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Venerdì, 30 Luglio 2004 13:09

Nelle tue pieghe

Scritto da  Nadine
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Ti salgo addosso. Incarno il mio tacco nella tua pelle perfetta. Affondo. Affondo. Fino il fondo del tuo desiderio. Ti desidero mentre tu, tra i lamentii, mi dici “Ancora”. Ti desidero, mentre tu, tra gli spasmi muscolari per fare forza contro il mio tacco, mi urli ”Ti voglio”...

Lui: la pelle color cioccolata, liscia come velluto, con l’odore del selvaggio addosso.
Un pavimento bianco lucido, fatto di marmo, con lievissime venature perla.

“Sdraiati” dico “ma fallo piano, piano, piano. Piano, vivi al rallentatore questo atto”
Una foglia che, lentamente, si adagia al suolo: ecco, così lo voglio, così.
Le sue movenze delicate si poggiano al marmo.
Dio, che bello.
Bello, come un quadro.
Bello come un contrasto tra sacro e profano.
Bello come il nero e il bianco uniti in un atto di possesso assoluto.

Allarga le gambe, ora. Lento, amor mio, lento...
Allarga le braccia, adesso. Lento, amor mio, lento...

No, non cercarmi con lo sguardo. No.
Guarda di fianco a te. Gira la testa, appena un po’. Ecco, sì... Dio che bello.
Una perfezione sensuale.
Ora guardami. Sì, adesso sì.
Guardami sopra di te, in piedi, a gambe divaricate all’altezza del tuo viso. Guarda, guarda. Alzo un po’ la gonna, allargo ancora un po’ le cosce e penetrami con i tuoi occhi, riempimi di sguardi come spilli che mi entrano dentro. Fammi desiderare di abbassarmi. Fammi bramare di sedermi sulla tua bocca carnosa.
Ecco, sì... Sì. Chiamami con la tua Voglia. Fa’ da calamita.
Mi muoverò sopra i tuoi sussurri, sopra le tue parole, le tue frasi mal accennate. Sì, così...
Fammi intravedere la bollicina di saliva sull’angolo destro delle tue labbra; con la lingua rompila e leccala. Sì, così... Così...

Girati, adesso. Voglio godere della tua schiena. Piano, fai piano, non sciupare alcun movimento. Piano.
Voglio correre tutta la tua strada con la mia lingua, voglio assaporarti, incedere tra il tuo salato e il tuo dolciastro. Voglio impuntarmi nelle tue pieghe. Si, così...
Incurva un po’ la testa, amor mio... girala appena un po’, la mia lingua vuole il tuo collo. Ecco, sì, così...
Lasciami sdraiare addosso, fammi aderire al tuo corpo perfetto. Adagerò la mia guancia sulla tua natica per sentire il respiro della tua Voglia che non ha più un ritmo. E’ mia. Mia. Sì, mia..
Ritorna a guardare il soffitto, amor mio... Fai piano, piano, non sciuparmi gli sguardi, non sprecarmi gli spazi.

Dio, quanto sei bello, quanto sei mio.
Apri la bocca, ora, appena appena, lasciami solo uno spazio di sussurro, affinché io possa spingere dentro la mia lingua vogliosa. Mordimela. Piano. Ancora. Ecco, sì, così...
Se lo fai bene, ti faccio un regalo.
Mordi, piano, ancora. Sì, così. Oh, sì... così.
Mordi un po’ la mia intimità, assaporami, rubami qualcosa di me. Gusta... mi...
No! No! Non guardarmi... Non guardarmi.
Lasciami inarcare col tuo sguardo di sbieco. Ecco, sì, così...

Ora! Sì, ora guardami...
Ti faccio il mio regalo.

Indosso gli stivali delle meraviglie. Alza il busto appena un po’ con le braccia. Guarda, guarda, come li indosso di nuda vestita. Guarda. Faccio piano, per non sciupare nulla. Mi giro di schiena, mi spingo verso il muro. Mi fermo. Poggio le mie mani tra le cosce, leggermente sudate di desiderio, mi giro e struscio la parete come una femmina affamata.
Ecco, sì... così... Guarda e lamentati. Guarda e supplica di frustare il Tempo affinché acceleri... Lo frusto amor mio, lo frusto e gli ordino di accelerare affinché io possa, poi, improvvisamente, posare il mio stivale vicino il tuo viso. No! No... Non girare il viso, non lasciarti attrarre dal tacco. Fermo! Fermo! Faccio io... guido io l’andamento lento. Di fianco, di fronte, dentro e fuori. Tacco e pianta dentro e fuori, su e giù... Tra la saliva e la tua lingua salgo e scendo. Sì, così… Dio, quanto sei bravo, amor mio, a leccare. Sei nato per questo.
Ti cammino intorno, tra lo spaesato e il deciso. Non so dove prenderti, non so dove affondare...
Accendo la musica nella mia testa.
Ti salgo addosso.
Incarno il mio tacco nella tua pelle perfetta. Affondo. Affondo. Fino il fondo del tuo desiderio. Ti desidero mentre tu, tra i lamentii, mi dici “Ancora”. Ti desidero, mentre tu, tra gli spasmi muscolari per fare forza contro il mio tacco, mi urli ”Ti voglio”.
Mi inginocchio a ginocchia divaricate sulla tua pancia. Il tuo ombelico può succhiarmi il piacere e farne da delicato e prezioso contenitore. Lo lecco, mi bevo in te. Sì, così... Sì... Ancora, ancora...
Mi adagio su di te a pancia e pancia, al contrario affinché le nostre bocche possano saziarsi a vicenda. Piano, piano. Fai piano... Non maltrattare il Tempo. No! No!
Apri amor mio, apri... Apri la tua bocca e saziala con il mio stivale, strappami la pelle del velluto per arrivare alla mia pelle di corpo pazzo di Voglie e pienezze.
Sì, così... Oh sì...
Io scenderò tra le tue gambe dai muscoli contratti, darò uno sfogo alla mia saliva che vuole scivolare sulla tua intimità gonfia e pulsante. Avrò la bocca piena di Te. Sì, così... Sì...

Una cosa sola tra piacere e dolore, tra ossessioni e devozioni.
Ancora, ancora...
Piano amor mio, piano.
Ancora, ancora...
Piano, piano.
Ecco, sì... Così...
Letto 3139 volte Ultima modifica il Mercoledì, 23 Maggio 2012 12:45
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