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Venerdì, 18 Febbraio 2005 09:57

Principi buoni, principi cattivi, principi anarchici...

Scritto da  Lucrezio
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Io mi sono preso la pena di toglierglieli i sabot di Elena, io che non sono capitano e ho visto la mia pena ben ricompensata.

Sì è vero, forse, alla fine, nella nostra sensibilità foot fetish prevalgono i lati dark e i giochi di sottomissione. Le nostre muse non sono signorine timide o se lo sono, si tratta soltanto di una maschera superficiale.
Però – incredibile a dirlo – anche noi siamo stati bambini. E quando avevamo i denti da latte, la nostra mamma ci raccontava le favole. Così capitò che la prima volta in cui sentimmo parlare di un principe ossessionato dalla ricerca di un piede perfetto era a proposito di… Cenerentola! Quando detto valga come dimostrazione filosofica della seguente tesi: il primo incontro col feticismo avviene sempre in termini sdolcinati. La signorina della canzone che vi segnalo e i cui piedini divengono oggetto d’amore, non ha ancora indossato paramenti di latex e l’uso della frusta le risulta difficile.
È ancora una Cenerentola. Amarle i piedi, significa elevarla ad una dimensione superiore a quella delle privazioni quotidiane.

Il generoso amante della canzone è, invece, uno dei più grandi cantautori francesi del Novecento. Un marsigliese anarchico alla cui scuola andrà, in senso fisico, non solo culturale, De Andrè – lo appellerà il proprio Socrate.
George Brassens immagina una ragazza povera, impresentabile agli occhi di chi si crede qualcuno nel paese. “Dai diamanti non nasce niente”, gli stracci coi quali è vestita rivelano una presenza stupenda, generosa.
I sabot oggi li conosciamo anche noi Italiani, ma in un uso assai post-moderno. Allora corrispondevano agli zoccoli (ricordate…L’albero degli zoccoli!), calzature contadine (famosi i sabot normanni). Dentro a queste barcone fangose, due piedini da principessa…

È un peccato che non si possa ascoltare anche la musica. A me non è mai capitato, ho un cd di Brassens, ma in quella raccolta lì questa canzone non c’è. Forse una ricerca la meriterebbe…
Apprezzate comunque la poeticità del testo e se siete contaminati da sfumature sado, intransigenti nei confronti del sentimentalismo, immaginatevi che col tempo Elena sia divenuta una sfacciata padrona.

Non sempre la bontà sta dalla parte dell’amante del piede e la cattiveria dalla parte dell’adorata, comunque. Mi viene in mente una scena dei Demoni di Dostoievskij. Qui, il principe, Nikolaj, è un vero cattivo, corrotto che vuole trascinare ogni parvenza di purezza nel degrado. Il bacio del piede diviene uno stratagemma per corrompere e portare alla rovina una pudica e giovanissima servetta:

“Inizia di nuovo a baciarle le mani, me la presi sulle ginocchia, le baciavo il volto e i piedi. Appena le baciai i piedi, lei si tirò tutta indietro e sorrise, come di vergogna, con uno strano sorriso obliquo. Infine accadde una cosa così strana che non dimenticherò mai, qualcosa che mi riempì di stupore: la ragazzina mi gettò le braccia al collo e di colpo iniziò lei stessa a baciarmi appassionatamente. Sul suo viso c’era un’espressione piena di entusiasmo. Per poco non mi alzai e uscii (tanto mi spiaceva una cosa del genere in una bambina così piccola) per pietà. Ma vinsi quell’improvvisa sensazione di ribrezzo e restai”.

Mi arrampico negli specchi, direte…ma ho un’altra illuminazione. Torniamo all’allievo De Andrè, Leggenda di Natale, un’altra ragazza corrotta dalla turpitudine di un falso principe azzurro, per di più vestito da babbo Natale…

Parlavi alla luna giocavi coi fiori
avevi l'età che non porta dolori
e il vento era un mago, la rugiada una dea,
nel bosco incantato di ogni tua idea
nel bosco incantato di ogni tua idea

E venne l'inverno che uccide il colore
e un Babbo Natale che parlava d'amore
e d'oro e d'argento splendevano i doni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni
ma gli occhi eran freddi e non erano buoni

Coprì le tue spalle d'argento e di lana
di pelle e smeraldi intrecciò una collana
e mentre incantata lo stavi a guardare
dai piedi ai capelli ti volle baciare
dai piedi ai capelli ti volle baciare

E adesso che gli altri ti chiamano dea
l'incanto è svanito da ogni tua idea
ma ancora alla luna vorresti narrare
la storia d'un fiore appassito a Natale
la storia d'un fiore appassito a Natale

***

Les sabots d'Hélène
Etaient tout crottés
Les trois capitaines l'auraient appelée vilaine
Et la pauvre Hélène
Etait comme une âme en peine
Ne cherche plus longtemps la fontaine
Toi qui as besoin d'eau
Ne cherche plus, aux larmes d'Hélène
Va-t'en remplir ton seau

Moi j'ai pris la peine
De les déchausser
Les sabots d'Hélèn' moi qui ne suis pas capitaine
Et j'ai vu ma peine
Bien récompensée.
Dans les sabots de la pauvre Hélène
Dans ses sabots crottés
Moi j'ai trouve les pieds d'une reine
Et je les ai gardés .

Son jupon de laine
Etait tout mité
Les trois capitaines l'auraient appelée vilaine
Et la pauvre Hélène
Etait comme une âme en peine
Ne cherche plus longtemps la fontaine
Toi qui as besoin d'eau
Ne cherche plus, aux larmes d'Hélène
Va-t'en remplir ton seau.

Moi j'ai pris la peine
De le retrousser
Le jupon d'Hélèn' moi qui ne suis pas capitaine
Et j'ai vu ma peine
Bien récompensée.
Sous les jupons de la pauvre Hélène
Sous son jupon mité
Moi j'ai trouve des jambes de reine
Et je les ai gardés.

Et le coeur d'Hélène
Savait pas chanter
Les trois capitaines l'auraient appelée vilaine
Et la pauvre Hélène
Etait comme une âme en peine
Ne cherche plus longtemps la fontaine
Toi qui as besoin d'eau
Ne cherche plus, aux larmes d'Hélène
Va-t'en remplir ton seau

Moi j'ai pris la peine
De m'y arreter
Dans le coeur d'Hélèn' moi qui ne suis pas capitaine
Et j'ai vu ma peine
Bien récompensée.
Dans le coeur de la pauvre Hélène
Qu'avait jamais chanté
Moi j'ai trouve l'amour d'une reine
Et je l'ai gardé.

***

I sabot di Elena
Erano tutti fangosi
I tre capitani l’avrebbero chiamata villana
E la povera Elena
Era come un’anima in pena
Da tanto non cerca più la fontana
Tu che hai bisogno d’acqua
Non cercare più, delle lacrime di Elena
Riempi il tuo secchio

Io mi sono preso la pena
Di toglierglieli
I sabot di Elena, io che non sono capitano
E ho visto la mia pena
Ben ricompensata.
Nei sabot della povera Elena
Nei suoi sabot fangosi
Io ho trovato i piedi di una regina
E me ne sono preso cura.
La sua gonnella di lana
Era tutta tarmata
I tre capitani l’avrebbero chiamata villana
E la povera Elena
Era come un’anima in pena
Da tanto non cerca più la fontana
Tu che hai bisogno d’acqua
Non cercare più, delle lacrime di Elena
Riempi il tuo secchio.

Io mi sono preso la pena
De rialzarle
La gonnella io che non sono capitano
E ho visto la mia pena
Ben ricompensata.
Sotto la gonnella della povera Elena
Sotto la sua gonnella tarmata
Io ho trovato delle gambe da regina
E me ne sono preso cura.
E il cuore di Elena
Non sapeva cantare
I Tre capitani l’avrebbero chiamata villana
E la povera Elena
Era come un’anima in pena
Da tanto non cerca più la fontana
Tu che hai bisogno d’acqua
Non cercare più, delle lacrime di Elena
Riempi il tuo secchio

Io mi sono preso la pena
Di fermarmici
Nel cuore di Elena io che non sono capitano E ho visto la mia pena
Ben ricompensata.
Nel cuore della povera Elena
Che non aveva mai cantato
Io ho trovato l’amore di una regina
E me ne sono preso cura.
Letto 2999 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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