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Sabato, 09 Ottobre 2004 01:11

Aria

Scritto da  Redazione
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Seduta su di me. La strada della mortificazione, il sentiero per dimenticare l'odio. E l'amore, forse... Signora sciogli le mie funi, tagliano le mie braccia. Signora, allenta la corda che dalle caviglie arriva al collo...

Un raggio del tramonto tra i pensieri. Passi nel corridoio. Pensiero delle Tue voglie. I Tuoi desideri. Collera carezzata, sottomissione desiderata. E da Te ricevuta. Nelle Tue forme, nei i Tuoi tempi. L'aria ha i Tuoi profumi. Il Tuo respiro è quasi all'orecchio e poi di nuovo lontano. La porta si chiude e si riapre: la Tua voce. Il telefono suona. Sul pavimento freddo le corde sono spietate. La tua voce e mi sfiori mentre stringi più forte. Seduta su di me. Orgasmi cercati e proibiti. La strada della mortificazione, il sentiero per dimenticare l'odio. E l'amore, forse. Nei Tuoi passi. L’idea nelle tue voglie. Il pensiero dei tuoi desideri. La Tua collera desiderata. Cresciuta nelle ombre dell'attesa. L'attesa. Tua. Di chi non può attendere altri che Te. E ora giri intorno a me. Il tempo è immobile.

Signora sciogli le mie funi, tagliano le mie braccia.
Signora, allenta la corda che dalle caviglie arriva al collo.

Neppure sembri accorgerTi delle suppliche silenziose. Ed invece le conosci. Leggi nella mente, nelle note senza rumore di una bocca fermata dai tuoi slip colorati. La paura di non trovare nel Tuo sguardo un pallido motivo rassicurante. Forse ce l’hai. Impossibile da scoprire. Gli occhi nei Tuoi indumenti. Il Tuo odore è l'Aria. Da ogni parte: nella bocca, sulle narici, sulle palpebre e nelle pupille spalancate a cercare di cogliere un bagliore. Forse stai guardando. Sei qui Signora, ti sento. L'attesa. I tuoi passi più vicini, vicini, vicini. Le Tue mani a strappare il bavaglio. Le Tue mani a liberare le mie narici. Aria. Non è concessa parola, prima che la Signora lo permetta.

Libera i miei occhi, Signora.

Il silenzio è la consegna. E Tu hai pensato alla musica.
Il primo colpo alle orecchie. Perchè mai ti raccontai del dolore ad ogni strappo anche lieve ai miei lobi? La musica si confonde con il ronzio insopportabile. Ora c'è gente intorno, c'è gente intorno... davvero? Non togliere la benda dai miei occhi Signora, almeno, lascia l'incertezza a quel barlume di orgoglio rimasto a me. Non servirà, lo so. Ma ora il mio viso è la Tua sedia dove sprofondi. Accaldata dalla lunga giornata passata. Nell’attesa. Dopo aver sfilato la gonna che ti portai dal mare, Signora. La corda che dal collo corre sino alle caviglie strette s’inarca e si flette al Tuo andare su e giù Signora.
Il dolore è solo un pensiero. Il dolore è un’idea. Le risate intorno. La mortificazione assoluta, il dono di tutto a Te.
E la tua voce a svelare il compenso. I tuoi piedi desiderati.
Più tardi. Tanto più tardi.
E una notte annoiata della insistenza ed ammirata del resistere ai colpi inferti senza tregua, offristi allo schiavo i Tuoi piedi da adorare senza frammenti d’orgasmi. In un solo interminabile orgasmo nella notte intera. Lunga la notte e scura. L’onore della lingua tra le dita. E poi destandoti da un sogno angoscioso lo scopristi assopito. Offristi l’oblio. Senza addio o speranza. Oblio, dimenticare il tuo nome, il tuo viso. Il Tuo sapore, il Tuo odore.
L'artenativa. La corda, la sofferenza. Corda amica del rimpianto. Corda nemica del sonno. Corda stretta: dal collo alle caviglie. A ricordare. La mortificazione assoluta.
Scivola il viso tra le tue natiche umide di un lungo giorno. Tu lo sai Signora. Il naso è prigioniero e la bocca a cercare le tue piccole labbra. Su e giù. Lentamente, a seguire i tuoi movimenti. Nel tuo adagiarti. I tuoi umori nel Tuo sudore Signora. Il tempo è immobile, la strada della mortificazione lunga quanto il sentiero per dimenticare l'odio. E l'amore, forse.

Ti vuoi da me qualcosa, tu vuoi da me che cosa,
per esser felici...
Letto 3461 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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