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Domenica, 16 Novembre 2003 22:15

Sbirciatina al Diavolo dei Girondini

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Le sentii rientrare insieme: spiavo con cautela il viso di Natasha. Mi pareva che si fosse tranquillizzata, anzi sorrideva guardando la rossa. Avevano in mano dei barattoli di vetro: mi sembrava della conserva di frutta. Forse avevano voglia di una merendina. Invece, disponevano sul pavimento una lavagnetta bianca da cucina, di quelle che solitamente si appendono al muro come promemoria: la rossa apriva una delle conserve. Mi rivolgeva uno sguardo velenoso.
- Ottima marmellata di noci, Ghigò... potrai mangiarne a volontà...
Svuotavano il contenuto dei barattoli sulla superficie della lavagna: si formavano due piccoli rilievi, quasi compatti. Natasha si avvicinava e mi colpiva la fronte con un calcio.
- Ti ascoltiamo... Vuoi chiederci qualcosa?
Era evidente che mi chiedeva di recitare la frase di rito: la rossa seguiva con attenzione la scena.
- Desidero passare la lingua nei vostri piedi, sin quando saranno diventati scintillanti- So di non meritarlo, ma per pietà esaudite la mia preghiera...
La rossa sembrava estasiata.
- Scintillanti! che magia... l'hai inventata tu, Natasha?
- No, no... la mamma... Quella sera della palestra: mi sfilavo le scarpe e lei gettava uno sguardo sui miei piedi che erano quasi neri. Ci rifletteva un momento... - falli leccare al duchino, Natasha... -. Mi aveva appena detto che Ghigò le guardava i piedi... - Glieli metterei volentieri io sotto il naso,a quello spocchioso, ma visto che non si può, provvedi con quelli, Natasha...- Ha detto proprio così, senza ridere... Le avevo appena raccontato delle sfide e delle punizioni da stabilire... E si è messa al lavoro per inventare la formula...
Non mi sbagliavo, c'era lo zampino di Nicole Morin, nelle frasi: la immaginavo seduta in cucina, la mantella turchese sulle spalle e la pantofola di raso che dondolava, intenta a scrivere la mia richiesta sottomissione. Non era particolarmente alta, Nicole, ma camminava come se lo fosse: l'avevo vista la prima volta ad una festa di compleanno, i corti capelli ramati sugli occhi castano scuro e le labbra sottili, che si ritoccava di tanto in tanto. Doveva avere dei piedi grandi a giudicare dai suoi stivali di velluto, ma non l'avevo mai vista davvero scalza... A parte quel paio di volte, di sfuggita... l'ho detto... Mi pareva che somigliassero a quelli della figlia, solo più grandi... Ma ai piedi di Natasha, stavo per fare una visita che, immaginavo sarebbe stata approfondita. Per quanto la mia veduta fossero ristrette un'occhiata di contrabbando mi permetteva di vedere una custodia tra le mani della rossa. Conoscevo bene quel disco: era ...Beggars Banquet... degli Stones... Finivo di slacciarle le scarpe, con i denti, come da tradizione: poi appoggiavo la guancia sul pavimento per permetterle di usarla come sfila scarponcini. Lo faceva più lentamente del solito, forse per farsi ammirare dalla rossa o per farmi apprezzare a pieno il suo odore selvatico, un istante alla volta, come in una sequenza rallentata. Sentii il fruscio della testina sul piatto: la rossa doveva aver avviato la musica. Nessuna meraviglia... i piedi erano addirittura peggiori di come immaginavo: aveva sfilato solo il tallone e metà della pianta e già mi parevano terribili. Una volta aveva giurato che un giorno o l'altro sarebbe riuscita a farmi svenire con il suo odore...
- Immagino che oggi siano proprio di tuo gusto: e non saranno i soli, credi a me...
Era una minaccia, doveva riferirsi alla temporanea padrona di casa: c'era ormai un'intesa tra loro.... Si voltava a guardarla e sfilava ancora un poco la scarpa. Vedevo l'altra avvicinarsi, o meglio, dalla mia posizione scorgevo solo le ballerine di pelle nera muoversi sul pavimento.
- Un'amica mi ha raccontato d'uomini che perdono la testa, davanti ai piedi delle donne: anche sporchi...
Sentivo la voce ironica della rossa e avvampavo.
- A lui piacciono solo sporchi:- confessa Ghigò, dì alla mia amica come ti piace quando ti faccio respirare il mio profumo...
Le sentivo ridere insieme e desideravo scomparire. Nel box eravamo da soli, almeno così credevo... ora sapevo che l?altra mi stava guardando e non ci facevo una bella figura, sommerso dai piedi di Natasha... Accarezzavo per un momento l'idea di fuggire via...

***

Stranamente non finiva di sfilarsi le scarpe: si fermava e seduta a terra si spostava verso le conserve.
- Striscia verso di me Ghigò...
Mi avviavo ad assecondarla.
- Posso sedermi sulla sua schiena Natasha o interrompo un rito...
- Non sulla schiena, stagli sullo stomaco...
Strano, neppure rideva della sua battuta.
- Girati Ghigò, ubbidisci...
Lo facevo: la rossa rimaneva un attimo a guardare la scena...
- Aspetta, voglio sistemare il disco...
Andata vicino al piatto, sentivo il fruscio della puntina spostata... Un attimo dopo era seduta su di me, le natiche sode comodamente poggiate sulle mie intimità.
- Non è proprio lo stomaco Natasha, però...
Le sentivo ridacchiare, mentre cercavo di spostarmi sul pavimento con quel peso addosso. La musica sembrava stesse arrivando da lontano, la conoscevo... Tutto diventava più difficile quando lei sollevava le gambe ed appoggiava le scarpe sul mio collo.
- Fagli sentire un assaggio di profumo...
Natasha seduta la incitava, lei lentamente portava il tallone contro le mie labbra ed iniziava a sfilarne una scarpa, fin quasi a mostrarmi l'interno delle sue dita. Ora le note della canzone arrivavano al mio orecchio forti come l'ansia... Il suo odore era forte e dolciastro, con un aroma caldo di pelle conciata e fiori di garofano che cominciassero a guastarsi: non potevo fare a meno di respirarlo...

***

E i piedi di Natasha non avevano mai quel profumo... Forse dipendeva dalle sue scarpe. Credo che si accorgesse del mio interesse ma non disse nulla, anzi abbassò le gambe sul pavimento.
- Perché hai smesso tanto presto? Non volevi che si divertisse troppo?
Ero ormai vicino alla lavagnetta, il ritmo saliva di tono, ed ancora non sapevo cosa avessero in mente, quelle due...

***

- Voltati, Ghigò... guarda...
Natasha sfilava le scarpe e cominciava a spargere con i piedi la confettura sulla lavagna: la rossa la raggiungeva. Coprivano il ripiano in modo uniforme: finalmente sembravano soddisfatte.
- Sei fortunato Ghigò, hai dove segnare i nomi delle donne cui leccherai i piedi oggi...
- Intanto comincia a lavorarti questi... succhia la marmellata di noci... e tutto il resto...
Ero, faccia a terra, a pochi centimetri dalla lavagna, ad un passo dalle loro gambe. Natasha mi offriva i piedi nudi ricoperti di conserva... ma l'odore quel pomeriggio mi pareva insopportabile: forse perché ricordavo quello della rossa. Per un momento esitavo.
- Non essere timido, Ghigò... falli diventare brillanti come l'altro giorno nel box... e oggi puoi anche mangiare la tua frutta preferita...
Per la verità io odiavo le noci e lei lo sapeva benissimo... erano un suo oggetto di desiderio: quando avevo scoperto quell'albero nella villetta incustodita, ne avevo rubata alcune, ma solo per regalargliele. Il ricordo della frutta sottratta scaldava l'altra: la vedevo rimettere le ballerine, nonostante avesse calpestato anche lei la conserva e ne portasse i segni evidenti.
- Che aspetti a far cominciare il nobiladro... Vogliamo prima chiamare i suoi amici che ti spiavano quando, nuda, facevi la toilette alle ruote del suo velocipede...
L'idea mi terrorizzava al punto che spingevo la lingua fin dentro le dita...

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