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Domenica, 24 Agosto 2003 17:11

Il momento dopo

Scritto da  Nadine
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Adagiarti il piede accaldato. Spingere nella tua bocca. Trasmetterti il mio odore... Il mio umore... Odora me, schiavo. Assapora. Lentamente, schiavo. Tra le dita. Bene. Soffermati. Come il ritornello lieve di una canzone dimenticata che ritorna...
La pienezza riconosciuta l'attimo dopo la mancanza.
Cucciolo.
Io, la Tua Signora, urlo.

Mi manchi.

Ti sei portato via una parte di me...

mio devastante schiavo...

...nel momento stesso in cui io ero convinta di avere tutto.
Di te.
Mi gingillo con pensieri e i ricordi: ripeto.
Tutto...
Tutto, proprio tutto.
Avevo Tutto o Tu eri, il Tutto..?
Stupido schiavo.
Sei stato il gioco che scavalcava la noia, la spazzava via gettandola nel cantuccio di palpitazioni inesistenti...
Un trastullino in offerta regalo...
Ho creduto.

Rimani lì, stupido schiavo, lì dove ti compete, non salire...

...non salire...

Il mio leccapiedi, il lucida scarpe:ecco cosa sei!
Rimani lì, non salire...

...non salire...

La prima volta che ti inginocchiasti a me: ardore ed un misto di rabbia. Non ti aspettavi forse di trovarmi così, da Signora.
Ridevo alla tua espressione quasi impacciata. Ridendo ti dissi che dovevi migliorare.
- Dovrò proprio farti da maestra, schiavo - ...
E adesso nel gingillio oscuro di pensieri confusi mi chiedo chi ha insegnato e chi ha imparato...

Mi manchi stupido schiavo.

Se chiudo gli occhi vedo la scena: la più bella, la più forte, la più tua. L'attimo in cui davi tutto.
Ed io che prendevo senza sapere di dare.
A mia volta...

L'inquietudine sempre mi ha resa permalosa, insopportabile, lo sai bene. Il mio star male, lo pagavi di persona. Ed io ne godevo. Violentemente... A volte ne godo ancora. Nei ricordi, stupido schiavo...

La tua bocca calda che mi addolcisce:
con leggiadria.
La sento che si sofferma là dove voglio si soffermi.
La tua lingua solletica l'eccitazione.
Sento che indugia nel salire.
Il mio corpo ti guida.
Là dove voglio che la lingua salga.
Osservo attenta la tua Voglia.
La tua Voglia.
La freno.
La fermo.

Fermarti: reprimerti.
Vederti rosso in viso, umiliato.
Nudo, il tuo pene in evidenza come solo vestito.
Ridevo di te.
Dei miei commenti su di te. Un piacere che rompe gli schemi della mente.
Assaggiare una parte di te: in me.
Leccarti aprendoti ferite.
Respirarti lasciandoti senza fiato...
Mi piacevi: come passatempo.
Ho pensato.
Quanto la frenesia di umiliarti impazzava e di farti sentire cosa. Sempre più cosa...
Ti dicevo ripeti

..Sono la cosa della Signora...

Ripetevi e non mi bastava.
Ti mettevo alla prova.

I ricordi, stupido schiavo, giocherellano ancora.
Mi portano alle lunghe passeggiate. Amavo indossare i miei stivali preferiti.
Sulla pelle nuda.
I miei piedi sottili alla festa della tua umiliazione, ricordi?

Il desiderato tormento.

I miei piedi sottili.
Stanchi, accaldati.
E lo sapevi, certo che lo sapevi: lo sapeva il tuo respiro.
Ansioso.
Ed io tra me ogni volta ne ridevo:sapevi farmi ridere, schiavo...

I piedi inquieti negli stivali di velluto viola scuro: la pelle nuda e calda. Seduta sulla mia sedia preferita, il mio sguardo lampante. Tu di fronte a me, io di fronte a te. In attesa che la mia Cosa mi desse sollievo. Desiderato da me. Il sollievo che solo la Mia cosa sapeva darmi. L'umiliazione desiderata. Il mio sguardo che ordinava,la tua espressione che si accendeva,le tue ginocchia al pavimento...

La tua grazia nel liberare i piedi dagli stivali.
Senza le mani.
Vederti faticare nel silenzio.
Sfilare.
...Liberare...
Scrutare le tue espressioni.
Il tuo gesticolare.
Come impazzito.
Adagiarti il piede accaldato.
Spingere nella tua bocca.
Trasmetterti il mio odore.
...Il mio umore...
Odora me, schiavo.
Assapora.
Lentamente, schiavo.
Tra le dita.
Bene.
Soffermati.
Come il ritornello lieve di una canzone dimenticata che ritorna.
E si ripete.
Di più.
Di più.
Lecca.
Rilecca.
Ancora.
Di più.
Ancora lecca.
Fino a che la tua lingua non divenga una pianta secca.


Ed ora mi manchi schiavo. Il tuo saper dare e saper ricevere.

Quasi di nascosto.

Mi manca la tua sensibilità, nello specchio scuro del tuo essere senza pensieri.
E quali fossero poi i tuoi pensieri nascosti. Ora so che non li conoscerò mai.
Mai, mai.
Mi piaceva farti mandare a memoria le poesie da me amate.

T'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.

Fartele recitare sotto i miei tacchi ad affondare la tua pelle,e ogni verso sbagliato l'affondo spingeva, spingeva.
Fammi ricordare schiavo..fammi ricordare: quali versi recitasti meglio, schiavo?

T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.

Ti sottomettevi ai miei piedi,alle mie umiliazioni ,alle mie ripicche rabbiose e recitavi,in adorazione.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo

Ecco i miei pensieri schiavo, uomo che ha riempito i vuoti: Lasciandomene altri: immensi.
Che ha sotterrato lacune, varcando la parte di me che nessuno ha varcato mai.
Urlo in silenzio alla tua assenza.Guardo in giro: mille di oggettini da usare. Cose.
Non ci riesco. No. Ancora no.

No.
...Ancora no...
No.
Dentro di me il tuo alito echeggia.
Ancora.
...Ancora e ancora...
Sfiorano le tue labbra le mie porticine.
Ancora
...ancora e ancora...
i tuoi pensieri, mai detti, li sento.
ancora e ancora...
Sulla mia lingua le tue ingoiate lacrime.
Le vorrei.
Ora.
...ora e ora...
Il tuo collare al mio collo.
Ora.
...Ora ed ancora...
Schiavo.
Letto 3327 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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