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Domenica, 11 Luglio 2004 13:48

Avventure di ordinario feticismo (da Il Mattino)

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Estratto da “Il Mattino" del 05/07/2004
Cultura e spettacolo
Fabrizio Coscia


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Avventure di ordinario feticismo

Storie di ordinaria podofollia, quelle che ruotano attorno a Ghigò Pisacane, protagonista di Al diavolo dei girondini (Franco Di Mauro editore), romanzo d’esordio del sorrentino Vin Santini, uscito in sordina e destinato a diventare un piccolo «cult» tra il popolo «fetish» che affolla sempre più numeroso il mondo della rete (e non solo). La storia prende le mosse dalle strade di Sant’Agata sui Due Golfi per trasformarsi presto in una picaresca, esotica, libertina girandola di avventure nello spazio e nel tempo, passando dai fumosi locali parigini a Istanbul, da Tel Aviv ad Armentières. L’eroe di questa intricata vicenda, smarrita la memoria dopo la recente morte del padre, scopre per caso, assistendo a una scena di feticismo, di avere un debole per i piedi femminili. Il giovane Ghigò si ritrova così, a partire da quel momento, «slaver» consenziente di una nutrita schiera di donne, «dark ladies» ben felici di offrire i loro piedi alla sua adorazione.
«Il feticismo del piede - spiega Santini, pseudonimo dietro il quale si cela un insegnante di lettere, responsabile di un progetto di scrittura creativa in una scuola di Barra - è una delle forme più antiche di erotismo, legata alla mitologia classica, e bollata come perversione solo con l’ostracismo cristiano della sessualità libera. Ho scelto questo particolare tipo di sessualità perché volevo scrivere di erotismo in maniera diversa, senza ammiccamenti volgari. In realtà la mortificazione di Ghigò come nelle filosofie orientali, serve al personaggio come strumento di concentrazione, che gli permette di capire i pensieri, di liberarsi dalla sua atarassia e dal suo senso di colpa distruttivo per la morte del padre». Scendendo nei bassifondi (letteralmente) della sua terapeutica predilezione erotica, il protagonista del romanzo dunque recupera brandelli del suo passato rimosso, emozioni e ricordi. Così il nobile Ghigò finisce per scoprire di essere predestinato dai suoi avi a tornare indietro nel tempo (grazie a una pietra magica) per evitare nientedimeno che la crocifissione di Gesù e impedire l’avvento del cristianesimo, cambiando il corso della Storia.
Da servo a padrone (di se stesso), l’evoluzione del protagonista è accompagnata da un fitto coro di personaggi, colpi di scena e invenzioni narrative che possono mettere anche a dura prova il lettore. «Personaggi e ambienti del romanzo - sottolinea Santini - benché descritti in uno scenario da intrigo internazionale, sono profondamente sorrentini, a partire dal protagonista, emigrante che gestisce un albergo, com’è nel Dna di tutti i sorrentini, figlio a sua volta del tipico sorrentino che è andato a impalmare una donna all’estero».
Parabola post-moderna sul rapporto tra dominazione e sottomissione, ma anche sul «tentativo assoluto di relazionarsi con gli altri», il romanzo (che presto avrà un’edizione francese) rivela un talento originale, capace di trasfigurare l’erotismo feticista in un divertissement intellettuale, che a volte sembra girare un po’ a vuoto (come se al feticismo dei piedi si sovrapponesse quello narrativo) ma che ha il suo punto di forza nell’ironia con la quale l’autore riesce a convertire «passioni, impulsi, follie» in svagati espedienti narrativi. E che dietro il culto del dio «pode» celebrato nel romanzo si celino anche motivazioni personali lo si capisce dal fatto che Santini ha dedicato al «foot fetish» anche un sito internet intitolato «Feet Tribune Daily News».
Autobiografia mascherata da esercizio di stile? «Stiamo assistendo al fiorire di migliaia di siti legati al fetish - commenta l’autore - a una proliferazione straordinaria di eventi e personaggi, anche a Napoli. Alcuni interessanti, altri francamente mercenari o che hanno a che fare più con la mascherata carnevalesca che con l’erotismo. Personalmente, non posso negarlo, trovo molto affascinante il piede femminile come strumento di seduzione, a patto però che sia il piede della donna amata, e non il piede da solo come puro oggetto anatomico. In fondo il mio feticismo non è molto diverso da quello di Petrarca quando descrive Laura che si bagna nelle acque della Valchiusa».
Letto 5860 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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