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Venerdì, 09 Ottobre 2009 13:52

Mara:Tappeti che vanno e vengono, cqp.21-22

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Cap. 21

 

Il lunedì mattina alle 8, steso nel letto dell’infermeria, ricevetti una visita di Mara.

Ero in un vero letto, mi stavo lentamente riprendendo e avrei avuto bisogno di almeno qualche altro giorno prima di stare abbastanza meglio da tornare alle mie mansioni o almeno questa era l’opinione delle due dottoresse che mi avevano visitato.

Non avevo fratture, se non quella al naso che si stava ricomponendo e i lividi stavano guarendo, ma ero debole e avevo un po’ di febbre.

Mara entrò nella camera e mi si avvvicinò, salutandomi e poi dandomi un bacio sulla guancia.

-          Come sta il mio tappetino preferito?

Come tutte le volte in cui si dimostrava dolce nei miei confronti, le sorrisi.

Nonostante tutto, in quei giorni mi era mancata.

-          Meglio. Sono ancora debole e ho…febbre ma mi sto riprendendo…

-          Non ti piacerebbe venire a casa già domani?

-          Mi hanno detto…giovedì, non prima…

-          Si lo so, ma se dici che stai meglio magari ti fanno venire a casa prima. Mi manchi, lo sai? Ho bisogno di averti a mia disposizione, ci sono le scarpe da pulire e i miei piedi da massaggiare e leccare…

-          Se vuoi te li lecco anche subito…

-          Saresti gentilissimo! Son due giorni che non li lavo, aspettavo che la tua lingua tornasse a pulirmeli.

Mara si sedette, si tolse le scarpe e appoggiò i piedi vicino al mio cuscino.

Aveva dei collant scuri, ne sentii il forte odore, se li tolse e mi mise i piedi nudi in faccia.

Con devozione incominciai a leccarle via  tutto ciò che il tempo aveva lasciato in ricordo: per me….

-          Magari potremmo fare una piccola prova: se mi vedessero camminare su di te, capirebbero che stai già meglio, lasciandoti libero di tornare a casa…

-          Mara, vorrei tanto ma temo di essere ancora un po’ debole e ho anche un po’ di febbre…

-          Non preoccuparti, non ti userò con i tacchi in questi giorni. A casa poi ti curerei io, se vuoi prendo ferie per domani.

Leccandole i piedi, feci cenno di si.

-          Ottimo. Allora finisci di pulirmi bene i piedi, così poi chiamo le dottoresse e facciamo questa piccola prova, per far vedere che stai bene!

Le feci nuovamente cenno di si, baciandola sotto i piedi. Lei si alzò, mi dette una carezza e andò in corridoio a chiamare le dottoresse. Capii che il mio breve periodo di riposo stava per terminare.

Tornarono nella mia camera dopo qualche minuto, parlando.

-          …e secondo me lo potreste già dimettere domani…-diceva Mara.

La dottoressa più anziana mi guardò.

-          Sempre così, prima lo massacrate e poi lo volete già al vostro servizio il giorno dopo…

L’altra dottoressa, più giovane, bruna, un po’ sovrappeso, si limitava ad osservare l’operato della sua collega.

-          Ma lui sta bene sotto i miei piedi, è il suo posto naturale! E’ vero che hai voglia di tornare a casa?

Guardandola, feci cenno di si.

-          Bene, ma come sa, signora, qua le cose funzionano un po’ diversamente. Siamo noi a dover decidere ed è lui a doverci chiedere di fargli un test, se proprio vuole.

-          Ma…non posso occuparmene io direttamente e farvi vedere?

-          Certo che si, ma è lui che deve volerlo, le ripeto, io mi metterò vicino ad osservarlo. Roberta, la mia assistente le darà una mano.

-          Per me va bene, se questa è la procedura…-disse Mara..

Mara si rivolse a me, mi accarezzò, lo sguardo dolce.

-          Lo vuoi, vero? Ti va che cammino un pò su di te…e magari anche lei, com’è che si chiama?

-          Roberta…volevo dire: dottoressa Mandelli.

La guardai, feci un altro cenno affermativo. Stavo per tornare sotto i suoi piedi.

Mi rivolsi alla dottoressa, con voce un po’ affaticata le dissi:

-          Dottoressa…vorrei fare il test…

-          Perfetto, iniziamo subito, allora.

Abbassarono il letto, la dottoressa anziana si mise vicino a me, seduta, mentre Mara salì sul mio letto, tenendosi le scarpe che avrebbe messo per andare al lavoro.

-          Sarebbe meglio senza scarpe, signorina.

Mara si tolse le scarpe e salì sul mio stomaco a piedi nudi. Mi schiacciò il torace, pensai di urlare, ma dovevo dimostrare di stare bene e cercai, sudando, di stare zitto.

La sentivo molto pesante quel giorno, ma il suo sguardo mi convinse a resistere.

La dottoressa anziana fece cenno a Mara di scendere.

-          Direi abbastanza soddisfacente. Ora Roberta, se ti va, mettiti sulla sua faccia, vediamo se è tornato abbastanza forte da sopportare il peso.

La osservai, era una ragazza sovrappeso e sarebbe dovuta salire sulla mia faccia ancora dolorante.

Si tolse le ciabatte ospedaliere e poi le calze bianche, si mise vicino alla mia testa e appoggiò un piede sulla mia bocca.

Senza tante cerimonie, sentii il suo piede premere sulla mia bocca, un odore debole di sudore e vidi l’altro piede salirmi sugli occhi.

Era pesantissima, non riuscivo a sostenerla, le mie mani provarono a stare ferme lungo i fianchi, avrei dovuto resistere ma poi raggiunsero i suoi piedi, accarezzandoli, per supplicarla di scendere.

Aspettava ordini dall’altra dottoressa e, per quanto mi agitassi, non scese.

Sentivo nuovamente gusto di sangue, i denti contro le labbra.

Poi, dopo un po’ di tempo scese e mi trovai ancora una volta, fermo, come istupidito e senza vista.

-          A parte forse qualche problema sulla faccia, direi che il test è positivo. Domani può venirselo a riprendere, signorina. Faccia solo attenzione in questi giorni ad usarlo senza troppa violenza, va bene?

-          Certamente, grazie infinite!

Restammo soli, stavo riprendendo a vedere, vidi che Mara si avvicinava a me.

Mi accarezzò con la mano sulla faccia.

-          Splendido, domani tornerai a casa, così potrai recuperare il tempo perso! Ho delle idee e vorrei sperimentarle su di te, ma con calma..

Mi accarezzò ancora e capii che molto probabilmente quella non sarebbe stata la mia unica occasione di ricovero in infermeria.

Con lo sguardo le chiesi perché, ma lei mi accarezzò ancora, smettendo però quasi subito.

-          Puzzi un po’ di piedi, lo sai? Ma se vuoi, continuo ad accarezzarti un po’ con i piedi, ti va?

Si sedette, mi mise di nuovo in faccia i piedi nudi e mi accarezzò, fino a che non mi addormentai.

Mi svegliai più tardi, era andata a lavorare ed io riposai tutta la giornata, cercando di prender fiato.

 

Mara cap. 22

 

Il mattino successivo, non erano ancora le 8, che ricevetti un'altra visita assolutamente inattesa.

Era Paola, la sorella di Valentina, la guardai con aria molto stupita, non sapevo cosa fosse venuta a fare.

-          Ciao, come stai?

-          Un po’ meglio, grazie ma…tu?

-          Son qua anche io e c’e pure mia sorella Valentina, di la! Sai che tu e il suo tappetino siete vicini di stanza? Lui è di là, se ti va di andarlo a trovare…

-          Beh, sto aspettando Mara e non so se…

-          Scendi dal letto e mettiti a quattro zampe, la aspetteremo di la!

Mi fece mettere a quattro zampe e si fece baciare i piedi, collant scuri in scarpe col tacco

Aiutandomi, mi fece poi muovere verso la camera vicino alla mia.

Il tappetino era steso nel letto e Valentina stava facendosi leccare le suole delle scarpe.

-          Guarda chi ti ho portato!- disse Paola al tappetino.

Lui distolse un secondo l’attenzione dalle suole che stava leccando.

-          Gh…ngh…

Valentina lo riprese con una pedata e gli buttò in faccia le suole da leccare.

-          Ti sta salutando, forse. Non si capisce, non riesce più a parlare…ma per fortuna la lingua gli funziona ancora- disse Valentina, ruotando su di lui le scarpe, per fargli pulire bene lo sporco sotto.

Mi accucciai vicino a Paola e lo osservai: aveva impronte e lividi ovunque, e, mentre leccava, traeva respiri lunghi, come se faticasse.

Notai segni di tacchi ma soprattutto lividi, segno che era stato usato molto a lungo a piedi nudi.

-          Dev’essere stata la festa di sabato scorso, secondo me. Sai, c’erano un  sacco di ragazze e c’era anche Mara: penso proprio che si sia divertita molto!

-          Già, eccome si è divertita: non la smetteva più di ballargli addosso! Peccato solo che lui sarà fuori uso per un po’, almeno fino a venerdì, o almeno così ci hanno detto –disse Paola.

-          E intanto, detto tra noi, vedremo se e come si riprende! Lo terremo ancora un po’, finchè serve a qualcosa…-disse Valentina.

Ebbi pena per lui: era schiavo di Valentina, usato anche da Paola, da soli sette mesi e già parlavano come se dovessero disfarsene.

A vista non sembrava apparentemente avere nulla di rotto, ma se era li, era per qualche danno di sicuro.

-          Gh…ngh..

Il tappetino si girò e smise per un istante di leccare le scarpe di Valentina.

Lei gli dette un colpo di tacco sulla guancia per fargli riprendere la leccata, lui si lamentò ma poi Paola, osservandolo, capì che forse aveva bisogno di qualcosa.

-          Che vuoi?- chiese Valentina, spostando le sue scarpe per guardarlo.

-          Forse vuole acqua- disse Paola.

Prese la bottiglietta ma era vuota.

-          Oh cavoli, non ce n’e…bisogna prepararne dell’altra! Ci penso io.

Con calma, Valentina si tolse le scarpe e poi le calze, prese una piccola bacinella, si lavò i piedi con l’acqua di una bottiglietta nuova, pulendosi bene tra le dita, e poi prese l’acqua con cui si era lavata, e la mise nella bottiglietta, usando un piccolo imbuto.

Aveva un aspetto molto meno limpido di prima, ma quella sarebbe stata l’unica acqua a disposizione del tappetino.

Lui bevve avidamente, aveva sete dopo aver leccato le scarpe di Valentina per chissà quanto tempo.

-          Ga..azie-

-          Bene, vedo che torni a parlare. Allora forse il danno alla trachea non è così grave come dicevano…-disse Valentina, reggendogli la bottiglietta.

-          Ghghh..male…

-          Si, lo so che stai male. Hai un paio di costole incrinate! Se solo ieri non mi avessi fatto incavolare troppo, non ti saresti preso tutti i calci che ti ho dato!

-          Tutta colpa delle tue scarpe…te lo dicevo che erano troppo a punta e che stavi un po’ esagerando, continuavi a colpirlo che già non respirava…

-          Già ma non mi pare di avere esagerato, è che continuava a cercare di scapparmi da sotto i piedi: dovrebbe saperlo che li è il suo posto!

Lui abbassò lo sguardo, quasi per chiederle scusa, lei si sedette, allungò i piedi nudi su di lui e iniziò a strusciarseli sulla faccia, per asciugarli.

Lui provò a fare un minimo di resistenza, non riusciva a respirare bene, ma i piedi nudi di Valentina lo seguirono in ogni movimento.

 

Entrò Mara, aveva indovinato che ero li, non trovandomi nella mia stanza.

-          Ehila, ragazze tutto bene? E tu, come stai? Vedo che sei bell’e che pronto per tornare a casa!

In realtà ero tutt’altro che in forma, ma mi abbassai e le baciai i piedi, anche lei collant scuri e scarpe col tacco non troppo alto.

-          Ciao Mara, ti sei ripresa da sabato?- la salutò Valentina.

-          Io, ma che dici? Solo perché ero un po’..ehm..allegrotta, eheh?

-          Si, si, ti sei scatenata un casino! Mi sa che se non te lo toglievamo da sotto, saresti ancora li a ballare. Ti sei divertita eh?

-          Moltissimo, peccato solo che non avevo il mio tappetino, domenica i suoi massaggi mi sarebbero serviti, eccome!

-          Potevi usare lui sabato sera, lo tenevi fermo e ti massaggiavi i piedi su di lui..

-          Ma eravate già in quattro a farlo, mi mettevo in coda?

Capii allora cosa erano quelle strisce rosse che il tappetino aveva su tutto il corpo, erano i segni di piedi nudi che si erano massaggiati su di lui, dopo il ballo.

Mara si era seduta ed io, accucciato sotto di lei, le baciai i piedi, poi le sfilai le scarpe, iniziando ad accarezzarla dolcemente sotto le piante, con profonda adorazione.

Sentivo il suo odore, la morbida pianta calzata nelle mie mani.

Lei mi disse che dovevo pulirle le scarpe e allora gliele misi nuovamente ai piedi,  iniziando a leccarle le scarpe e la suola.

Mentre chiacchieravano, mi fu inevitabile pensare che proprio quei piedi che ora adoravo, mi avevano ridotto quello che ero e, a sentir loro, forse avevano anche avuto un ruolo importante nel rendere necessario il ricovero del tappetino di Valentina.

Quindi, dopo aver chiacchierato ancora un po’, Mara decise che era ora di andare, si guardò le scarpe per vedere se erano pulite e mi permise di alzarmi a quattro zampe.

Baciai i piedi a Valentina e Paola, erano piedi piccoli e molto belli, ma non riuscii a non pensare quanto fossero crudeli.

Quindi, raccolte le mie poche cose, ce ne andammo.

 

Giungemmo a casa e subito Mara andò a cambiarsi, mettendosi dei pantaloncini corti e una maglietta, nonostante la stagione autunnale avanzata.

Era davvero bella e molto sexy, forse quello era il suo modo per ringraziarmi.

Mi misi al mio solito posto e lei allungò i piedi nudi su di me, perché glieli leccassi.

Iniziai come al solito dal tallone, glielo succhiai e lo leccai, risalendo con lentezza lungo la pianta, fino alle dita, succhiandogliele.

Le succhiai entrambi gli alluci e poi lasciai che lentamente mi entrasse in bocca con tutte le altre dita.

-          Ah…non sai quanto mi è mancato questo tuo massaggio…sei bravo con la lingua, sai?

-          Mmgg…

-          Oh, non riesci a dir nulla col mio piede in bocca? Non importa, non parlare adesso, succhiameli bene…

Non mi lasciò uscire il piede e continuai a succhiarglielo.

Dopo una brevissima pausa, mi fece succhiare anche l’altro.

-          Uhh…sabato è stata davvero una gran festa….e pensa che quasi stavo per non andarci! C’eravamo tutte le solite e c’era pure il tappetino di Gianna, che però se lo è tenuto quasi tutta la sera lei.

Avrei voluto dirle qualcosa, ma il suo piede prepotente me lo impedì.

-          Per fortuna c’era il tappetino di Valentina, che poi è diventato anche quello di Paola da qualche giorno, nel senso che lo usano entrambe. Avessi visto quanto abbiamo ballato su di lui, sempre senza scarpe, ovviamente! Era bellissimo sentire la sua pelle nuda sotto i nostri piedi!

-          Mggg…

-          Cosa vuoi? – tolse il piede, un istante, tenendolo un millimetro fuori della bocca.

-          Ha…avuto molte…crisi?

Mi voltai nuovamente verso il suo piede, permettendo che mi tornasse in bocca.

-          Oh si, un casino! Non riuscivamo a tenerlo fermo, cercava di liberarsi e poi dopo un po’ che ci provava, forza a schiacciarlo e dargli pedate, è stato fermo! Abbiamo ballato su di lui sempre a piedi nudi, anche io ho ballato tantissimo, ma, sinceramente, non capivo se era incosciente o no..avrei continuato, non fosse che se lo son prese per farsi massaggiare i piedi. E non c’e stato verso di usare il tappetino di Gianna, se l’è tenuto lei tutta la sera, pensa te, che egoista!

Finalmente mi liberò la bocca, trassi un profondo respiro.

-          Ti mancavo io….-le dissi.

-          Esattamente, saresti stato perfetto come mio tappetino da ballo!

-          Scusami…-disse leccandola ancora con devozione tra le dita.

-          Oh, non farti problemi, recupererai…

Le leccai con devozione le piante dei piedi, immaginandole ballare su di me, senza fermarsi mai.

-          Però dopo averlo visto così…perché non lo hanno portato in infermeria?…

-          Domenica gli serviva per un pranzo, Valentina lo ha tenuto sotto tutto il giorno e poi se l’è pure portato a dormire…

-          E’ cattiva…

-          Un po’ si, ma purtroppo lui non è nemmeno tanto resistente…

-          Cosa capiterà?

-          E’ evidente, non durerà tanto, se non si adatterà…secondo me tra meno di un anno lo vedremo all’angolo di qualche strada a fare da leccapiedi pubblico…

Iniziai a massaggiarle i piedi con la mia faccia, volevo sentire la sua pianta morbida su di me, anche se avevo ancora dolore. Mi rassicurava il contatto con i suoi piedi e il suo odore.

-          Bravissimo, proprio il massaggio perfetto…

Si rilassò e passammo buona parte della giornata tra massaggi e lunghe leccate e non pensai allo schiavo sfortunato di Valentina.

 

 

Letto 2897 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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