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Sabato, 16 Luglio 2005 12:58

Obsession

Scritto da  Redazione
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Proprio nel mezzo il signor Giovanni costretto nudo sul pavimento di legno, legato con delle manette ad entrambi i polsi ai piedi del letto come in un attesa di un abbraccio, le caviglie legate allo stesso modo al termosifone e un affare che sembrava il collare per i cani quando iniziano ad uscire con il padrone, gli fasciava il corpo e la testa. Quell’affare occorreva per bloccare i movimenti del corpo spaventandolo con il rischio del soffocamento. In bocca un fazzoletto di cotone colorato raffigurante delle rose con spine, sugli occhi una benda elastica nera e tappi nelle orecchie...

I raggi del sole fanno risplendere anche un paesello triste come “Sant’Elena Sannita” un borgo medioevale nel Molise da cui la maggior parte della gioventù scappa per andare altrove. Le uniche case abitate sono popolate durante le stagioni fredde gran parte da donne anziane perennemente in lutto. Esse, vestono abiti neri con maniche lunghe anche d’estate, hanno gonne lunghissime alle caviglie, nere, e sempre coprono il capo con fazzoletti del medesimo colore. Passeggiando per quelle vie si ha come l’impressione che il bel paesello con le sue stradine strette, le case e i negozi che rispettano il medio evo minuziosamente sia rimasto bloccato nel tempo. La civiltà, infatti, si nota solo per lo squillo di qualche cellulare o accorgendosi dell’uso del computer in biblioteca da Grazia, la bibliotecaria: anch’ella ha stampato sul volto un’aria triste e un odore indosso di stantio. Le compare davanti all’improvviso una donna..
- Buongiorno signora Marino..
- Buongiorno cara, scappo nella casa al mare, prima che questo caldo unito al vento che aleggia sempre su S. Elena mi uccida.
- Posso esserle utile signora Marino?
La signora neppure s’accorge dell’agitazione evidente della bibliotecaria..
- Si, mia cara: tieni pure questi libri, li ho già letti tutti.
- Vuole altri libri Signora Marino; magari di narrativa?
La bibliotecaria non ha neppure riposto la rivista e mentre si lavora la cliente abituale getta un occhio a finire ciò che stava leggendo..
- No, mia cara, sono passata per chiederti il solito piacere d’ogni inizio estate..
- Certamente signora Marino, mi lasci pure le chiavi della sua villa. Penserò io ad innaffiare le sue bellissime piante.
- Oh grazie, sei un tesoro. Sapevo, che non mi avresti deluso nemmeno quest’anno!
Le solite risatine di compiacimento.
- Piccola mia, cos’è questo giornale? Vuoi andare via da questo posto?
- Oh questo!
Lo gira e lo mostra alla signora.
- No, no… Appartiene alla biblioteca. E’ un acquisto nuovo. Sfogliavo qualche pagina, niente di più!
- Sfogliavi qualche pagina?
Ad interrompere il discorso ci pensa una nuova venuta.
- Signora Marino, quale piacere incontrarla, con questo caldo la credevo nella sua casa al mare..
La signora Marino si volta spostando lentamente il suo enorme peso e il collo sovrastato da uno sproporzionato capo; che porta a spasso un piccolo fazzoletto o forse il foulard appare minuscolo per la sua enorme testa.
Guarda la donna minuta donna sbucatale alle spalle e abbozza una smorfia .
- Sono in partenza ora signora Paoloni, e devo anche sbrigarmi. Mi scusa vero se scappo così in fretta senza scambiare qualche chiacchiera con lei?
- Certamente, vada pure ci racconteremo al suo ritorno.
. - Arrivederci allora. Ciao piccola mia, eccoti le chiavi. Mi raccomando eh.. presta attenzione a chiudere bene quando lasci la villa pensa che mi sono imbattuta in certi delinquenti entrando in biblioteca, ma cosa volevano da questo posto poi?
A sentirla parlare di questo la bibliotecaria impallidisce e si affretta a rispondere.
- Mah…Cercavano un tale..
La signora Marino scuote la testa poco convinta.
- Arrivederci e buone vacanze.
Grazia la guarda allontanarsi.
- Non si preoccupi e vada tranquilla

***

Sono le diciannove e trenta del cinque agosto, ultimo venerdì lavorativo. La bibliotecaria chiude le porte della biblioteca lanciandosi nel mondo del suo paesello che non appare più tanto arretrato: nei mesi caldi assume infatti l’aspetto di una meta turistica, ad abitarlo ci sono gli eredi di quelle case desolate d’inverno. Ma non è certo a loro che Grazia deve rapportarsi, per la bibliotecaria la mentalità e la qualità di Sant’Elena resta troppo arretrata per poter accettare la passione amorosa che mantiene segreta. Lei ama un uomo più anziano di lei di vent’anni e per di più “feticista” confesso. Nonostante il 2005 qualcuno griderebbe…

SCANDALO, LA BIBLIOTECARIA CON IL FETICISTA.

Come un titolo sparato su un giornaletto. Forse, è pensando a queste parole che ha perso l’amore del gentleman segreto. Ora appena le è possibile deve accontentarsi di spiarlo. Fuori ai negozi dove lui fa la spesa, mentre guida la Rover blu o lo scooter. Lo osserva seduto al bar con gli amici, intento a parlare della sua ultima amichetta o dell’ultima bravata che ha fatto ad una festa. A volte spinta da una ventata di coraggio vorrebbe entrare nel bar, chiedere un gelato oppure altro per ricevere in cambio qualche sguardo dal suo amato e magari qualche parola. Lui è capace di non cercarla per mesi ma quando la vede sembra che impazzisca dal desiderio di far incrociare i loro sguardi e non si limita a questo, deve in qualsiasi modo avvicinarla anche solo per sfiorarle un braccio. Quelle sensazioni sono il pane di cui lei si nutre da tempo oramai e quando passa troppo tempo lei pensa di agire di farsi coraggio ma scopre ogni volta che il bel Don Giovanni gioca con lei al gatto e il topo. Le ha anche detto che una donna per conquistarlo deve avere fascino per poi scoprirlo fidanzato a Caterina, una donna certamente non più bella di lei e anche più anziana, grassa, molto poco femminile e per giunta ignorante, una vera offesa alla sua persona. Se solo ricorda la paura di lui nell’apparire ridicolo con lei per la sua giovane età e poi tutte le risate della gente quando si è accompagnato con Caterina nel paese, il sangue le arriva al cervello. Quindi non potendo fare a meno della sua visione lo osserva da lontano e di nascosto. Tutte le sere lo accompagna a casa e nascosta dietro un’auto, aspetta che la luce della sua camera si accenda e che poi si spenga. Conosce tutto di lui, la sua famiglia e le loro usanza, le abitazioni, gli amici, le sue donne, i locali da lui frequentati, gli orari, persino il suo lavoro. Tutto si ripete ogni sera all’insaputa del gentleman. Eppure Grazia un fidanzato c’è là, un coetaneo che viene a trovarla ogni quindicina se va bene. Lui, il fidanzato, è un militare che lavora in missioni di guerra e sta per sposarla a fine estate.

***

Sono le undici, un’altra giornata di sole se affacciata su Sant’Elena Sannita. Le donne indaffarate a far la spesa parlano tra loro un dialetto marcato, tramandato da madre in figlio dal medio evo ad oggi. Incomprensibile, per chiunque non sia del posto. Incomprensibile anche per una persona del paese limitrofo, infatti, quel dialetto è il secondo dialetto di S. Elena, ideato proprio per non permettere di capire se non da un proprio paesano.
- Signor Giovanni, sempre solo a far la spesa? Quando metterete la testa a posto?
- E’ proprio perché è al suo posto che faccio la spesa da solo mia cara signora Giuliana..
- Eh, o’ professore la sa lunga! Fa o’ ruffiano che figliole ca scusa dei piedi e della sottomissione e poi non se le sposa! Professò, ma davvero vi siete fidanzato per qualche tempo con la bibliotecaria?
Lui non parla e Giuliana riprende.
- Teresa, ma che dici! Quella è tanto una brava ragazza. Allo professore ci piacciono le donne di città, un poco spinte e volgarotte. Lui, se le sceglie di Frosolone, é o vero o no, professò?
La donna le parole accompagna con una risatina sarcastica: lui neppure la guarda, ma sorride tra sé. - Donna Giuliana, voi ne sapete forse anche più di me. Pure a voi vi piace la vita anche se vestite di nero o no?
Intorno qualche risatina fiorisce.
- Teresa, ma lo hai sentito a sto screanzato?
Don Giovanni decide che è il momento di togliere le tende.
- Donna Teresa, donna Giuliana, buona giornata
Si defila veloce.
- Buona giornata a voi Don Giovanni.
- Beh il nome che gli è stato dato ci sta a pennello a quello screanzato
Quasi scappa con la spesa tra le mani il signor Giovanni, chissà se per paura di qualche ritorsione per ciò che si era lasciato scappare nel negozio: in fondo le voci del popolo parlavano di una relazione clandestina di Giuliana con don Peppone, il proprietario della cremeria che fornisce spesso la spesa a domicilio alla signora.

***

E d’improvviso Giovanni si trova davanti le brutte facce che la signora Marino aveva visto nella biblioteca. Uno gli si para davanti.
- Scusi, saprebbe indicarmi via Ruspantelli?
- Sono nato e cresciuto in questo posto e questa via è la prima volta che..
Ma prima che possa continuare a parlare quei due lo tacitano con un tampone di anestetico e lo portano via. Nessuno intorno ha visto nulla.

***

- Abbiamo portato il libro all’indirizzo e all’ora stabilita signora, aspettiamo lei per nuovi ordini di spedizione. Nel frattempo la ringraziamo e le auguriamo una buona serata.
- Va bene...

***

Grazia la bibliotecaria esce dalla sua casetta immersa nel verde della vallata con aria circospetta. Si guarda intorno come se avesse paura che qualcuno la pedinasse. Cammina veloce come se ai piedi avesse le ali e il corpo percorso da brividi improvvisi é accompagnato da sudorazione fredda. La sua mente ripeteva un'unica cantilena...
- Non ci rinuncio. No. Non ci rinuncio per quel coro di befane! Non ci rinuncio per il mio matrimonio ormai prossimo! Se dovesse andar male ho già pronto un secondo piano per andar via da qui! Ma poi in sei mesi ho fatto chilometri e speso un mare di soldi per pianificare il tutto perché dovrebbe andar male. No. Non ci rinuncio nemmeno per te Amore. Non posso costringerti ad amarmi e a stare con me, ma a questo non ci rinuncio. Ora o mai più!

***

Con questo stato d’animo, Grazia, giunge al cancello della villa della signora Marino. Sposta una pietra posta al lato destro del cancello e ne estrae le chiavi. Apre il cancello e percorre il lungo vialetto alberato sino alla villa. Apre la porta ed entra nella casa abbandonata da qualche giorno, si dirige subito nella piccola soffitta adibita a camera per gli ospiti occasionali. Il suo passo è decisamente più lento ma la sudorazione aumenta in compagnia del suo battito cardiaco. Arrivata alla porta tira un lungo respiro, si porta le mani tra i capelli per sistemarsi l’acconciatura. Finalmente apre la porta della soffitta e uno spettacolo a tratti pietoso e a tratti erotico le si prospetta d’avanti. Dalla finestra la luce fioca della luna riempie in penombra la stanza. In basso alla finestra vi è un termosifone e innanzi ad esso un letto matrimoniale come se stesse lì per il piacere di qualcuno di guardare le stelle da una comoda posizione e proprio nel mezzo il signor Giovanni costretto nudo sul pavimento di legno, legato con delle manette ad entrambi i polsi ai piedi del letto come in un attesa di un abbraccio, le caviglie legate allo stesso modo al termosifone e un affare che sembrava il collare per i cani quando iniziano ad uscire con il padrone, gli fasciava il corpo e la testa. Quell’affare occorreva per bloccare i movimenti del corpo spaventandolo con il rischio del soffocamento. In bocca un fazzoletto di cotone colorato raffigurante delle rose con spine, sugli occhi una benda elastica nera e tappi nelle orecchie.
Il corpo immobile le dà coraggio, si denuda poi si avvicina a quel corpo e lo carezza . Tutto il dolore che lui le aveva causato le sembra passato, la tenerezza ha preso il suo posto. Resta ferma a fissarlo seduta sulle proprie caviglie con una mano ferma tra i peli del suo petto. Non avrebbe proferito una sola parola. Non poteva rischiare, il silenzio faceva parte del suo piano. A spezzare quell’incantesimo i trilli del cellulare di lui. Lui si muove, cerca di agire di gridare. Lo colpisce con un calcio dall’alto verso il basso atterrando nello stomaco. Lui ritorna immobile.
Lei raggiunge il corpo senza vita di un altro uomo sul lato destro della stanza, ma subito se ne disinteressa. Fa parte del suo patto scellerato di vita, di morte e d’amore. Nel quale, quasi di scorcio entra anche la vita di un bambino innocente. E tra poco avrebbero provveduto a farlo sparire.
Si avvicina invece dove gli indumenti di Giovanni sono riposti con estremo ordine, estrae il cellulare dai pantaloni e sul display legge “Caterina”. Decide di spegnerlo e lo ripone al suo posto. Ora ha ben preciso quale saranno le sue prossime mosse. Con passo deciso raccoglie diverse buste; si siede a cavalcioni dell’uomo, depone le buste accanto al corpo di Giovanni e ne trafuga un tubetto, del lino bianco e delle forbici. Inizia con il tagliare la stoffa formando dei pezzetti a forma di rettangoli tutti della stessa misura 6x6 circa. Sovrappone i rettangoli di stoffa sul petto della vittima, poi, apre il tubetto di cera fredda al miele, dalla scatola estrae una specie di lima di legno, la intinge del materiale e la cosparge sulle guance dell’uomo. Prende un rettangolo e con attenzione copre lo strato di cera al miele, ci passa e ripassa poi le dita e infine con un colpo secco da un lato tira via il rettangolo. Si ferma solo dopo aver depilato completamente il malcapitato. Dalla busta precedente tira fuori un’altra busta , quest’ultima vuota, ripone il tubetto e la stoffa nella seconda busta e le forbici nella prima, dalla quale estrae un olio che utilizza massaggiando le varie zone arrossate e qualcuna sanguinante per la depilazione. Torna a sedere e con un dito scrive sul petto di Giovanni:
- Sei-nelle-mie-mani-quelli-la-fuori-sono-indecisi-se-ucciderti-oppure-tenerti-in-vita-assecondami-e-farò-tutto-quanto-è-in-mio-potere-per-salvarti-rispondi-solo-per-dire-si-abbassando-il-capo. Giovanni abbassa la testa. Lei soddisfatta si alza ed esce dalla stanza ne fa ritorno dopo pochi istanti con una pala e un pappagallo che gli posiziona per permettergli di defecare e urinare. Poi lo lascia solo. Torna per lavarlo e lasciare che il suo gioco prenda vita.
Accende varie candele nella stanza, mette un sottofondo musicale e con una candela sorretta da una bugia si siede sull’inguine, lascia cadere dalla candela nelle pieghe della pelle lacerata della cera bollente. Lui emette suoni ma il bavaglio tiene ferma la lingua, la sua eccitazione è alle stelle. Poter usufruire del suo corpo a proprio piacimento è bellissimo. Osserva l’effetto della cera sulla pelle di lui, prende del ghiaccio e lo strofina con forza sulle ferite, poi, controlla l’erezione in cerca di approvazione e la trova. Il pene di Giovanni è eretto pronto per essere accolto dalle sue caldi labbra, quindi ci si siede sopra per il proprio piacere. Prima di alzarsi scrive con il dito - ora-assaggerai-i-miei-umori-attento-a-non-fare-scherzi-mezz’uomo-ricordati-che-sei-nelle-mie-mani.
Plana sulla sua faccia liberandola dal bavaglio in modo supino per permettere alla bocca di arrivare al suo pene, gli procura tremori simili a convulsioni. Avrebbe voluto forse le stesse cose ma con la sua complicità. Ma sapeva bene che avrebbe riso di lei per qualsiasi richiesta e quindi godeva di lui nell’unico modo in cui le era possibile, in fondo era abituata a pensare a lui come in un gioco solitario, la differenza ora consisteva nel poter giostrare il suo corpo al proprio piacere. Adorava la sua lingua che leccava in profondità e come in un gesto di gratitudine si alternava con i piedi conficcandoglieli nella bocca e permettendogli di leccarli, di annusarli.

***

Quell’odore nella testa, quell’aroma di donna può appartenere ad una sola donna è Grazia. Non morirò. E’ Grazia la dolce. Sto impazzendo, sto sognando. Come vorrei che tu fossi capace di risvegliare in me l’amore piccolo tesoro. Se solo potessi ora fare il tuo nome e scoprirti nella tua vera natura forse per noi ci potrebbe essere un futuro. Sono in delirio.
Non-urlare-o-ti-rimetto-il-bavaglio.
- No. Non griderò Grazia, non griderò!
Lo sbigottimento totale. Ha capito, forse ha ricordato, lui, ma come è possibile. Schiaffi e schiaffi. Non-osare-fare-il-furbo-con-me-ci metto-poco-a-cambiare-idea-sai?

***

Trascorrono diversi giorni che Grazia passa a curare le ferite di Giovanni in modo da non fargli riportare segni troppo evidenti. L’ultima cosa da fare per Grazia è un test di gravidanza che chiuderà per sempre il “gioco”. Tra meno di quindici giorni si sposerà con in grembo il figlio di Giovanni, andrà a vivere nella capitale lasciando credere allo sposo novello d’essere il padre di suo figlio e terrà alla larga Giovanni. Tutto questo ha rappresentato l’unico modo di poter amare con il cuore in pace con la mente un altro essere umano.
E un patto scellerato. Di vita, di morte. D’amore. Quando per caso si era accorta del nascondiglio in cui era tenuto un ragazzino. Il figlio di. E invece di avvertire la polizia aveva trovato il modo di farlo sapere ad altri. In cambio di un piccolo favore.
Prende il suo cellulare dal basso della villa: -La consegna è pronta come da accordi precedenti. Mi raccomando per il ritiro e per la consegna.
- Va bene signora la ringraziamo. E la ringrazia anche il piccolo Mattia a cui lei ha salvato la vita. Buona fortuna...
- Grazie, mi saluti il piccolo Mattia.
Letto 3383 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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