraman provò ad alzarsi ma lei gli dette un paio di forti pedate nello stomaco.

Lui cadde nuovamente a terra, iniziando a baciarle le scarpe per implorarle pietà.

Si stava lentamente calmando, ma non era ancora calma.

-          Senta, per favore la smetta con i calci, mi pare che ne abbia avuti abbastanza…

-          Oh, è un ottimo commediante, non ha di certo ancora subìto abbastanza oggi…

Gli dette ancora due pedate nello stomaco ed una forte in faccia.

-          Si fermi, la prego…Se vuole calmarsi, il mio tappetino può provare a massaggiarle i piedi con la lingua, sa è molto bravo e così, magari…

La giornalista guardò il cameraman steso a terra, forse si era calmata già un po’, pensò se dargli ancora delle pedate ma si sedette,  si tolse le scarpe e piantò con forza i piedi nudi sulla mia faccia.

-          Va bene, vediamo se è poi così bravo a leccare! Sto idiota manco quello sa fare!

I suoi piedi nudi erano molto sudati, ossuti e nervosi come colei che li possedeva , ed io provai a leccarne la pianta con ampie linguate mentre lei parlava con Mara, dandomi delle pedate ogni tanto.

Dopo qualche minuto sembrava più calma, mi osservò al lavoro sotto i suoi piedi, poi decise che il tempo iniziava a scarseggiare e si apprestò a continuare l’intervista, rimettendosi le scarpe.

Il cameraman che si era rialzato, sputava ancora saliva, massaggiandosi lo stomaco, scosse la testa e poi, per non rischiare altre punizioni, accese la telecamera.

Notavo che aveva un livido sotto l’occhio sinistro, mentre cercava di riprendere me, nuovamente steso a terra con i piedi di Mara sullo stomaco.

Per non rischiare ulteriormente altre scene isteriche, recitai la parte che la giornalista aveva scelto per me.

Dissi tutto quello che lei voleva sentire e sentii che anche Mara si era calmata, non le sudavano più i piedi sul mio stomaco.

Ebbi solamente un lungo momento di confusione verso la fine, mi era tornato il mal di testa, ma mi calmai, accarezzando i piedi nudi di Mara.

       - Andiamo, idiota, che con te non ho ancora finito con te stasera!- disse, terminata l’intervista al suo cameraman che si rassegnò a seguirla, faticando ed incespicando con la telecamera in mano.

In se forse sperava che quella sera lei non lo avrebbe più punito, ma si rassegnò all’idea che così non sarebbe stato e se ne andarono, lo sguardo fisso alle scarpe a punta della giovane giornalista.

 

-          Cavoli, mai visto una donna così giovane e isterica allo stesso tempo…ci credo che abbia già fatto fuori un cameraman in questi anni…

-          Cioè…?

-          Boh, mi è sembrato di capire quello…e non faticherei a crederci!

Una piccola pausa, si sedette sul sofà e io mi misi sotto i suoi piedi, provando a massaggiarglieli.

-          Beh almeno un vantaggio lo abbiamo avuto: 100 euro, i soldi dell’intervista. Che cosa vuoi che ti compro?

-          Co…come?

-          Beh, mi hanno dato qualche soldo per l’intervista, di questi la metà me li tengo io, che sono la tua padrona e l’altra metà posso lasciarla a te, se la vuoi…

Era il primo regalo che mi faceva da che ero al suo servizio, e non sapevo cosa desiderare.

-          Non…non saprei…che cosa posso volere?

-          Se non li vuoi, lasciali a me, io so di sicuro cosa farne!

Pensai a che cosa potevo volere, ma, data la vita che conducevo, avevo ben poche necessità.

-          Facciamo così…mi compro delle scarpe, magari come quelle rosse col tacco che ti piacciono tanto. E con quello che avanza ti compro della crema per farti passare le ferite di tacco che avrai quando le userò su di te, ti va come idea?

-          Si…certo, non saprei cosa altro volere.

-          Bene, quasi temevo che volessi comprarti un giorno di libertà…costa giusto 50 euro che sarebbero andati ovviamente a me. Ma per fortuna vedo che preferisci stare sotto i miei piedi…

Non sapevo se scherzasse o meno.

-          Ma..padrona…io non ricordo quasi più cosa sia la libertà, è troppo che non ne godo, son più di tre anni che sono sotto di te…

-          Esatto, sono quasi tre anni e mezzo, e quindi hai deciso che la libertà non ti serve e preferisci continuare a vivere ogni giorno sotto i miei piedi. Ottimo, di questo ne prendo atto e te ne sono grata…

-          Ma, si invece, se fosse possibile anche solo una mezza giornata…

-          Tempo scaduto. Mi compro delle scarpe e il tuo unguento.

-          Non posso cambiare idea?...

Mi fissò, uno sguardo di quasi compassione, poi si mise a ridere.

-          Eh eh eh! Vedi che sei ormai rimbambito, non capisci che ti sto prendendo in giro? Come pensi di poterti comprare la libertà dai miei piedi. E’ impossibile, il contratto non lo prevede e starai sotto di me tutti i santi giorni della tua vita, lunga o breve che sia!

Non avevo capito che scherzava, scossi la testa, a metà tra il confuso e il deluso.

-          Lo so. A volte non capisco più niente…Ho paura che le pedate che mi dai, mi intontiscano troppo. Ho sovente dei mal di testa e dei capogiri.

-          Si, è probabile ma a me piace dartele e tu non puoi far altro che subirle…

-          E’ vero ma posso chiederti un favore?

-          Chiedi pure..

-          Se ogni tanto fosse possibile invece che in testa o in faccia, fossero magari altrove…

-          Preferiresti nello stomaco come il cameraman e fare la sua fine? Prendimi un paio di scarpe, allora…

-          No…non so…

-          Mi spiace, io trovo molto più comodo dartele in testa e mi piace vederti barcollare, cercando l’equilibrio ogni volta che te ne arriva una.

Mi dette improvvisamente una forte pedata in faccia.

Improvvisamente avevo paura, notai quel suo sguardo strano, come quando mi puniva senza ragione.

Incominciò a darmi forti pedate in testa, cercai di sottrarmi ai colpi che mi arrivavano dai suoi piedi nudi, ma erano troppi e troppo forti e mi risolsi a subirli come al solito, girando inconsapevolmente la faccia in modo che mi colpissero pienamente, pregando che smettesse.

Smise qualche minuto dopo.

Io avevo un forte mal di testa, la faccia completamente dolorante, le osservai i piedi nudi ora fermi a poca distanza dalla faccia che avevano colpito.

-          Sei bravo come tappetino anti stress, lo sai? Mi serviva proprio darti una scarica di pedate per rilassarmi, lo sai  che ero nervosa anche io durante l’intervista? Quando ti sei inceppato verso la fine, avrei tanto voluto darti le pedate che ora ti ho dato.

-          Ma..mmmg…Mara…

-          Dimmi…

-          Sto male…testa che fa male…gghn…

-          Sai che conosco una terapia per il mal di testa? Vuoi provare?

Mi mise il piede nudo davanti alla bocca.

-          Apri la bocca, che ti faccio entrare la terapia tutta bene fin giù in gola….

Aprii la bocca e mi infilò con violenza dentro il piede, causandomi della tosse.

Tolse il piede e mi dette un’altra serie di pedate in faccia.

Quando mi coricai sfinito con la testa sul sofà, mi infilò in bocca di nuovo il piede e se lo fece succhiare fino all’ora di cena, facendosi leccare ogni tanto la pianta.

Anche quella notte avrei dormito con lei. Mi chiesi se e come tutto sarebbe andato a finire….

Letto 2377 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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