Italian English
Venerdì, 27 Febbraio 2009 08:04

La cameriera padrona - 3° episodio: Finalmente Matilde arriva!

Scritto da  maidom
Vota questo articolo
(1 Vota)
Lo stallone si staccò lentamente dal meraviglioso, trepidante corpo della sua frisona e si avviò tutto nudo, senza nemmeno infilarsi le ciabattone, verso l'ingresso della casa. I muscoli gli guizzavano dappertutto, a quel farabutto! ("In femmina foco d'amor dura, se l'occhio o 'l tatto spesso non l'accende!- VIII Purgatorio NdA). La donna riguardandoselo da dietro ne restò ancora una volta ammaliata, e non poté fare a meno di mordersi lievemente il labbro inferiore. E così capitò anche a Matilde che quando se lo ritrovò davanti, come mamma lo aveva fatto, riprovò intatte le reazioni di sempre. Gli buttò subito le braccia al collo e lo baciò ingorda sulla bocca.

Avanzava sul vialetto ghiaioso della villa con passo regolare, lo scricchiolio che i suoi stivali facevano su quel manto di ciottoli la riportarono col pensiero alle condizioni dei suoi piedi tenuti per gran parte della giornata in “cattività”.
- Chissà come usciranno, la viziosetta arrapata lo verificherà col suo nasino e la sua boccuccia!- si disse tutta compiaciuta.
Poi valutando la lunghezza del breve tragitto che stava percorrendo fu attraversata da un’idea malsana che ebbe come oggetto guarda caso proprio la titolare di quel vialetto, la ricca e bella signora Moroni.
Quando arrivò davanti all’elegante portoncino d’ingresso pigiò il raffinatissimo e stilizzato pulsante del campanello e attese la venuta di Giacomo guardandosi distrattamente le unghie smaltate delle belle mani. Il mandrillone nel frattempo aveva tenuto la povera Annamaria sulle spine, strofinandole il gingillone un po’ dappertutto, senza lasciarglielo mai assaporare come si deve.
- Dobbiamo aspettare Matilde .. le sussurrava sadico e suadente insieme.
E finalmente le orecchie della signora Moroni sentirono il dolce suono del classico, ma stavolta anche speciale, din don del campanello di casa!
- E’ lei, grazie a dio!- esplose come una prigioniera all’arrivo tanto atteso di chi possedeva le chiavi che avrebbero alla fine liberato il suo oramai irreprimibile piacere.
- Vai ad aprire Giacomo, vai…- implorò.
Lo stallone si staccò lentamente dal meraviglioso, trepidante corpo della sua frisona e si avviò tutto nudo, senza nemmeno infilarsi le ciabattone, verso l’ingresso della casa. I muscoli gli guizzavano dappertutto, a quel farabutto! (“…In femmina foco d’amor dura, se l’occhio o ‘l tatto spesso non l’accende”!- VIII Purgatorio NdA). La donna riguardandoselo da dietro ne restò ancora una volta ammaliata, e non poté fare a meno di mordersi lievemente il labbro inferiore. E così capitò anche a Matilde che quando se lo ritrovò davanti, come mamma lo aveva fatto, riprovò intatte le reazioni di sempre. Gli buttò subito le braccia al collo e lo baciò ingorda sulla bocca. Il suo uomo ricambiò con trasporto e gli effetti di quel contatto ristabilito con la dolce, cattivissima sua metà di sempre non tardarono ad arrivare.
Matilde abbassò subito la mano fra le gambe del suo compagno e verificò la consistenza di quel caldo, caldissimo benvenuto. Lo spinse dentro impugnando l’asta e con una stivalata chiuse l’uscio.
- Sempre all’erta, il mio micione!- commentò.
- Lei come l’hai lasciata?- si informò subito dopo.
- Come hai “comandato”, mia cara, a cosce aperte che ci aspetta più infoiata che mai!, andiamo, vieni a vederla!- e così dicendo stava prendendola in braccio.
- No, aspetta!, non essere impaziente; facciamola rosolare ancora un altro poco, la porcellona! Toglimi il soprabito e versami qualcosa da bere, per favore. .. Iniziò a sentirsi leggermente esaltata dal proprio ruolo in tutta quella faccenda. Stavolta, chissà perché più delle altre volte.
Giacomo le preparò il solito Martini con un solo cubetto di ghiaccio e glielo porse.
- Grazie amore- disse la donna andandosi a sedere sul sontuoso divano. La “sede” ove padrona e cameriera, quella mattina stessa, avevano sigillato il patto di sudditanza, con il bacio della prima sul piede dell’altra!
Intanto la “padrona” lasciata legata alla spalliera del letto, a cosce spalancate e sollevate, fremeva nell’attesa. Doveva, voleva essere soddisfatta, non ce la faceva proprio più. Meno male che Matilde era arrivata, finalmente! Pensò di chiamarli, ma una inspiegabile resistenza, con ruffiana puntualità, glielo impedì. C’era in quell’attesa qualcosa di diabolicamente eccitante. Lo stare in quella posizione per ordine del suo giovane amante, con la cameriera che da un momento all’altro sarebbe piombata insieme a lui e l’avrebbe vista, per la prima volta!, nuda e così oscenamente esposta, le metteva addosso una fetente emozione!
- Allora cos’hai in mente?- chiese il falcone alla sua complice, stando bene accorto a non farsi sentire dalla loro vittima. Sebbene la stanza da letto fosse a debita distanza, in quella enorme villa.
- Tante cose, vedrai. E una l’ho pensata proprio mentre camminavo sul vialetto. Le faremo uno di quei lavoretti che la incateneranno a noi come non abbiamo fatto con nessun’altra!- sentenziò.
Quando il bel Giacomone sentiva la sua famelica compagna parlare così provava una fottutissima soddisfazione, se non altro per averne fatto la sua amichetta speciale! Andò a sedersi accanto a lei, le tolse il bicchiere di mano, l’attirò a sé e la baciò di nuovo, stavolta ficcandole tutta la lingua in bocca. Matilde si ritrovò di nuovo con la mano pericolosamente vicino al gingillone tentatore così bramato dalla povera signora Moroni, ma capì subito che non potevano lasciarsi andare proprio ora. Riuscì con fatica a divincolarsi dalla appassionata stretta del suo uomo e disse:
- Non ora, dobbiamo pensare a lei!, alla porcella borghese!-
- Va bene, va bene- acconsentì lui, anche se un po’ seccato. Dopotutto eccitato lo era rimasto: sia per la preparazione della signora sia per il ricongiungimento con la sua donna. Troppo anche per un mandrillone allenato come lui!
- Hai ragione, prima il dovere e poi il piacere!- ammise.
- Che nel nostro caso coincidono!- notò sarcastica Matilde facendosi anche una risata che giunse persino alle attentissime orecchie di Annamaria.
La battuta rigalvanizzò l’uomo verso il suo “dovere” di infoiatore di belle donne annoiate, al punto che alzandosi dal divano non poté fare a meno di riconoscerle che: - …è da sballo averti di nuovo vicina, Ilde!- usava spesso quel diminutivo.
- Andiamo, allora! - e le tese la mano - La troveremo cotta a puntino, pronta a fare tutto ciò che vorrai! L’ho “tirata” proprio come una corda della sua arpa!, dobbiamo solo pizzicarla!- Concluse ridendo sfrontato.
La signora Moroni in effetti ogni tanto suonava quello strumento e qualche volta lo faceva anche tutta nuda, su richiesta dello stesso bellimbusto.
Ascoltando queste parole, un lampo di malizia attraversò lo sguardo da pantera di Matilde che proprio come un nero felino, agile e guizzante, scattò dal divano e si precipitò verso la sua borsa. Non prima però d’aver lanciato un minaccioso Grrrr…!!!, all’indirizzo del gingillone del suo partner. Con le unghie di entrambe le mani atteggiate e pronte per la graffiata. Il mandrillone coprì di colpo le sue pudende e improvvisando una buffa mossa all’indietro, con tono affettato disse alla sua attentatrice: “Non ci provare, sai!”. Ammonendola con l’indice puntato! La donna raggiunse così, fra queste facezie maliziose, la sua borsa. L’aprì e ne estrasse un guinzaglio con annesso collare. Prelevò inoltre anche una macchinetta fotografica, di quelle digitali.
- E’ per la nostra cagna!- Specificò, sorridendo beffarda.
Giacomo a quel punto prese a battere lentamente le mani e a guardarla ammirato.
- Sei semplicemente straordinaria! - le disse.
Ilde allora tirò fuori la punta della lingua e la mosse rapida con l’abituale, birichina lascivia poi gli stese la mano e reggendo con l’altra il suo “armamentario” si avviarono verso la stanza da letto della “padrona” di casa.
L’intenzionale, forte rumore che fece coi suoi stivali sul pavimento venne immediatamente recepito dalla signora Moroni che si sentì travolta da una intensa eccitazione. Ancora pochi, pochissimi attimi e la coppia che le avrebbe “regalato” un godimento sconfinato sarebbe apparsa davanti a lei. Pronta già da parecchio ad essere il loro “giocattolo”.
Prima che Annamaria facesse in tempo ad accorgersene, Matilde staccò la presa da quella del compagno ed entrò come un’autentica diavolessa nell’alcova della bella sottomessa. Che trovò esattamente come aveva preteso nel triangolo a vivavoce messo in piedi parlando col cellulare nel taxi: legata alla sponda del letto con le cosce aperte e ben sollevate! Lo spettacolo che la “signora” offriva in quella posizione così oscena, assunta in fin dei conti, senza una sua precisa volontà ma solo per pura accondiscendenza verso il giovane amante, esaltò ancor di più la “cameriera”. Che non si fece mancare il commentino ironico e umiliante all’indirizzo di quella che era divenuta oramai la porcellona per antonomasia!
- Signorino Giacomo!, - esordì - ma come me l’ha conciata la mia signora?! Sta già tutta pronta all’uso, nella classica posizione della ciuccellona!...guardala, guardala, come luccica quella ficona .. e sporgendosi ad osservarla meglio, aggiunse .. ha pure tutti i peletti già fradici e appiccicati! .. E allungò un dito per scostarne alcuni. Fu a quel punto che scattò la prima foto ove si sarebbe visto il pettignone della “riservata” signora Moroni in bella mostra. Che scandalo se fosse finita in mano agli amici (e alle amiche soprattutto) dell’alta società che frequentava! Matilde subito dopo, con movenze quasi danzanti, si avviò verso il comodino alla sinistra del letto , vi posò la macchinetta, e si adagiò, senza nemmeno togliersi gli stivali, accanto alla sua fringuellona. Rimasta alquanto frastornata da quelle rapide mosse e dal pungente sfottò. Quella fotografia, perché quella fotografia? E poi cos’era quel collare che Matilde aveva appena appoggiato sul cuscino? Nemmeno il tempo di chiederselo che già la mano dell’aguzzina si trovò sulla sua bella e polposa intimità. D’istinto, la Moroni, serrò le cosce intrappolando l’intrusa. Fu un gesto che attizzò molto quel bagasciere di Giacomo che intanto si era goduto tutto lo spettacolo seduto comodamente nella poltrona di fianco, tenendo con la mano sempre in allerta il suo gingillone!
- Non azzardarti a chiuderle - ordinò severa Matilde - come ti è venuto in mente, porcellona! ..
Annamaria incominciò lentamente a riaprire le gambe pervasa da un misto di imbarazzo, piacere e smarrimento e guardò implorante il suo amante. Questo però subito fece da sponda alla sua complice.
- La signora Matilde ha ragione, mia cara. Ora è diventata a tutti gli effetti la ns. compagna di “giochi”. Può dunque permettersi tutto!, per il mio, il tuo ed il suo piacere .. e così imponendo puntò il suo pisellone dritto dritto verso la bocca dell’oramai impallonata signora Moroni.



Letto 5632 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
Layouts
Colors