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Venerdì, 24 Agosto 2007 10:53

Il tutto e il nulla

Scritto da  robur
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Ogni cammino, per quanto meraviglioso, è un fantasma che si dissolve mentre incede..
Quando ho cominciato il viaggio non ero ancora morto.
La diagnosi non dava campo alla speranza. Il medico mi aveva appena sventolato sotto il naso una graziosa radiografia: “Ecco vede, il tumore è troppo esteso, è inoperabile. Mi dispiace…”. L’ultima frase di condolente cordoglio si era spiaccicata invano contro lo stupore delle mie orecchie. Niente, nemmeno un fremito di consolazione. Era una cortesia da becchino, inaudibile dall’uomo-salma che diventavo in quel preciso istante.
Poi sono morto, a poco a poco. I miei cinque sensi fanno discretamente il loro dovere. Il cuore tira avanti la carretta, tranne qualche sobbalzo notturno di strazio e terrore. Il signore che abita il mio cervello consuma la sua tranquilla colazione di quotidiani, ogni mattina. Tuttavia, l’esistenza mi ha abbandonato lentamente, come un topo che cerchi di scampare al disastro della nave, senza dare troppo nell’occhio, salvando masserizie e foto di famiglia. A malapena ricordo il fruscio della sua vestaglia di seta – della vita, intendo - nel salto fuori dal mio letto. Il profumo della sua carne. La vita si difende. Non sta con i morti. Si riprende i colori, i sapori e i ricordi, consegnandoti alle braccia di un lucido delirio in cui tutto è immoto. Ti lascia il corpo, certo. E’ una crudele elemosina.
Per questo il viaggio ha avuto inizio. Per tentare di salvare almeno l’essenziale. Ma adesso che sono arrivato al dunque, non rammento più l’oggetto della mia odissea. Cerco qualcosa di te e non so più esattamente cosa. Non ho certezze, al massimo improbabilità. E il verde che splende intorno a me mi sembra - mi appare soltanto per l’appunto - il prato verdissimo di un parco.
Potrei abbozzare un inventario e tentare la fortuna, il gioco a premi della memoria. Ecco, tiro via dalla tasca un foglietto a quadretti e lo macchio di inchiostro rosso (tanta è la voglia di resurrezione che si nasconde perfino nella scelta cromatica della penna e da lì mi sbircia). Scrivo.
Pezzi della tua anima che (forse) vorrei rintracciare prima dell’addio
1) La tua allegria
2) La tua tristezza
3) Tu.
Mi giro il foglietto tra le mani. Soppeso le parole. Non mi pare che ci siamo.
Cancello a forza con uno sbaffo nervoso della punta. Riprovo.
Pezzi del tuo corpo che (magari) vorrei con me prima dell’addio.
1) I tuoi occhi
2) La tua bocca
3) Il tuo coccige (nb: che umorismo da oltretomba)
4) I tuoi piedi.
Qui mi fermo. Ora so che ho fatto il viaggio perchè rivoglio i tuoi piedi accanto a me. Sì, tuoi piedi mi accontenteranno.
Poi è accaduto. Un flusso di sangue mi è esploso dentro. Mi sono chinato sul verde. E ho compreso davvero.
Ho capito perché sono arrivato su questo prato e su questa panchina, dove mi hai detto sì, tanto tempo fa . Ho capito che immaginavo te intera, attraverso la misericordia luccicante di un tuo frammento. Ho capito che non cercavo tuoi piedi sul serio. Volevo ritrovare l’orma nuda dei tuoi passi, l’erba che hai calpestato quel giorno, per stringerla ancora al mio cuore e strofinarla sul mio petto. Era il mio ultimo desiderio.
Ogni cammino, per quanto meraviglioso, è un fantasma che si dissolve mentre incede. Ogni piede imprime un segno sulla terra per gli archeologi dell’essenziale, una traccia invisibile allo sguardo. E’ tutto. E’ nulla.
Robur
(Ciao a Vin e agli amici della comunità)

Letto 3096 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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