Italian English
Mercoledì, 06 Agosto 2003 16:09

Di fronte a una Kajira

Scritto da  Nadine
Vota questo articolo
(1 Vota)
Ha 36 anni, ne dimostra molti di più, ha vissuto fino a un anno fa nella sua terra, nelle viottole più sconosciute dell'Iraq, ha sofferto... sì... si vede che nel viso e nel corpo porta i segni della schiavitù, quella vera, alla quale non ci si può sottrarre... Ma Nour ricorda con orgoglio e gioia il suo essere kajira...

Si chiama Nour, il suo Signore le dette questo nome, anni fa, e lei ricorda solo questo nome. Ricorda solo i 10 anni passati da kajira.
Kajira, schiava da letto.
Ha un viso molto stanco Nour,un corpo un pò appesantito, ma due occhi neri e profondissimi. Hanno un mondo infinito quegli occhi, un mondo di cose a noi sconosciute.

***
Dolce sguardo, che si perde oggi nei venti occidentali...
Che mai si permette di alzare...
Dolce voce, appena sussurrata, per non eccedere mai...
Cosi le era stato insegnato dolce Nour...
dolce kajira...

***

Ha 36 anni, ne dimostra molti di più, ha vissuto fino a un anno fa nella sua terra, nelle viottole più sconosciute dell'Iraq, ha sofferto... sì... si vede che nel viso e nel corpo porta i segni della schiavitù, quella vera, alla quale non ci si può sottrarre...
Ma Nour ricorda con orgoglio e gioia il suo essere kajira...
Parla Nour e mi porta nel suo mondo di tante ombre...
E' emozionata, la sento, si ferma spesso, ricorda, a tratti respira un pò a fatica, e racconta la sua "favola" come lei la definisce...
Una grande favola col suo Signore.
Fu venduta dai suoi genitori per volere del suo Signore,che la volle per la sua bellezza e lei se ne sentì onorata, dolcissima donna, nata con quel destino.
Il destino del marchio a fuoco, il destino di non appartenersi...
Mi racconta del suo Padrone: un uomo con pochi sorrisi, severo.
La prima volta che fu al suo cospetto, lui la colpì con un forte schiaffo perché lei aveva osato guardarlo negli occhi. Poi le ordinò di mettersi a terra, il viso che toccava il pavimento. Solo dopo molto tempo le permise di alzare lo sguardo: voleva piangere Nour, ma le lacrime potevano nascere solo in un angolo, in silenzio, mai davanti al suo Signore...
La sua giornata trascorreva in attesa del volere del suo Padrone, in una stanza molto accogliente. Le ore scorrevano con il dondolo di chi non si appartiene più. Quando racconta la fisicità quel mondo a tratti, mi spaventa...

***

Il suo collo porta ancora i segni del collare, non molto profondi, ma è un collo segnato: la sua pelle sembra consumata in quel punto, come se fosse stata sfregata continuamente a lungo...
Mentre racconta la sua mano passa sul suo collo e la vedo diventare malinconica, le manca il suo Padrone...
Si nasce schiava: kajira...
Vedeva il nascere del sole in solitudine, nella sua giornata: una volta destata compiva gesti per rendere la sua figura al meglio. Doveva farsi sempre trovare pronta, perfettamente pronta. Il bagno, pettinarsi a lungo, le vesti sempre molto lunghe, a volte il chador, ma solo a volte...
Quando le veniva permesso di passeggiare mezzo metro dietro il suo Padrone.
E poi l'attesa.
L'attesa di un cenno di un gesto del suo Signore. A volte passavano giorni senza un suo cenno e lei ne soffriva terribilmente...
"Piangevo nell'angolo assegnato alle mie lacrime..."

***
Sei bella Nour, oh così bella...
Le tue emozioni conquistano la mia anima
L'anima di una schiava occidentale...
Forse.
Schiava ma solo ad ore
E per il proprio piacere...
Insegnami Nour cosa significhi essere kajira
Insegnami...
Insegnami l'annullamento, Donna


***

Sentiva i passi decisi da lontano all'arrivo del Signore: tremava Nour, di paura ed emozione al sentire l'arrivo imponente e ciò che ne conseguiva...
Paura, desiderio, gioia, freddo caldo, il cuore che le impazziva nel petto, l'affanno...
Pronta per il piacere del suo Padrone...
La posizione di una kajira avanti al suo Re è in ginocchio, seduta sui talloni, gambe leggermente divaricate, mani poggiate sulle ginocchia col palmo rivolte verso l'alto: aperte, in segno di offerta, testa sempre china e sguardo basso e nuda, completamente nuda.
Vestita solo del suo collare...
In 10 anni la dolce Nour avrebbe alzato lo sguardo solo 5 volte, le sole 5 volte che il suo Padrone l'avrebbe amata come Donna e non come schiava...
Eccola, la kajira, pronta ad offrirsi.
Ad essere usata ed abusata ma sempre con gioia, con devozione: felice di esserlo, felice di essere il sommo piacere del suo Signore...
Nour racconta: baciare i piedi al Padrone...
Distesa a faccia a terra nuda, sul pavimento, con il viso vicino ai piedi del suo Re, leccava il pavimento Nour, lo leccava bene, in attesa che le fosse dato il permesso di baciare i piedi del suo Signore...
Una volta concessole, la sua lingua diventava la sua arma di piacere: delicata. Partiva dai talloni, proseguiva sulla pianta, poi rimetteva la lingua in bocca per umidificarla, e ricominciava e non si fermava mai, mai, fino allo stremo, fino a che il piede non si scostava.
Porgeva i polsi al suo Signore perché sapeva che doveva essere legata...
Racconta i modi di essere legata, alcuni impossibili da capire se non con un'immaginazione spiccata... Racconta di posizioni in bilico, le gambe talmente divaricate da sembrare le si spezzassero gli inguini. Non urlava mai Nour, a tratti si strappava il labbro con i denti per trattenersi, se avesse urlato sarebbe stata punita.
Punita con la terribile battitura ai piedi...
Cambia espressione, Nour la kajira, ora: la paura, la terribile tortura... La racconta piano piano, con pause infinite, perché la rivive.
Legata a pancia in su, il Signore che sferza colpi fortissimi con un bastone sotto la pianta dei piedi...
Nei piedi: dove ci sono mille derivazioni, e ogni colpo è un colpo a tutto il corpo... Sveniva Nour e quando riprendeva i sensi era come se l'avessero malmenata ovunque... Il cuore, il fegato i reni. La testa, un malessere terribile.
"Ogni volta come morire" sussurra...
Quante volte sei morta Nour? quante volte sei risorta???

***
Nel suo angolo le lacrime,
urla in quel silenzio.
Urlare alla morte sentita ed alla rinascita.
Insieme
Il dubbio di non farcela
E la voglia di riuscirci ancora.
Sempre...
I colpi scompigliano l'anima ed il corpo
I colpi dilaniano il pensiero,
Se mai hai potuto pensare,
Tu, Nour, schiava da letto...


***

Le chiedo di fermarsi un attimo: a me manca il fiato... Sento la testa che pulsa, sono intrigata e spaventata, ho di fronte l'annullamento totale...
E kajira continua a dirmi che vorrebbe esserlo ancora. Kajira...
Anche io, anche io lo vorrei (follia).

***

Racconta del suo dare piacere sessuale... ascolto attenta, curiosa...
Sempre a terra in ginocchio, legata con le braccia dietro la schiena o tirata con i capelli, con la sua bocca nella quale il Signore affondava senza alcuna attenzione, quasi rabbioso, ben attento a farle sentire mancare il respiro, e quando giungeva il sublime piacere lei non poteva far uscire nemmeno una gocciolina dalla sua bocca: ogni gocciolina persa sarebbe stato come un atto di poco rispetto verso il suo re e sarebbe stata punita violentemente senza pietà...
Doveva esserne fiera Nour: essere fiera di essere il contenitore del suo Padrone...
Si faceva trovare in posizione Nour... Le bastava uno sguardo per capire che era il momento dell'ispezione... Si adagiava nuda a pancia in su, gambe divaricate, e con i piedi alzava i bacino, braccia al suolo e occhi chiusi. Il dolore e il piacere di un pugno che entra, scruta, entra dentro, per controllare per percepire, per godere di lei. La paura di non essere pulita nel modo giusto, ma per fortuna la dolce kajira provvedeva ogni mattina a purificarsi.
E l'atto finale, come premio, quindi non sempre concesso. Il padrone le apriva le cosce e la penetrava con forza e spingeva il suo sesso fino in fondo. Poi a volte la faceva girare per affondare anche dietro di lei. Per Nour era la ricompensa di tutto, ed era felice, felice di ciò che il suo Signore le dava...
Felice di essere kajira, felice di dare tutta se stessa, felice di adorare, felice di concedere la vita a un uomo per sempre...
Oggi è solo Nour, ma dentro di lei sa di essere una schiava e sa bene che non saprebbe fare null'altro meglio. Vorrei abbracciarla, ma non lo faccio, continuo ad ascoltarla...
- Come mai non sei più kajira?
Risponde dolcemente.
- Non ho più il corpo da kajira, non potrei più dare piacere a un Signore...

Sei stata solo un corpo dolce Donna? ...è questo una kajira???
Un corpo da usare e un'anima da dimenticare???
Un fisico da desiderare e poi mettere da parte...
questo è kajira??
Per Lei è stato cosi...

Mostra la coscia sinistra adesso.
Uno stemma, il marchio a fuoco del possesso, una cicatrice profonda, rovinata, probabilmente mal cicatrizzata, leggo una "S", un marchio fatto a crudo, come si marchiano i capi di bestiame. Lei legata, imbavagliata e l'urlo del fuoco sul suo corpo...
Sì, il dolore, il fuoco ma la gioia e l'orgoglio di sentirsi finalmente kajira e non una schiava qualsiasi... La kajira è una schiava diversa dalle altre: una schiava può essere di chiunque, di più padroni.
La kajira solo di un Padrone, per sempre...
Perchè la sua anima è nata per avere solo UNA catena, indissolubile...
A una kajira si incatena l'anima, a una schiava solo il corpo...

***

Penso, rifletto, la guardo.
Vorrei chiedere ancora e ancora, sembra non bastarmi mai...
Ha scatenato dentro di me fantasie che mi porto da tempo, la voglia innata di essere una kajira, fino in fondo, nonostante la paura...
Nonostante la mia mente urli...

nooooooo....

La mia anima le risponde.

siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii...sì....sì.......sì

L'ultima domanda, quella che mi assale improvvisa.
Le chiedo avidamente dei sentimenti, della dolcezza, se mai c'è stata... e la sua risposta mi sorprende... come sempre, dolce kajira...
Con gli occhi lucidi mi racconta delle volte che fu amata dal suo Signore come donna
Cinque volte.

***

Mi parla della sua dolcezza quando lei si ammalava, delle sue attenzioni...
In quei momenti lei poteva rifugiarsi tra le braccia del suo Re, poteva piangere senza andare nell'angolo delle lacrime, lo poteva guardare...
Lui la stringeva, la accarezzava, le sussurrava dolci parole e le diceva di amarla, e la possedeva con infinita attenzione, come uomo e non come Signore...
Eccola: ora ha due occhioni immensi Nour, ricorda con amore, con adorazione...
Non smetterà mai di amare il suo Signore, anche se non è più la sua kajira...
Mi prende la mano e mi dice piano piano:
- Se un giorno si avvererà il tuo sogno, e sarai una vera kajira, ricorda che i tuoi occhi sorrideranno solo cinque volte.

Il Mio Signore
Tre passi della mia vita.
Lui è i tre passi della mia vita...
I più importanti, i più lunghi...
Passi della consapevolezza dell?essere.
I tre passi del desiderare un passo unico:
L'essere Sua, sempre e comunque...
Trasportata nel mio primo Mondo
Condotta alle mie prime sensazioni...
Accompagnata là dove essere ai Suoi piedi era la gioia più bramata...
Spinta nella spirale del darmi a Lui come unica fonte di vita...
Adagiata nella tenerezza di un possesso dai limiti invisibili...
Rialzata in un urlo che prende miele dai sussurri...
E i tre passi continuano il loro percorso?
secolare...
Scendono, salgono, corrono, passeggiano...
Si fermano spingono, vanno...
I tre passi vanno
Giungono...
Giungono là dove è casa loro: dal mio unico Signore

Ecco la vita di Nour, la bevo. Per appagare la mia sete impazzita: mai bevuta bevanda tanto dissetante... Mai sentito sulla mia pelle una sensazione di tanto possesso...
A Nour una mia vecchia poesia: so che forse non capirà fino in fondo...
E forse non capirò più nemmeno io: ora voglio di più...

Il tuo dito deve indugiare avanti a me...
Deve scendere lento, verso le sfumature che lo accolgono.
Non deve spingere, non deve varcare l'oltre.
Prendi i miei contorni...
Falli tuoi.
Ma non variarne le loro linee, le linee del tatto, del senso...
Lasciali lì dove li hai trovati...
Con eleganza...
Assaggiali, cerca i profumi, masticali piano...
E lasciali nella tua bocca affamata di umori...
Ma non ingoiarne nemmeno un pò...
ridammeli fatti di te...
E fammi assaporare il loro cambiamento...
Poi entra, entra dove solo tu hai il diritto di entrare.
Ma fallo con astuzia...
Che io non senta il colpo...
Dilettati nelle mie pareti oscure, muovile e cercane i lati invisibili...
Fino a fare esplodere l'incredibile urlo animalesco che attende.
Il tuo richiamo...
Il tuo eco...
il tuo segno: indelebile...
Il possesso elegante, dove i segni ci sono...
Scalpitano dentro l'anima impazzita...
Dove urla il male.
Dove il male ti riempie ogni piccola insenatura dandoti il Piacere assoluto.
Dove la penetrazione è costante, continua...
Non nel corpo
Nell'anima, l'anima del padrone
la MIA...

***

Io Nadine, Signora e schiava.
Non esiste padrona più assoluta ed inflessibile di una schiava.
Letto 5032 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
Layouts
Colors