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Venerdì, 19 Dicembre 2008 10:02

Michelle, la domestica

Scritto da  mariosal
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Giorgio in pochi attimi vide, a pochi centimetri dal suo naso, il bellissimo piede di Michelle schiacciare la bottiglia talmente tanto, da fare in modo che l'acqua che vi era all'interno riuscisse a far schizzare via il tappo, nonostante fosse ben avvitato.
Soddisfatta, Michelle proseguì il suo percorso verso il divano, mentre Giorgio osservava esterrefatto la sua bottiglia appena distrutta.
- Sai, caro,- esordì Pina la moglie di Giorgio, "credo proprio che avremo bisogno di una collaboratrice domestica, dal momento che il mio lavoro mi tiene occupata tutto il giorno. Comincerò subito a cercarne una!"
Come accadeva sempre in queste situazioni, l'opinione di Giorgio, ammesso che la moglie gliene avesse chiesto una, non aveva avuto neanche il tempo di venire espressa, che Pina si allontanò, strisciando i piedi infilati dentro quelle specie di pantofole di lana che giovano a lucidare i pavimento..... e che Giorgio non aveva mai potuto sopportare!
Pina si mise subito all'opera, telefonando a destra ed a manca, alla ricerca di questa collaboratrice domestica.
Giorgio, in cuor suo, sperava tanto che non la trovasse.
Non gli andava l'idea di vedersi un'estranea per casa, anche quando lui avrebbe avuto il turno di riposo dopo aver fatto la notte, e che, possibilmente, avrebbe acceso l'aspirapolvere proprio mentre lui stava dormendo!
Qualche settimana dopo, invece, suonò il campanello della porta.
"E' la nuova domestica. Vado ad aprire!" sibilò Pina la marito.
Giorgio preferì starsene nel suo studio a leggere.
Pina, con la sua solita sgradevole voce, impartì le istruzioni alla domestica e, poco dopo, andò via.
Dopo un po' Giorgio decise di andare a controllare cosa stesse facendo la donna ed andò nell'altra stanza.
"Ciao. Io sono Michelle. Tu dovresti essere Giorgio" gli disse una voce alle sue spalle.
Giorgio si girò e...... dovette alzare un po' la testa per guardare negli occhi Michelle dal....... basso del suo metro e sessanta.
Giorgio avrebbe voluto subito mettere in chiaro che nessuno l'aveva autorizzata a dargli del tu, ma non potè fare altro che balbettare qualcosa di incomprensibile mentre i suoi occhi scorrevano dal basso verso l'alto i centonovanta centimetri di Michelle.
Superato l'attimo di stupore, Giorgio le fece notare che lei non portava ai piedi quelle "cose" che Pina le aveva raccomandato di usare per tenere puliti i pavimenti.
"Si, lo so. Le metterò solo quando ci sarà Pina. e, tanto per mettere le cose in chiaro, sappi che non accetto ordini. Tantomeno da te!"
Giorgio non ebbe neanche il tempo di farfugliare qualcosa, che Michelle gli passò davanti lentamente, il tempo di sfiorargli la fronte con il seno.
Osservò con un leggero sorriso quel piccolo ometto che cercava di nascondere il proprio imbarazzo e fece di tutto per farlo aumentare, fermandoglisi davanti per alcuni secondi, in modo da poter torreggiare con la sua mole su di lui.
Il suo seno adesso si trovava a pochi millimetri dalla testa di Giorgio, che cercava in ogni modo di evitare il benchè minimo contatto con quella meraviglia della natura, non perchè non ne fosse attratto, anzi, ma perchè si imbarazzava.
Michelle aveva già capito che tipo fosse Giorgio e ne studiava le reazioni, giocando con quella che aveva tutti i requisiti per essere la sua nuova preda.
Gli si avvicinò ancora un pò, di quel minimo che era sufficiente ad inserire la testa di Giorgio al centro del suo seno quasi senza toccarlo, ma impedendo a lui, di fatto, qualsiasi movimento.
Giorgio si trovò, così, proprio in mezzo alle più belle tette che avesse mai visto in vita sua, con dei capezzoli che spuntavano prepotentemente da sotto la camicetta di Michelle, sbottonata ad arte di quel tanto che bastava. Ne sentiva il profumo inebriante ed in quei momenti non potè evitare di fare un paragone con quelle di sua moglie Pina, che, al confronto, semplicemente……non esistevano!
Cercò di fare l'indifferente, ma gli fu impossibile.
Non poteva distogliere lo sguardo nè a destra, nè a sinistra, perchè, se lo avesse fatto, girando la testa avrebbe inevitabilmente strisciato contro il seno di lei.
Non gli restava che alzare un pò la testa ed il suo sguardo incrociò subito quello di Michelle.
Osservandola si rese ancora più conto di quanto fosse molto più "grossa" di lui, mentre lei se ne stava con le braccia appoggiate alla parete ben più sopra della testa di Giorgio che era bloccato fra lei ed il muro.
Lo sguardo di Michelle era fiero ed un leggero sorriso metteva in mostra dei denti bianchissimi, mentre lei pregustava la sua prossima mossa.
Indossava dei sandaletti estivi con un pò di tacco, molto belli, che esaltavano i suoi splendidi piedi. Certo, aveva tribolato un pò per trovarli, dal momento che era difficile trovare una misura come la sua, ma ne era valsa la pena.
Il suo piede sinistro si alzò un pò e si diresse verso quello destro di Giorgio, gli si avvicinò e gli si appoggiò di sopra.
Il piede di Giorgio, ben più piccolo, quasi scomparve sotto quello di Michelle, che lo schiacciò quel tanto che bastava per farlo soffrire, senza romperglielo.
Michelle non volle perdersi un attimo dei cambiamenti della faccia di Giorgio, che in pochi secondi passava da un'espressione inebetita, trovandosi a pochi millimetri dal suo seno, ad una smorfia di dolore, che cercava eroicamente di nascondere.
Giorgio strizzò gli occhi ed aprì istintivamente la bocca, ma cercò di non gridare.
Cercò di togliere il suo piede da sotto quello di Michelle, ma lei, appena lo capì, aumentò ancora di più la pressione, mentre sorrideva soddisfatta.
Dopo un paio di minuti, che a Giorgio sembrarono un'eternità, Michelle sollevò il piede e si allontanò, lanciandogli un avvertimento:"Non voglio averti in mezzo ai piedi quando lavoro, se non quando te lo ordino io!".
Giorgio notò uno strano lampo nei suoi occhi e non capì cosa intendesse dire, nè avrebbe potuto mai immaginarlo.
Si rintanò nel suo studio e cercò di leggere, anche se non riusciva a dimenticare quanto gli fosse accaduto.
Qualche giorno dopo Giorgio decise di sgombrare il suo studio da un pò di cose vecchie ed iniziò a fare una selezione, spargendole per terra in maniera sistematica.
Michelle, incuriosita dal rumore, andò verso lo studio a sbirciare.
Vide il piccolo ometto inginocchiato per terra, mentre sistemava vecchie cianfrusaglie.
Michelle non poteva perdere l'occasione di divertirsi un po’ e così decise di entrare nella stanza.
Giorgio non si era ancora accorto della sua presenza e si voltò di scatto quando Michelle gli chiese: "cosa fai, tappetto?".
Giorgio si trovò nell'ennesima situazione di imbarazzo, poichè si sentiva sovrastato, dominato da lei e, nel contempo, non riusciva a non guardarla, talmente lo seduceva.
Michelle si diresse verso il divanetto e, del tutto incurante di tutto ciò che Giorgio aveva sistemato per terra, con lentezza iniziò a camminare.
Indossava una gonna a campana corta ben più sopra il ginocchio, che ondeggiava ad ogni suo passo e con un'andatura maestosa passò sopra tutto ciò che le capitava.
Ad un tratto si trovò davanti un bottiglietta di plastica, quasi piena d'acqua.
"A che ti giova?" gli chiese. "La tengo qui per bere quando ho sete e non disturbarti", disse Giorgio.
Michelle con una leggera spinta fece cadere la bottiglia. Giorgio fece il gesto di prenderla per raddrizzarla, ma lei la bloccò sotto il suo piede destro.
Giorgio, invece di lasciar perdere, cercò di liberare la bottiglia per riprendersela e questo stuzzicò la fantasia di Michelle, che non aveva nessuna intenzione di restituirgliela.
Poiché Michelle aveva poggiato il suo piede al centro della bottiglia, Giorgio pensò bene di afferrarla dalle estremità libere e cercò di tirarla con tutta la sua forza.
Giorgio non si rendeva conto né di quanto fossero inutili questi suoi tentativi e né di quanto questo suo comportamento facesse divertire Michelle, che lo guardava annaspare per terra ai suoi piedi.
La eccitava enormemente vedere quel piccolo ometto quasi scoppiare per gli sforzi che stava compiendo, mentre lei se ne stava tranquillamente ad osservarlo, con le mani sui fianchi.
Era la conferma di quanto lei fosse enormemente più potente di lui.
Giorgio non aveva ancora capito che cosa gli sarebbe potuto accadere se quei centonovanta centimetri di femmina, di curve e di muscoli si fossero messi in moto contro di lui.
Dopo qualche minuto Giorgio era sfinito, ma la bottiglia era ancora sotto il piede di Michelle, che iniziò il suo procedimento distruttivo.
Sempre tenendola bloccata sotto di lei, cominciò a pressarla sempre di più.
Giorgio in pochi attimi vide, a pochi centimetri dal suo naso, il bellissimo piede di Michelle schiacciare la bottiglia talmente tanto, da fare in modo che l'acqua che vi era all'interno riuscisse a far schizzare via il tappo, nonostante fosse ben avvitato.
Soddisfatta, Michelle proseguì il suo percorso verso il divano, mentre Giorgio osservava esterrefatto la sua bottiglia appena distrutta.
La posizione di Giorgio, ancora steso per terra ai piedi di Michelle, era molto invitante per lei, lo avrebbe calpestato ben volentieri, ma non voleva traumatizzarlo. Sarebbe stata un'esperienza troppo brusca per lui, doveva pienamente convincersi della sua totale inferiorità.
Si limitò a godere dei vari rumori e scricchiolii che i vari oggetti che capitavano sotto i suoi piedi emettevano, incapaci di resistere sotto il suo peso.
Nel suo percorso si imbattè anche in una vecchia calcolatrice.
"Funziona?" gli chiese. "No, è da buttare" rispose Giorgio.
"Non sai che i rifiuti solidi devono essere il più possibili compattati? Adesso ti faccio vedere come si fa."
Giorgio non si era ancora ripreso dalla scena della bottiglia, che assistette ad un'altra dimostrazione della potenza di Michelle.
Lui era ancora disteso per terra e potè osservare tutto nei minimi particolari.
Michelle sollevò un piede e lo poggiò sulla calcolatrice, strisciandoglielo di sopra, quasi la stesse accarezzando. Ad un tratto il suo piede si fermò e si appoggiò sulla tastiera dello strumento.
Michelle iniziò a parlare al cellulare e Giorgio osservava rapito le inaspettate flessioni che il piede di Michelle imponeva alla calcolatrice ad ogni suo movimento.
Era un continuo susseguirsi di pressioni ora più forti, ora più leggere, che comprimevano la plastica facendola scricchiolare, senza, però, romperla.
Giorgio, dalla sua posizione, non potè neanche fare a meno di dare una sbirciatina a qule che riusciva a vedere da sotto la gonna di Michelle: due splendide gambe tornite, adeguate alla mole imponente della donna che andavano a finire in un magnifico sedere, messo ancora più in evidenza da un paio di slip molto sgambato.
Ma, ad un tratto, l'imprevedibile.
"Cosa stai guardando?" gli sibilò improvvisamente Michelle.
Giorgio avrebbe voluto sprofondare. Era stato scoperto.
Rimase per terra inebetito, mentre Michelle, sapendo che lui non riusciva a toglierle gli occhi di dosso, senza alcun indugio salì sopra la calcolatrice, che sotto i suoi piedi divenne improvvisamente arrendevole, incapace di contrastare quel peso ciclopico e lasciando che il suo corpo di plastica si spaccasse.
Era trascorso solo qualche istante, che la calcolatrice era già stritolata, appiattita come un sandwich e con vari ingranaggi che venivano fuori da varie parti.
Che spettacolo per Giorgio. Un mix di potenza ed erotismo.
"Adesso pensiamo a te" gli disse Michelle. "Alzati e siediti sul divano" gli ordinò.
Michelle lo vide obbedire senza discutere e capì che da quel momento era veramente in suo potere.
Michelle, senza dire una parola, si girò, volgendogli le spalle.
La gonna a campana fece una bella giravolta, sollevandosi e lasciando che Giorgio ammirasse ancora quelle splendide gambe.
Ad un tratto il fantastico fondoschiena della domestica improvvisamente cominciò a dirigersi proprio dove Giorgio era seduto.
Lui cercò di spostarsi, pensando che Michelle non si fosse accorta della sua presenza, ma lei gli bloccò la testa sul divano con la mano e gli sedette sopra.
Le splendide natiche di Michelle si appoggiarono sullo stomaco di Giorgio, schiacciandogli istantaneamente il bacino e facendolo sprofondare nel divano.
Ma il peggio stava per arrivare.
Michelle si accomodò come se Giorgio non esistesse e, dopo esserglisi seduta sopra, appoggiò le spalle sulla spalliera ed accavallò le gambe, lasciando che la gonna le mettesse abbondantemente in mostra.
Sorrideva soddisfatta, mentre sentiva Giorgio rantolare sotto di lei, cercando inutilmente di farla alzare.
Guardando il divano si intuiva la presenza di Giorgio soltanto perché si vedevano le sue corte gambe far capolino da sotto quelle ben più maestose di Michelle.
Per il resto, non si vedeva più nulla di Giorgio, totalmente sovrastato dal corpo di Michelle. Si intravedeva soltanto un ciuffo di capelli, che sbucava da dietro le spalle di lei che schiacciavano la testa di Giorgio, facendola sprofondare contro il cuscino del divano.
Giorgio provò a muoversi con tutte le sue forze, ma era totalmente immobilizzato sotto il peso della domestica.
Capì che era inutile tentare l'impossibile e cercò di resistere nel migliore dei modi.
"Ti faccio una domanda" disse Michelle. "Sai a cosa giova una gonna corta come quella che indosso oggi?".
Giorgio cercò di farfugliare qualcosa, ma non riusciva a rispondere da lì sotto.
"Te lo dico io. Non solo a far vedere le gambe, ma anche a mangiare un bocconcino quando si ha fame. Proprio come adesso" disse Michelle.
Giorgio non aveva ancora capito cosa gli sarebbe successo, era troppo impegnato a cercare di sopravvivere sotto il peso di quel magnifico corpo.
"Voglio proprio vedere se è vero quel che dicono dei piccolini come te!" e così dicendo Michelle si alzò dal divano.
Si girò verso Giorgio e non potè fare a meno di scoppiare in una sonora risata quando vide come lo aveva ridotto.
L'ometto era stato talmente schiacciato dal peso di Michelle, che ormai era completamente incassato ed appiatito nei cuscini del divano, come se ne facesse integralmente parte. Sembrava quasi uscito da un fumetto.
Michelle gli si avvicinò e, mentre Giorgio cercava di venir fuori da quella posizione di sprofondamento, lo bloccò, appoggiandogli un piede sul torace.
Michelle lo tenne fermo in quella posizione per un po’, guardandolo nelgli occhi.
Voleva dargli il tempo di abituarsi a quella nuova posizione.
Era certa che non appena lui avesse superato lo stupore di trovarsi con il piede di Michelle sul torace, avrebbe cominciato ad abituarsi ed avrebbe cominciato a guardare un po’.
E così avvenne.
Gli occhi di Giorgio non poterono evitare di guardare le sue cosce lunghe e tornite, che apparivano dalla gonna sollevata, lo splendido corpo di Michelle che torreggiava sopra di lui, imponente e, di conseguenza, lei non potè fare a meno di notare un certo "risveglio" nella parte passa dei pantaloni di Giorgio.
La preda era cotta a puntino.
Non rimaneva che gustarla.
Con grande sollievo di Giorgio, Michelle sollevò il piede dal suo torace per passare alla degustazione del suo bocconcino.
Gli si sedette sopra a cavalcioni, stringendolo in mezzo alle sue cosce abbronzate e bloccandogli le braccia sotto le sue ginocchia.
Adesso Giorgio si trovava di fronte a lei e sotto di lei.
La ammirava mentre lo sovrastava con la sua imponenza, era rapito dalla sua bellezza, dai suoi movimenti, mentre si preparava a possederlo.
Le sue braccia quasi scricchiolavano sotto le ginocchia di Michelle, ma Giorgio quasi non sentì più il dolore quando lei sbottonò completamente la camicetta, offrendo a Giorgio il panorama più bello che avesse mai visto.
Michelle se ne stava sopra di lui con le mani sui fianchi, mettendo in evidenza il suo torace possente ed il suo seno regale.
Gli si avvicinò, appoggiandogli prepotentemente il seno sulla faccia e schiacciandogli la testa contro il cuscino, con una tale potenza da fargli credere che lo volesse uccidere.
Ma Michelle non aveva ancora usato la sua forza, con Giorgio non ve n'era bisogno, gli aveva voluto dare soltanto un'altra dimostrazione di potenza, facendo ricorso soltanto ad un po’ del suo peso.
Michelle si rese conto che la rilevante differenza di altezza le impediva, in quella posizione, di consumare il suo pasto con comodità, poiché Giorgio doveva mettersi molto più in basso di dove si trovasse adesso.
Gli liberò le braccia spiaccicate sotto le sue ginocchia, si sollevò un poco, gli mise una mano sulla testa e gliela spinse verso il basso, facendo scivolare l'ometto con facilità sotto di lei, fino al punto che le veniva più comodo.
Con un gesto secco gli stracciò i pantaloni ed in un attimo la sua calda passera potè cominciare a gustare la sua preda.
L'"arnese" di Giorgio scomparve dentro Michelle, venne inghiottito come da un "triangolo delle Bermuda", cominciò ad essere massaggiato, stretto, masticato con lentezza.
Giorgio non potè fare nient'altro che ammirare quel monumento di bellezza di Michelle, che si muoveva sopra di lui a ritmi lenti, con quel seno che sobbalzava possente, con quelle natiche che lo schiacciavano prepotenti, pesantissime, facendogli emettere ad ogni movimento continui lamenti.
Quei lamenti che eccitavano ancora di più Michelle e che erano una riprova del suo dominio.
Giorgio dalla sua posizione per diversi minuti vide tutta la stanza ondeggiare, come se si trovasse in una barca, a causa dei movimenti che la domestica cavalcandolo gli imponeva, andando su e giù sopra di lui con ritmi regolari e lenti e pressandolo contro i cuscini del divano.
Giorgio non aveva più sensibilità alle braccia, completamente atrofizzate sotto le ginocchia di Michelle, e gli facevano molto male.
Sotto di lei gemeva, avrebbe voluto urlare di dolore, ma non ne aveva la forza.
I suoi lamenti, le sue smorfie di dolore facevano salire alle stelle il godimento di Michelle che, quando cominciò ad essere vicina all'orgasmo, per aumentare il proprio piacere e sentire ancor di più dentro di sé l'"attrezzo" di Giorgio, non soltanto aumentò il ritmo, ma anche la profondità di penetrazione, appoggiandosi su Giorgio senza alcuna attenzione e schiacciandolo senza pietà.
Giorgio in quei momenti si sentiva come un pupazzo, in balia dello strapotere della sua domestica e scoprì che, nonostante gli stesse infliggendo un forte dolore fisico, il suo "attrezzo" non abbassava la guardia, anzi!
Che lo strapotere di Michelle su di lui cominciasse a piacergli?
Una vocina dentro di lui urlava: sì!
Ma queste sue veloci riflessioni furono interrotte da improvvisi cambiamenti che venivano imposti al suo corpo.
Michelle aveva finito e stanca della cavalcata, si fermò per rilassarsi, tenendo Giorgio ancora dentro di sé e guardandolo soddisfatta mentre giaceva inerme sotto di lei, stravolto dal dolore e dalla fatica.
Rimanendo a cavalcioni sopra di lui, prese una sigaretta, se la accese e tirò un paio di boccate.
Giorgio non sopportava il fumo e, con grande stupidità, pensò bene di dirglielo.
La reazione di Michelle non si fece attendere.
Si chinò leggermente sopra di lui, con la mano sinistra gli afferrò le guance e gliele strinse talmente forte da costringerlo ad aprire la bocca.
Tenendolo bloccato in questa posizione, avvicinò la mano destra con la sigaretta alla bocca di Giorgio che la osservava con gli occhi spalancati e vi fece cadere dentro la cenere in più.
"Così, adesso, avrai anche la funzione di mio portacenere, caro il mio tappetto", gli sibilò.
Alla boccata successiva Michelle avvicinò la sigaretta alla bocca di Giorgio, ordinandogli di aprirla, ma lui le fece cenno di "no" con la testa.
"Povero stupido. Vedrai come te la faccio aprire la bocca!".
Mise la mano sinistra sul torace di Giorgio e cominciò a poggiarglisi sopra, lentamente, sempre di più.
La domestica lo guardava negli occhi, fiera e prepotente, mentre lui raccoglieva tutte le sue forze per cercare di resistere a quell'ennesima violenza.
Lei era la tigre, lui la povera preda.
Giorgio totalmente immobilizzato sotto di lei, la osservava mentre lo sovrastava imponente, si piegava leggermente sopra di lui per iniziare a schiacciarlo, mentre, come se nulla fosse, si godeva la sua sigaretta.
Giorgio notò come quella posizione mettesse ancora di più in risalto la bellezza di Michelle, poiché l'essersi appoggiata su di lui le faceva contrarre i muscoli pettorali, facendo sì che il suo splendido seno svettasse ancora di più, prepotente e maestoso.
La pressione per qualche istante non aumentò più. Giorgio pensò di avercela fatta a resistere, anche se sentiva di essere arrivato al limite.
E Michelle questo lo sapeva.
Lui non aveva ancora capito che la domestica gli aveva voluto dare questa illusione, per divertirsi.
Poco dopo Michelle superò facilmente il limite di sopportazione di Giorgio, schiacciandolo ancora.
Senza alcuno sforzo.
La sua mano calcò il torace di Giorgio in maniera tale da indurlo ad aprire la bocca quasi fosse un gesto automatico, per il dolore.
"Hai visto che l'hai aperta la bocca? Adesso, se per caso ti azzardi a spostare la testa mentre ti butto la cenere, ti stritolo!"
Giorgio terrorizzato rimase immobile e lei, come se nulla fosse, gli fece cadere nuovamente la cenere della sigaretta dentro la bocca.
Finito di fumare, la domestica gli prese una mano e spense il mozzicone sul suo palmo.
Con estrema calma e lentezza, roteando la sigaretta con cura, finchè non fu sicura di averla spenta, mentre Giorgio giaceva immobile.
Aveva capito con quanta facilità Michelle poteva fargli male. Molto male.
Incurante dei lamenti di dolore di Giorgio per la bruciatura, Michelle si alzò e si sistemò la gonna.
"Hai visto com'è comoda una gonna come questa? Corta quanto basta, a campana per farmi muovere senza problemi, sexy per ottenere ciò che voglio dalla mia preda."
Michelle osservò Giorgio che, nonostante lei si fosse già alzata, era ancora rimasto nella posizione in cui lei l'aveva costretto a stare.
Sembrava un manichino che fosse capitato sotto un rullo compressore.
Era semplicemente distrutto.
"Ti avviso che il mio appetito può anche essere giornaliero e può venirmi anche più volte in un giorno. Quindi, dovrai essere sempre disponibile e sempre pronto a soddisfarmi.
Non accetto scuse.
Tutte le tue energie dovranno essere per me. A tua moglie inventa delle scuse, semmai ve ne sia la necessità. Tanto non credo che scopiate tanto di frequente. Vero?" gli disse Michelle con l'espressione di chi non ammette repliche.
Fece un giro su se stessa ed ancheggiando in una maniera superba, uscì dalla stanza.
Giorgio rimase qualche minuto ancora disteso sul divano, o per meglio dire incassato in esso.
Cercò di riprendere le forze e, nel contempo, cercò anche di fare mente locale su quel che gli era successo.
Mai aveva visto una donna così bella, così imponente, eppure il destino aveva voluto che lui andasse a finire fra le sue cosce, per soddisfarla.
Sapeva bene di essere stato letteralmente violentato, schiacciato ed umiliato dalla superiorità fisica di Michelle, ma si rendeva conto che non poteva far nulla. O quasi.
Avrebbe potuto indurre sua moglie a licenziarla, inventando chissà quale scusa per convincerla……, ma, ammesso che ci fosse riuscito, l'idea di non vedersi più per casa quella splendida stangona, gli sarebbe piaciuta?
Facendosi un esamino di coscienza, la risposta fu negativa.
Giorgio si abituò sempre più alla presenza di Michelle, alla sua magnifica stazza.
Ormai aveva fatto l'abitudine al fatto che lei lo sovrastasse dall'alto del suo metro e novanta, aveva consapevolezza della sua inferiorità e la accettava.
Michelle lo aveva piegato.
Michelle aveva vinto.
Giorgio da quel momento in poi aveva il compito di fare tutti i lavori che avrebbe dovuto fare lei e di obbedirle in maniera assoluta.
Uno dei suoi nuovi compiti fu quello di assisterla quando saliva in terrazza a prendere il sole.
La prima volta che Giorgio la vide in bikini, rimase accecato dalla sua bellezza.
Quando pensava di non essere visto, non le toglieva gli occhi di dosso, per godere della vista del più piccolo movimento di quel magnifico corpo.
La sua andatura era regale, maestosa e vederla avanzare era uno spettacolo.
Gli piaceva nascondersi sotto la scala che conduceva in terrazza, per poterla ammirare mentre saliva i gradini in listelli di ferro.
Gli piaceva sentire il rumore dei suoi sandali sulla scala, le vibrazioni che il suo passaggio imponeva, gli piaceva vedere i gradini flettersi sotto gli oltre cento chili di Michelle.
Era una splendida sensazione, era come se lei gli passasse sopra.
Come invidiava quei gradini. Avrebbe voluto essere al loro posto.
Michelle sapeva che Giorgio si nascondeva sotto la scala quando lei saliva.
Le piaceva che lui la spiasse, la ammirasse e quando sapeva di trovarsi vicino al suo "nascondiglio", rallentava appositamente oppure si fermava proprio sopra di lui, muovendosi in maniera tale da far scricchiolare ancora di più il gradino sul quale si trovava.
Quando Michelle saliva in terrazza, Giorgio aveva il compito di massaggiarle le gambe ed i piedi, per rilassarla.
Le prime volte lui era estremamente imbarazzato, poiché trovarsi a poche centimetri da tutto quel ben di dio non capitava mica tutti i giorni!
Giorgio era stregato dalle splendide gambe di Michelle, che erano anche tornite e toniche, muscolose al punto giusto.
La pelle era liscia ed ambrata ed i suoi piedi erano grandi, molto più grandi dei suoi, ma molto belli e curatissimi.
Giorgio aveva una voglia matta di finirci sotto ed un giorno ci provò.
Sapeva che Michelle quando si stendeva al sole stava ad occhi chiusi.
Dopo aver fatto un respiro profondo le disse: "vorrei massaggiarti la pianta del piede; ti dispiacerebbe alzarlo un po’?"
Michelle sorrise, mentre lo spiava da dietro i suoi occhiali da sole.
Giorgio vide il piede di Michelle sollevarsi e, preso di coraggio, vi mise sotto il palmo della sua mano.
Michelle non gli diede il tempo di dire altro e lentamente abbassò il piede e lo appoggiò sulla mano di Giorgio, tenendo sollevato il tallone.
Giorgio era tremante.
Sentire il piede di Michelle morbido ma anche possente sopra la sua mano, lo faceva eccitare tantissimo e cominciò a massaggiarlo.
Michelle godeva di quel trattamento, le piaceva l'idea che quel tappetto d'uomo fosse ai suoi piedi ad accarezzarla.
Ma voleva stare più comoda e gli disse:"avvicinati ancora di più alla sdraio e stenditi."
Giorgio obbedì senza indugi.
"Scelgo il tuo stomaco. Mi piace il morbido" e vi mise i piedi sopra.
Dopo qualche istante accavallò le splendide cosce e cominciò a godersi il tiepido sole pomeridiano.
Nel contempo Giorgio cominciò ad essere in difficoltà.
Il suo stomaco dopo qualche minuto non riuscì più a resistere sotto la pressione del piede di Michelle, più forte del normale poiché gravato del peso delle cosce accavallate.
Il piede di Michelle aveva avuto la meglio e adesso sprofondava sulla sua pancia, schiacciandola impietosamente.
Giorgio riusciva a respirare a malapena, ma lo sforzo era ripagato dalla visione delle splendide gambe di Michelle che lo sovrastavano.
Michelle intuì il disagio di Giorgio, sentiva che lui cercava di sistemarsi meglio, di alleviare il dolore provocato dal suo stomaco schiacciato.
Ma non fece nulla, non si spostò di un millimetro.
Le piaceva sentirlo muoversi sotto di sè, cercare inutilmente di svincolarsi.
L'inutilità dei tentativi di Giorgio erano un ulteriore conferma del suo predominio su di lui.
Ad un certo punto Michelle avvicinò il piede della gamba accavallata alla faccia di Giorgio, dondolandolo maliziosamente.
Cominciò a sfiorargli il viso, gli si appoggiò un pochino sopra, in attesa.
Giorgio prese l'iniziativa e, con piacevole sorpresa di Michelle, cominciò a baciarle la pianta del piede, mentre lei glielo posizionava in maniera ottimale.
Ad un certo punto gli ordinò: "succhiami le dita!"
Giorgio non se lo fece dire due volte e cominciò a leccare con avidità.
Michelle aveva un debole per il pollice e con prepotenza lo infilò dentro la bocca di Giorgio, quasi soffocandolo, mentre Giorgio provvedeva al suo piacere.
Quando fu soddisfatta, gli ordinò di smettere.
Senza dargli il tempo di rendersene conto, Michelle cambiò posizione e pensò di utilizzare la testa di Giorgio come appoggio.
Con un velocità sorprendente gliela fece girare, vi mise un piede sopra ed accavallò le gambe.
La faccia di Giorgio adesso era deformata dalla pressione di Michelle e diventava sempre più rossa.
Il piede gli faceva molto male, gli schiacciava la pelle e le guance tanto da fargliele bruciare.
Giorgio gemeva, si contorceva.
Ma Michelle continuò a tenerlo inchiodato per terra soddisfatta.
Le volte successive Giorgio fu sempre più bravo ad esaudire tutti i desideri di Michelle e cercò di non annaspare più quando era sotto di lei, tanto……..aveva capito che era perfettamente inutile.
Un giorno, però, volle osare di più.
Michelle era andata a farsi la doccia.
Come al solito aveva sistemato tutto ciò che le avrebbe giovato, compresa la tovaglia che metteva per terra per non scivolare sul pavimento.
Finita la doccia, aprì la porta del box e, mentre stava ancora asciugandosi il viso, si accorse che la tovaglia si trovava più sollevata del solito.
Stava per salirvi sopra, quando vide che sotto di essa si era steso Giorgio!
Gli occhi dell'ometto fecero capolino da sotto un lembo della tovaglia e cominciarono ad ammirare la bellezza statuaria di Michelle.
Lei torreggiava imponente su di lui, splendidamente nuda.
Il suo corpo morbido e sinuoso brillava al luccicare delle gocce d'acqua che si rincorrevano, scivolando sulla sua pelle ambrata.
Gli occhi di Giorgio osservarono ogni singolo centimetro di quei centonovanta di altezza della donna, avrebbe voluto baciarli, toccarli….ma sapeva che se si fosse azzardato a farlo senza il suo consenso, sarebbero stati guai!
Michelle rimase lì, consapevole e soddisfatta del desidero che scatenava in Giorgio.
"Credo tu sappia dove ti sei messo, vero?" gli chiese Michelle.
Giorgio annuì col capo.
"Saprai anche quel che ti aspetta non appena uscirò da questa doccia, vero? Pensi di farcela? Riuscirai a resistere sotto il mio peso? Ti concedo ancora qualche secondo per ripensarci. Se vuoi puoi ancora alzarti e scappare da questa stanza.
Ma…..ti avverto! Se deciderai di rimanere, sarà a tuo rischio e pericolo."
Giorgio valutò attentamente l'avvertimento, valutò ancora una volta la magnifica stazza di Michelle e decise di……..rimanere!
"Tempo scaduto!" gli disse la domestica.
Nel contempo lei sollevò il piede destro e lo appoggiò sulla pancia di Giorgio.
In quei pochi attimi entrambi erano estremamente eccitati, ciascuno per motivi differenti.
Michelle aveva una gran voglia di sentirselo sotto i piedi.
Giorgio aveva la paura di chi aveva imboccato una strada dalla quale sapeva di non poter tornare più indietro.
Non gli rimaneva altro da fare che cercare di resistere.
Michelle scelse il punto dello stomaco di Giorgio e vi salì sopra.
Per pochi istanti Michelle vi scaricò sopra tutto il suo quintale di peso, finchè non poggiò il suo piede sinistro sul torace dell'ometto.
Mai nella sua vita Giorgio aveva provato una simile sensazione.
Mai aveva sentito il suo corpo deformarsi, sebbene avesse cercato di resistere contraendo al massimo gli addominali.
Per alcuni secondi gli sembrò di morire.
Osservava la splendida figura di Michelle che adesso era sopra di lui.
Non aveva mai pensato che una così bella donna potesse massacrarlo con tanta facilità.
Adesso il suo corpo era sotto il totale controllo di Michelle.
La differenza di stazza fra loro due era tale, che ogni singolo movimento di Michelle imprimeva delle spaventose pressioni sempre diverse sul corpo di Giorgio.
Sotto i bellissimi piedi della domestica le ossa di Giorgio si piegavano, scricchiolavano impotenti.
Giorgio era totalmente annullato sotto di lei.
Michelle lo guardò trionfante.
Sorrise osservando come Giorgio sotto di lei sembrò essere ancora più piccolo del normale, sembrava quasi un puffo messo lì apposta come tappetino.
Accese la radio e sulle note di un lento cominciò ad ancheggiare.
Era splendida.
I suoi movimenti lenti e sinuosi evidenziavano ancora di più le magnifiche curve del suo corpo.
Ma la musica era disturbata dai gemiti di Giorgio, che si lamentava sotto di lei.
Lo guardò ancora un istante, mentre ondeggiava tenendo con le mani i capelli raccolti dietro la nuca, e notò divertita come Giorgio fosse tutto rosso in viso, con gli occhi strizzati per lo sforzo.
I suoi gemiti, però, la stavano infastidendo.
Come se nulla fosse, sollevò il piede sinistro dal petto di Giorgio e con le dita gli spinse la fronte di lato.
Giorgio cercò di opporsi, ma fu tutto inutile.
Nonostante i suoi sforzi, Michelle gli fece girare facilmente la testa con il piede, sistemandola nella posizione che più le sembrò comoda.
Subito dopo Giorgio sentì la sua testa completamente sotto il piede di Michelle, che vi si appoggiò sopra potente ed inesorabile.
Avrebbe voluto gridare dal dolore, ma si rese conto che, se lo avesse fatto, Michelle si sarebbe divertita ancora di più e lo avrebbe potuto stritolare come un insetto.
Non gli rimaneva altro che giacere e subire in silenzio.
"Quando avrò finito, scenderò e dovrai farmi i massaggi. Chiaro?" gli disse Michelle.
Giorgio in quella posizione non era neanche in grado di farle un cenno.
"Vedo che finalmente ha imparato a tacere, quando ti do degli ordini. Bravo. Anche se non so proprio in che modo potresti replicare, visto dove ti trovi!" e scoppiò in una sonora risata.
Michelle poco dopo scese dal suo tappeto umano per andare a prendere l'asciugacapelli, ordinando a Giorgio di non muoversi da lì.
Giorgio alleviato dalla pressione, cercò di capire se avesse qualcosa di rotto.
Raddrizzò la testa e subito si accorse di avere un fortissimo dolore al collo. Era stato lo sforzo che aveva fatto nel cercare di contrastare Michelle quando con la forza gli fece girare la testa.
Che stupido era stato!
Aveva rischiato parecchio, sperando l'impossibile. Sperando di riuscire ad opporsi a Michelle.
Poteva ritenersi fortunato se Michelle non gli aveva ancora schiacciato la testa.
Con le mani cominciò a tastare il petto, lo stomaco, il bacino…..dovunque si toccasse sentiva dolore. Aveva anche diverse zone diventate nere, come quando si sbatte contro qualcosa e ci si procura una specie di ecchimosi.
Michelle lo aveva ridotto proprio bene.
Lei ritornò poco dopo, indossando soltanto una deliziosa gonnellina da tennista ed una camicetta bianca annodata sul ventre e……. alquanto sbottonata.
Lo guardò con uno sguardo che Giorgio aveva imparato a conoscere.
Michelle aveva fame.
Appoggiò con noncuranza un piede sul torace di Giorgio, tenendolo vezzosamente con il tallone un po’ sollevato, giusto per far risaltare i muscoli del polpaccio.
E come se nulla fosse, si asciugò i capelli.
Di tanto in tanto si appoggiava un po’ di più, oppure muoveva la punta del piede sul petto di Giorgio, come se stesse schiacciando un mozzicone di sigaretta.
Tanto per tenerlo fermo, ricordandogli il suo dominio su di lui.
Michelle sapeva benissimo che, nella posizione in cui si era messa, la visuale di Giorgio era completamente occupata dal suo fisico.
Sapeva che Giorgio doveva necessariamente guardare le sue magnifiche cosce, i suoi glutei possenti evidenziati dal tanga che aveva appositamente indossato, che lasciava vedere anche la sua calda passera.
Lo sapeva e le piaceva.
Giorgio dopo qualche minuto cominciò a sentire gli effetti di quella provocazione.
Cominciò ad inghiottire, cercò di distogliersi, di non guardare quei cento e passa chili di femmina che lo sovrastavano invitanti.
Ma non ci riusciva.
Ad un certo punto Michelle finì di asciugarsi i capelli.
"Adesso voglio fare un po’ di ginnastica!" esordì.
Ordinò a Giorgio di spostarsi al centro del pavimento e gli preannunciò che avrebbe fatto degli esercizi a terra e che lui sarebbe stato il suo materassino.
Gli ordinò di stare disteso assolutamente dritto e con le braccia lungo il corpo, assolutamente immobile.
Gli si avvicinò e, rimanendo sospesa su di lui, iniziò a fare flessioni.
Giorgio, molto più basso di lei, venne a trovarsi con la testa all'altezza fra il torace ed il costato di Michelle, che si alzavano ed abbassavano su di lui.
Dopo alcune flessioni, Michelle, rimanendo sospesa su di lui, disse:"Ho voglia di riposarmi un po’".
Giorgio ebbe appena il tempo di rendersi conto di ciò che gli stava accadendo, che vide il torace di Michelle abbassarsi minaccioso verso di lui.
In pochi attimi capì che doveva trovare una soluzione per poter almeno continuare a respirare.
D'istinto girò la testa di scatto a destra.
Appena in tempo.
Subito dopo Michelle gli si stese sopra, con ben poca delicatezza.
Il suo splendido corpo si adagiò su Giorgio, in maniera prepotente e decisa.
Michelle sorrideva mentre sentiva le mani di Giorgio cercare disperatamente di spingerla, di spostarla almeno un po’.
Le fu sufficiente alzarsi qualche centimetro e ripiombare su di lui pesantemente, perché Giorgio lanciasse un urlo soffocato e la smettesse di fare tentativi inutili.
Adesso Giorgio giaceva sotto di lei, con la testa girata di lato e la faccia schiacciata sotto il suo seno.
A poca distanza dalla sua bocca faceva capolino un capezzolo, turgido e ritto.
Nonostante la sua posizione non certo felice ed i dolori che il peso di Michelle gli procurava, non riuscì a resistere a quel profumo e cominciò succhiare dolcemente quel capezzolo.
Michelle fu piacevolmente sorpresa dall'iniziativa di Giorgio e gli consentì di continuare a svolgere il suo compito.
Sollevò un poco il torace e permise a Giorgio di raddrizzare la testa.
Prese le sue braccia, gliele fece alzare, vi si appoggiò di sopra con i gomiti e gli bloccò la testa fra le sue braccia.
"Adesso dovrebbe venirti un po’ meglio fare il tuo dovere".
Giorgio annuì con la testa, mentre cercava di darsi da fare al massimo per soddisfare la sua padrona.
Michelle lo osservava mentre le succhiava prima un capezzolo e poi l'altro, rosso per lo sforzo di resistere sotto il suo peso e per il dolore alle braccia.
Ma, ad un tratto, proprio mentre la faccia di Giorgio si trovava in mezzo al suo seno, Michelle gli strinse ancora di più la testa fra le braccia, impedendogli qualsiasi movimento e si appoggiò con decisione su di lui.
Giorgio si sentì soffocare, a sua faccia era totalmente coperta dal seno di Michelle, che lo schiacciava, non lo faceva respirare, non gli faceva vedere un minimo di luce.
Cercò di divincolarsi, cercò di liberarsi le braccia, ma era tutto inutile.
Michelle con pochissimo sforzo gli bloccava le braccia impedendogli qualsiasi movimento e, nel contempo, lo stava soffocando in mezzo alle sue tette.
Giorgio in un ultimo disperato tentativo cercò di far leva sulle gambe, per sollevarla, per disarcionarla, ma i cento chili del magnifico corpo di Michelle ebbero facilmente la meglio su di lui.
Michelle sorrideva eccitata, mentre il piccolo ometto gemeva sotto di lei, si sforzava, si contorceva, cercava di lottare per sopravvivere.
Quando capì che era allo stremo delle forze, Michelle si sollevò un poco, per dar modo a Giorgio di respirare.
"Hai capito adesso cosa sono io per te? Sono il dominio assoluto, sono la tua vita, ma posso anche essere la tua fine. Mi sarebbe stato sufficiente aspettare ancora qualche istante per ucciderti senza alcuna difficoltà, se avessi voluto. Posso fare di te ciò che voglio e quando voglio, senza che tu me lo possa impedire. Il tuo destino è subirmi".
Giorgio sentì la mano di lei scivolare in verso i suoi pantaloni.
"Ti prego, adesso no. Non me la sento proprio. Sono un cumulo di dolori, mi sento con le ossa tutte rotte, ti supplico, non ce la faccio!"
Ma Michelle sapeva come ottenere ciò che voleva.
Prese la mano di Giorgio e la appoggiò sui suoi fianchi.
Era la prima volta che Giorgio aveva il permesso di toccarla.
La sua pelle era vellutata, le sue forme strepitose, il suo corpo sinuoso e possente.
Come Michelle aveva previsto, dopo pochi attimi Giorgio era pronto per l'uso.
Prese il suo "arnese" e lo fece scivolare con decisione dentro la sua passera calda.
Cominciò a muoversi sopra di lui, strisciandogli sopra, schiacciandolo contro il pavimento.
Giorgio cercò di resisterle, ma così facendo non faceva altro che eccitarla sempre di più.
Michelle gli bloccò nuovamente le braccia, questa volta tenendogliele con una mano soltanto sopra la testa.
Con l'altra mano sistemò meglio il pistolino di Giorgio dentro di sé e continuò a violentarlo per diversi minuti, senza sosta, massacrandolo sotto il suo peso, sotto la sua potenza.
Michelle godeva nel sentire Giorgio che si dimenava, si contorceva sotto di lei, le piaceva vedere con quanta facilità riusciva ad immobilizzarlo, ad usarlo.
Era come se stesse cavalcando un piccolo cavallo da domare, da piegare alla sua volontà e contrastare i suoi tentativi di opporsi, i suoi sforzi con estrema facilità e divertendosi, la eccitava tantissimo.
Finchè non raggiunse l'orgasmo.
Continuò a tenere Giorgio dentro di sé per alcuni minuti ancora, muovendosi sopra di lui con movimenti lenti e dolci, ondeggiando con gli occhi chiusi ed il capo leggermente reclinato all'indietro, mentre i lunghi capelli sfioravano la camicetta interamente sbottonata.
Ansimava possente sopra la sua preda, sfruttando fino all'ultimo tutto il piacere che poteva ricavarne.
"Ho proprio voglia di un bel caffè" disse, mentre cominciava ad alzarsi.
Adesso era in piedi e torreggiava sopra Giorgio che giaceva ancora per terra esausto.
Giorgio era talmente distrutto, che quasi non si rese neanche conto che Michelle mentre si guardava allo specchio, senza accorgersene gli stava schiacciando una mano sotto il piede.
D'altro canto, ormai, per lei Giorgio era alla stessa stregua della moquette di casa e non prestava più tanta attenzione se, a volte, gli calpestava le dita, una mano o qualcos'altro.
"Vieni di là in cucina e mettiti sotto il tavolo" gli ordinò.
Giorgio raccolse tutte le sue forze e completamente dolorante cominciò a dirigersi verso di lei, nel modo che gli era stato insegnato.
Infatti, secondo le disposizioni di Michelle, Giorgio doveva attenersi a delle regole:
• procedere sempre dietro Michelle, mai davanti;
• seguirla a quattro zampe, mai in posizione eretta;
• procedere senza distogliere lo sguardo dal corpo di Michelle, ammirandolo in continuazione;
• nel caso in cui Michelle gli rivolgesse la parola, abbassare subito lo sguardo e passare immediatamente dalla posizione a quattro zampe a quella del tappetino;
• indossare abbigliamento scuro, in modo che esaltassero le impronte dei suoi passaggi sopra Giorgio.

Poche regole ferree, che Giorgio non esitava a rispettare.
Nonostante i dolori sparsi su tutto il corpo, la seguì a quattro zampe fino in cucina e si mise sotto il tavolo.
"Ti vedo abbastanza provato, per cui mi preparerò il caffè senza usarti come tappetino. Voglio risparmiarti un po’."
Quando il caffè fu pronto, si sedette, appoggiò i suoi bellissimi piedi sul torace di Giorgio ed accavallò le splendide cosce, interamente scoperte dalla piccola gonnellina da tennista.
Ad un tratto Giorgio sentì un tintinnio di chiavi.
Era sua moglie che stava rientrando a casa!
"Ti supplico, fammi alzare. Non posso farmi trovare in queste condizioni!" disse Giorgio a Michelle.
"Non ci penso nemmeno. Anzi, non vedo l'ora che tua moglie capisca chi è che comanda qui dentro!".
Pina arrivò in cucina e si bloccò.
Il suo sguardo stupito osservò Michelle in tutto il suo splendore, le guardò le cosce, magnifiche ed imponenti che schiacciavano per terra Giorgio, pieno di impronte dei piedi e degli infradito di Michelle sulla camicia e sui pantaloni.
"Buongiorno, signora" le disse Michelle, sorridendo e pregustando quanto sarebbe accaduto.
Letto 6469 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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