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Venerdì, 11 Novembre 2005 07:30

Il piede e la farfalla

Scritto da  robur
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Con un piede si può fare di tutto. Ci puoi giocare fino allo sfinimento, puoi accarezzarlo ed elaborare teorie sull’esistenza dell’anima e sullo spirito divino che effonde bellezza nella poesia di una caviglia. Per un piede si può perfino piangere. A me è capitato.

Con un piede si può fare di tutto. Ci puoi giocare fino allo sfinimento, puoi accarezzarlo ed elaborare teorie sull’esistenza dell’anima e sullo spirito divino che effonde bellezza nella poesia di una caviglia. Per un piede si può perfino piangere. A me è capitato.
La bambina era bellissima. Indossava una tunica bianca. Il sangue tra i capelli quasi non si vedeva, perché un becchino esperto aveva fatto un lavoro a regola d’arte. Morta a sette anni. Aveva inseguito una farfalla sul balcone di casa, era caduta dal secondo piano in un mercoledì di primavera. Voglia di piangere tanta, ma nelle orecchie il brusco richiamo del capo ligio al suo dovere professionale di cronista con le tacche sul cuore: “Vai all’obitorio, voglio un pezzo sul dolore dei genitori. E lo voglio subito!”. Dalla tana dei miei occhiali da sole, guardavo la bambina. Guardavo la sua tunica bianca. Guardavo il viso addormentato e un piedino nudo che sporgeva dal marmo del tavolo dell’obitorio. Un piedino scalzo, fino all’ingresso del padre che reggeva in mano due sandali, perché sua figlia non prendesse freddo negli autunni del paradiso. Ecco la benedizione di due lacrime dietro gli occhiali. Due lacrime e un soffio caldo di primavera. In quel piedino di morta stavano passando, uno dopo l’altro, tutti i prati verdi che non avrebbe attraversato mai più.
Robur
Letto 2953 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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