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Martedì, 06 Ottobre 2009 09:48

Mara, 17-20, Oh tempi crudeli..

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Mara, cap 17-

Nei giorni successivi alla Palombelli, Mara fu molto gentile nei miei confronti.
Fu uno dei periodi migliori al suo servizio, mi usava quotidianamente per ogni sua esigenza ma non fu mai troppo cattiva nelle sue punizioni e mi concesse anche dei massaggi molto piacevoli, che io prontamente dovetti ricambiare. Alla notizia del ricevuto aumento fu davvero euforica, addirittura mi abbracciò con forza per ben due volte e per qualche minuto mi sembrò di esser tornato un suo pari. Subito dopo però mi usò per una leccata tra le sue gambe, era felice e si sentiva ‘calda’ e voleva divertirsi fino in fondo. Quindi mi mise ai suoi piedi, e mi dette ordine di continuare a leccare. Dopo una ventina di minuti in cui le stavo leccando i piedi, provai ad allontanarmi ma il suo piede mi seguì, reclamando ulteriori leccate.
- Su, su, lecca e non far storie, ho bisogno di una lunghissimo massaggio orale. Sei davvero bravo a servirmi con la lingua!
Continuai a leccarle i piedi con insistenza e dopo circa un’ora, mentre lei si stava assopendo, provai a concedermi una piccola pausa, baciandole i piedi. Per tutta risposta provò a cacciarmi il piede in bocca per farselo succhiare. Non potevo avere nessuna pausa, iniziò ad accarezzarmi dietro la nuca e dovetti iniziare a succhiarle i piedi.
- Sabato festeggeremo il mio aumento a casa di Valentina.
Provai a far uscire il piede dalla bocca.
- Co..come a casa di Vvv…
Il suo piede rientrò prepotentemente in bocca.
- Non muoverti e succhia bene! Eh si, ha un nuovo tappetino e anche io son davvero curiosa di conoscerlo. Penso lo stia già educando a dovere, spero solo che non esageri.
- MMgg..
- Dimmi
Mi tolse il piede. Trassi un breve respiro
- Povero tappetino…Dove lo ha trovato?
Riaprii la bocca, riprendendo in me il piede.
- Oh, è un suo amico, lo ha convinto a firmare il contratto, proprio come io con te…chissà che gli duri di più…
Avrei voluto aggiungere altro ma il piede restò forte nella mia bocca e non riuscii ad aggiungere altra parola. Dovetti succhiarle i piedi per buona parte della serata, mentre lei euforica faceva progetti di ferie e di cambi di arredamento.

Giunse il sabato sera, come al solito Mara si mise elegante ed io invece la solita maglietta+jeans, considerando il ruolo che avrei avuto nella serata. Valentina ci accolse all’ingresso, mentre in cucina sua sorella Paola stava preparando le tartine camminando sopra il nuovo tappetino.
Lo osservai, faticava a respirare anche se la sorella era a piedi nudi. Sul suo corpo aveva dei segni, probabilmente Valentina si era divertita a prenderlo a calci o a calpestarlo coi tacchi.
- Figo, vero? E’ davvero comodo sto coso qui sotto –disse Paola.
- Si, ma ora te lo porto via, che le ragazze stanno arrivando ed io le devo accogliere nel modo giusto!
Slegò il suo tappetino nuovo ed iniziò a trascinarlo col collare verso il salotto, mentre lui opponeva resistenza, cercando di ritrovare un respiro regolare. Appena giunti in salotto, Valentina si mise dei sandali col tacco alto e li affondò nel torace del nuovo tappetino, strappandogli un piccolo urlo.
Io invece, dopo aver salutato la sorella di Valentina, baciandole i piedi fui fatto stendere come zerbino per accogliere le ragazze all’ingresso. Suonarono alla porta, entrarono tre ragazze che non conoscevo. La prima era bionda, aveva dei sandali chiari e mentre le pulivo la suola, si presentò a Mara come Elena. La seconda era bruna, piuttosto carina, sandali dorati col tacco e si chiamava Manuela. La terza era piccolina, si chiamava Giusy, ed aveva ai piedi delle scarpe chiuse col tacco alto. Si pulirono tutte le scarpe su di me, pretendendo un po’ di lingua per pulirle le suole.
- E’ lui il festeggiato?
- No, no –rispose Valentina –E’ già qua al suo posto, venite a conoscerlo.
Le ragazze si spostarono verso Valentina e il suo schiavo.
- Ciao piccolino!
Mi girai, una delle ragazze, forse Elena, si era accucciata per dare una carezza al tappetino.
Lui abbozzò un sorriso ma poi un'altra ragazza camminò su di lui per andarsi a sedere e il suo sorriso divenne una smorfia di dolore. Ad una ad una le ragazze si misero tutte attorno e iniziarono ad usarlo come appoggiapiedi senza togliersi le scarpe. Paola portò delle tartine e anche Mara andò a sedersi, tenendo addosso i suoi sandali. Aveva 5 paia di scarpe con più o meno tacco appoggiate su di lui, iniziò a contorcersi e a fare segni con le mani per attirare l’attenzione sulle sue difficoltà, finchè la ragazza che aveva appoggiato i piedi in faccia, presa a compassione, si slacciò le scarpe e, senza smettere di chiaccherare con Valentina, gli appoggiò sulla faccia i suoi piedi nudi.
I suoi piedi soffocarono i lamenti ma le sue mani continuavano ad agitarsi, così Manuela, seduta vicino ad Elena, dovette provare a farlo star fermo schiacciandogli le mani. Suonarono alla porta. Paola uscì dalla cucina ed andò ad aprire, camminandomi sopra: entrarono Susie, Leila e Claudia.
Susie saltò sul mio stomaco per pulirsi i piedi, mentre Leila e Claudia mi usarono come normale zerbino. Quella sera Leila aveva dei tacchi molto alti e me ne accorsi, quando se li puli su di me, dopo il passaggio della pesante Claudia. Andarono ad accomodarsi e anche io dovetti seguirle perché sul tappetino nuovo che era un po’ più piccolo di me, non c’era praticamente più posto.
Quando mi stesi, lo osservai. Adesso aveva la faccia rivolta verso di me, respirava a fatica con i piedi nudi di Elena, la bionda, sulla parte destra del viso, gli occhi pieni di lacrime.
Mara si spostò, prese posto togliendosi le scarpe e appoggiandomi i piedi nudi in faccia, mentre altre ragazze misero le loro scarpe su di me, i piedi pesanti di Claudia nuovamente sullo stomaco.
Susie iniziò a darmi pedate nelle palle, sfregando bene la suola sul pene, provocandomi piacere e dolore ad ondate intermittenti. Chiacchierarono e mangiarono tartine, ridendo e scherzando tra di loro. Elena, la ragazza bionda provò a far assaggiare una tartina al tappetino vicino a me, ma lui, schiacciato sotto i piedi, non riuscì nemmeno a deglutirla. Portarono la torta e assistetti al ‘battesimo’ in cui il tappetino riuscì finalmente a riprendere il fiato e a provare ad assaggiare un pezzo di torta calpestata, prima di tornare schiacciato sotto i loro piedi.
- Foto foto foto!
Valentina aveva tirato fuori la macchina fotografica e a turno ognuna di loro si mise in posa per avere una foto con i piedi appoggiati sul nuovo tappetino. Anche Mara si mise su di lui, vedevo i suoi piedi che cercavano di appoggiarsi sulla sua faccia ma lui cercava di muoversi mettendosi di lato, così che Mara dovette usare un po’ di forza. Vidi i suoi piedi schiacciargli la faccia, lui si arrese, trattenne il respiro e stette fermo in posizione. Io invece godetti qualche istante di tranquillità prima che Susie mettesse sopra di me i suoi piedi sudati, ordinandomi di leccargli...

- Che palle ste foto, e quando si balla?
Era stata Giusy, la piccolina con i tacchi alti, che voleva scatenarsi.
- Aspetta che abbiamo quasi finito - disse Valentina.
- Ma lui ci fa da pista? Riesce già a resistere, mica ci muore subito?
- Beh, si può provare no? Al massimo c’e l’altro!
Lo trascinarono verso il centro della pista. Lui cercò di fare un po’ di resistenza ma non appena in posizione Giusy gli piantò un tacco sullo stomaco. Salirono su di lui in tre, solo Elena era senza scarpe e alzarono il volume della musica per coprire le sue urla. Ballarono con forza ed energia, mentre le sue mani cercavano disperatamente di allontanarle, senza successo. Durante il ballo decisero di togliersi le scarpe ma, nonostante i piedi nudi, la pressione era davvero troppa e dopo alcuni tentativi di liberarsi, stette improvvisamente fermo. Scesero da lui.
- Mi sa che questa sera sto coso qua ne ha abbastanza -disse Giusy
- Vale! Vienitelo a riprendere, useremo l’altro!- disse Manuela.
Si avvicinarono a me, ero in ginocchio e stavo leccando i piedi sudati di Susie, ma avevo assistito alla scena. Susie mi dette una piccola pedata ed io divenni ostaggio delle tre ragazze scatenate.
Vidi l’altro tappetino trascinato verso il sofà, fare da appoggiapiedi a Paola e a Leila..
Mi fecero stendere a terra a faccia in su e subito un piede nudo di Manuela si mise sul mio torace.
Salì il volume della musica e iniziarono a ballare furiosamente su di me. Saltarono e ballarono un paio di pezzi, sudavo e non riuscivo a respirare. Sotto la loro pressione e i salti mi sembrava di impazzire, cercai di stare fermo ma ogni tanto le mie mani raggiungevano i loro piedi, pregando che mi lasciassero respiro, ma presto venivano ricacciate in basso o prese a calci. Mi voltai e vidi Mara che si stava avvicinando. Attese che scendessero tutte e poi salì subito su di me, ed io ebbi quasi un sospiro di sollievo per la sua bellezza e per il fatto che le altre tre ragazze erano scese. Mara iniziò a ballare sul mio torace, conoscevo bene i suoi piedi e il suo peso. Le altre ragazze intanto avevano ripigliato a bere e a mangiare, ed avevano trovato un altro modo di divertirsi: visto che il tappetino nuovo si era ripreso, si misero tutte dei salatini nelle dita dei piedi, cercando di farsele succhiare. Il tappetino cercava di rifiutare ma si trovò cirdondato da piedi e salatini e dovette arrendersi, succhiare i salatini dai piedi di ognuna, e sperare che smettessero di aggiungerne di nuovi.
Ridevano divertite mentre lui senz’altro doveva iniziava la nausea. Ormai ero quasi un veterano…
Mi voltai verso l’alto, Mara continuava a ballare su di me, era bellissima come al solito e sentivo le piante dei suoi piedi affondare nei miei addominali. Iniziai a sudare e provai a supplicarla con gli occhi perché mi concedesse un po di riposo ma lei continuava.. Si alzò sulle punte e affondò i piedi nel mio torace e nel mio stomaco e poi prese a saltare sul mio stomaco.
Alzò un suo piede verso la mia faccia, me la accarezzò con un po di forza e poi salì su di essa col suo peso, scendendo successivamente di nuovo verso il torace. Provai a trovare di nuovo il mio respiro regolare, ero il suo tappeto e in quel momento non facevo altro che il mio dovere.
Dall’alto mi guardò negli occhi.
- Ti piace stare sotto i miei piedi, vero?
- S..s..si padrona..so..sono tappeto…ma..ma..
- Bene, perché la sai una cosa? Stasera ho una voglia matta di ballare ci vorrà un po’ prima che mi passiii, yu-huuu!
Aveva forse già bevuto, volevo pensare che di norma, vedendomi in difficoltà, sarebbe scesa. Non volevo pensare che Mara, la mia amica Mara volesse usarmi solamente da quel tappetino che ero.
Le accarezzai ancora una volta i piedi, lei si girò verso di me ed io la supplicai ancora con gli occhi di lasciarmi respirare un po’. Pensò che volessi baciarle i piedi, me li porse e vennero sulla mia faccia a soffocarmi ulteriormente. Elena, la ragazza bionda la raggiunse, ballarono un pezzo assieme e poi di nuovo restò solo lei ed io sotto di lei a continuare a supplicare i suoi piedi nudi che mi lasciassero respirare. Molto più tardi finalmente si stancò anche lei, scese dal mio corpo ed io rimasi li a terra sperando di ritrovare il mio respiro. Manuela e Giusy si avvicinarono, mi guardarono per vedere se ce la facevo ancora.
- Dai, che siamo senza scarpe, mettiti giù bene che vogliamo ballare
- No…ho bisogno di un minuto…solo un minuto e poi...
- Concesso, rimaniamo qua ad aspettare.
Guardai i loro piedi nudi, quelli più piccoli di Giusy e quelli più grandi di Manuela.
Glieli accarezzai mentre cercavo di respirare e poi con rassegnazione mi stesi, lasciando che salissero su di me. Ballarono con energia su di me e poi la situazione finalmente si tranquillizzò, la festa finalmente volgeva al termine ed io, dolorante, cercai di recuperare un respiro regolare.
Feci da appoggiapiedi e dovetti leccare il sudore dai piedi di Manuela. Alla fine, quando fu abbastanza tardi, le ragazze se ne andarono via e rimanemmo solo più noi quattro: io, Mara, Valentina e il suo nuovo tappetino. Mara e Valentina si assentarono un attimo e finalmente io e il nuovo tappetino ci godemmo il primo minuto di tranquillità. Lo osservai, gli occhi semichiusi, sulla faccia ancora rimasugli di salatini.
- Come va? …
- Mo…molto poco bene..non pensavo…fosse così dura…stasera più volte…ho creduto di morire..schiacciato
Giudicai che era più piccolo e sicuramente meno resistente di me.
- Ti devi abituare…
- Me lo dice anche lei…e poi calci e tacchi..mi dice che così sarò resistente ma…non so…
- Lo so, penso sia dura stare sotto di lei.
Finalmente aprì gli occhi, trasse un lungo respiro e mi guardò, provando ad alzarsi. Notai ancora che aveva molti segni di tacchi ma anche di calci, anche sulla faccia.
- Si, è vero e mi ha detto ieri che l’ultimo è durato meno di due anni…ma io no, non voglio diventare schiavo di strada…io sono suo amico e voglio essere gentile..le lecco i piedi..glieli accarezzo anche senza che me lo chieda…perché so che le fa piacere ma lei…non smette di prendermi a calci e calpestarmi…anche se chiedo pietà..
Vedevo delle lacrime nei suoi occhi.
- Lo so, cerca di resistere, non posso dirti altro. Magari se continuerai ad essere gentile diventerà meno cattiva…
Era una bugia pietosa, sapevo meglio di lui come era Valentina. Lui forse lo capì e si stese nuovamente a terra, come se avesse esaurito le forze. Tornarono Mara e Valentina.
Mara decise che era ora di andare, mentre Valentina appoggiò con forza i piedi nudi sulla faccia del tappetino. Vidi che lui provava a leccarglieli e a massaggiarglieli ma lei non allentava la presa, facendolo soffocare. Valentina mi porse i piedi, glieli baciai mentre il tappetino trasse un piccolo respiro. Poi i piedi tornarono al loro posto…. e per lui fu di nuovo il buio.

In auto commentammo del nuovo tappetino di Valentina…. le dissi quello che lui mi aveva detto e Mara mi promise che avrebbe interceduto per lui presso Valentina, cercando di fare in modo che lo trattasse meno peggio. Le chiesi perché, nonostante lo avesse visto in difficoltà, gli aveva dato dei calci al momento della foto. Lei rispose che non ci aveva fatto nemmeno caso.
- Ah, ora ricordo..non stava fermo, volevo appoggiargli i piedi in faccia per stare comoda, ma lui continuava a muoversi.
- Forse aveva solo voglia di respirare un po’…
- Ma va! Tu respiri benissimo quando ti tengo i piedi in faccia, no?
- Si…ma temo lui non sia troppo resistente…hai visto quanto poco ha resistito come pista da ballo.
- Beh se è poco resistente, con Valentina durerà poco…e io non posso davvero far nulla per lui, mica posso rinunciare alla mia comodità per fargli piacere? A proposito invece, parlando di te, come va il torace?
- Non…non troppo bene, temo…è pieno di impronte e ho molto dolore.
- Bè, vorrà dire che a casa ti metterò la solita crema e poi…meriti un piccolo premio…
- Un massaggio?
- Certo, con la lingua tra le mie gambe, non sei contento?
- Si, certo padrona, grazie!
Si mise a guidare, quasi come non capisse il mio scarso entusiasmo per il premio che mi aveva concesso. Ebbi un piccolo mancamento…. misi con la testa sul cruscotto: lei non se ne accorse, forse pensava che stessi dormendo. Giungemmo a casa ma prima di andare a dormire, ottenni il ‘premio’. Dormendo con lei, i suoi piedi ben piantati sulla mia faccia, cominciai di nuovo a sentirmi piccolo come un insetto. Sotto i suoi piedi…


Mara-18-un'altra crisi.

La prima vera crisi, non solo fisica ma anche interiore, l’ebbi dopo pochi mesi che ero con lei.
In tutto quel tempo mi ero abituato ad una routine che mi lasciava pochissimo tempo per riprendermi. Ogni tanto dovevo ‘aiutarla’ al lavoro e spesso me ne tornavo a casa con ferite di tacco ovunque, che lei provava a lenire col solito unguento che faceva sempre meno effetto.
Non mi abbracciava più, né mi diceva grazie. Era il mio dovere, anche se sapevo che a forza di insistere un giorno o l’altro avrei avuto ferite anche in faccia…. Le rischiavo seriamente ogni volta.
Era anche mio dovere dormire con lei ai suoi piedi, cosi’ come subire un allenamento nel quale ogni volta lei cercava di portare più in là la mia resistenza Ed era anche mio dovere farle da sparring partner passivo tutte le volte che era nervosa. Il mio crollo fu graduale ma abbastanza rapido: dapprima rifiutai il cibo sempre più spesso, poi iniziai ad essere meno reattivo, le volte che mi parlava si fecero più rare, e io rispondevo a monosillabi. Preferivo farle da tappetino inerte e lei col tempo mi accontentò, usandomi senza rivolgermi parola. Ai pasti non insisteva se non mangiavo, anzi già avevo i suoi piedi da leccare, steso sotto di il tavolo. Il senso di malessere era abbastanza diffuso, non come la volta dell’infezione; era un malessere diverso, come fosse di origine più interna. Lei non sembrava badarci, visto che comunque facevo tutto quello che voleva.
Dopo tanti segnali negativi, la crisi scoppiò una domenica di pioggia, nel primo pomeriggio.
Avevo iniziato la giornata uscendo dalla solita prigione notturna nel suo letto, le avevo fatto da appoggiapiedi passivo ed avevo subito un po’ di allenamento coi tacchi breve ma molto duro.
Ora stavo leccandole i piedi, come mio solito ed era almeno un’ora che lo stavo facendo.
Senza parlare, mi dette una pedata, facendomi capire di smettere e di stendermi. Iniziò a guardare la tv, appoggiandomi i piedi nudi sulla faccia ed iniziò a massaggiarseli con forza, distorcendo le mie sembianze sotto la sua pressione, distrattamente. La punta del suo piede destro mi si infilò nell’occhio, provai a protestare ma l’altro piede stava massaggiandosi sulla mia bocca.
Riflettevo sulla bellezza e sulla crudeltà dei suoi piedi e fortissimo come non mai mi venne il terrore che un giorno mi schiacciassero come un insetto, fino alla fine. Così, senza nessun motivo apparente, iniziai a piangere. Lei si stava assopendo, il solito programma stupido da domenica pomeriggio, quando si accorse delle mie lacrime. All’inizio provò ad asciugarmele distrattamente con un piede, sperando che smettessi. Probabilmente le considerava normali, chissà quante volte il precedente tappeto aveva pianto! Così mi lasciò nella stessa posizione, con i suoi piedi che tornarono a massaggiarsi su di me. Il terrore invece aumentò, assieme ad un senso diffuso di debolezza e piansi più forte. Finalmente si accorse di me, che qualcosa non andava e allora, svogliatamente, mi rivolse parola:
- Che cosa c’hai? Mica ti ho ancora fatto male oggi? Dovresti essere abituato a stare li sotto, no?
Io presi a piangere più forte e a singhiozzare, capì che avrebbe dovuto farmi sfogare e mi lasciò lì, spostando i piedi sulla mia pancia. Quando finii, tolse i suoi piedi e mi fece cenno di alzarmi per sedersi vicino a lei. Mi sentivo strano, era molto che non mi sedevo vicino a lei. Ero molto debole e faticai ad alzarmi. Mi aiutò con le mani e alla fine mi sedetti. Lei fece come una smorfia, forse avevo odore dei suoi piedi o forse non si era più abituata a vedermi seduto vicino a lei quasi come pari.
- Dimmi…perché?
Si stese. Il suo piede automaticamente cercò la mia mano che altrettanto meccanicamente iniziò a massaggiarlo.
- Non…non lo so…è un po’ di tempo che…non va.
- Che cos’hai? Forse non ti piacciono più i miei piedi?
- No, non è quello…è che a volte mi sento terribilmente stanco e sfinito e non ce la faccio più a vivere così, sempre e costantemente sotto i tuoi piedi o quelli di qualcun'altra…
- Capisco…Il fatto è che non si può far diversamente, tu sei un tappetino e il tuo unico compito è quello di rimanere sotto i miei piedi o quelli di qualche altra mia amica.
- Lo so…ma ogni tanto ho paura di essere schiacciato e…e che un giorno non riuscirò più ad alzarmi da li sotto…
- Beh, cosa vuoi che ti dica? Forse capiterà ma non sarà certo domani e neppure dopo domani…però probabilmente capiterà, ma non ti devi preoccupare adesso.
Alzò il suo piede e me lo mise in bocca.
- Non so bene cosa fare…ma posso provare a chiamare una mia amica, forse potrà far qualcosa per te. Si chiama Elisa, forse non la conosci...Fossi in te, però, per prima cosa incomincerei a mangiare qualcosa stasera a cena e non più rifiutare tutto quello che ti do, se no diventerai ancora più debole!
- Mmgmgm…
- Oh, scusa, l’abitudine…
Tolse il piede dalla bocca.
- Uhf…volevo dire che mi sembrava…non ti importasse se mangiavo o meno…
- Beh in effetti se invece di mangiare mi lecchi i piedi, sono contenta ma…tu non puoi andare avanti così, non trovi?
La osservai, aveva ragione. Provai a chiedere qualcosa di più.
- Posso provare a chiederti…se per una sera, una sola…potessi mangiare al tuo tavolo, vicino a te? Forse se stessi davanti a te e non sotto per una sera e ricordassi che una volta eravamo come amici..
- Ma che idea! No…non…non è naturale!
La guardai con delusione. Il suo sguardo cambiò, facendosi più dolce.
- Va bene..ma solo per una sera, eh? Considerala un premio per…la tua fedeltà…
- Grazie, padrona, solo per questa sera…
Apparecchiò tavola, per la prima volta sarei seduto vicino a lei. Avevo una sensazione strana, come se fossimo tornati ai vecchi tempi. Mise in tavola il cibo, e notai le forchette li vicino, era tempo che non le usavo. Lei mi guardò stranita, una piccola smorfia, io che sedevo vicino a lei, i suoi piedi nudi nelle zoccolette, invece che su di me. Provai ad assaggiare qualcosa, poi la guardai, entrambi eravamo a disagio.
- No…mi spiace non ce la faccio…
Spontaneamente mi buttai sotto il tavolo, lei mi sorrise dall’alto e, togliendosi le zoccolette, mi mise addosso i piedi.
- Non riesci a stare troppo distante dai miei piedi, vero? Lo vedi che è naturale? Sei un tappetino e i tappetini stanno sotto i piedi!
Stetti li sotto, pensai che avesse ragione anche se come sempre non avevo assaggiato quasi nulla.

Il mattino dopo telefonò alla sua amica Elisa. Lei era disponibile per il pomeriggio e sarebbe venuta direttamente a casa di Mara. Mara allora mi lasciò a casa dandomi dei compiti da svolgere.
Il cielo era grigio, come il mio umore, ma cercai di svolgere i compiti assegnati. Alle quattro suonarono alla porta, andai ad aprire e salutai la ragazza che era entrata baciandole i piedi che erano in un paio di stivaletti scuri.
- Sei tu quello che devo aiutare, vero?
- Si..dovresti essere Elisa, vero?
- Si, esatto. Io son qua per, diciamo, un po’ di training, chiamiamolo così.
- Cioè, mi allenerai..come le altre?
- Non esattamente nel modo classico, ora vedrai.
Appoggiò la borsa in terra e mi fece cenno di sedersi su una sedia davanti a lei. Non avrei dovuto mettermi sotto di lei e già questo mi pareva strano. La guardai negli occhi: occhi chiari, capelli mossi, delle fossette ai lati della bocca, era una bella ragazza. Pensavo che forse aveva dei bei piedi e sentii come se desiderassi moltissimo vederli e baciarli.
- Dimmi con parole tue, quello che senti in questo momento.
- Non…non so…sono incredibilmente confuso…adesso come adesso vorrei vederti i piedi e baciarteli ma..ho paura che tu sia come le altre, che mi userai come tappetino e che mi farai male senza badare a quello che provo…
- E’ un desiderio naturale quello di stare sotto i piedi e probabilmente lo esaudirò più tardi. Ma tu hai paura del dolore? Non vedo perché, ti sto forse facendo male adesso?
- No, cioè si…è che…è che...
- Dimmi, parla pure liberamente, come vedi siamo seduti vicino.
- E’ che….son confuso…e non so…
- Uhm…non è che mi chiarisci molto le idee. Dunque…Fammi un po’ pensare...
La guardavo e più la guardavo e più mi pareva bella.
- Secondo me il problema è che tu desideri Mara…
Non avevo capito.
- Mi spiego meglio: tu adori i suoi piedi, ti piace leccarli ma…vorresti avere qualcosa di più, vero? Avete qualcosa di sessuale fra di voi?
- Ehm…ecco…ogni tanto si fa leccare…ehm…tra le gambe e a volte, ma molto raramente, mi concede un footjob.
- Capisco. E’ abbastanza normale che ciò accada, soprattutto per il fatto che c’e un rapporto speciale tra di voi. Lo sai? Anche io ho questo tipo di rapporto col mio attuale tappetino…queste cose non accadono certo tra un’amica di Mara, Valentina e il suo tappetino. Lui non è in crisi, almeno per il momento, visto che ne ha abbastanza a cercare di sopravvivere!
Feci cenno di aver capito, conoscevo bene Valentina.
- Bene. Ora ti dirò una cosa e questa voglio che la memorizzi bene.
La mia attenzione era al massimo, la fissai negli occhi, così belli, quasi ipnotici.
- Per Mara tu sei e sempre sarai solo un tappetino, null’altro che quello. Non devi né puoi uscire dal tuo ruolo! Certo, ogni tanto lei vuole divertirsi e, di tanto in tanto, fa divertire anche te, ma tu sei e resti sempre il suo tappetino.
- Ma..io non voglio…io vorrei…
- So che cosa vorresti, è naturale perché lei è una bella ragazza…ma non è possibile. Se vuoi davvero farla contenta, rimani quello che sei, fai tutto quello che dice e non cercare mai di essere qualcosa di più! Lei è brava e ti è amica, di questo puoi ringraziare già la fortuna.
- Io, si, capisco…sono un tappetino…ma ogni tanto ho paura..
Con fatica spostai lo sguardo dai suoi occhi.
- Paura di cosa?
- Ho paura di finire male, di venire schiacciato o che mi rompa qualcosa…e di stendermi un giorno e non riuscire più a rialzarmi…
Il suo sguardo tornò su di me.
- Oh, è naturale come paura, fa parte dei rischi quotidiani che corri. Chissà, tutto può capitare e di certo col tempo il tuo fisico potrebbe pian piano avere serie difficoltà…ma fossi in te non me ne preoccuperei troppo! Può succedere ma non è detto che succeda…
- Si, è naturale. Io sono…io sono un…tappetino.
Improvvisamente sentivo di stare meglio, ero debole ma sentivo come avessi appetito.
- Grazie, ora è chiaro: io sono un tappetino.
- Prego, figurati. Ma se sei un tappetino, perché non ti metti giù a farmi da appoggiapiedi? Magari se fai il bravo, mi toglierò gli stivali e ti farò leccare i miei piedi.
Lei mi stava sorridendo, alzò le scarpe ed io mi buttai ai suoi piedi. In preda ad una strana frenesia le leccai le scarpe, assaporando il cuoio dei suoi stivaletti e lo sporco sotto le sue suole.
Se li lasciò pulire, guardandomi benevola, poi se li tolse ed ebbi su di me l’odore dei suoi piedi leggermente sudati. Me li fece annusare a lungo e infine permise che le togliessi le calze.
Aveva dei piedi molto belli, in linea con quello che era lei. Glieli baciai e glieli succhiai dito per dito con volontà e poi passai a leccarne la pianta. Ero ancora preso da quella frenesia quando Mara rientrò. Mi osservò, attivo come non lo ero più stato da tempo, e ringraziò di cuore Elisa per il suo aiuto. Lei tolse i suoi piedi da davanti a me, complimentandosi della mia bravura nel massaggiare e leccare. Permise che la aiutassi a rimettere le calze e le scarpe e poi se ne andò, salutando Mara e dicendo che era sempre disponibile se avesse avuto altri problemi. Lei la ringraziò e poi si sedette sulla sedia su cui era seduta Elisa. Mi mise le sue scarpe da ginnastica bagnate davanti a me.
- Molto bravo! Adesso arrivano i miei piedi, sono bagnati per la pioggia e anche sudati, non trovi che abbiano bisogno di te?
Non le risposi ma leccai da lei il gusto di pioggia e fango. Aveva freddo e allora si fece togliere subito le scarpe e le calze. Aveva i piedi freddi e bagnati, le succhiai un piede per riscaldarlo, massaggiando l’altro. Godette di questo mio ritrovato vigore per molto tempo, fino a che i piedi furono caldi e puliti. Durante cena ebbi appetito e mangiai quasi tutto quello che mi offrì.
Su consiglio di Elisa, mi permise per una sera di dormire nel mio letto e quella notte dormii, finalmente come un sasso. La mia prima crisi importante sembrava risolta, così come era incominciata. E il terrore di finire schiacciato come un insetto sotto i piedi per il momento svanì.


Mara-19-la festa punitiva.

E proprio quando avevo trovato un punto di equilibrio al servizio di Mara, successe un altro fatto destinato nuovamente a rimettere tutto in discussione. Era un mercoledì qualsiasi, Mara era appena tornata dal lavoro ed era molto nervosa, tant’è che mi dette subito un paio di forti pedate nello stomaco, senza però riuscire a calmarsi. Mentre la stavo massaggiando i piedi, provai a chiedere che cosa avesse. Mi dette una pedata in faccia, forte ed imprevista.
- Che ti frega? Continua a massaggiarmi i piedi e spera che non ti prenda a calci!
Le baciai i piedi in segno di sottomissione, sperando che non prendesse più a colpirmi. Sudava molto, lo sentivo nelle mie mani, ma continuai a massaggiarla, cercando di tranquillizzarla.
Dopo circa mezzora sembrava più calma, ma evitai di innervosirla nuovamente con ulteriori domande. Fu lei a parlare per prima:
- Quell’idiota ha pensato bene di provare a ribellarsi!
Le baciai i piedi.
- Chi, se posso sapere?
- Come chi? Quell’idiota del tappetino di Valentina!
Continuai a baciarle i piedi, sapevo che si sarebbe sfogata, era solo questione di tempo.
- Sabato sera andremo da lei e potrai assistere a quella che definiamo ‘una festa punitiva’…ecco quel che uno schiavo si guadagna se osa anche solo pensare di ribellarsi!
- Ma…come..cosa è successo?
- Oh, che cosa vuoi che sia successo? Oggi, mentre Claudia lo stava allenando a piedi nudi, nota, a piedi nudi nemmeno con i tacchi, lui semplicemente si è alzato e si è rifiutato di rimettersi giù per subire altro calpestamento! Claudia ha provato a convincerlo con le buone, ha provato a farsi baciare i piedi ma non c’e stato nulla da fare ed è rimasto in piedi!
- Forse aveva subito già abbastanza…
- Ma non dire cavolate! Claudia è pesante ma è tranquilla e tutto sarebbe finito lì se si fosse steso…
- E invece?
- Invece niente da fare! E allora Claudia ha dovuto chiamare Valentina e Paola dal lavoro, non ti dico con che umore sono arrivate, soprattutto Valentina, e tutt’e tre assieme lo hanno piegato e poi immobilizzato. Ora è in punizione, non mangerà nulla e rimarrà totalmente immobilizzato fino a sabato e allora vedrai che cosa succederà!
Annusai il suo piede, baciandolo, quasi per avere sicurezza.
- Che..che intenzione avete?
- Secondo te? Dovremo insegnarli a forza qual’e il suo posto, saremo in sei e si che ci divertiremo un sacco!
- Ma non sarà già…troppo debole per sabato?
- Forse sarà debole ma questo a me non importa, la colpa è sua! Figurati che oggi ha addirittura cercato di mordere il piede a Valentina, quasi che glielo faceva sanguinare!
- Forse, conoscendo Valentina, lo punirà abbastanza in questi tre giorni…
- Penso di no. Vorrà tenercelo pronto per sabato sera. Lo farà digiunare e lo terrà al buio per tre giorni e penso ci farà poco altro, o almeno così ha detto.
Capii che il tappetino si era messo in un sacco di guai. Non ci fu modo per me di evitare di andare a casa di Valentina.

Alle sette del sabato sera giungemmo a casa di Valentina, il cuore mi batteva forte, non sapevo esattamente cosa sarebbe successo e speravo che sarebbe finito tutto presto. Entrammo e Valentina ci accolse con una vistosa fasciatura sul piede destro. Le baciai l’altro piede e lei si tolse la fasciatura per far vedere a Mara i segni di denti che il tappetino gli aveva lasciato.
- Ah, ma allora ti ha morso!
- Oh si, ma questa sera me la paga! Son contenta che sei venuta a darmi una mano.
- Bene, vedremo allora cosa posso fare, eheh!
Li vicino notai una ragazza, che sembrava, o meglio era Gianna. Quasi non la riconoscevo: invece del solito abbigliamento sportivo-trasandato era quasi elegante e aveva i piedi smaltati di rosso in un paio di sandali chiari.
- Toh, il mio tappetino preferito, dopo di lui ovviamente!-disse, indicando il suo schiavo- Quanto tempo che non ci si vede…
Mi porse i piedi a baciare e io glieli baciai, ricevendo in cambio un piccolo calcio. Era elegante ma tutto sommato era rimasta la stessa.
- Ti piace la mia pedicure nuova? Ho allenato il mio schiavo a farmi la pedicure tutti i giorni!
- Si, complimenti, hai dei piedi molto belli
- Bene, son contenta che ti piaccia, lui suda ore ogni giorno a limare duroni, togliere il vecchio smalto e mettere quello nuovo, massaggiare ecc. E poi stasera mica potevo arrivare trasandata, non credi?
Si andò a sedere, mettendo lo schiavo come appoggiapiedi, dandogli distrattamente delle pedate nello stomaco. In casa di Valentina erano già presenti Claudia e Leila, entrambe senza nessun tappeto vicino e Paola, la sorella di Valentina. Mancava di fatto il protagonista principale.
Mi accucciai vicino a Mara, accarezzandole i piedi, tremavo per il nervosismo.
- Chi mi aiuta? Bisogna andarlo a prendere di là.
Claudia e Leila si offrirono e in breve fu trascinato in sala il tappetino di Valentina, completamente immobilizzato su quella che poteva essere una barella. Solo la testa aveva un minimo di possibilità di movimento. Appena arrivato iniziò a sbattere le palpebre per la luce e riprese a lamentarsi, sperando di impietosire Valentina e le altre ragazze.
- Chi di voi vuole iniziare?
Si offrirono Leila e Paola, la sorella di Valentina.
- Mi raccomando, nessuna pietà. Deve essere un monito per tutti, questo!
Leila aveva ai piedi dei sandali con il tacco alto, Paola delle scarpe chiuse col tacco a spillo. Il tappetino riuscì a malapena a girarsi per osservare le loro scarpe che si avvicinavano ed avere un moto di terrore. Per un secondo Leila lo guardò, poi gli salì con i sandali direttamente sulla faccia, osservando bene dove mettere i tacchi, affondandoli principalmente nelle guance. Paola invece salì sul torace e iniziò ad affondare in lui i tacchi con forza, come mai avevo visto fare.
Il tappetino urlò e poi cercò di girare la faccia per sottrarsi almeno ai tacchi di Leila che rischiavano di finirgli negli occhi. Leila invece lo seguì, continuando a piantargli bene i tacchi appuntiti nelle guance. Iniziò a sanguinare leggermente sia dalle ferite nel torace che sulla guancia e per quanto si agitasse, cercando di sottrarsi alla loro tortura, non riuscì a muoversi più di tanto.
Quando scesero, mi fu fatto cenno di andare a pulire le scarpe di Leila. Con timidezza mi avvicinai a Leila. Iniziai a leccarle le suole che poco prima erano sulla faccia dello schiavo, che portava ora su di sé le sue impronte. Poi le leccai il tacco, succhiandoglielo e notando come fosse appuntito.
L’altro tappetino si occupò delle scarpe di Paola, mentre Claudia e Gianna si avvicinarono pronte a salire a piedi nudi sul tappetino in punizione. Vidi Claudia salire sul torace del tappetino, mentre Gianna iniziò il suo passatempo preferito, iniziando a schiacciargli i testicoli sotto i suoi piedi con la pedicure perfetta. Visto che urlava troppo, Claudia gli salì pesantemente sulla faccia, soffocandogli le urla ed iniziando a pestare con una violenza notevole. Sembrava volesse fracassargli la faccia col suo peso e dal rumore capii che il suo peso aveva fatto cedere il naso. Non per questo si spostò, e continuò a camminare sulla sua faccia, fino a che Gianna decise che si era divertita abbastanza. Quando Claudia si spostò, notai che la faccia sembrava appiattita, tutta schiacciata dal suo peso. Era rimasta su di lui per un quarto d’ora, non di meno, schiacciandogli le ferite che aveva fatto Leila. Lui iniziò a scuotere la testa, forse non capendo più esattamente dove si trovava.
- Non…non ci vedo…a…aiuto…p…pietà…
Valentina fece un cenno a Mara. Avrebbe potuto fermare tutto ma decise che non era ancora abbastanza. Mara si avvicinò e con un salto salì sulla faccia del tappetino.
Prese a camminarci su come se volesse spaccargliela e poi saltò con forza sul suo stomaco.
Vedevo i suoi bellissimi piedi entrare nello stomaco del tappetino che non aveva più la forza di controbattere allo schiacciamento. Riprese a camminargli con forza e poi stette in equilibrio sul suo collo, vedendo che non respirava e cambiava colore. Scese e poi risalì ancora un paio di volte, torturandolo fino a che non lo vide esanime sotto di se.
- Tutto tuo –disse a Valentina.
Non avevo mai visto tale violenza e ne fui scosso. Valentina si avvicinò, reggendosi a Mara.
- Me lo hai messo KO, perché?
- Tanto se vuoi far qualcosa, che ti importa?
Valentina iniziò a schiaffeggiarlo con violenza, lui si svegliò, la osservò come istupidito e quando si fu ripreso, Valentina salì su di lui, con un paio di sandali col tacco alto. Camminò su di lui con molta forza, e continuò ad affondargli i tacchi, non curandosi nemmeno quando perse nuovamente conoscenza. Quando scese, vidi che c’era sangue sotto i suoi tacchi e che il tappetino era totalmente immobile, con un respiro affannoso.
- Chiamate l’infermeria. Penso che dovrò fare a meno di lui per qualche giorno!

Durante il viaggio di ritorno fui particolarmente silenzioso. Mara se ne accorse, ovviamente se lo aspettava.
- Non devi preoccuparti, a te non capiterà, se continuerai a fare il bravo.
- Vuol dire…che se non farò il bravo anche a me…
- Probabilmente si. Mica posso permettere che ti ribelli! Ma se continui come hai fatto finora, tranquillo che non ti succederà niente
- Stasera siete state molto dure…
- Oh che vuoi che sia, gli abbiamo rotto il naso e appiattito un pò la faccia e le palle, si riprenderà, anche se forse non sarà più come prima. E scommetto che non gli verrà più in mente di ribellarsi alla sua padrona.
- Anche tu sei stata…
- Cattiva? Si, direi di si. Ma anche Leila e Claudia, hai visto cosa gli hanno fatto? Tutte siamo state crudeli con lui, ma è l’unico modo per insegnargli che deve sempre obbedire.
- I…i…salti…
- I salti sulla faccia? Si penso abbiano aiutato a spappolargli per bene la faccia, non certo come quelli che ho fatto su di te…e quelli sullo stomaco, hai visto come affondavo?
- Ma..era debole…
- Si, vero, era debole. E ora lo sarà ancora di più nei prossimi giorni.
- Ma quando è diventato tappeto di Valentina, lui la adorava…solo che lei è stata crudele con lui…forse per quello si è ribellato…
- Forse si, ma questo non c’entra con il resto. Ha fatto un azione cattiva e noi lo abbiamo dovuto punire, ecco tutto.
Smisi di parlare, pensavo ed ero scosso per quello che era successo. Certo che se avessi continuato ad obbedirle, nulla sarebbe accaduto. E così ormai da tempo avevo deciso di fare, a costo di doverne subire delle conseguenze. Non sarebbe mai stata troppo cattiva. Così mi aveva detto e così ero disposto a crederle…

Mara 20 –un tranquillo pomeriggio di follia e i giorni a seguire.

I giorni successivi alla festa punitiva, tenni un basso profilo, cercando di fare tutto quanto Mara mi ordinava, esagerando anche in tutti i segni di sottomissione, baciandole e leccandole i piedi con devozione. Pensavo così di poter evitare tutti i problemi e le punizioni, sperando di vivere tranquillo gli anni a seguire. Un sabato pomeriggio piovoso, uno dei tanti, ribaltò invece tutte le mie aspettative. Dopo una normale mattinata, vidi che quel pomeriggio era strana.
Non era nervosa, ma aveva in se una strana eccitazione, come se stesse pensando a cosa fare di me.
Presi a leccarle i piedi, massaggiandoglieli con la mia faccia, accarezzandoglieli con estrema devozione. Lei mi stava osservando, non leggeva né guardava la televisione come di norma capitava, speravo che mi lasciasse lavorare, al massimo quella sera avrei avuto la lingua dolorante, come al solito.
- Quanto mi sei fedele?
La domanda giunse improvvisa, mentre ero concentrato nell’adorazione dei suoi piedi e dovetti farmela ripetere,
- Ti sto chiedendo quanto mi sei fedele, sei scemo o cosa?
- Padrona…io ti adoro, adoro i tuoi piedi e farei di tutto per soddisfarti.
- Bravo, è la risposta giusta. Tu faresti proprio tutto- tutto, vero?
- Ehm…si padrona, cioè Mara…sono a tua completa disposizione.
- Ottimo…e se dicessi che oggi pomeriggio ho voglia di calpestarti un po’ sotto di me, magari farti un po’ di male, solo perché ne ho voglia? O, metti magari che mi diverta e non riesca a smettere di stare su di te, non badando a quanto male ti farò, tu cosa faresti?
- Io..non so, cioè…rimarrei steso e spererei che tu abbia pietà di me. Ne avrai vero?
- Oh, chissà. Oggi pomeriggio ho voglia di divertirmi, non c’e nulla che mi interessi in tv ed ho qua davanti il mio giocattolino preferito. Che ne dici di provare a stenderti la vicino alla sbarra?
Le baciai i piedi, la guardai, aveva uno sguardo strano, cattivo. Glieli abbracciai, affondandoci dentro la faccia. Lei mi dette due forti pedate ed io capii che dovevo eseguire l’ordine che mi aveva appena dato. Mi stesi, vidi che aveva preso le corde e le manette, con le quali iniziò con calma ad immobilizzarmi. Appena fui immobile, il respiro affannoso ed agitato, tastò bene i nodi e poi si mise in piedi, vicino alla mia faccia. Mi voltai, le guardai le dita dei piedi li vicine.
- Faccia in su, che voglio vedere se sei resistente!
Appena mi girai, lei saltò a piè pari sulla mia faccia. Era pesante e soffocavo, provò a cercare un punto di equilibrio e poi iniziò a marciare sulla mia faccia. Vedevo i suoi piedi marciare su di me, brevi lampi di luce e poi il buio sotto le sue piante, ancora ed ancora. Scese ed iniziò a saltare con forza alcune volte sempre sulla mia faccia. Sentivo il sapore del sangue nella mia bocca, temevo per il naso e gli occhi, ma continuavo a guardare i suoi piedi marciare e saltare su di me.
Quindi scese.
- Si direi che ci siamo in quanto a resistenza. Ti va se continuo ancora un po’? Mi piace sentire la tua faccia deformarsi sotto i miei piedi.
Mi ero voltato, le guardavo con sguardo annebbiato i piedi nudi, che avevo adorato fino a poco prima, senza capire il perché fossero diventati così cattivi su di me.
- Voltati che voglio ancora continuare un po’…
Senza ben sapere cosa stavo facendo, mi voltai e lei mi fu di nuovo subito sulla faccia, saltando e marciandomi nuovamente addosso. Poi scese, iniziando a saltarmi sullo stomaco e atterrando con le punte. La sentii affondare e non riuscii a trattenere le urla. Come ricompensa, ricevetti un paio di forti pedate in faccia.
- Ho voglia di prenderti a pedate, sai? Così, per divertimento!
Incominciò a darmi forti pedate in faccia e poi passò a darmi dei pestoni nello stomaco e nelle palle.
Mi stava usando per divertimento e capii che, nonostante quello che ci legava, aveva anche lei dei momenti di puro sadismo. Già altre volte mi aveva fatto male, ma mai senza ragione, come questa volta. Quando smise di darmi pedate, avevo dolore ovunque ma soprattutto in faccia. Lei mise un piede sul naso e poi cercò un punto di equilibrio, salendoci sopra. La pressione era enorme, lacrimai, mentre lei sollevò l’altra gamba per farmi avere tutto il peso sul mio naso. Vedevo tra le lacrime il suo piede nudo bellissimo e crudele e al di sopra, il suo sguardo divertito. Provò a stare di punta, la pressione si fece incredibile soprattutto quando si mosse, come se avesse da spegnere una sigaretta. Inevitabile si sentì forte un crack. Scese, rimanendomi vicina.
- Uh, nasino rotto questa volta. Ma sai una cosa? Mica mi è passata la voglia di divertirmi!
La osservai e le lacrime divennero pianto, il sangue usciva dal naso e lei provò a farmi passare l’emoraggia, schiacciandomi il naso con un piede. Ma non riusciva a stare ferma e alla fine mi trovai con il sangue che ancora usciva e la faccia insanguinata.
- Che palle sto sangue!
Si risolse ad andare a prendere del cotone emostatico e mi infilò un pezzo di cotone per narice.
Sembrava che fosse tornata amorevole, si era seduta vicino a me e prese ad abbracciarmi, mentre aspettava che l’emorragia passasse.
- Ti ringrazio che mi lasci giocare. Sai una cosa: tra poco vado di la, prendo delle scarpe e provo a ballare su di te!
Poi cambiò, smise di abbracciarmi e si sedette su di me.
- Fa niente se rimango qua ad aspettare che smetti di sanguinare?
Il suo peso mi toglieva il fiato, era seduta sul mio stomaco. Si riposò seduta su di me, accarezzandomi di tanto in tanto. Io la guardavo inespressivo, col respiro affaticato, visto che riuscivo a respirare solo con la bocca. Si girò e mi impose i piedi nelle mani.
- Massaggia mentre che sei li a far niente!
Sentivo che un piede era appicicaticcio.
Lei lo sollevò.
- Già il sangue, leccamelo via!.
Mi buttò il piede sulla bocca e io glielo leccai, il gusto di sangue che già avevo in bocca si mescolò con quell’altro mio sangue. Quindi, appena vide che l’emorragia si era fermata, si alzò e andò nell’altra stanza, forse a prendere le scarpe. Respirai faticosamente e brevemente. Apparve con le scarpe rosse che le donavano moltissimo ed avevano un tacco alto. Subito mi piantò la scarpa sulla faccia, per farsi leccare le suole.
- Sai, mi manca ancora una traccia su di te, mai un impronta ti ho lasciato, o qualcosa che dice che sei mio? Girati su di un lato!
Mi voltai, lei ruotò il tacco e iniziò a premere forte sulla mia guancia sinistra. Ero rivolto verso di lei, l’altra scarpa a pochi centimetri da me, con il suo tacco ben piantato nella mia guancia.
Premette molto forte e non le importò se sentiva di me le urla o i lamenti. Alzò il tacco solo quando si sentì soddisfatta, notando che aveva lasciato una ferita sulla guancia.
- Bravo, ora che ti ho marchiato, so che sei mio!
Quindi salì sul mio corpo ed iniziò a calpestarmi molto duramente. Il tacco penetrava profondo nella mia carne, urlai e mi lamentai, pensando che sicuramente avrei avuto altre ferite, prima che avesse finito. Quando non ebbi più lacrime né urla, la lasciai fare, immobile, steso sotto i suoi piedi, distrutto. Si tolse le scarpe e continuò ad affondare le punte dei piedi su di me, mi dette dei calci e saltò alcune volte sullo stomaco e sulle palle. Alla fine, quando fu soddisfatta del calpestamento, prese a darmi calci forti ovunque, anche in testa e io stetti immobile, quasi rimbambito per le pedate, sperando che smettesse. Con tranquillità, quando ebbe finito, e si dichiarò soddisfatta, chiamò la dottoressa. A malapena mi accorsi che lei era arrivata e mi stava visitando. Steccò il naso, mi medicò le ferite e disse a Mara di non preoccuparsi e che aveva visto ben di peggio in tutti quegli anni. Mi venne da chiedermi, pur nella confusione mentale che avevo, che cosa mai avesse visto in quegli anni, visto che, comunque ero conciato, diceva sempre che aveva visto di peggio.
Mara non sembrava preoccupata, per una volta mi usò senza farsi problemi tutta la sera, senza neppure guardare cosa era rimasto di me sotto di lei, dopo quel tranquillo pomeriggio di follia.
La sera per fortuna mi lasciò andare a dormire nel mio letto, anche perché sennò avrebbe rischiato di rompermi nuovamente il naso.

Il giorno dopo mi risvegliai con un terribile mal di testa. Era domenica e avrei dovuto andare a prepararle colazione, attendendola poi pazientemente sotto il tavolo. Avevo ferite su tutto il torace, faceva male il naso, una fitta sulla guancia sinistra ferita e sentivo in me il gusto di sangue.
Provai ad alzarmi, ma non riuscii neppure a mettermi a quattro zampe. Avrei dovuto fare in fretta, tra meno di dieci minuti si sarebbe alzata e per quel momento avrebbe dovuto esser tutto pronto.
Provai a muovermi verso la cucina, ma non riuscii nemmeno ad uscire dalla mia stanza e caddi a terra, bocconi sulla pancia, urlando per il dolore su torace e faccia. Ero riuscito ad aprire la porta della mia stanza ed attesi che Mara uscisse dalla sua camera, sperando che mi vedesse. Respiravo a fatica, steso a terra. Sentii che si era alzata e aveva aperto le persiane della sua camera. Quindi uscì dalla camera per andare in bagno, senza mettersi le zoccolette. Le guardai i piedi nudi, sempre bellissimi, camminare a pochi centimetri da me. Non mi vide, ero nell’oscurità della mia camera e andò in bagno. Quando uscì, provai ad attirare la sua attenzione.
- Ohilà, che ci fai lì…uh che bello ti sei messo a tappetino per me!
Senza dir altro, salì con i suoi piedi sulla mia schiena. Urlai perché così facendo, aveva schiacciato sul pavimento le ferite del torace.
- Non ce la fai, oggi?
Non riuscivo a risponderle e allora scese dal mio corpo.
- Non mi dire che non mi hai fatto colazione? Dovrò mica già punirti di prima mattina?
- No…ti prego…ho male e non ce la faccio…
- Non riesci a camminare? Vuoi che ti trascino?
Non attese risposta e mi prese le mani. A fatica mi voltai dall’altra parte, volevo farle vedere le ferite e sperare che non mi punisse ulteriormente. Inoltre non volevo che mi trascinasse sul torace già martoriato. Mi trascinò in cucina e mi abbandonò vicino al tavolo, con lo sguardo sul soffitto.
Dopo pochi secondi mi si piazzò davanti, le braccia piegate sui fianchi.
- E la colazione? Perché non me l’hai preparata? Sei tu che ti cerchi le punizioni, allora! Forse ti piace quando sono cattiva?
Così dicendo mi dette un paio di forti pedate nello stomaco e poi mi mise un piede sulla faccia.
- Forse oggi ti userò ancora per divertirmi, ieri mi è piaciuto un sacco, sai?
Mosse il suo piede nudo sulla mia faccia torturata, accarezzandomi prima la ferita sulla guancia sinistra e poi, leggera, il naso steccato. Senza altri complimenti mi mise sotto il tavolo, si preparò colazione e mi chiese se avevo fame. Provò a mettersi un pezzo di biscotto tra le dita dei piedi, ma non riuscii nemmeno a masticarlo, così mi appoggiò entrambi i piedi sul torace, ordinando di massaggiarglieli. Faticosamente eseguii il suo ordine, sentivo i suoi piedi incredibilmente pesanti quella mattina. Dopo colazione se ne tornò in bagno, dicendo che avrei dovuto riordinare.
Appena provai ad alzarmi, mi venne da vomitare per il capogiro, ma, non avendo mangiato nulla, ne uscì solamente un po’ di saliva. Mi tornò ancora più forte il mal di testa e mi stesi di nuovo sotto il tavolo. Tornò Mara, mi mise i piedi addosso.
- Oggi vedo che hai deciso di fare il tappetino inerte, eh? Per me va bene, se vuoi non ti rivolgo più parola tutto il giorno e ti userò come meglio credo. Però se non eseguisci gli ordini, potrei davvero innervosirmi, lo sai?
Acccarezzandole i piedi, non riuscivo a dire niente e non trovai di meglio che mettermi a piangere.
Non mi badò, né mi guardò, e si lasciò accarezzare i piedi. Mi rivolse solo un piccolo sguardo quando notò la pozza di saliva che avevo fatto, mi dette una forte pedata nello stomaco e poi si alzò per riordinare. Quando finì, mi trascinò in salotto e mi usò tutta la mattina come tappetino inerte sotto di lei, i pesanti piedi piantati nello stomaco, che io faticosamente provai a massaggiare.
Non mi rivolse parola durante il pranzo, non provò neppure a darmi qualcosa da mangiare e mi usò, come se nemmeno esistessi sotto di lei. Piantò forti i suoi piedi nudi sulla mia faccia, schiacciando la ferita sulla guancia, attenta solamente a non schiacciare il naso. Debole come ero, pur con il dolore, mi addormentai. Mi svegliò con alcune pedate, mi trascinò nuovamente in salotto e mi mise vicino alla sbarra. Aveva di nuovo il suo sguardo strano, era sexy ma cattiva, prese altre scarpe col tacco e se le mise.
- Grazie che mi lasci fare quello che voglio su di te. Visto che sono buona, per premio, oggi non ti lego neppure!
Notai le sue scarpe col tacco, ammirai che le donavano ed erano veramente sexy…ma urlai non appena ne sentii il dolore nel mio torace già martoriato. Urlai ancora e piansi, mentre lei aveva il suo sguardo sadico, si divertiva ad affondare i tacchi, quasi come se cercasse il punto giusto per provocarmi altro dolore. Scese solo quando si ritenne soddisfatta, si era stancata perché non urlavo più. Si fece leccare le scarpe e poi i piedi, temetti nuovamente che arrivasse una pedata e mi rompesse di nuovo il naso, ma per fortuna decise altrimenti e mi dette altre forti pedate ovunque ma non sul naso. Improvvisamente vidi il suo piede nudo iniziare a colpire con molta forza la mia guancia destra, mi arrivarono una serie di tallonate forti e notai che faceva attenzione solo a non colpire il naso. Mi colpiva ritimicamente, sempre nello stesso punto sulla guancia destra.
Vedevo il tallone alzarsi e poi abbattersi su di me, senza sosta. Smise solo quando volle smettere, io vidi che la mia guancia si stava deformando per un livido. Non urlai né piansi, solo sperai che smettesse subito. A cena mi trascinò verso il tavolo, non mi rivolse parola né mi dette da mangiare.
Dopo cena invece cambiò modi, si sedette vicino a me e mi osservò, prendendo ad accarezzarmi i capelli. Le feci un'unica domanda.
- Pe…perché?
- Niente, mi andava, ecco tutto. Ti ringrazio per la tua fedeltà, sei davvero un tappetino speciale. So che quando mi annoierò e avrò voglia di divertirmi, non ti opporrai e questo per me è importante. Certo non sei come il tappetino di Valentina…pensa che è di nuovo in punizione perché non le obbedisce…secondo me un giorno o l’altro finirà davvero male per lui, e si troverà a fare il tappetino di strada. Invece tu sarai sempre sotto di me, tutti i giorni per questi dieci anni.
Sembrava dolce, mi accarezzava i capelli, ma poi di nuovo cambiò.
- Ti va se ti faccio di nuovo dei salti in faccia? Dai, dimmi di si, mi diverto troppo! Farò attenzione al naso, te lo giuro!
La guardai, non avevo la forza di dirle di si, né di dirle di no. Mi accarezzò ancora un paio di minuti, poi si alzò, mi trascinò verso la sbarra e riprese a saltarmi sulla faccia e a marciare.
Vidi di nuovo quell’alternarsi di luce e buio e sentii dolore, soprattutto quando marciò sulle mie guance già ferite. Quando scese, giacevo con lo sguardo fisso nel vuoto. Non dormivo, né ero incosciente, semplicemente mi mancava la forza di far qualsiasi cosa, ed allora lei, con dolcezza, mi spostò e mi mise sotto i suoi piedi. Iniziò a guardare la tv, mentre tenevo lo sguardo fisso nel vuoto, cercando ogni tanto di impormi i suoi piedi nelle mani, ma senza riuscire a farseli massaggiare.
Mi trascinò nella mia camera, mi mise a dormire e poi mi dette un piccolo bacio della buonanotte sul livido della guancia destra. Debolmente, per un momento, provai a sorriderle.

Il giorno dopo non riuscii nuovamente ad alzarmi, venne lei nella mia camera, si fece dare dei baci sotto i piedi e poi mi trascinò in cucina, a farle da tappetino per la colazione. Mi lasciò con un piccolo bacio sulla guancia, dandomi come unico compito quello di pulirle le scarpe con la lingua.
Me le lasciò vicino a me, ricordai che aveva piovuto e osservai il fango sulla suola dei suoi stivali.
- Buon appetito! – mi augurò, quindi uscì di casa.
Rivolsi la mia attenzione per prima sulle sue scarpe col tacco. Allungai la mano e ne afferrai una, cercando di portarmela vicino. Provai ad inspirare col naso, avrei voluto sentire il suo odore, ma non vi riuscii. Allungai la lingua, mi accorsi del dolore sulle guance ma iniziai a leccarle debolmente la suola. Sentii il solito gusto amaro di polvere, lo conoscevo bene e continuai a leccarlo via, cercando di asportarlo dalla suola. Quindi girai la scarpa e presi a leccarla tutto attorno, lucidandola e quindi passai all’altra. Poi fu la volta degli stivaletti. Erano stivali scuri col tacco, sulla suola e sulla scarpa c’era del fango, visto che aveva piovuto. Ebbi un piccolo tentennamento, il mal di testa era feroce…e mi addormentai. Feci un altro sogno confuso, mi sognai di nuovo piccolo ed inerme sotto i piedi di Mara, e poi cambiarono piedi e di nuovo ero schiacciato e sentivo dolore.
Dolore. Quello era vero ed era presente su di me, ovunque. Piansi, ma mi accorsi che era inutile.
Per quanto avevo sofferto sotto i piedi di Mara, mi accorsi incredibilmente che in quel momento mi mancava.

Tornò più tardi, alla solita ora. Durante la giornata ero riuscito a muovermi, ero andato a bere e a sopperire ad altre necessità corporali ma poi mi ero steso, debolissimo e non ero riuscito a pulirle gli stivaletti. Tutte le volte che ci avevo provato, mi ero ritrovato ad avere dei conati e alla fine ci avevo rinunciato, dimenticandomene. Quando Mara rientrò, avevo gli stivaletti sporchi vicino a me.
Fu la prima cosa che notò, quando si avvicinò a me.
- Cattivo, cattivo! Non mi hai pulito gli stivaletti e solo quello avevi da fare!
Mi si inginocchiò accanto, cosa che non mi aspettavo.
- Ti piace essere punito, vero? Dimmi di si, che ho una gran voglia di divertirmi su di te. Sei davvero un grande come tappetino, ogni giorno mi dai sempre la possibilità di punirti, perché sai che anche a me piace farlo. Lo sai che adoro vederti soffrire sotto i miei piedi?
Aveva dichiarato il suo sadismo, temevo seriamente quello che avrebbe fatto. Si tolse le scarpe che aveva e si mise addosso gli stivaletti. Quindi mi mise uno stivaletto sulla faccia. Iniziai ad urlare di dolore, avevo dolore su entrambe le guance e sul naso. Lei invece decise di pulirselo per bene, usando la mia faccia. Si sedette e mise su di me anche l’altro stivaletto. Iniziò a sfregarsi le suole sulla mia faccia, cercai di voltarmi per evitare danni ma mi seguì con gli stivali e non smise fino a che non li ritenne puliti abbastanza. Poi si alzò e prese a darmi calci nelle palle, il dolore della punta degli stivaletti su di me. Non so quanto durò, vidi solo che poi se li tolse, si fece annusare i piedi nudi e sentii che erano molto sudati, nel poco odore che entrava nel mio naso steccato.
Ripresero le pedate ovunque, ritrovai la mia insensibilità e stetti nuovamente a sperare che finisse presto di torturarmi.

Il giorno dopo mi trascinò al lavoro con lei.
Mentre le impiegate camminavano su di me, a malapena notando le mie condizioni di salute, sentii di nuovo in me i brividi come di freddo e caddi nuovamente in una sorta di sonno senza sogni.
Alla sera tornammo a casa, mi trascinò via, oramai non contavo più le ferite di tacco su di me, né riuscivo a sentire tutto il dolore. Mi torturò ancora quella sera, giunti a casa, prendendo a caso un qualsiasi motivo per farlo. Si accorse di aver esagerato il venerdì sera successivo, quando, nonostante i calci che mi dava, non riusciva ad ottenere da me nessuna reazione.

- Bisogna ricoverarlo?
- Beh, si, forse un paio di giorni gli servirebbero per riprendersi. Dai che entro lunedi, massimo martedi, sarà di nuovo tuo!
C’era di nuovo la dottoressa e parlavano di me, quello straccio sdraiato a terra ai loro piedi.
Mara teneva un piede sul mio stomaco, i piedi della dottoressa vicino a me.
- Forse ho esagerato un po’…mi sembrava resistente e addirittura ho pensato che piacesse anche a lui farsi punire.
- Oh, è certamente resistente, con quello che gli hai fatto non ha subito nemmeno troppi danni.
- Grazie dottoressa, allora come facciamo per trasportarlo?
- Vieni anche tu, mi dai una mano a portarlo giù, così gli tieni compagnia.
Mi trascinarono verso le scale, mi fecero prendere una sorta di posizione eretta e scendemmo, entrando poi nell’auto della dottoressa. Mara mi si sedette vicino, mettendomi i piedi nudi in grembo. Glieli osservai, erano bellissimi come al solito, ma era esclusivamente per causa loro che in quel momento ero ridotto così. Allungò un suo piede sulla faccia, accarezzandomi e, nonostante tutto, il suo piccolo gesto di gentilezza, mi strappò un sorriso, aprii la bocca e presi a succhiarle gli alluci. In infermeria fui curato e potei finalmente riposarmi per qualche giorno.
Letto 3439 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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