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Venerdì, 16 Ottobre 2009 16:33

Mara: Cap.23, Requiem per un tappetino

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Dopo quell’esperienza in infermeria, la prima di alcune altre, la mia routine tornò nella norma.

In un giorno qualunque, Mara mi comunicò che per un intera giornata avremmo avuto come ospite il tappetino di Valentina. Mi spiegò che in quel modo voleva sdebitarsi  dalle volte in cui lei era venuta a casa sua per utilizzarmi. In realtà sapeva che le due sorelle sarebbero dovute andare via per tutto il giorno e non avevano nessuna voglia di lasciarlo a casa a far nulla.

Così arrivarono di prima mattina. Dovevano aver faticato a trascinarlo fino a lì, non riusciva a rimanere nemmeno a quattro zampe, e quando Mara aprì la porta, lui crollò a terra ai suoi piedi, con la faccia direttamente sulle sue scarpe. Iniziò a leccarle debolmente i piedi, calzati in un paio di scarpe chiuse con poco tacco.

-          Come vedi, lo abbiamo educato bene –disse Valentina - non dovrebbe darti alcun problema… ma se te ne desse, non esitare a punirlo. Stai magari attenta solamente al torace, le costole non sono ancora perfettamente guarite, ma per il resto usalo pure tranquillamente!

Mi mossi verso la porta per baciare i piedi di Valentina e quelli di Paola.

-          Ah…. Si è ripreso dall’ultima volta che lo abbiamo visto.

-          Si- sorrise Mara –ora sta decisamente meglio fisicamente, anche se ogni tanto mi sembra non esserci troppo con la testa. Dev’essere lo stare sempre con la faccia sotto i miei piedi…

Il tappetino era ancora a terra e stava provando a leccare le scarpe di Mara, in realtà sbavando.

Lei gli dette una pedata, facendolo smettere di leccare, appoggiandogli la scarpa sul collo.

-          Sono sicura che io e lui non avremo problemi, verranno anche Claudia e Leila a darmi una mano, nel caso! Per me due tappeti sono perfino troppi, eheh!

-          Ottimo, allora ci vediamo stasera!

Valentina e Paola se ne andarono e aiutai Mara a trascinare il tappetino fino al divano.

-          Mettiamolo li- disse lei, indicando il pavimento sotto la sbarra.

-          Ma non sarà troppo…debole?

-          Boh, chissà? Ma devo pure provarlo, no?

Misi il tappetino nella posizione desiderata.

Mentre lo trascinavo, mi guardava con sguardo spento, forse non capendo nemmeno esattamente dove fosse. Mara tolse le scarpe e salì a piedi nudi sul suo stomaco.

L’aria uscì violenta dai suoi polmoni, iniziò ad agitarsi come se non riuscisse a far fronte al suo peso ma lei non si spostò.Le sue mani cercavano di raggiungere i piedi che lo schiacciavano ma riuscivano tutt’al piu ad accarezzarli, senza riuscire a spostarli. Mara si spostò brevemente sul suo torace e poi gli salì sulla faccia. Era la prima volta che potevo osservare bene dei piedi nudi su una faccia, senza esserne calpestato, osservai come le piante dei piedi deformassero la sua faccia col loro peso. Sembrava che quasi smettesse di respirare, mentre la pianta schiacciava la fronte e le guance con forza. Cercava di spostare la faccia per non avere tutto il suo peso su di lui, ma Mara glielo impediva continuando a schiacciarlo e raddrizzandogli la faccia quando lui cercava di mettersi di lato. Per sua fortuna, suonarono alla porta e Mara andò ad aprire.

Appena libero lo schiavo trasse dei lunghi respiri, girando al testa come istupidito, massaggiandosela con le mani.

-          Come va?- gli chiesi.

-          Do…dove sono?

-          Sei a casa della mia padrona Mara, era lei che ti stava camminando sopra prima…

-          Mara…chi Mara? Chi sei tu?

-          Mara è la mia padrona ed io sono il suo tappetino, ci siamo visti in infermeria, ricordi?

-          Ricordo dolore…e sempre scarpe da leccare..di continuo…

-          Si, ma c’ero pure io, non mi hai visto…

-          Non ricordo…

Capii che non potevo ottenere più nulla da lui, probabilmente era in una fase in cui tutto quello che lo circondava non era altro che piedi che lo calpestavano o erano da leccare e tutto il resto, i nomi, i visi o tutto quello che non erano piedi, per lui non avevano piu significato. All’improvviso si voltò e fu preso da agitazione. Mi voltai anche io, era entrata Leila, che aveva ai piedi delle scarpe col tacco molto alto.

-          No…no…ti prego…no…

-          Che cos’ha? –chiese Mara stupita.

Leila si guardò le scarpe, tacco alto nei piedi nudi, una cavigliera a sinistra.

-          Penso che abbia riconosciuto le scarpe, sono quelle della festa punitiva, se ti ricordi.

Il tappetino continuava ad agitarsi, aveva ricordato come quei tacchi avessero scavato nelle sue guance. Leila si avvicinò, mettendogli la suola sulla bocca, il suo tacco molto vicino alla guancia.

-          Però un bacio lo voglio!

Lui la guardava con vero terrore.

-          No…no…ti pp..prego…

-          Baciamele, o meglio puliscimele, e poi ti libero!

Il tappetino era in agitazione, cercava di scacciarle i piedi in modo scoordinato, girando la faccia e cercando di sottrarsi.

-          Leccami le suole, se no mi arrabbio!

-          Vuoi dire che si ricorda? Quindi se mi metto le scarpe rosse della festa, le riconosce ancora?

-          Si, penso di si. Prova!

Mara andò a prendersi le scarpe e sul ritorno suonarono alla porta. Leila stava continuando a torturare il tappetino, cercando di farsi leccare le suole e stava lasciandogli dei segni di tacco su tutta la faccia.

-          Che fai?- chiese Claudia, appena entrata, a Leila.

-          Non mi vuole leccare le scarpe, ma ora gli sto dando una lezione!

-          Secondo me-disse Mara- ha ancora dei ricordi confusi della festa punitiva, ora volevo provare con queste scarpe. Leila mi fai posto?

Appena Mara mise le sue scarpe davanti al viso del tappetino, lui prese ad agitarsi sempre di più.

Mara iniziò a divertirsi, piantandogli il tacco nella sua faccia, e seppure non glielo affondasse, lui andò in panico. Intanto Leila si era seduta, appoggiando i suoi tacchi sul mio torace. Io iniziai ad accarezzarle i piedi, dal dorso fino alla cavigliera, sentendo i tacchi premere nel mio costato.

-          Dimentichi che alla festa c’ero pure io –disse Claudia.

Mara si spostò, l’altra  si tolse le scarpe e gli mise i piedi in faccia.

Vidi i suoi quaranta coprire interamente la sua faccia…. nudi e sudati, mentre la sua agitazione scemava gradualmente, quasi soffocato dal suo peso.

-          Vedi, si è calmato! –disse lei..

-          Non è calmo, probabilmente lo hai soffocato.

Claudia allora tolse i piedi nudi, liberandogli la faccia. Leila mi permise di voltarmi e vidi che era probabilmente incosciente, lo sguardo spento.

-          Cavoli, non ha davvero nessuna resistenza, mi chiedo come faccia con quelle due pazze…

Decisero di lasciarlo riposare e Claudia sedette sul sofà mettendomi subito i suoi grandi piedi sulla faccia, mentre Mara, sedendosi di fronte a loro, mise i suoi piedi sul braccio, allungandomeli ogni tanto sul torace. Chiacchierarono tra di loro, ignorandomi, mentre il tappetino si stava riprendendo.

Lo sentirono muoversi e blaterare parole incomprensibili qualche minuto dopo.

Leila si alzò e gli mise subito i piedi in faccia, togliendosi le scarpe per evitare altre crisi.

-          Bentornato! Spero che questi ti facciano sentire meglio!

Iniziò a strofinargli i piedi sulla sua faccia, mentre lui cercò confusamente di leccarglieli.

Mara e Claudia si alzarono ed andarono vicino al tappetino, per poterlo nuovamente provare sotto di loro a piedi nudi. Stette immobile a ricevere tutto quello che volevano fargli, lo vedevo con lo sguardo spento o quasi triste mentre a turno tutt’è tre si divertivano a camminargli addosso o a tenerlo semplicemente sotto i piedi. Quasi avevo pena per lui e arrivai a sperare che usassero più me per potergli permettere un po’ di riposo. A pranzo lui non riuscì a mangiare nulla e si limitò a leccare i piedi a Leila, mentre io, schiacciato da Mara e da Claudia, riuscii a trangugiare qualche boccone. Verso le quattro, Leila se ne andò. Spostammo il tappetino in modo che fosse sotto Mara, mentre io restai a far da appoggiapiedi a Claudia. Una volta tanto Mara, tenendo appoggiati i suoi piedi sul suo stomaco, provò a far conversazione con il tappeto che era sotto di lui.

Claudia mi permise di voltarmi, tenendo i suoi pesanti piedi sul mio fianco.

-          Come va li sotto?

Il tappetino la guardò, come stupito che lei gli rivolgesse parola.

-          Io…non molto bene…

Lei lo accarezzò con i suoi piedi.

-          Non sei molto resistente, vero? Non so quanto ti potrà tenere Valentina…

-          No…ti prego….io…non voglio andare in strada…

Sembrava terrorizzato dall’idea di essere abbandonato, iniziò a stringere nelle mani i piedi di Mara, accarezzandoli.

-          E quale alternativa vedi per te?- gli chiese Claudia.

Lui la guardò, appoggiando nuovamente i piedi di Mara sul suo stomaco.

-          Niente…niente piedi…non ce la faccio più…

Era sinceramente sfinito, chissà quanto tempo era che non mangiava e che subiva ogni genere di tortura dalle due sorelle crudeli. Mara si accorse della sua fatica ma tenne entrambi i piedi fermi e appoggiati nel suo stomaco, spostandone poi solamente uno verso la faccia per farselo leccare.

Faticando, il tappetino iniziò a massaggiarle la pianta del piede con la lingua.

-          Niente piedi- disse Mara- Ma tu sai che non è possibile, tu sei un tappetino e i tappetini stanno sotto i piedi! Diglielo anche tu! –disse rivolta a me.

-          Si, è vero, stare sotto i piedi è il nostro unico destino…per sempre…-gli confermai, con aria un po’ sconsolata, mentre Claudia iniziò ad accarezzarmi sul lato della faccia.

Lui mi guardò, distogliendo un secondo l’attenzione dai piedi di Mara, le lacrime agli occhi.

-          Ma io non…non ce la faccio…

Si mise a piangere.  Mara lo schiacciò giù verso il basso e gli mise anche il secondo piede in faccia, massaggiandogliela e asciugandogli le lacrime con la pianta dei piedi. Quando poi esaurì le lacrime, si calmò, continuando a singhiozzare. Mara gli porse i piedi da leccare e poi prese ad accarezzarlo con un piede sulla guancia.

-          Forse dovresti imparare ad amare di più i piedi, magari se li ami, non troveresti così pesante…

-          Ma…io li adoro…io adoro i vostri piedi! –disse, baciandoglieli- Anche Valentina ha dei piedi molto belli e Paola…ma sono molto cattive…e a volte i calci non finiscono mai…io glieli lecco e glieli bacio spesso e glieli succhio…ma poi mi colpiscono…e a volte…esagerano…

Voltò la testa come pensando ai moltissimi calci ricevuti, dei lividi sulle guance lo dimostravano.

Quindi si girò nuovamente riprendendo a baciare i piedi di Mara.

-          …però li adoro e non voglio diventare schiavo di strada…

Mara lo guardò, stette un attimo a pensare mentre lui baciava e cercava di massaggiare il suo pesante piede.

-          Facciamo così- disse Mara- magari gli facciamo promettere che non ti lasceranno mai diventare schiavo di strada, ti va?

Mara fece un cenno a Claudia, sapevano bene cosa questo sarebbe significato.

Significava via libera ad ogni tortura e che lui avrebbe finito i suoi giorni sotto i piedi delle due sorelle. Il tappetino non lo colse e sembrò sentirsi sollevato.

-          Si, vi prego, chiedeteglielo, voglio essere il loro tappetino per sempre! Non voglio andare a lavorare in strada…

-          Bene, allora puoi chiederglielo tu tra poco, direttamente. Noi ti sosterremo. Se questo è il tuo desiderio…

-          Si, si, vi prego, non voglio finire in strada…

Il tappetino prese a leccare i piedi di Mara con devozione ed io mi accucciai sotto i piedi di Claudia, lasciando che tornassero a schiacciarmi la faccia. Appoggiò i pesanti talloni uno sulla bocca e l’altro sugli occhi e poi iniziò a massaggiarsi la pianta usando la mia faccia. Persi percezione del tempo finché  sentii che erano tornate Valentina e Paola. Il tappetino, vedendole, fu quasi preso da eccitazione. Provò a muoversi ma fu Claudia a impedirglielo, spostando da me un piede e mettendoglielo sullo stomaco.

-          Vale e Paola, venite qua! Il vostro tappetino vi deve fare una richiesta!

Valentina e Paola si avvicinarono.

-          Accomodatevi pure e magari toglietevi le scarpe.

Entrambe si slacciarono i sandali, appoggiando su di lui i loro piedi nudi. Valentina prese posto sulla sua faccia e Paola sul suo stomaco. Mara si mise invece vicino a Claudia, appoggiando i suoi piedi sul mio stomaco. Il tappetino prese a massaggiare i piedi nudi di entrambe.

-          Cosa hai da dire? Ce l’hai ancora la parola, vero?

-          Si, padrona…Ti prego…vi prego…voglio chiedere…di essere vostro…per sempre…

-          Come? Ho capito bene?- chiese Valentina, stupita.

-          Si, hai capito bene- disse Claudia- vuole essere vostro per sempre, non vuole diventare schiavo di strada. Vuole…ehm…finire i suoi giorni sotto i vostri piedi…vi va di prometterglielo?

Valentina guardò Paola, un sorriso sadico di intesa tra di loro.

-          Certo, eccome no! Noi pensavamo di fargli un favore a liberarlo, ma se vuole stare sotto i nostri piedi fino all’ultimo dei suoi giorni, lo accontenteremo, vero Paola?

-          Si, per me va benissimo! Potremo provare a fare molte altre cose su di lui, tanto non sarà necessario tenerlo bene per poi liberarlo, no?

-          Oh, certo che no! Domani gli preparo il contratto e quando l’avrà firmato, inizieremo a divertirci sul serio!

Valentina aveva un sorriso sadico, il tappetino non percepì quel loro scambio di battute, continuando a leccarle i piedi.

Capimmo tutti che sarebbe iniziato un periodo molto difficile per il loro tappetino, mentre lui, adorante passò a leccare i piedi di Paola.

 

L’ultima volta che lo vidi fu una sera che passammo da casa loro. Era steso alla cucina e Paola era in piedi su di lui con dei sandali col tacco alto. Era malconcio, pieno di impronte e ferite, probabilmente incosciente, non era chiaro se respirasse o meno ma Paola era su di lui come se fosse pavimento, affondando i tacchi nel suo costato. Valentina passò lì vicino, gli dette un calcio in testa e dal mugugno che sentimmo, capii che respirava ancora. Mi voltai dall’altra, preferendo non vedere e quando tornammo in auto, stetti silenzioso a riflettere sulla crudeltà delle due sorelle.

Mara rispettò il mio silenzio, avevamo parlato già molte volte di come andavano le cose in quei tempi, per cui non le sembrò di aver altro da aggiungere. Arrivati a casa sua, le massaggiai lungamente i piedi cercando conforto proprio in coloro che probabilmente mi avrebbero ridotto esattamente come l’altro tappetino, solo in più tempo... Quella sera, mentre i suoi piedi si massaggiavano lungamente sulla mia faccia, mi addormentai con un piccolo tocco di tristezza in più.

Letto 3208 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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